Wicked

The Life and Times of the Wicked Witch of the West

By

Publisher: HarperCollins Publishers Inc

3.8
(837)

Language: English | Number of Pages: 450 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Chi traditional , Italian , Spanish , German , Dutch

Isbn-10: 0060987103 | Isbn-13: 9780060987107 | Publish date:  | Edition Reprint

Illustrator or Penciler: Douglas Smith

Also available as: Audio Cassette , Paperback , School & Library Binding , Library Binding , Audio CD , Softcover and Stapled , eBook

Category: Fiction & Literature , Political , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
When Dorothy triumphed over the Wicked Witch of the West in L. Frank Baum's classic tale, we heard only her side of the story. But what about her arch-nemesis, the mysterious witch? Where did she come from? How did she become so wicked? And what is the true nature of evil? Gregory Maguire creates a fantasy world so rich and vivid that we will never look at Oz the same way again. Wicked is about a land where animals talk and strive to be treated like first-class citizens, Munchkinlanders seek the comfort of middle-class stability and the Tin Man becomes a victim of domestic violence. And then there is the little green-skinned girl named Elphaba, who will grow up to be the infamous Wicked Witch of the West, a smart, prickly and misunderstood creature who challenges all our preconceived notions about the nature of good and evil.
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  • 2

    I may or may or may not have skimmed through he last 150 pages (out of 520).
    And now I really don't know what to say about this.

    The writing is very rich, substanstial, and ther story seems, initially ...continue

    I may or may or may not have skimmed through he last 150 pages (out of 520).
    And now I really don't know what to say about this.

    The writing is very rich, substanstial, and ther story seems, initially, to absorb such qualities itself, but right after you close the book you just know that, actually, it left you nothing. And while I know -I experienced- that this story is anything but flimsy, I wonder what went wrong. It's not even that I found it boring as many reviews say, it just told me nothing.

    I think I will pick this up again in the future. But this time around, it uninterested me so much that I am speechless. For the wrong reasons.

    said on 

  • 3

    3 e ½*

    Premessa 1: conosco a larghe linee il musical omonimo ispirato da questo libro, ma, non avendolo mai visto e non potendo fare paragoni, la lettura non è stata inficiata da esso.
    Premessa 2: il motivo ...continue

    Premessa 1: conosco a larghe linee il musical omonimo ispirato da questo libro, ma, non avendolo mai visto e non potendo fare paragoni, la lettura non è stata inficiata da esso.
    Premessa 2: il motivo principale per cui ho tanto desiderato questo libro è perché i bordi delle pagine... son colorati di verde!

    La trama è risaputa: Wicked è riscrittura rivisitata di Maguire de Il meraviglioso Mago di Oz; questa volta la storia è vissuta dal punto di vista di Elphaba Thropp, la futura Wicked Witch of the West, da tutti riconosciuta per il colore verde della sua pelle.
    Il libro funge da "prequel" e "parallelo": ci viene raccontata la storia di Elphie dalla sua infanzia fino all'età adulta e, nel finale, la vedremo confrontarsi con la famosa Dorothy Gale e i suoi compagni.
    Wicked si pone come obiettivo quello di narrare le "vere storie dietro i personaggi iconici delle streghe di Oz"; la riscrittura mostra come chi, considerato "wicked", non sia così Wicked e chi, considerato "good", non sia esente da difetti ed errori.
    La politica è il tema più "forte" e trattato nell'intero libro: tutti gli avvenimenti e i nomignoli ruotano attorno alle idee politiche dei personaggi, dai loro pensieri sull'unionismo o la secessione.

    Chi conosce o ha visto il musical, sicuramente si troverà di fronte a un'opera diversa che non è detto apprezzerà: ho notato, infatti, che molti ne sono rimasti delusi per le differenze che esistono tra le due opere. Viceversa, chi legge prima il libro, dovrà preparsi ad aver sorprese se messo di fronte al musical.
    Per questo motivo, non starò qui a snocciolare la trama, ma riporterò solo i motivi che mi hanno spinto ad abbassare il voto di mezza stellina a un libro che ho trovato apprezzabile e con una bella idea di base (nonostante io di solito non ami le riscritture di personaggi noti):
    1. Ho trovato che Maguire - dal mio punto di vista, ovvio - abbia riservato troppe pagine e allungato il brodo in punti non necessari e abbia, invece, liquidato troppo velocemente parti considerevolmente più importanti (vedi, a esempio, la "trasformazione" di Elphaba da naturalista a Strega, laddove precedentemente era stato più volte ribadito come ella non fosse di natura portata alla stregoneria e la cosa la interessasse poco). Considerando la lunghezza del libro, beh...;
    2. Secondo me, ci sono alcuni buchi di trama e pezzi non sempre comprensibili al 100%;
    3. Il finale l'ho trovato un po' frettoloso e soprattutto il personaggio di Elphaba perde la sua compostezza di base e vira quasi all'isterismo;
    4. Il rapporto tra Elphaba e Liir... Proprio no. Inizialmente ci stava, ma poi sarebbe anche potuto un po' evolvere...

