What I Loved

By

Publisher: Hodder & Stoughton General Division

4.1
(315)

Language: English | Number of Pages: 384 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) French , German , Italian , Spanish , Swedish

Isbn-10: 034068237X | Isbn-13: 9780340682371 | Publish date: 

Also available as: Paperback , eBook , Others

Category: Art, Architecture & Photography , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Book Description
This is the story of two men who first become friends in 1970s New York, of the women in their lives, and of their sons, born the same year. Both Leo Hertzberg, an art historian, and Bill Weschler, a painter, are cultured, decent men, but neither is equipped to deal with what happens to their children - Leo's son drowns when he's 12, while Bill's son Mark grows up to be a delinquent, and the acolyte of a sinister, guru-like artist who spawns murder in his wake. Spanning the hedonism of the eighties and the chill-out nineties, this multi-layered novel combines a plot of mounting menace with a deeply moving account of familial relationships and a superbly observed portrait of an artist, set against the backdrop of a society reaching new depths of depravity in its frenetic quest for the next fashion, drug and thrill.
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  • 5

    Inatteso; mi è piaciuto tantissimo!
    Per la storia che racconta, per la delicatezza con cui lo fa, per la leggerezza nel dipingere tanta amarezza e fatica di vivere. Proprio bello!

    said on 

  • 5

    " Ogni storia che raccontiamo su noi stessi può essere narrata solo al passato. Si svolge all'indietro rispetto a dove stiamo ora, e non siamo più gli attori della storia, ma spettatori che hanno scel ...continue

    " Ogni storia che raccontiamo su noi stessi può essere narrata solo al passato. Si svolge all'indietro rispetto a dove stiamo ora, e non siamo più gli attori della storia, ma spettatori che hanno scelto di parlare. A volte resta una scia segnata da tracce, come quelle che Hansel lasciava dietro di sè. A volte il sentiero non esiste più: al levar del sole gli uccelli sono scesi in picchiata divorando tutte le briciole".
    La storia che viene raccontata è una storia intensa , profonda, intima. Una storia di amicizia, di amore , di perdita. E' una storia che racconta la vita quella vera , quella che intimamente accomuna tutti gli uomini. Le pagine in cui si racconta la perdita del figlio sono pagine di rara bellezza e profondità. Di questa autrice avevo letto "L'estate senza uomini" e non mi aveva convinto. Qui ha raggiunto una rara profondità. Da leggere.

    said on 

  • 4

    Cupo, profondo

    Bello, analizza profondamente l'animo umano. Purtroppo ti lascia senza speranza...
    L'unico "difetto" a mio parere è che l'autrice ha creato un protagonista con sentimenti e riflessioni troppo femminil ...continue

    Bello, analizza profondamente l'animo umano. Purtroppo ti lascia senza speranza...
    L'unico "difetto" a mio parere è che l'autrice ha creato un protagonista con sentimenti e riflessioni troppo femminili, forse proprio perché lei è una donna

    said on 

  • 4

    Lo storico dell'arte Leo Hertzberg, ormai vecchio, racconta un lungo pezzo della sua vita - famiglia, amici, lavoro -, con le vicende private che si stagliano avendo per sfondo il mondo colto newyorke ...continue

    Lo storico dell'arte Leo Hertzberg, ormai vecchio, racconta un lungo pezzo della sua vita - famiglia, amici, lavoro -, con le vicende private che si stagliano avendo per sfondo il mondo colto newyorkese. Leo rievoca particolarmente la sua grande amicizia con Bill, l'artista dell'avanguardia William Wechsler, e quindi l'intenso rapporto tra le rispettive famiglie: si alternano le gioie e i dolori, anche atroci, finché nel racconto prende ampio spazio una serie di complicate trame con al centro Mark, il figlio “bugiardo cronico” di Bill. Leo ricostruisce come può, sapendo bene che a distanza “non siamo più gli attori della storia, ma spettatori che hanno scelto di parlare”; le gioie e i dolori del passato lontano tendono a sfumare, resta più forte il ricordo di quello che si è amato.
    Siri Hustvedt scrive molto bene: a parte qualche lungaggine nella “serie di complicate trame” con protagonista il “bugiardo cronico” Mark Wechsler, un' ottima lettura.

