Yo, Claudio

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4.2
(553)

Language: Español | Number of Pages: 444 | Format: Others | In other languages: (other languages) English , Italian , Dutch

Isbn-10: 8496075109 | Isbn-13: 9788496075108 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Hardcover , Mass Market Paperback

Category: Biography , Fiction & Literature , History

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Book Description
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  • 5

    Ottimo romanzo storico, per capire il periodo e le faide interne all'impero

    Ovviamente è un romanzo e non un trattato di storia, quindi i dialoghi e varie vicende sono molto frutto della fantasia dell'autore, che comunque ha saputo attingere da vari autori classici, mi viene ...continue

    Ovviamente è un romanzo e non un trattato di storia, quindi i dialoghi e varie vicende sono molto frutto della fantasia dell'autore, che comunque ha saputo attingere da vari autori classici, mi viene in mente Svetonio per l'episodio della morte di Augusto, con la frase "Acta est fabula, plaudite!", qui riportata. Il linguaggio è abbastanza aulico, dato dal fatto che il libro fu scritto nel 1932, e di ciò ne risente anche la traduzione, ma la cosa aiuta a riportare un po' nel passato tutta la vicenda. Trovo vincente la scelta di raccontare tutta la storia di Claudio dal punto di vista autobiografico, fino al momento dell'innalzamento ad imperatore, bloccandosi proprio in quel momento. Sarebbe stato banale raccontare il suo operato come fulcro dell'Impero Romano, molto meglio dedicarsi alla sua infanzia e alla sua vita sotto Augusto, Tiberio e Caligola, mostrando le faide interne all'impero, i numerosi omicidi politici e i vari risvolti psicologici dei personaggi.

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  • 4

    un ottimo romanzo storico, che pesca a piene mani dai classici senza grossi sforzi di rilettura storici (scritto nel 1932 - i tempi delle grandi rivisitazioni erano lontani). Graves azzarda certi scen ...continue

    un ottimo romanzo storico, che pesca a piene mani dai classici senza grossi sforzi di rilettura storici (scritto nel 1932 - i tempi delle grandi rivisitazioni erano lontani). Graves azzarda certi scenari interni alle dinamiche della famiglia imperiale dal regno di Augusto fino a quello di Caligola: se lo abbia fatto con correttezza e coerenza, spetta solo al lettore deciderlo (stante anche il fatto che non sapremo mai se Livia sia stata una spietata eminenza grigia e se Caligola veramente impazzì).

    Il libro è godibile, la figura claudicante di Claudio, uomo mite e per nulla ambizioso che sopravvive alle innumerevoli congiure solo perché creduto un povero cretino, piace molto. Se siete appassionati di storia romana, vi piacerà; altrimenti, sappiate che è un libro abbastanza denso e la traduzione (volutamente vicina all'originale aulico e arcaicheggiante inglese o semplicemente vecchia?) non aiuta.

    Un appunto: trovo obbrobrioso leggere in un libro di storia romana, che per quanto sia una finzione fa della ricostruzione storica il suo forte e la sua caratteristica principale, termini topografici quali "Bonn", "Munster", "Olanda", "spagnolo" quando poi l'autore (o il traduttore? ) poche pagine dopo chiama Pantelleria "Pandataria" e Pianosa "Planasia" ossia, correttamente, col loro nome latino. Se il nome antico non dice niente (tipo Argentoratum per Strasburgo, per dirne una), mio caro autore/traduttore, usa il termine latino, metti una nota a piè di pagina e nelle note scrivi ("nome latino dell'odierna Strasburgo"). Non è difficile ed eviti di scrivere che Germanico scende il Reno fino al canale che collega i laghi OLANDESI con le foci dell'EMS o che nei BALCANI era in corso una rivolta delle popolazioni locali. Che mi piacerebbe sapere come diavolo chiameresti con questo sistema (bosniaci? serbi? kossovari?) se fosse il caso di approfondire. Se scrivevi di canali BATAVI e ribelli ILLIRICI,insomma, forse era meglio....

    Capisco il bisogno di attualizzare per favorire la lettura, ma si capisce tutto uguale anche usando i nomi latini e qualche nota: noi lettori siamo meno scemi di quello che l'accademico medio crede...

    Comunque bel libro e lettura consigliata. Se poi Caligola sia stato un pazzo demente, come dicono gli storici antichi, o un colto e geniale riformatore azzoppato da una classe politica miope e conservatrice, come dicono alcuni storici moderni (con dei voli pindarici sublimi) non è questa la sede per dibatterlo.

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  • 4

    Io, Claudio di Robert Graves è un romanzo storico scritto pubblicato per la prima volta nel 1934. Esso si presenta come un’autobiografia fittizia dello stesso Claudio che rievoca i fatti accaduti in R ...continue

    Io, Claudio di Robert Graves è un romanzo storico scritto pubblicato per la prima volta nel 1934. Esso si presenta come un’autobiografia fittizia dello stesso Claudio che rievoca i fatti accaduti in Roma dalla sua nascita alla sua fortuita elezione ad imperatore nel 41 d.C. Il seguito, Il divo Claudio (1935) tratta il periodo dell’impero di Claudio fino alla sua morte, nel 54 d.C.

    Non vorrei dire una corbelleria, ma credo che l’espediente della scrittura in prima persona in un romanzo storico fosse cosa abbastanza originale per l’epoca e, dato il successo dell’opera, abbia poi influenzato molti romanzi storici, fino al nostro TWQ. La trovata si basa sul fatto che Claudio, prima di diventare imperatore, era principalmente uno storiografo e aveva davvero composto una sua autobiografia (ormai perduta.)