    Tutto sommato, però, ripeto, il libro e il tratto dato ai personaggi mi sono generalmente piaciuti, e il tutto fa divinamente pendant col mese di Ottobre e il tema di Halloween.

    P.S.: Ho scoperto in corso di lettura che Wicked fa parte di una tetralogia... Sinceramente non so se leggerò i seguiti.

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Wicked - Tra romanzo e musical

    Tra tutti i libri che ho letto pochi hanno saputo veramente conquistarmi come questo. Forse perché l’ho cercato a lungo e, di conseguenza, ha acquistato maggior valore ai miei occhi, forse perché mi h ...continue

    Tra tutti i libri che ho letto pochi hanno saputo veramente conquistarmi come questo. Forse perché l’ho cercato a lungo e, di conseguenza, ha acquistato maggior valore ai miei occhi, forse perché mi ha mostrato una diversa ottica di una delle mie saghe preferite, forse perché lo stile di Maguire riesce a conquistare anche il lettore più difficoltoso.
    Dopo aver letto altri romanzi dello stesso autore, propenderei per quest’ultima.
    Penso che se avessi letto questo romanzo quando andavo ancora alle medie avrei sopportato meglio le difficoltà che ho incontrato perché ero “quello strano” e roba varia, e avere un modello da seguire come Elfaba, bambina, ragazza e donna dalla pelle verde, bruttina, introversa e con degli ideali troppo diversi da quelli di tutte le persone che la circondano, mi avrebbe dato una strada da seguire.
    Figura affascinante, pittoresca e coinvolgente, che trae ispirazione sia dal personaggio creato da Baum ne “Il Mago di Oz”, che dalla verde strega interpretata da Margaret Hamilton nel film di Victor Fleming del ’39, dotata di mille sfaccettature e di una propria evoluzione psicologica e storica.
    Il romanzo abbraccia tutta la sua vita, dalla nascita fino alla morte, avvenuta intorno ai quarant’anni circa. E il musical tratto dal romanzo è assai diverso dalla storia vera. Il musical deve attirare un numero maggiore di persone, e deve anche divertire, per cui in “Wicked” la storia è stata molto alleggerita di personaggi, tematiche e storyline. E sebbene il musical sia uno dei più belli che mi sia mai capitato di vedere e ascoltare e vi siano dei momenti (che menzionerò nel corso della recensione) che non mi hanno fatto rimpiangere il romanzo, non credo sia riuscito a rendere appieno la complessità del personaggio di Elfaba.
    Tornando al libro, credo sia utile dire che “Wicked – The Life and the Times of the Wicked Witch of West”, tradotto in Italia col titolo “Strega – Cronache dal Regno di Oz in rivolta”, è il primo di una serie di quattro romanzi (gli ultimi tre inediti in Italia) che insieme vanno a formare la saga di “Wicked Years” , esposizione della storia del regno di Oz durante un “vuoto di potere politico” vista attraverso gli occhi di Elfaba e della sua dinastia e di altri personaggi a lei collegati. E visti i temi e gli argomenti e molte scene, non è quello che si può definire un romanzo per bambini, sebbene prenda come ambientazione il mondo di Oz che ha fatto sognare tante generazioni.
    Come per tutti i romanzi di Maguire, “Strega” è suddiviso in varie parti, a loro volta divisi in capitoli.
    Il romanzo si apre con un breve prologo: la Perfida Strega dell’Ovest sta spiando, di soppiatto, Dorothy Gale con il suo cagnolino Totò e i suoi compagni di viaggio, lo Spaventapasseri, il Boscaiolo di Stagno e il Leone Codardo che hanno ricevuto dal Mago di Oz il compito di ucciderla per vedere esauditi i loro desideri. Una cosa che salta all’occhio della Strega è sentire il tono contrito e dispiaciuto con cui la bambina parla di lei, a differenza dei suoi amici che non sono avari di critiche e pregiudizi. Ma una cosa interessa ancora di più alla Strega: le scarpette che Dorothy indossa. Le “sue” scarpette. Quelle che le spettano di diritto. Ma non può prenderle, non ora. Arriva un temporale e deve mettersi al riparo…
    La prima parte del romanzo si intitola “La Terra dei Succhialimoni” (quanto odio questa traduzione di Munchkin, la mia testa si rifiuta di accettarla e la mia bocca si ritira proprio come se avessi succhiato del limone). In essa facciamo la conoscenza del mondo di Elfaba e gli avvenimenti politici e religiosi che lo stanno scuotendo, il suo ambiente famigliare, i suoi genitori: Melena, una donna coniugalmente insoddisfatta, e Frex Thropp, governatore di quella terra e sacerdote della religione tradizionale che si ritrova ad affrontare “la superstizione e il peccato” causati dall’Orologio del Drago Temporale (misterioso teatro ambulante guidato da un nano e che rivela i segreti più scabrosi di ognuno). E’ proprio in questo strano marchingegno che nasce, in una notte di tempesta, colei che diventerà la Perfida Strega dell’Ovest, Elfaba. Una bambina con la pelle verde e dei denti da squalo (che cadranno, in seguito, per essere sostituiti da comunissimi denti umani).