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  • 4

    Tante belle donne - 27 set 15

    È il secondo libro di questa mia scoperta tardiva della scrittrice Siri Hustvedt. Che mi fa ribadire quanto ne pensavo dopo il primo. Una bellissima scrittura, una trama che ha volte mi ha reso triste ...continue

    È il secondo libro di questa mia scoperta tardiva della scrittrice Siri Hustvedt. Che mi fa ribadire quanto ne pensavo dopo il primo. Una bellissima scrittura, una trama che ha volte mi ha reso triste come triste può essere a volte la vita. Che a tratti quasi mi respinge, ma che non puoi fare a meno di portare avanti fino alla fine. Il libro racconta le vicende e le tragedie (e gli enigmi) che coinvolgono il narratore, il suo grande amico e le loro famiglie. L’azione comincia nel 1975 a New York, dove Leo Hertzberg, storico dell'arte e professore universitario, trova ca-sualmente un ritratto di donna con addosso solo una maglietta e sul cui corpo nudo un artista ha dipinto un’ombra. Leo, affascinato dall'opera e attratto da quella figura femminile, compra la tela e decide di incontrare l'autore, Bill Wechsler, un giovane pittore emergente. Bill è sposata con Lucille, poetessa dalle opere ermetiche. Leo invece con Erica, una accademica in lettere. Leo, con le sue recensioni, porta Bill alla ribalta. E procederemo per tutto il libro a vederne le evoluzioni artistiche. Sempre belle sono le descrizioni che Siri mette in bocca Leo per descrivere le diverse fasi delle opere di Bill. Le due coppie vanno a vivere nello stesso condominio, si frequentano ed hanno due figli nello stesso periodo, Matthew e Mark. Mentre esplora le vicende pubbliche e domestiche delle due coppie, la nostra autrice comincia a mettere delle “zeppe” nella loro vita. La prima è la modella del quadro, Violet, giovane, irruenta, che entra nella vita di Bill. E che porta alla sua separazione con Lucille. La seconda si apre con un pugno allo stomaco dal quale ho fatto fatica a riprendermi. Matthew, il figlio di Leo ed Erica, muore improvvisamente. E dalla perdita, Erica non si riprende, si allontana sempre più da Leo, immergendosi nella vita accademica. Non divorziano, ma diventano nel tempo quasi due estranei, passando dal ruolo di amanti a quello di amici che si vedono ogni tanto. Leo invece tenta di rimpiazzare il figlio morto con Mark, il figlio di Bill. Ma ben presto ci rendiamo conto (e Leo con noi) che Mark ha dei seri problemi. Mente, rubicchia, si droga. Lucille scompare dalla scena, e Violet non riesce ad essere una madre di riferimento per Mark. Il tutto non fa che aggravare le condizioni di salute di Bill, che muore per un infarto nello studio. Violet si dedica allora al culto del marito morto, in questo aiutata da Leo. Ed insieme cercano anche di tirar fuori dalle peste Mark, che si è infognato in un giro pseudo-artistico, di un autore stravagante ed un po’ folle. Che forse ha anche commesso un omicidio. Le tinte si fanno sempre più scure. Leo, ormai solo e senza Erica, comincia a pensare sempre di più a Violet, ed a quel primo quadro. Tanto che ad un certo punto confessa alla donna la sua passione. Violet gli dice che può averla per una notte, ma che poi lei se ne andrà. Leo allora rifiuta, e torna, solo, nel suo appartamento, e ripensa a tutta la sua vita (come direbbe Ornella Vanoni, “bilancio che non ho quadrato mai”). La capacità di Siti è quella di inserire tutto ciò nel progredire temporale della scena artistica newyorchese. In fondo, alla fine, siamo al 30 agosto 2000 quando il libro finisce, con Leo, vecchio e solitario, in attesa dell’amico Laszlo che viene per leggere qualcosa, visto che i suoi occhi sono ormai deboli. E belle sono le descrizioni dei vernissage, delle gelosie. Di tutte quelle piccole cose che fanno la vita di chi vive di arte, e che a noi, spesso, lasciano indifferenti per la loro esiguità. Ma sono presenti anche i professori universitari, i poeti ermetici, i performer. Insomma c’è molto al fuoco. Ed anche se non raggiunge le alte punte della mia prima lettura (vi ricordo “L’estate senza uomini”), è un libro che mi ha fatto riflettere, ed identificare con alcuni tratti di Leo. Belle pagine, cara scrittrice. Se ne leggerà ancora, spero.
    “Per questo è difficile vedere le cose. Niente è come appare. Sono le sensazioni, le idee, a modellare ciò che abbiamo di fronte.” (11)
    “Siamo il prodotto della gioia e della sofferenza dei nostri genitori.” (31)
    “Io mi sento in colpa perché mi piaceva la sua pazzia. … Avevo vent’anni, ero un idiota. ‘Io ho cinquantacinque anni, pensai, e sono ancora un idiota.” (99)
    “I ricordi di un uomo maturo sono diversi da quelli di un giovane. Ciò che sembra essenziale a quarant’anni può perdere significato a settanta.” (120)
    “Il concetto di utilizzo non ha niente a che fare con l’arte. L’arte è per sua natura inutile.” (294)

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  • 5

    Duchamp ha rovinato l'arte contemporanea, lo adoro

    Un libro che ci fa ben capire quanto la genialità di una persona, in questo caso l'artista William Wechsler, possa influenzare la vita delle persone che lo circondano, pur nelle complicata peculiarità ...continue

