Zona disagio

Di

Editore: Einaudi (ET; 1525)

3.4
(467)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 209 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Francese , Portoghese

Isbn-10: 8806193112 | Isbn-13: 9788806193119 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Silvia Pareschi

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Biografia , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
A quarant'anni, poco dopo la morte della madre, Jonathan Franzen ritorna a Webster Groves, il sobborgo di St Louis dov'è cresciuto. I due fratelli maggiori l'hanno incaricato di cercare un agente immobiliare per vendere la casa di famiglia. Appena entra nelle stanze in cui ha trascorso infanzia e adolescenza, Franzen si sente un "conquistatore che bruciava le chiese e fracassava le icone del nemico". E il nemico è la famiglia. Ma questo è solo il primo impatto, perché il suo atteggiamento rivela subito un'intenzione più profonda. Se decide di entrare nella "zona disagio" che è il proprio passato, Franzen lo fa per prolungare il gesto del padre, che ogni sera muoveva il termostato del riscaldamento di casa verso la "zona benessere". In lui l'ironia è sempre accompagnata da un movimento contrario di indulgenza e innesco emotivo. Sei sono le tessere che compongono il puzzle di questa autobiografia: la vendita della casa di famiglia; i "Peanuts" di Charles Schulz, e in particolare Snoopy, come chiave tragicomica della contestazione degli anni Settanta; un gruppo d'ispirazione cristiana, la Comunità, specchio dell'anomalia suburbana di Webster Groves; gli scherzi adolescenziali ai danni delle strutture scolastiche; l'innamoramento per la lingua tedesca, segno di una vocazione letteraria che inizia a esigere i suoi spazi; la passione per il bird watching. E intrecciata a questi momenti, naturalmente, una tormentata educazione sentimentale.
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  • 3

    Zona di disagio (del lettore)

    Franzen conferma le sue doti di arguto scrittore e intellettuale, ma non ai livelli di 'Le correzioni'. Questo entrare a mani tese sulla sua vita talvolta lascia fuori il lettore. Franzen rincorre, co ...continua

    Franzen conferma le sue doti di arguto scrittore e intellettuale, ma non ai livelli di 'Le correzioni'. Questo entrare a mani tese sulla sua vita talvolta lascia fuori il lettore. Franzen rincorre, con una scrittura familiare e a tratti divertente, frammenti della propria esistenza, che non sempre riesce a restituire del tutto a chi sta leggendo. La prima parte del libro è incalzante, vien voglia di sapere di più del giovane Jonathan, ma a un certo punto lo si perde di vista e lo si ritrova adulto smarrito. 'Zona di disagio' è comunque piacevole, ci ricorda però che le aspettative dovrebbero essere accantonate. Arrivare sino all'ultima pagina del libro è doveroso, così come continuare a immergersi nella implacabile scrittura di Franzen, un neorealista post moderno che ci racconta delle relazioni umane, delle conversioni emotive, dei conflitti generazionali, dell'adultizzazione del bambino e dell'infantilizzazione dell'adulto, di una società spaventata e contraddittoria. E lo fa benissimo.

    ha scritto il 

  • 3

    Sempre ironico e spietato, ma la Zona Disagio dei Franzen di Western Springs non tocca mai le vette dei Lambert di St. Jude. Più intrigante quando inventa che quando racconta se stesso. Un pò deludent ...continua

    Sempre ironico e spietato, ma la Zona Disagio dei Franzen di Western Springs non tocca mai le vette dei Lambert di St. Jude. Più intrigante quando inventa che quando racconta se stesso. Un pò deludente.

    ha scritto il 

  • 0

    Meraviglioso Franzen

    "Il doppio legame, il problema della consapevolezza unita all'insignificanza, non sparisce mai. Non smettiamo di aspettare che la vera storia cominci, perchè l'unica vera storia, alla fine, è la morte ...continua

    "Il doppio legame, il problema della consapevolezza unita all'insignificanza, non sparisce mai. Non smettiamo di aspettare che la vera storia cominci, perchè l'unica vera storia, alla fine, è la morte." Tagliente, preciso, umoristico, divertente e davvero incisivo

    ha scritto il 

  • 4

    Noioso e sconclusionato? Direi proprio di no. Sarà che sono di parte e mi sembra sempre che Franzen mi dica "Porta pazienza Diletta, sono solo parenti", ma io lo definirei semplicemente chirurgico e l ...continua

    Noioso e sconclusionato? Direi proprio di no. Sarà che sono di parte e mi sembra sempre che Franzen mi dica "Porta pazienza Diletta, sono solo parenti", ma io lo definirei semplicemente chirurgico e letale.

    ha scritto il 

  • 2

    ..Ancora la famiglia, come ne "Le correzioni", ma non più nodo dinamico, centrifugo e centripeto, dell'agire ma semplice abbrivio della narrazione che, del resto, rimane ben al di sotto de "Le correzi ...continua