    Il modo e le sembianze con cui è venuta al mondo rendono ancora più tesi i rapporti tra Melena e Frex, e ad occuparsi della piccola Elfaba sarà solo Tata, la vecchia nutrice di Melena, uno dei pochi veri affetti nella vita della futura Strega.
    Le cose in famiglia cambiano con l’arrivo di Cuore di Tartaruga, un Gingillino, un abitante del sud della terra di Oz (a leggere la descrizione fatta da Maguire, l’ho immaginato come un nativo americano). E’ proprio dalla sua bocca che iniziamo ad avere un quadro delle brutture di quel mondo, dove i Gingillini vengono schiavizzati e la loro terra spogliata e distrutta per dare rubini alla zona ricca della terra di Oz, la Città degli Smeraldi, dove risiede la famiglia reale (ad Oz c’è un sistema monarchico matriarcale, dove il trono viene occupato da una regina, la Ozma). A poco a poco, con la sua particolarità, con il suo essere diverso e vicino alla terra e alla vita, Cuore di Tartaruga diventa una parte importante della famiglia Thropp, il nodo che riuscirà a tenere uniti Frex e Melena, che si innamoreranno entrambi del Gingillino; la donna ad un certo punto scoprirà di aspettare un altro bambino, forse proprio di Cuore di Tartaruga (anche se nei romanzi seguenti si saprà che è di Frex). Per evitare che anche questo nasca con la pelle verde come Elfaba, Melena, con l’aiuto di Tata e il beneplacito di Frex, ricorrerà a metodi anche poco sicuri. Con risultati disastrosi, come scopriremo più avanti.
    Questa prima parte della storia, termina con due avvenimenti importanti che segneranno la storia fino alla sua conclusione definitiva: la piccola Elfaba, che sta appena iniziando a parlare, ha la visione di una terribile catastrofe che si sta abbattendo sul loro mondo e le ultime righe ci fanno capire che la casa reale di Ozma è caduta, è sceso dal cielo, appeso ad “una bolla rosso sangue”, il futuro dittatore: il Mago.
    La seconda parte (“Gillikin”) introduce i veri protagonisti e comprimari della storia. La prima ad entrare in scena è Galinda, arrivata alla prestigiosa Università di Shiz, gestita da Madame Morrible, e al suo primo incontro con la sua compagna di stanza: Elfaba.
    Le due non potrebbero essere più differenti: Galinda è bella, bionda, ammirata da tutti, anche se un po’ cinica e fatua fino all’esasperazione; Elfaba è brutta, verde, secchiona e precisina, ma quello che nessuno le può perdonare è proprio l’essere verde. L’essere diversa da tutti.
    Nel musical si scherza molto sul modo che hanno le due di punzecchiarsi a vicenda e la storia della loro amicizia è il fulcro stesso della rappresentazione, mentre nel romanzo, pur essendoci, non è vitale ai fini della storia, anzi. E segue un percorso abbastanza accidentato. Niente “For Good” quindi. Mi spiace per chi ci teneva particolarmente a questo pezzo.
    A questo punto della storia, veniamo a sapere anche cosa è successo alla terra di Oz, dopo l’arrivo del Mago. La Città degli Smeraldi è diventato il centro nevralgico dell’intero territorio e per farlo, il Mago, non si è fatto scrupoli a varare leggi che consentivano la persecuzione e lo sfruttamento delle “razze inferiori” (come i Gingillini) e al momento sta portando avanti una sottile e silenziosa spogliazione dei diritti degli Animali (animali dotati di Anima e in grado di parlare e di vivere come esseri umani, contrapposti agli animali incapaci parlare).
    Elfaba diventa presto assistente del Professor Dillamond, un Caprone, e assieme a lui sta portando avanti una ricerca che consentirà loro di dimostrare che gli Animali non sono esseri inferiori e che quindi hanno gli stessi diritti di tutti. Intanto porta avanti delle ricerche al riguardo anche per conto suo e qui veniamo introdotti ai miti, alle religioni e alle leggende di Oz, sul significato filosofico di esse e il loro collegamento con gli umani e gli Animali e gli animali. E qui inizia a formarsi una cerchia di amici, che aiuterà la ragazza in questo compito: Boq, un Succhialimone, che si avvicina ad Elfaba solo perché infatuato di Galinda, Crope e Tibbet, due ragazzi omosessuali con la fissa per il teatro (una delle particolarità di Maguire è proprio il parlare dell’omosessualità e della bisessualità con naturalezza, senza puntarci sopra un’attenzione particolare, proprio perché l’orientamento sessuale non è che una minima parte di una persona). A poco a poco anche Galinda e un suo piccolo gruppetto di amiche si avvicinano a quella strana compagnia