    Benché l’eponimo protagonista, nonché narratore, sia Claudio, in realtà egli resta defilato per gran parte del romanzo, e a farla da padrone sono le figure degli imperatori precedenti, Augusto, Tiberio e Caligola, e soprattutto Livia Drusilla, la moglie di Augusto. Seguendo delle voci riportate da Tacito e Cassio Dione, Graves fa di Livia l’eminenza grigia dietro le morti di tutti i discendenti diretti di Augusto – e poi dello stesso Augusto – per facilitare l’ascesa al trono del suo figlio di primo letto, Tiberio (poi adottato a malincuore da Augusto dopo la scomparsa dei suoi nipoti). In realtà questo ruolo di avvelenatrice di Livia è alquanto improbabile da un punto di vista storico e rende quanto meno tendenziosa tutta la ricostruzione storica di Graves, sebbene Livia sia il personaggio più vitale dal lato invece narrativo.

    Augusto è uno dei miei personaggi storici preferiti in assoluto, e su di lui avevo già letto Augustus. Il romanzo dell’imperatore di J. E. Williams (l’autore di Stoner), che secondo me è un capolavoro di libro. In Williams Livia, per quanto ambiziosa, non è certo un’assassina, e le morti di Gaio e Lucio sono delle tragedie che si aggiungono alla grande tragedia della vita di Augusto (l’esilio dell’unica figlia, Giulia). Il romanzo di Williams è lirico ed elegiaco, mentre invece Io, Claudio è ironico e distaccato. Il ritmo degli eventi è spesso molto rapido, portando a una narrazione molto più cronachistica che non intima e sentita. Anche le peggiori tragedie sono raccontate con una certa ironia, come se questi personaggi fossero così avvezzi ai delitti e all’amoralità da non provare più sentimenti sinceri. In alcuni passaggi comunque la cronaca è così ben ritmata da farti girare le pagine alla ricerca di “e adesso che succede?”

    Il lato romance risulta non pervenuto, perché anche le relazioni sentimentali/sessuali non sono approfondite come storie d’amore.

    Sto adesso leggendo il seguito – Il divo Claudio – con la mia solita lentezza, ma comunque non vale questa prima parte, paradossalmente proprio perché lì Claudio inizia ad agire quale personaggio e a giustificare i propri comportamenti, invece di osservare ironicamente quelli degli altri.

    Consigliato? Se vi piace la storia romana è una valida lettura, per quanto tendenziosa, ma comunque non al livello di Augustus – Il romanzo dell’imperatore.

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  • 4

    En esta "autobiografía", Claudio nos cuenta su vida, una infancia marcada por el desprecio y la infravaloración de su familia, su pasión por la historia del Imperio Romano, sus estrategias de superviv ...continue

    En esta "autobiografía", Claudio nos cuenta su vida, una infancia marcada por el desprecio y la infravaloración de su familia, su pasión por la historia del Imperio Romano, sus estrategias de supervivencia y por último su ascensión al trono después de la muerte de su sobrino Calígula. En esta especie de diario, Claudio va desgranando con una inteligencia vivaz y unos portentosos dotes de observación, las luchas de poder entre miembros de su propia familia y aprenderá a esquivar y/o resolver las distintas intrigas de la corte, mientras describe diversos ritos y costumbres del la vida en el Imperio. En resumen, es un libro muy ameno y entretenido, magníficamente bien escrito y documentado, con unos personajes bien construidos y desarrollados.

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  • 1

    Traduzione improponibile, impubblicabile, inaccettabile. Però il romanzo stesso è una palla al piede e Claudio c'entra davvero poco. Basti pensare che tutto si conclude non appena lo fanno imperatore. ...continue

    Traduzione improponibile, impubblicabile, inaccettabile. Però il romanzo stesso è una palla al piede e Claudio c'entra davvero poco. Basti pensare che tutto si conclude non appena lo fanno imperatore.

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  • 5

    Confieso que el mundo romano no es de mi especial interés, pero esta obra te deja con ganas de más (menos mal que hay segunda parte). Amena, interesante, documentada... Graves en estado puro, inmejora ...continue

    Confieso que el mundo romano no es de mi especial interés, pero esta obra te deja con ganas de más (menos mal que hay segunda parte). Amena, interesante, documentada... Graves en estado puro, inmejorable.

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    Bel romanzo, problemi storici

    Libro interessante perché scorrevole e perché racconta vicende conosciute ma da un punto di vista particolare, quello del futuro imperatore Claudio.
    E' un buon romanzo ma storicamente ha dei problemi ...continue

    Libro interessante perché scorrevole e perché racconta vicende conosciute ma da un punto di vista particolare, quello del futuro imperatore Claudio.
    E' un buon romanzo ma storicamente ha dei problemi abbastanza importanti: nonostante gli avvenimenti in sé siano giusti alcuni titoli erano inesistenti all'epoca romana.
    Il problema più grande però è nella visione di Augusto e Tiberio: Augusto viene presentato quasi come un fantoccio subordinato alla moglie, e Tiberio sembra un tiranno sadico e perverso, mentre pochi mesi fa ho letto un saggio che mostra come questa visione sia stata modificata dagli storici, che ne hanno rivalutato l'operato.
    Va fatta una nota anche sulla traduzione, che ha problemi sulla punteggiatura e sulla consecutivo temporum.

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