XY

Di

Editore: Mondolibri su licenza Fandango

3.2
(1813)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 396 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Olandese

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
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  • 2

    Che caspita ci fa uno squalo in val di Non?

    Durante un inverno particolarmente freddo e nevoso, alle 9.45 esatte del mattino, nel bosco che circonda una piccola frazione dell’alta val di Non accade un fatto di sangue spaventoso ed inspiegabile. ...continua

    Durante un inverno particolarmente freddo e nevoso, alle 9.45 esatte del mattino, nel bosco che circonda una piccola frazione dell’alta val di Non accade un fatto di sangue spaventoso ed inspiegabile.
    Da quell’istante, per la sparuta pattuglia di tranquilli abitanti del villaggio, nulla sarà più come prima.
    Don Ermete, il prete di borgo San Giuda, tenta di capire quale sia la forza oscura che semina lutti fra i parrocchiani e porta in superficie odi e rancori sepolti da anni. Per farlo nel modo migliore chiede aiuto ad una giovane ed inesperta psichiatra del Centro di salute mentale di Cles. Nel frattempo, fra molti depistaggi, anche le forze dell’ordine e la magistratura di Trento indagano.

    Non aggiungo altro perché il rischio di spoiler è davvero alto, qualunque ulteriore indizio o commento sulla vicenda sarebbe di troppo. Se volete saperne di più, anche solo capire che c’azzecca lo squalo con un misterioso delitto nei boschi... chiedete e vi sarà dato. Nel senso che vi spedisco l’ebook e lo leggete :)

    Il romanzo è un po’ strano, il mio giudizio abbastanza tiepido, indeciso e perplesso: non è un thriller ma nemmeno un horror, non fa abbioccare ma neanche angosciare, non è un capolavoro ma neppure una sòla totale.
    Sul finale stile ma in che cazzo di storia mi sono imbarcato e mò come la finisco? stendo un pietoso velo, anzi no, meglio un lenzuolo matrimoniale di flanella, bello grosso. Ho come l’impressione che Veronesi, da piccolo, abbia trascorso nelle valli trentine e altoatesine dei periodi di vacanza di cui ha vaghi ricordi non ben definiti.
    Secondo me ha fatto un gran casino fra Melinda e Marlene. Sulle location degli avvenimenti i conti non mi tornano per niente.

    ☆☆ con i mutandoni lunghi di lana, perchè nell'alta val di Non fa un freddo boia

    ha scritto il 

  • 4

    quello che non si puo' spiegare si puo' solo raccontare ed accettare.
    potente questo romanzo, la cui lettura tiene incollati alle pagine. rischia l'indeterminatezza volutamente, perche' a volte e' cos ...continua

    quello che non si puo' spiegare si puo' solo raccontare ed accettare.
    potente questo romanzo, la cui lettura tiene incollati alle pagine. rischia l'indeterminatezza volutamente, perche' a volte e' così. non sempre c'e' spiegazione, si puo' credere o no.
    fede, scienza e psicologia si interrogano, non tutte trovano una risposta, ma la ricerca e' senz'altro determinata.

    ha scritto il 

  • 3

    Ma perché una storia deve avere un "esito"?

    Molti dei commenti al libro puntualizzano la mancata catarsi finale, la spiegazione che dà senso al tutto. Secondo me in questa "non finitezza" c'è il valore del libro: è un racconto, non è un noir, n ...continua

    Molti dei commenti al libro puntualizzano la mancata catarsi finale, la spiegazione che dà senso al tutto. Secondo me in questa "non finitezza" c'è il valore del libro: è un racconto, non è un noir, non è un giallo - è una fantasia onirica, a metà strada tra il sogno ("l'incubo" dei protagonisti) e l'adesione fideistica a una "realtà" impossibile da comprendere.
    In questo mi sembra un'ottima rappresentazione della realtà che viviamo quotidianamente, il cui senso è noto solo a posteriori, in cui lo svolgersi degli eventi, la concatenazione e il succedersi dei fatti è in sé privo di significato ma costruisce il futuro e le persone che vivranno quel futuro.
    Certamente è un libro che va letto con la predisposizione d'animo giusta, e quindi può deludere e non piacere se non si è in sintonia con l'autore, ma che rappresenta credo un esperimento coraggioso e non irrilevante. Peraltro ho trovato, come in altri casi, la scrittura di Veronesi piacevolissima ed efficace, soprattutto per il dialogo a due voci, non banale anche ai fini di definire la presunta "realtà".
    Uniche note negative sono alcune scivolate su dettagli: la protagonista che si "sfonda di strudel" per una depressione (strudel in Trentino è banale, forse un generico dolci sarebbe stato meglio) o i nomi delle località, o ancora la mamma di Pordenone che dice "signùr" come una milanesotta...

    ha scritto il 

  • 2

    con Sandro Veronesi ho chiuso

    Mi sembra ormai di conoscerlo molto bene Sandro Veronesi, sebbene mi sia rifiutata di ascoltare o leggere in rete sue interviste e abbia voluto limitarmi a ciò che scrive nei suoi romanzi. E come ho d ...continua