    Ma proprio quando le ricerche di Dillamond e di Elfaba sembrano giungere ad una svolta decisiva, ecco che il destino abbatte la sua ascia. Il Professor Dillamond viene trovato morto, con la gola tagliata da una lente. Incidente, dice Madame Morrible. Ma noi lettori capiamo benissimo che il professor Dillamond è stato ucciso proprio per ordine di Madame Morrible che è una dei fedelissimi del Mago.
    In questo modo, sembra che il lavoro del Professore Caprone sia stato vanificato, ma Elfaba non si arrende e continua imperterrita il suo lavoro, sempre aiutata dal suo gruppo di amici, adesso più vicini anche alle sue idee di libertà, compresa la recalcitrante Glinda (da adesso in poi si farà chiamare così in ricordo del professore che la chiamava in questo modo errato).
    Dopo questo fatto di sangue, arriviamo ad altri due importanti arrivi a Shiz: quello di Nessarosa, sorella minore di Elfaba, bellissima ma nata senza braccia a causa degli intrugli ingurgitati da Melena durante la gravidanza, e perciò perennemente accudita dalla sempre presente Tata (N.B. Elfaba e Nessarosa hanno anche un fratello minore, Guscio, “nato normale”, e Melena è morta dandolo alla luce); e infine, Fiyero, principe della terra del Vinkus, completamente diverso dal suo equivalente nel musical: nel romanzo, Fiyero non è il più ammirato dell’università, anzi viene emarginato perché straniero (è mulatto e ha dei tatuaggi simili a diamanti blu su tutto il corpo, viso compreso) ed è anche per questo che viene accolto a braccia aperte nel gruppo di Elfaba.
    Tra le cose che abbiamo tutti imparato dalla saga di Hunger Games è che la prima mossa dei potenti quando si trovano davanti dei possibili sobillatori, è quello di portarli dalla loro parte. Questa è una procedura standard in qualsiasi universo parallelo e letterario. Facendo, quindi, due calcoli, veloci indovinerete subito come si conclude questa seconda parte della storia.
    Madame Morrible convince Elfaba, Glinda e Nessarosa a seguire dei corsi di stregoneria in modo da diventare “Sapienti”, un tipo di sacerdotesse addette alla giurisdizione delle terre del’Est, del Nord e del Sud, naturalmente al soldo del Mago. Visto il suo ateismo, la sua ottica scientifica e razionale e la sua tendenza ideologica-politica, la proposta non è proprio soddisfacente per Elfaba.
    Subito dopo questa proposta (esempio lampante del potere di manipolazione, con una aggiunta di stregoneria, di Madame Morrible, vera è propria Perfida Strega), arriva il viaggio di Elfaba e Glinda nella Città degli Smeraldi. Si può fare una contrapposizione tra il viaggio delle due ragazze, e l’ultima scena nella quale vediamo il gruppetto di Shiz nei loro panni di studenti, come due modi di entrare nel mondo degli adulti. Mentre le due future streghe si apprestano ad affrontare il viaggio che le porterà ad incontrare il Mago e a decidere definitivamente le strade che seguiranno delle loro vite (quella di Sapiente del Nord, ovvero donna del bel mondo in carriera per Glinda, e quella di ribelle e sovversiva per Elfaba), Boq e gli altri si concedono la loro prima volta nel Club Filosofico, un night club tra i più famosi e i più frequentati. Ma la realtà degli adulti supera troppo la fantasia dei giovani. E la visione dello “spettacolo” a cui assistiamo getta una luce sinistra sugli avvenimenti che colpiranno la terra di Oz.
    “Defying Gravity” non c’è. Semplicemente Elfaba lascia Glinda sulla carrozza per il ritorno e sparisce tra la folla. E Glinda, consapevole, solo in quell’istante, di quanto l’abbia cambiata la loro amicizia, non può non trattenere una lacrima. E “For Good” si riduce a quest’unica pagina.
    La strada di Elfaba si separa da quelle di Glinda, Nessarosa, Boq, Madama Morrible e del Mago.
    Per gli amanti del musical, la terza parte sarà un vero toccasana… più o meno. “Defying Gravity” è inesistente, “For Good” è ridotta a due righe. La terza parte, intitolata “La Città degli Smeraldi” è un “As Long As Your Mine” completo.
    Appassionato e pieno, breve ma proprio per questo ancora più intenso.
    Un incontro in una chiesa tra un uomo e una donna che non si vedono dai tempi della scuola, che non hanno mai condiviso nulla ma che si ritrovano irresistibilmente attratti l’un l’altra. Fiyero, ormai Governatore del Vinkus, nelle terre dell’Ovest, sposato e con tre figli, ed Elfaba, ribelle affiliata ad una cellula rivoluzionaria segreta che si sta organizzando per rovesciare il Mago.