    ..Ancora la famiglia, come ne "Le correzioni", ma non più nodo dinamico, centrifugo e centripeto, dell'agire ma semplice abbrivio della narrazione che, del resto, rimane ben al di sotto de "Le correzioni" e delude chi ancora ne ricorda l'intensa intelaiatura tematica e la straordinaria ricchezza contenutistica.
    L'opera ha, a tratti, la pretesa di connotarsi come "romanzo di formazione" , senza tuttavia riuscirci, perchè il percorso umano del protagonista risulta sostianzialmente bloccato: Franzen, dopo la sua adolescenziale difficoltà di inserimento nel gruppo e dopo instabili e fallimentari legami sentimentali - escludendosi dal normale flusso esistenziale - finisce come patito di "bird watching"!
    Tolti taluni rari momenti in cui, timidamente, riemergono la nota capacità narrativa, una sottile ironia, e rapidi, attualizzanti riferimenti alla politica antiecologica di Bush, il romanzo risulta francamente noioso, come freddi e noiosi sono gli elenchi delle letture di fumetti all'inizio e l'interminabile sequela di varietà ornit0logiche della parte conclusiva, che - in quanto puramente riempitiva - verrebbe addirittura voglia di saltare.
    Alla fine........ di "Zona disagio" rimane soprattutto il disagio di chi legge!
    31 gennaio 2009

    ha scritto il 

  • 3

    zona noia

    L’idea è carina, Franzen è sempre creativo, ha sempre un suo umorismo, un suo stile,
    Piú mesi passavano senza che ci avvicinassimo a una gravidanza, e piú la incalzavo perché andassimo a vivere insie ...continua

    L’idea è carina, Franzen è sempre creativo, ha sempre un suo umorismo, un suo stile,
    Piú mesi passavano senza che ci avvicinassimo a una gravidanza, e piú la incalzavo perché andassimo a vivere insieme; piú la incalzavo, e piú la californiana diventava volubile; a quel punto decisi che occorreva lanciare un ultimatum, che portò a una rottura, e poi un ultimatum piú definitivo, che portò a una rottura piú definitiva, e poi un ultimatum definitivo definitivo, che portò a una rottura definitiva definitiva, subito dopo la quale andai a fare una passeggiata lungo un laghetto nella parte meridionale del parco e vidi una coppia di germani reali nuotare l’uno accanto all’altra, frugando insieme tra le alghe, e scoppiai a piangere.

    e ci si identifica spesso nel giovane Jonathan alle prese con una mamma autoritaria che ti rovina la vita anche decenni dopo che sei scappato da lei
    In qualunque momento degli ultimi vent’anni della sua vita, i membri della famiglia sparsi in tre diverse zone di fuso orario potevano angosciarsi per le sue opinioni forti, dichiarare schiettamente il loro disinteresse per quelle opinioni, oppure telefonarsi a vicenda per chiedere consiglio su come affrontarle. Chiunque abbia pensato che AMA TUA MADRE fosse uno slogan adatto per il paraurti di un ecologista, evidentemente non ha avuto una mamma come la mia. Nel pieno degli anni Novanta, guidando dietro Volvo o Subaru decorate con quell’ammonizione e con la relativa istantanea della Terra, mi sentivo oscuramente intimidito, come se il messaggio fosse «La natura si chiede perché non ti fai sentire da quasi un mese», o «Il nostro pianeta disapprova risolutamente il tuo stile di vita», oppure «La Terra detesta brontolare, ma…»

    e un papà con tante aspettative per lui, come spesso capita agli adolescenti e ai papà, però lasciatemelo dire: questo libro è un po’ noioso. Ho trovato comunque interessante il capitolo sull’ornitologia e quello sul suo matrimonio e sul suo bisogno di libertà, però l’intero romanzo è ben al di sotto delle aspettative, scordatevi le correzioni! Da un grande autore ci aspetta un grande romanzo e questo non lo è. Noi poveri lettori ci siamo rimasti molto male!

    ha scritto il 

  • 0

    A volte, con un libro si creano inspiegabili legami, questa è stata una di quelle volte.
    Non so cosa pensare del libro, sono brevi raccontini (i primi); articoli riciclati (l'ultimo); saggi sulla feno ...continua

    A volte, con un libro si creano inspiegabili legami, questa è stata una di quelle volte.
    Non so cosa pensare del libro, sono brevi raccontini (i primi); articoli riciclati (l'ultimo); saggi sulla fenomenologia dei Peanuts; appunti biografici di un ragazzo che cresce; brevi "saggi" (bellissime parti) di letteratura tedesca.
    Appunti disorganici, il cui unico legame è il protagonista e i suoi ricordi, messi lì in maniera estemporanea, in ordine temporale ma senza altri grandi fili logici.
    Alcune parti (in particolare l'ultima) sono noiosi e forse anche inutili; una è pieno di passione e amore per la letteratura; un'altra con spunti di divertente ironia in mezzo a un desolante piattume e scherzi scemi; altre sono ricordi di un ragazzino,non abbastanza fico da essere uno dei leader della scuola né abbastanza sfigato da essere uno dei nerd della scuola, che cerca di barcamenarsi tra l'aspirazione ad essere un capo, la consapevolezza di non esserlo e la necessità di fare le cose che fanno il resto dei coetanei. Questo è il massimo disagio espresso dal libro, tanto da far chiedere "ma dove sarebbe il disagio?".
    Eppure questo piccolo romanzo di formazione mi è piaciuto, nonostante parli di un mondo e di un vissuto diverso dal mio; mi ha emozionato, in alcune occasioni facendomi chiudere il libro con una sensazione di piacevole pienezza, e mi ha ricordato il mio amatissimo/odiatissimo prof del liceo con il suo dire che i tedeschi sono invidiosi degli italiani ("C'era il commovente e riabilitante anelito dei tedeschi a non essere affatto tedeschi, bensì italiani, anelito che Goethe catturò nel classico verso del Wilhelm Meister"). Misteri dei libri.

    ha scritto il 

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