    Mi sembra ormai di conoscerlo molto bene Sandro Veronesi, sebbene mi sia rifiutata di ascoltare o leggere in rete sue interviste e abbia voluto limitarmi a ciò che scrive nei suoi romanzi. E come ho detto in occasione della lettura dei precedenti (La forza del passato, Caos Calmo , Terre rare e Venite, venite B52) la sua scrittura ha esercitato una certa attrattiva nei miei confronti, anche per una serie di circostanze e coincidenze che mi avevano dapprima incuriosito, poi stupito, e addirittura un po’ intimorito. Ma in XY di coincidenze con la mia esperienza personale non ne ho trovate, ed ecco che subito il mio interesse nei suoi confronti è diminuito, forse l’attrattiva era basata principalmente su quello.
    E ne sono dispiaciuta perché la lettura di XY era iniziata sotto buoni auspici. Interessante e inquietante il tema, diverso da tutti i precedenti. Però subito mi sono chiesta come avrebbe fatto l’autore a trovare una via uscita da tutto quel materiale così denso e pesante che aveva proposto. La soluzione non poteva essere altro che esoterica, e così è stato. Il lettore, quindi, capisce fin dall’inizio dove andrà a parare e inoltre non gradisce che sia Veronesi a portarlo fino lì. Ho sentito come un po’ ridicole – dette da lui – tutte le digressioni e interpretazioni psicologiche, l’applicazione del pensiero freudiano, tutti quei termini in tedesco a testimonianza della sua conoscenza in campo psicanalitico, e non solo, ho trovato ridicolo il voler dimostrare di essere così informato anche sui dogmi e sulla varietà di possibilità di allontanamento da questi in ambito religioso, elencati tutti con precisione, come tratti da wikipedia. Mi ha dato addirittura fastidio il suo reiterato superficiale riferimento alla pratica yoga, come se si limitasse solo ad una specie di meditazione che tranquillizza le donne in ansia. Troppa voglia di apparire da parte dell’autore, senza averne la consistenza di poterlo fare, tutto posticcio, troppo narciso l’autore a discapito della caratterizzazione dei suoi personaggi che altro non sono che proiezioni dell’autore stesso. Troppo compiaciuto di se stesso, già a partire dalla prefazione (neanche fosse una riedizione modificata). Senza parlare della dedica alla moglie ….non perché mi abbia sopportato, ma perché… al lettore cosa interessa? Avrebbe potuto scrivere un intenso A mia moglie e sarebbe stato meglio. Precisando, tra l’altro, A mia moglie, la seconda, evitando fraintendimenti.
    Non salvo niente, neppure la struttura, che è sempre la stessa, una voce per ogni capitolo, alternata a un capitolo con le voci frammiste. Basta, erano così anche i precedenti, non c’è evoluzione nella scrittura e nello stile. E questo nonostante il libro si legga velocemente nonostante le quasi quattrocento pagine, e nonostante Veronesi sparga qua è la, non perle di saggezza, ma accenni a ciò che a tutti accade di pensare.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Ma davvero?

    Ma davvero finisce così?
    Io mi sento un po' presa per il culo ecco. C'era tutto e persino troppo e lì forse avrei dovuto capire che c'era puzza di fregatura..
    Lei psichiatra, lui prete che alternano l ...continua

    Ma davvero finisce così?
    Io mi sento un po' presa per il culo ecco. C'era tutto e persino troppo e lì forse avrei dovuto capire che c'era puzza di fregatura..
    Lei psichiatra, lui prete che alternano la voce narrante (e questo mi piace, tanto).
    I due si occupano in modi diversi di far chiarezza su una strage avvenuta nel pesino del prete in un posto dimenticato da Dio. Ecco: parliamo della strage.
    Un sacco di morti ma mica tutti morti allo stesso modo: c'è lo strangolato, l'impiccato, quello morto per asfissia, c'è quello a cui hanno sparato, un decapitato, poi vediamo... Ah sì c'è uno morto per i morsi di uno squalo che si è pure estinto un tot di anni fa, ma qui non siamo al mare, siamo in montagna e tutto è coperto dalla neve. Vi ho parlato dell'albero? C'è anche un albero coperto di ghiaccio che non è bianco o color del ghiaccio: è rosso perché contiene il sangue di tutte le vittime. E poi la psichiatra che si finge medico della mutua per aiutare i traumatizzati ad uscire dallo shock e per dare una spiegazione alla sua cicatrice che ha ricominciato a sanguinare senza una logica esattamente il giorno della strage.
    FIGATA, penso io, sono proprio curiosa di sapere come mi spiegano il fattaccio.
    E allora leggo e leggo, il libro procede e io continuo a non capire dove voglia andare a parare. PAZZESCO continuo a pensare, ma come farà Veronesi a spiegarmi tutto in un capitolo? Rimarrò scioccata, mi immagino.
    Leggo l'ultimo capitolo e rimango in effetti scioccata: "ma è uno scherzo?"
    Questo è quello che ho detto alla fine e dato che c'è l'avviso di spoiler vi dico pure che non ci spiegano nulla, NULLA DI NULLA DI NULLA.