    Un incontro casuale, che si ripete una seconda volta e poi non ha più fine. Degli incontri notturni, di nascosto in una soffitta priva di mobili, portata avanti solo dal silenzio perché questo strano amore si nutre solo dei segreti che Elfaba non può rivelare per non mettere in pericolo Fiyero, e i silenzi di quest’ultimo sulla famiglia che lo aspetta nel Vinkus, che non ha tenuto nascosto ad Elfaba. Entrambi sanno che non può durare, per quanto lo vogliano, perché lei ha la sua missione, lui i suoi doveri, ma non sanno “quando” finirà; e per questo vogliono vivere questo sentimento fino alla fine, come se fosse l’ultima volta che si ritrovano insieme, sdraiati su una coperta sul pavimento della soffitta spoglia, nudi, dopo aver fatto l’amore. I diamanti blu tatuati sul corpo di Fiyero che piovono sulla pelle verde di Elfaba.
    Ma questa parte non si sofferma solo sulla storia d’amore tra Elfaba e Fiyero. E’ proprio in questa parte che ci rendiamo pienamente conto di quello che sta succedendo dietro la brillante lucentezza degli smeraldi che compongono la capitale di Oz. Un giorno, mentre è seduto in un bar, Fiyero assiste da una finestra ad una scena atroce: una famiglia di Orsi parlanti e un gruppo di Gingillini chiusi in un cortiletto separato dal resto della strada presi a bastonate da un gruppo di soldati del Mago; non vediamo cosa succede in seguito ma possiamo ben immaginare cosa accadrà. Ad un occhio più attento non potranno non venire in mente tutti i massacri avvenuti nel corso del secolo scorso, come la Shoa e il genocidio del Ruanda.
    La conclusione di questo idillio arriva troppo in fretta: un attentato che Elfaba aveva preparato contro Madame Morrible, diventata una figura di spicco nella politica del Mago, fallisce senza nemmeno aver luogo. E Fiyero… lui finisce come gli innocenti che si trovano nel posto sbagliato al momento sbagliato. Le dittature non guardano in faccia chi è colpevole e chi è innocente. Se bisogna chiudere la bocca a qualcuno, lo si fa e basta. Non capiamo cosa succeda a Fiyero ma possiamo capirlo benissimo quando vediamo arrivare i soldati del mago e alzare i loro bastoni… come avevano fatto con la famiglia di Orsi e i Gingillini.
    Questa parte aveva avuto inizio in una chiesa, e nella stessa chiesa, nel monastero delle suore, la notte di Santa Lurlina (il loro Natale), termina, quando Elfaba, in evidente stato di shock e sporca di sangue viene soccorsa dalle suore.
    Con la quarta parte (“Nel Vinkus”), ambientata sette anni dopo, la storia cambia e a tratti si fa un po’ troppo lenta. Elfaba esce dal monastero nel quale è rimasta al sicuro per tutti questi anni con l’intenzione di andare nel Vinkus per incontrare Sarima, la moglie di Fiyero. Cerca perdono; perdono per aver tolto due volte (con l’adulterio e con la morte) il marito ad una moglie e un padre a tre figli. La donna porta con se Liir, un bambino di sette anni che le avevano messo in braccio neonato pochi mesi dopo il suo arrivo nel monastero, per aiutarla ad uscire dall’apatia nella quale era caduta. E’ facile capire chi sia quel bambino.
    Dopo un viaggio lungo e interessante, durante il quale Elfaba raccoglie quelli che saranno i suoi animali, “le bestie della Strega”, un cane lupo, dei corvi, delle api e una scimmietta albina alla quale Elfaba spera di insegnare a parlare e l’incontro con la regina Nastoya, un’Elefantessa mutaforma, Regina degli Animali, i due viaggiatori raggiungono Kiamo Ko.
    Quello che avviene a Kiamo Ko, il castello dei principi del Vinkus, tra Sarima, vedova di Fiyero, e Elfaba è un vero scontro tra titani. Sono entrambe donne forti anche se non lo danno a vedere, capaci di grandissimo affetto ma anche di grandi crudeltà. Si capiscono subito a vicenda. Ma Sarima non concederà mai il perdono e la pace ad Elfaba, anche a costo di tenerla con sé, i suoi figli e le sue sorelle, come ospite permanente nel castello, trattandola come l’ospite più gradito del mondo, come un’altra sorella. E se Elfaba resterà legata a lei, a quella famiglia e a quel luogo in attesa di un perdono che non avrà mai, almeno mostrerà la sua forza. Ed è in questo castello (dove in seguito la raggiungerà anche la vecchia Tata) che Elfaba diventa, finalmente, la Strega. Dopo aver trovato il Grimmorio, vecchio libro di magia che nessuno è in grado di leggere, Elfaba fa uscire finalmente quei poteri che aveva sempre soffocato dentro di sé, dal momento che la sua mente scettica e razionale si rifiutava di accettare qualsiasi forma di superstizione; anche se questa scoperta avviene nel peggiore dei modi.
