storie di ordinaria follia

erezioni eiaculazioni esibizioni

Di

Editore: universale economica feltrinelli

3.9
(6892)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Portoghese , Ceco , Greco

Isbn-10: A000067218 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Tascabile economico , eBook

Genere: Biografia , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
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  • 3

    Maledetto Bukowski!

    Charles Bukowski è uno scrittore sui generis: difficilmente lo si riesce ad inquadrare. Ho trovato questo libro tra gli scaffali della mia libreria, ho letto la breve biografia sul retro e me lo sono ...continua

    Charles Bukowski è uno scrittore sui generis: difficilmente lo si riesce ad inquadrare. Ho trovato questo libro tra gli scaffali della mia libreria, ho letto la breve biografia sul retro e me lo sono portato in vacanza. Bene, sapevo che narrativamente era sopra le righe, ma mi ha lasciata sconvolta.
    Non avevo mai letto nulla di simile: all'inizio ho provato repulsione, poi mi sono accorta che non riuscivo a smettere. Questa raccolta di racconti (credo che a parte avvenimenti fantasiosi al limite della realtà ci sia molto della sua vita privata) parla in maniera volgare e diretta di perdizione, sesso, alcol, letteratura, umanità, povertà... vita insomma. Qualcosa in lui lo rende affascinante mentre qualcos'altro è assolutamente ripugnante. Lui è il folle che ha il coraggio di dire la verità senza filtri. Una sua verità con cui codifica una realtà più folle di lui. Ma non per questo meno vera di alcune interpretazioni della vita. A volte il suo linguaggio è disgustoso, ma tra le righe leggi sensibilità e poesia. Almeno è vero, lui non mente mai: neanche quando inventa.

    ha scritto il 

  • 3

    Bukowski è Bukowski!

    Charles Bukowski è un autore che spiazza: o piace o si odia. Io lo conobbi per caso in biblioteca scegliendo casualmente Panino al prosciutto, una sorta di biografia della sua vita. Ecco, se ancora no ...continua

    Charles Bukowski è un autore che spiazza: o piace o si odia. Io lo conobbi per caso in biblioteca scegliendo casualmente Panino al prosciutto, una sorta di biografia della sua vita. Ecco, se ancora non conoscete questo autore particolare e sopra le righe, vi consiglio di partire leggendo proprio Panino al prosciutto.

    Ho piacevolmente ritrovato un autore che mi mancava, del quale ti affezioni, nonostante il suo stile forte e brusco. Questa raccolta di racconti (scritti tra il 1967 e il 1972) ci mostra tutte le caratteristiche e le tematiche a lui care: corse di cavalli, donne, avventure al limite della decenza, ubriacature, insonnie, tasche vuote, eccetera eccetera. Lui è un genio e contemporaneamente un barbone. Lui è un santo e insieme un peccatore. Un fallito e insieme un uomo di successo con le donne. Forse un pazzo, ma un pazzo che sa come godersi la vita. A volte crudo, a volte delicato e poetico. Lui è semplicemente se stesso, ecco quello che mi piace di Bukowski: lui ti porta se stesso.

    ha scritto il 

  • 4

    non avevo mai letto Bukowski. E' incandescente, sporco, scorretto, senza peli sulla lingua, diretto, sibillino, maschio, velatamente misogino, un po' ripetitivio, palesemente scollegato dall'alcol, nu ...continua

    non avevo mai letto Bukowski. E' incandescente, sporco, scorretto, senza peli sulla lingua, diretto, sibillino, maschio, velatamente misogino, un po' ripetitivio, palesemente scollegato dall'alcol, nudo, onesto, con una sensibilità tagliente, odia gli altri, la società americana, ma anche se stesso, è irascibile, controverso, instabile. Storie di ordinaria Follia è da bere tutto d'un sorso come le birre che si schiantano i suoi protagonisti. Ha un ritmo da fuorigiri e personalità da vendere. Colpisce prima, affossa poi, si innalza alla fine. E' monotono e scatenato, Buck è uno di noi, anche meglio, anche peggio.

    ha scritto il 

  • 4

    Al liceo avevo un compagno di classe, che veniva a scuola due volte no e una sì, e quando veniva, sempre rigorosamente con la sua felpa gialla e i pantaloni del pigiama sotto i jeans, affrontava le le ...continua

    Al liceo avevo un compagno di classe, che veniva a scuola due volte no e una sì, e quando veniva, sempre rigorosamente con la sua felpa gialla e i pantaloni del pigiama sotto i jeans, affrontava le lezioni con menefreghismo. Aveva pochi amici e si prendeva gioco di tutti gli altri.
    Inutile dire che era un musicista e che aveva già alle spalle dei problemi che i professori definivano "di sfondo sociale"...
    Io lo consideravo il più intelligente della classe, e sicuramente quello più sensibile. Senza contare il fatto che era per me un buon amico.
    Rileggere Bukowski mi ha fatto ripensare a lui. La sua rabbia quasi silenziosa e il suo cinismo, che non sfociano mai in rassegnazione, il suo sarcasmo, le sue storie quasi psichedeliche...tutto mi riportava alla mente il suo modo di parlare e ragionare.