    Forse due stelline sono troppe

    ha scritto il 

  • 4

    La storia è strana, fuori dagli schemi, ma forse sta nella sua peculiarità intrinseca la bellezza del libro, nella sua diversità rispetto alle storie comuni che di solito si leggono. La scrittura è se ...continua

    La storia è strana, fuori dagli schemi, ma forse sta nella sua peculiarità intrinseca la bellezza del libro, nella sua diversità rispetto alle storie comuni che di solito si leggono. La scrittura è semplice, ma efficace, nella narrazione si alternano le voci dei protagonisti principali fornendo i propri punti di vista. Un romanzo, in definitiva, nel segno della fantasia e dell'invenzione e non delle notazioni, un non sense, un po' alla Kafka, senza però arrivare ai suoi livelli più alti. Un libro sull'accettazione di quello che non si può spiegare, un confronto tra fede e ragione, i personaggi sono distinti e reali mentre la forza della trama sta proprio nel non volerla trovare ad ogni costo bensì nell'imboccare strade alternative, ognuna permeata del dubbio e dunque particolarmente autentica.

    ha scritto il 

  • 4

    Aver letto e ascoltato tutte queste critiche, rammarichi, improperi e scandalizzati giudizi, sullo stile sul tono dello scrittore, sulla trama inesistente, il mancato finale e tutto il resto risulta f ...continua

    Aver letto e ascoltato tutte queste critiche, rammarichi, improperi e scandalizzati giudizi, sullo stile sul tono dello scrittore, sulla trama inesistente, il mancato finale e tutto il resto risulta fuorviante per comprendere se lo si vuole l'opera di Veronesi del quale non ho letto niente altro e non conosco una sua poetica e i punti cardinali del suo mestiere che del resto bisogna riconoscere sa padroneggiare con destrezza. Tanta da sviare i lettori nella lettura di una non opera od opera negativa. Si fa fatica a leggere e portare a termine le quasi 400 pagine di XY cosi' come è successo a me e allo stesso tempo si deve andare avanti anche solo per scoprire alla fine cosa succede e che il mistero sia svelato, quella che poi è tutta la tensione irrisolta del libro, un bell'espediente non c'è che dire, chissà se Veronesi sia un lettore della Kabbalah e si sia accostato nella messinscena narrativa degli assunti della teologia negativa, palesa del resto nel racconto la psicologia analitica negativa di Bion, chissà che non si sia divertito a voler scandagliare le nuove frontiere del romanzare con questa storia gialla anzi noir che non è né un giallo né un noir, un thriller che non è un thriller, un comte philosophique che non lo è eppure si pone le grandi domande filosofiche e tutti i dualismi irrisolti: spirito e materia, ragione e fede, realtà e finzione, maschio e femmina, verità e menzogna, conscio e inconscio. Il due è il dato di tutto il libro anche molto schematicamente e il racconto "L'alfier nero" di Arrigo Boito posto a suggello del libro ne è la consacrazione, ma i dualismi non estinguono, la molteplicità ed i suoi stessi multipli dagli opposti stessi si generano e si sovrappongono in un puzzle inestricabile. Le domande irrisolte che XY lascia aperte sono le stesse di tante opere di meta letteratura nel quale contesto di deve inquadrare un supposto significato dell'opera. A cosa è servito scrivere 370 pagine senza sbocco, a cosa serve scrivere?

    ha scritto il 

  • 1

    non lo consiglio a nessuno

    Invece di donarmi delle ore di piacevole relax, mi ha apportato un crescente nervosismo ed una grandissima delusione nei confronti di uno scrittore che apprezzavo ( stimavo è un parolone ! )

    ha scritto il 

  • 2

    Come volevasi dimostrare

    - Com'è questo libro?
    - Per ora è una figata. Ho solo paura che svacchi sul finale.
    - Perché?
    - Perché mi sembra proprio il tipo di libro fighissimo che svacca sul finale. Mi sto già innervosendo, a p ...continua

    - Com'è questo libro?
    - Per ora è una figata. Ho solo paura che svacchi sul finale.
    - Perché?
    - Perché mi sembra proprio il tipo di libro fighissimo che svacca sul finale. Mi sto già innervosendo, a pensarci...

    ha scritto il 

  • 1

    Penso il peggior libro letto negli ultimi anni. Storia inconcludente. Intere pagine di puntini di sospensioni. Nessun elemento della storia, strampalato e fantasioso al limite del razionale, trova, al ...continua

    Penso il peggior libro letto negli ultimi anni. Storia inconcludente. Intere pagine di puntini di sospensioni. Nessun elemento della storia, strampalato e fantasioso al limite del razionale, trova, alla fine, una sua spiegazione

    ha scritto il 

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