    Dopo che Manek, figlio di Fiyero e Sarima, che ha quasi ucciso Liir in uno dei suoi diabolici scherzi, muore accidentalmente quando uno spuntone di ghiaccio si stacca dal tetto e gli trafigge la testa. Ed Elfaba, quello spuntone lo aveva fissato molto intensamente.
    La Strega è arrivata.
    I rapporti tra Elfaba e Sarima e family continua ma con più freddezza; e adesso è Elfaba la vera padrona di casa.
    Ma per lei è giunto il momento di ritornare, per rivedere i suoi cari (suo padre ammalato, che lei sempre ama pur essendo trattata da lui con freddezza, e Nessarosa ora governatrice dell’Est, da tutti chiamata “Perfida Strega dell’Est” per il suo fanatismo religioso) e poi, un contingente di soldati del Mago si è accampato sotto le mura di Kiamo Ko (con somma gioia delle sorella zitelle e infelicemente vergini di Sarima). Ed Elfaba ha seriamente paura. E stavolta vola su una scopa, come qualunque strega che si rispetti farebbe.
    Sente che qualcosa è cambiato nel mondo che conosceva. Tutti sembrano rassegnati e passivi agli eventi. Persino gli Animali si lasciano tranquillamente riportare allo stato selvaggio e magari anche al macello.
    Dov’è quel mondo pieno di ideali che aveva sempre tenuto vive le speranze di Elfaba? Forse solo in lei è rimasta quella speranza? Non per niente il verde viene sempre associato alla speranza.
    Quando Elfaba ritorna a Kiamo Ko non trova i soldati, ma non trova più nemmeno Sarima, con i suoi figli e le sue sorelle né Liir (lui lo ritroverà poco dopo, incolume). La vecchia Tata, asserragliata nella sua stanza, terrorizzata e furiosa con lei per averli lasciati da soli, le racconta che i soldati hanno assaltato il castello e portato via tutti.
    Elfaba sente crescere nella sua coscienza il peso delle colpe.
    L’ultima parte, dall’emblematico titolo “L’omicidio e i suoi risvolti ultraterreni”, non è altro che “Il Mago di Oz” così come lo conosciamo visto dagli occhi di quella che è ormai considerata da tutta Oz, grazie anche alla propaganda del Mago, la “Perfida Strega dell’Ovest”. E’ anche il confronto finale tra Elfaba e un intero mondo che cambia, con il suo passato e con il suo presente.
    Si apre con la famosa immagine della casa di Dorothy, trascinata da un ciclone, che si abbatte e uccide Nessarosa, per la gioia dei Succhialimoni. E in occasione di questo tragico avvenimento che Elfaba e Glinda si incontrano di nuovo dopo tanti anni. Sono esattamente come ai tempi dell’università, una verde e bruttina, l’altra bionda e fatua, solo che adesso una è la “Perfida Strega dell’Ovest” e l’altra è la “Buona Strega del Nord”. E sono cambiate molto più che nei rispettivi titoli, tanto che per loro è difficile riconoscersi. Glinda ormai fa parte del mondo a cui appartengono le creature del Mago ed Elfaba inizia a perdere se stessa, soprattutto quando viene a sapere che le scarpette d’argento che suo padre aveva regalato a Nessarosa sono state date alla bambina che l’ha uccisa. No, questo è troppo! Quelle scarpe spettano a lei di diritto.
    Dopo Glinda, Elfaba ritrova anche Boq, adesso sposato e con figli, ma anche lui è cambiato assieme alla terra di Oz. Anche lui, adesso, la vede come la “Perfida Strega dell’Ovest”. Per Elfaba quella non è più “casa”, se mai lo è stata.
    E’ tutta una serie di sconfitte da qui in poi. Elfaba viene sconfitta quando viene a sapere che Sarima, suo figlio e le sue sorelle sono state uccise dai soldati del Mago “per tradimento”, mentre la figlia minore è tenuta prigioniera, vedendo così togliersi la possibilità del perdono. Viene sconfitta quando non riesce nemmeno a vendicarsi appieno di Madame Morrible. E… no, ritrovare l’Orologio del Drago Temporale dove è nata e scoprire, grazie a quel marchingegno, di essere figlia del Mago non è una sconfitta, anzi è un inaspettato incentivo a combatterlo.
    Ma rivuole le scarpette di sua sorella. Sono l’unica cosa che più si avvicina ad un segno di affetto paterno, anche se non era mai stato indirizzato a lei. Le vuole. Vuole quell’affetto, anche se falso.
    Ecco che qui Elfaba cambia e inizia a perdere il senso della realtà, perdendo sempre più pezzi di se stessa, assieme a Liir, che si invaghisce di Dorothy, a Tata, sempre più rimbambita per l’età, ai suoi animali, uccisi dai compagni di viaggio di Dorothy. Fino alla sua ultima illusione: forse quello Spaventapasseri che accompagna la bambina è il suo Fiyero, che torna da lei? No, è solo un fantoccio di paglia che si muove da solo. Elfaba non ha più niente, se non la sua nomea di “Perfida Strega”.