    Soprattutto in alcuni passi, come questo:

    Tutti abbiamo udito la donnetta che dice: "Oh, è terribile quello che fanno questi giovani a se stessi, secondo me la droga è una cosa tremenda." Poi tu la guardi, la donna che parla in questo modo: è senza occhi, senza denti, senza cervello, senz'anima, senza culo, né bocca, né calore umano, né spirito, niente, solo un bastone, e ti chiedi come avran fatto a ridurla in questo stato i tè con i pasticcini e la chiesa.

    Ammetto che questo libro a tratti mi ha annoiata, forse perché non riuscivo a cogliere qualcosa dietro al "marciume" di tanto alcol e sesso descritto. Ma in molti tratti, soprattutto per il pensiero al mio compagno di classe, mi ha trasmesso tanta tenerezza.

    ha scritto il 

  • 2

    Di sicuro non è facile scegliere con quale approccio affrontare la traduzione di un libro che al suo interno ha termini in slang ammmericano. Ma fatico comunque a capire la scelta fatta in questi racc ...continua

    Di sicuro non è facile scegliere con quale approccio affrontare la traduzione di un libro che al suo interno ha termini in slang ammmericano. Ma fatico comunque a capire la scelta fatta in questi racconti. Una traduzione quasi dialettale, ci mancava quasi qualche "ah bella!" Le storie ne risultano a volte ridicole e poco credibili.
    Peccato, avrebbe meritato di più.

    ha scritto il 

  • 4

    Dal forte taglio autobiografico o forse no, quella che si delinea in questo racconto/romanzo, che forse racconto o romanzo non è, è la narrazione di un'inquietudine e di un estremo desiderio di afferm ...continua

    Dal forte taglio autobiografico o forse no, quella che si delinea in questo racconto/romanzo, che forse racconto o romanzo non è, è la narrazione di un'inquietudine e di un estremo desiderio di affermazione. Di sé, dei propri modi di vivere senza preoccupazioni, di fare le cose con estrema leggerezza e con la profondità di un vero artista. La scrittura segue il profondo movimento interiore dell'autore/protagonista: a volte accelera, a volte rallenta, in alcuni casi regala favole di altri, che potrebbero essere favole dello stesso protagonista; la mancanza di punteggiatura o la mancata applicazione di alcune regole grammaticali, come l'utilizzo delle maiuscole, lì dove compaiono, avvolgono il lettore in un reale passaggio guidato all'interno della vita dell'artista, e danno la sensazione tangibile di essere spettatori a guardare ciò che capita. Ancora meglio, mettono il lettore nella posizione di ascoltatore di una storia che sta venendo appena raccontata dall'interlocutore-autore. L'evoluzione della storia è quasi inesistente, il tempo non assume connotati chiari e lineari: tutti gli eventi potrebbero accadere nello stesso momento, non c'è sequenzialità, né causa-effetto, a riprova del forte desiderio di affermazione dell'estro dell'autore nella figura del protagonista, che vuole vivere nella maniera più elementare possibile, anticonvenzionale. Quest'ultima, che assume la forma della satira o della critica velata se non crudamente palesata, nella sua estremizzazione è estremamente semplice. I richiami alla politica, ai costumi in cambiamento con l'arrivo della televisione, alle possibilità e alle condizioni lavorative, alle differenze sociali lo rendono uno spaccato prezioso di un'epoca, che si ripropone anche nel terzo millennio, seppure in maniere differenti. Selvaggiamente sentimentale, per certi versi atroce, certamente eccessivo, con quest'opera Buk rende a tutti noi la possibilità di essere nudi e crudi, veri e tutti uguali di fronte alle sovrastrutture culturali che ci allontanano dal seguire le nostre primarie necessità e ci farebbero essere estremi, dannati, ma forse più felici. Un'esperienza multisensoriale della vita.

    ha scritto il 

  • 3

    I racconti di questa raccolta, va detto, sono un po' monotoni. Per fortuna, piú si va vanti, più la monotonia dei temi è compensata da una serie di riflessioni, spunti e massime sulla vita che, finalm ...continua

    I racconti di questa raccolta, va detto, sono un po' monotoni. Per fortuna, piú si va vanti, più la monotonia dei temi è compensata da una serie di riflessioni, spunti e massime sulla vita che, finalmente, danno un senso al tutto.

    ha scritto il 

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