    Un libro che ci fa ben capire quanto la genialità di una persona, in questo caso l'artista William Wechsler, possa influenzare la vita delle persone che lo circondano, pur nelle complicata peculiarità caratteriale di ognuno di loro. Qui la mia recensione per esteso: https://giuseiannello.wordpress.com/2015/08/09/siri-hustvedt-quello-che-ho-amato-quando-il-genio-sinsinua-nelle-altruri-vite-e-le-modifica-einaudieditore/

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  • 2

    Uno

    di quei libri che appena finisci di leggerlo pensi : " Qual é la trama? Qual é il messaggio? E il finale dov'é? ".
    Non riesco a capire perché molti lo ritengono un capolavoro ma io sin dall'inizio ho ...continue

    di quei libri che appena finisci di leggerlo pensi : " Qual é la trama? Qual é il messaggio? E il finale dov'é? ".
    Non riesco a capire perché molti lo ritengono un capolavoro ma io sin dall'inizio ho avuto diffcoltá a farmelo piacere e speravo in un finale che mi facesse ricredere, ma niente da fare.

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  • 5

    Recensione su http://bookshelf54.blogspot.it/2015/06/siri-hustvedt-quello-che-ho-amato.html

    Io già me li immagino loro due che la sera leggono, discutono di libri e scrittori, vanno alle mostre e disc ...continue

    Recensione su http://bookshelf54.blogspot.it/2015/06/siri-hustvedt-quello-che-ho-amato.html

    Io già me li immagino loro due che la sera leggono, discutono di libri e scrittori, vanno alle mostre e discutono della scena artistica newyorkese. E questa, lo confesso, è sempre stata una delle fantasie libidinose che ho avuto sulla mia vita futura insieme all'uomo perfetto. Comunque...

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  • 3

    Ahimè, troppe aspettative deluse da questo elaborato romanzo di Siri Hustvedt. Troppo colto, troppo cervellotico, troppo descrittivo e, per finire, troppo femminile. Nel senso che il protagonista-narr ...continue

    Ahimè, troppe aspettative deluse da questo elaborato romanzo di Siri Hustvedt. Troppo colto, troppo cervellotico, troppo descrittivo e, per finire, troppo femminile. Nel senso che il protagonista-narratore, Leo, tradisce la prospettiva di Siri: no, direi proprio che la scrittrice non ce la fa a incarnare la visione interiore di un uomo. La prima parte e la seconda sono decisamente diverse: concentrato sulle descrizioni delle opere e delle relazioni di Bill (l'artista che affascina Leo e ne diventa il più intimo amico) è il primo capitolo; gli altri due entrano a capofitto nel tema della perdita, degli amori vissuti e immaginati e soprattutto nell'insidioso territorio della patologia. Arte e follia si intersecano, la morte semina separazione, l'amore non salva nessuno. Sfondo e insieme protagonista è l'ambiente degli artisti newyorchesi, dagli anni Settanta in poi. Tutti i personaggi (a parte gli svitati o psicotici) sono impegnati a scrivere grandi trattati, a dipingere fondamentali prodotti artistici innovativi, a lavorare in proprio per prestigiose e intercambiabili università americane. Lo psicothriller tanto sbandierato c'è, ma non soddisfa il gusto degli amanti del genere che di un giallo vogliono vedere anche, magari, la soluzione.
    Perché 3 stelle? Beh...Sono riuscita a leggerlo dall'inizio alla fine, con sprazzi di sincero interesse. Però se Siri lavorasse di lima anziché di accumulo forse alla fine la narrazione ci guadagnerebbe.

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  • 5

    "Ma tutti, considerai, viviamo nelle storie immaginarie che raccontiamo a noi stessi sulle nostre vite"

    Questo è un romanzo!
    Per una volta ha ragione anche l’endorsement in copertina a firma di S.Rushdie, inquietante e ipnotico.
    Come un silenzio degli innocenti narrato da un Murakami nato in America, un ...continue

    Questo è un romanzo!
    Per una volta ha ragione anche l’endorsement in copertina a firma di S.Rushdie, inquietante e ipnotico.
    Come un silenzio degli innocenti narrato da un Murakami nato in America, una piacevole lentezza di lettura costellata qua e là da qualche brivido.
    C’è la capacità di far innamorare il lettore di quadri che non ha mai visto, anche me, che proprio di quadri non capisco e non riesco ad emozionarmici dal vivo.
    A metà libro ho scoperto che la penna è della signora Auster, laddove lo specchio della sensibilità maschile qui è scandagliata fino alla singola molecola di silicio.
    E c’è il dramma della menzogna di chi più puoi amare, ed è una storia che purtroppo io ho visto anche nella realtà per fortuna da spettatore, ma assomiglia proprio alla dinamica tante volte ripetuta nella storia del giovane Mark.
    E c’è il dolore che ti mangia il corpo.
    Lettura sapida e voglia di andarmi a fare un giro agli Uffizi per guardarmi dei capolavori di pittura e finire la serata a bere con la bella Siri.

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