    Ma è nell’ultimo confronto, quello tra Elfaba e Dorothy, che capiamo qual è il succo degli eventi. La Strega e la Bambina del Kansas, Elfaba e Dorothy sono in realtà due facce della stessa medaglia, separate da un ciclone. Da una parte una donna in preda alla follia, che non si rassegna al fatto che ciò per cui ha lottato tutta la vita è stato vanificato dall’arrendevolezza di un intero popolo. Dall’altra una bambina innocente che è arrivata da lei solo per compiere una missione che le permetterà di ritornare a casa. Non sono tanto diverse l’una dall’altra, solo che sono ora due persone nei quali risiede un unico carattere.
    La sconfitta, l’ennesima, è sempre per Elfaba, perché Dorothy ha ricevuto, sì, l’ordine dal Mago di ucciderla ma non vuole; se è andata fin da lei è solo per chiederle perdono per aver causato la morte di sua sorella. E questa è una cosa che Elfaba non può sopportare: lei che non è riuscita ad ottenere il perdono di Sarima, dovrebbe concedere a sua volta il perdono ad una bambina innocente.
    Se Elfaba sopravvivesse, la sua sarebbe molto probabilmente una caduta libera nella follia. La morte, nel suo caso è quasi una liberazione, o una pausa dopo tante tribolazioni, in attesa di una nuova rinascita. Elfaba muore perché l’acqua per lei è pericolosa, lo capiamo già quando, appena nata, inizia ad urlare appena la toccano con l’acqua per lavarla, e non vuole mai piangere perché “queste maledette lacrime bruciano come il fuoco”. Non c’è trucco, non c’è finzione. La Perfida Strega dell’Ovest se ne va, liquefatta da un’inconsapevole bambina che voleva solo salvarla dopo che aveva visto il suo vestito nero prendere fuoco.
    Dopo di lei toccherà al Mago pagare il fio delle sue molteplici colpe. Scoprire che la donna che ha mandato a morte altri non era che sua figlia, nata da un adulterio commesso con la moglie del Governatore dei Succhialimoni dopo averla inebriata con un elisir verde. E poi riprendere il volo sulla sua mongolfiera color sangue e lasciarsi cadere nel deserto che circonda Oz.
    “Nessuno pianga per i malvagi”. Ma i malvagi sono quelli veramente malvagi o quelli che il mondo definisce malvagi perché diversi e divergenti? La risposta sta alla coscienza di ogni lettore.
    Ma quella di Elfaba forse non è una morte definitiva. Come ho scritto sopra, forse è solo il riposo della fenice prima di risorgere dalle sue ceneri, o dalla sua melma.
    Infatti, il romanzo si chiude con la conclusione di una fiaba che Sarima raccontava a sua figlia: la Strega che rimane sigillata nella grotta. Riuscì ad uscire? Non ancora…
    I successivi volumi, inediti in Italia, si concentrano sugli avvenimenti successivi alla fuga/scomparsa/suicidio del Mago, durante il vuoto di potere che si abbatte su Oz, coperta malamente dallo Spaventapasseri, un re fantoccio su un trono in attesa di qualcuno di più idoneo.
    Il secondo volume “Son of a Witch” si concentra principalmente su Liir, sulla sua maturità, la sua vita personale, fino ad arrivare alla nascita di sua figlia, Pioggia; una bambina con la pelle verde.
    Il terzo “A lion among men” racconta la storia di Brr, il Leone Codardo, salvato ancora cucciolo da Elfaba da un crudele esperimento di un professore all’università di Shiz. Con questo romanzo abbiamo anche una visione più ampia sulla questione degli Animali.
    Il quarto e ultimo volume, “Out of Oz”, ha come protagonista Pioggia e giungiamo, finalmente, alla conclusione delle agitazioni politiche che avevano sconvolto Oz anni prima, con la ricomparsa di Ozma Tippetaria, legittima sovrana di Oz. E, nuova eroina, Pioggia si mostra degna figlia di Liir e degna nipote di Elfaba, appassionata e forte. E nella scena che chiude il ciclo di “Wicked”, con Pioggia che solca l’oceano a cavallo di una scopa, dopo aver gettato tra i flutti il Grimmorio, la sua pelle verde illuminata dai raggi del tramonto, capiamo che Elfaba è ritornata. Stavolta c’è il vero “Defying Gravity”.
    Affronto la gravità.
    Credo che questa sia una di quelle saghe che dovrebbero essere maggiormente valorizzate anche da noi, anche per le nuove generazioni, perché ci parla di problematiche attuali e vicine a noi sotto le sembianze di una fiaba per adulti e ci insegna i valori e la forza degli ideali che possono migliorare il nostro mondo.
    La cosa che più mi addolora è che, a quanto so, “Strega” è fuori catalogo al momento e, a meno che non decidano di fare una serie di film, qui da noi non vedremo pubblicato nessuno dei quattro volumi (secondo questa moderna editoria, un libro acquista maggior valore solo se si può stampare sulla copertina la locandina di un film).
    Ma speriamo. Ho il colore verde di Elfaba davanti agli occhi che mi ricorda il valore che ha di questi tempi la speranza.
    Un abbraccio a tutti.

