Lori Marchi's Reviews34

Lori MarchiLori Marchi wrote a review
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Voglio sappiate che ci siamo ancora
by Esther Safran Foer
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Lori MarchiLori Marchi wrote a review
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Olive, ancora lei
Quanta sincera ruvidezza sta nell’animo di Olive Kitteridge, e quanta contraddizione nei suoi pensieri: fastidio, amicizia, disponibilità, egoismo, egocentrismo, rimpianto, incanto. Lei, sempre lei, ormai vecchia e un pò goffa, ma dalla forte personalità che può piacere molto e anche piacere proprio poco alle persone. Controcorrente, la sua presenza nella cittadina di provincia nel Maine, affacciata sull’Oceano, non passa inosservata.
Soprattutto stupisce i suoi lettori, perché già dal primo capitolo trova un nuovo marito, che conquista proprio per la sua franchezza, spontaneità : un vedovo un pò fedigrafo, che vuole passare la sua vecchiaia con questa nuova donna, un pò goffa ma rassicurante per lui. Una delle sue doti più apprezzate è proprio quella: saper rassicurare (Il travaglio – Luce – Amica) saper vedere oltre.
Olive è anche una donna normale, quasi banale: si, una professoressa di matematica, vedova di un farmacista, ma non è mai stata una donna in carriera, non è una donna che sgomita, che vuole emergere nel suo piccolo mondo. Vive una normalità della provincia americana fatta di casetta con giardino, riunioni fra amiche, semplici serate un pò noiose con marito e figlio. La sua lente di ingrandiment scruta con un certo interesse e acume l’animo umano delle persone che la circondano. E le cataloga.
Così delinea magistrali ritratti di persone e di relazioni fra persone in cui molti di noi si ritrovano, si identificano.
Un esempio: quanto sono noiose le nonne che mostrano le foto dei nipotini con insistenza alle amiche! Come sono difficili i rapporti fra cognate…spesso nascoste da finta disponibilità, ma che nascondono critiche feroci.
Per non parlare dei rapporti difficili fra genitori e figli, fra nuore e suocere. Quanto fastidio possono suscitare i bambini degli altri, mentre si vedono eccezionali i propri. Come è pesante da sopportare la convivenza anche solo per pochi giorni con i propri familiari, per genitori anziani, con consolidate abitudini.
Tra i personaggi che più mi hanno colpito c’è Cindy, malata di tumore, ex bibliotecaria, e Suzanne, una donna colpita da molte sciagure ma che sa affrontare con coraggio senza perdere la sensibilità; e Bernie, l’avvocato ebreo ungherese, che sa dare l’aiuto giusto nel momento giusto.
Ritroviamo spesso veri momenti d’incanto che Olive gode nel cogliere la luce del tramonto o un fremito di vento sull’oceano. E’ qui che il racconto spesso crea un salto di qualità oltre che un’interruzione del flusso della miseria umana, per liberare le sensazioni più dolci e profonde.
Olive, ancora lei
by Elizabeth Strout
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Lori MarchiLori Marchi wrote a review
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Cani selvaggi
Siamo in un paese del Canada dove una piccola città è circondata da un ampio e fitto bosco, un grande e impetuoso fiume e da campi e fattorie al limitare. Mosche fastidiose e zanzare infestano la zona; nel bosco vivono molti animali, piccoli roditori, topi, conigli, e lupi.
Dunque una natura selvaggia che l’uomo in parte domina con la sua struttura urbana e sociale: gli abitanti sono occupati prevalentemente nel lavoro di fabbrica, il grande mobilificio che fornisce ai canadesi mobili di buona fattura e curati da artigiani specializzati. Per decenni l’attività è stata florida e ha fornito alla working class del posto una certa stabilità economica se non proprio un benessere sociale.
La natura selvaggia del luogo riemerge quando il mobilificio chiude. Gli uomini restano a casa, le famiglie si sfasciano, e molti sono alla deriva con sogni spezzati e frustrazioni esistenziali.
Alice è una delle protagoniste, intorno alla quale ruotano anche le storie degli altri cinque personaggi. Ha fatto mille mestieri che spesso non riesce a tenersi stretta. Nonostante abbia un buon livello di istruzione ora lavora a un distributore di benzina. Il fidanzato con cui convive ha perso il lavoro, e geloso dell’affetto che lega Alice al suo cane Hawk, lo ha portato a perdere nel bosco. Anche altri hanno abbandonato i loro cani perché non potevano più mantenerli, o semplicemente per dispetto, come il patrigno di Jamie.
I cani abbandonati si sono rifugiati sempre più all’interno della foresta diventando un branco di cani selvaggi che vive razziando nelle fattorie. Erano cani domestici, affezionati ai loro padroni, fedeli, affettuosi. Ora i loro padroni li aspettano ogni sera dietro la fattoria di Cooper, dove erano stati abbandonati. Sentono la mancanza dei loro animali che con la loro dedizione riempivano il vuoto delle loro vite squallide. Li chiamano nell’ora del tramonto sperando che compaiano e ritornino. Ma invano.
L’autrice è estremamente abile a introdurci nel mondo interiore di esseri umani alla deriva che si ritrovano nella comune condizione di esseri stati abbandonati. Una condizione che molti hanno già sperimentato: “C’è un momento che la corda si allenta, un arrivederci prima di un addio” dice la protagonista. E’ stato così per il padre, che l’ha preparata al suo addio, ed è stato così per il suo cane, che ha scelto di dormine sul divano, abbandonando il suo letto, prima di scomparire. Ed ora i cani non sentono più nessun richiamo affettivo ora che sono nella vita selvaggia.
Questo libro nel suo fluire di storie comuni, è una riflessione sul rapporto tra natura selvaggia, istinto, desiderio di branco, desiderio d’amore e di legami. Un nuovo branco si forma ai margini della foresta: sono i sei personaggi che cercano i loro cani e che si legano l’un l’altro per fuggire alla solitudine.
La parte finale del romanzo dà la parola a tutti i personaggi coinvolti, cosicchè si scoprono i lati nascosti della vicenda ancora non rivelati dall’autrice. Tutte queste voci ci parlano al cuore: Lily, che sceglie di fuggire la società, Jemie, che recupera un suo personale senso critico sulla vita; Malcom che trova nell’amicizia e nella comprensione di Alice una via d’uscita e Walter Peddentlon, che vive nel seminterrato della casa della figlia destinato a soccombere alla vecchiaia, che infine trova una insperata seconda occasione.
Cani selvaggi
by Helen Humphreys
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Lori MarchiLori Marchi wrote a review
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Il giardino d'estate
by Paullina Simons
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