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  • 5

    Oz e la sua filosofia.

    Traendo ispirazione dall'universo fantastico creato da Lyam Frank Baum de "Il meraviglioso Mago di Oz", lo scrittore Gregory Maguire pubblicò nel 1995 la sua opera narrativa intitolata "Wicked: Life a ...continue

    Traendo ispirazione dall'universo fantastico creato da Lyam Frank Baum de "Il meraviglioso Mago di Oz", lo scrittore Gregory Maguire pubblicò nel 1995 la sua opera narrativa intitolata "Wicked: Life and time of the Wicked Witch of the West", illustrata da Douglas Smith e tradotta...

    http://forestadicarta.altervista.org/strega-gregory-maguire/

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  • 2

    inutile

    so che è un po' forte come giudizio ma ho letto questo libro solo perchè avevo appena finito "il mago di OZ". è una storia a metà tra prequel e sequel , che centra e non centra con il libro a cui si è ...continue

    so che è un po' forte come giudizio ma ho letto questo libro solo perchè avevo appena finito "il mago di OZ". è una storia a metà tra prequel e sequel , che centra e non centra con il libro a cui si è "ispirato".Partendo dal fatto che non è un libro per bambini poichè fa allusioni non molto "velate" di tipo erotico , non centra niente con la storia originale. sono rimasta molto delusa. Non sapevo , prima di leggerlo, fosse ispirato al musical, ma da quel che ho sentito dire (non l'ho visto) il musical è molto bello, quindi dubito il libro centri qualcosa. Non lo consiglierei a nessuno.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Elphaba, the Wicked Witch of the West

    Tutto sommato, l'intero libro mi ha lasciato un po' la sensazione di trovarmi davanti ad un'ottima occasione sfruttata male. Soprattutto verso la fine, la storia diventa molto affrettata, con troppi b ...continue

    Tutto sommato, l'intero libro mi ha lasciato un po' la sensazione di trovarmi davanti ad un'ottima occasione sfruttata male. Soprattutto verso la fine, la storia diventa molto affrettata, con troppi buchi e salti temporali. E, avendo letto il libro in inglese, la colpa non è decisamente della traduzione. Poi, alcune scelte dell'autore mi sono sembrate davvero male argomentate e, considerando la lunghezza del romanzo, sicuramente avrebbe potuto riservare mezza paginetta ad approfondire le questioni:
    1) non mi è per niente piaciuto il rapporto di Elphaba e Liir: supponiamo pure che non ricordi se sia sua madre o no, ma perché continuare ad alternare momenti di protezione a battute in cui non fa altro che minacciare e umiliare un bambino cicciottello?
    2) la storia del Grimmerie non è sviluppata a dovere: il libro viene introdotto, poi cade nel dimenticatoio e alla fine si scopre che è quello che il Mago ha sempre voluto (?)
    3) l'intera parte di Elphaba che diventa una strega è lasciata abbastanza in sospeso, nel finale sembra quasi che il personaggio impazzisca, ma alla fine l'autore non fa altro che suggerire tante cose e dare pochissime spiegazioni.

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  • 3

    7/10

    Il punto forte del libro è sicuramente l'ambientazione, e non del tutto per merito di Baum: Maguire ha preso il mondo di Oz e ne ha fatto qualcosa di molto diverso, più ricco per certi versi, pur mant ...continue

    Il punto forte del libro è sicuramente l'ambientazione, e non del tutto per merito di Baum: Maguire ha preso il mondo di Oz e ne ha fatto qualcosa di molto diverso, più ricco per certi versi, pur mantenendone inalterati gli elementi essenziali.
    Elphaba è un po' troppo "idealista senza compromessi" per i miei gusti ma nel complesso è una protagonista piacevole da leggere. I personaggi in generale sono ben diversificati fra loro e interessanti, specie se confrontati con gli originali, come interessanti sono le dinamiche tramite cui interagiscono l'uno con l'altro; è un peccato che la storia proceda a singhiozzo, saltando grandi periodi di tempo tra una sezione e l'altra e quindi impedendo di seguire fino alla fine le vicende di personaggi secondari a cui il lettore potrebbe essersi affezionato.
    L'unica nota di demerito è una certa insistenza nel propinare al lettore un messaggio che, pur giusto e condivisibile nel contenuto, risulta petulante nel tono e per come viene infilato di malagrazia tra le righe, anche in una storia che si presta abbastanza a questo scopo.

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