Pensandbike ✒️🏍🖋's Reviews219

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Tenero, delicato e profondo.
🤫 Spoiler free😜
La centrale nucleare di Chernobyl prendeva il suo nome da un piccolo villaggio che da anni era restato solo un segno sulle carte; in realtà l'abitato a ridosso della centrale era Pripyat. E' proprio lì, che in quel maledetto 26 aprile del 1986 le due protagoniste Valentina e Oksana si svegliano con il resto del paese vedendo un bagliore rosso che in corrispondenza della centrale colora il cielo a sud, ed un denso fumo di uno strano colore blu che sale verso le nuvole.
Ha inizio dunque la fuga dalle radiazioni delle due ragazzine verso l'ignoto: prima accompagnate dalle rispettive madri, ma ben presto da sole. Il viaggio ed il successivo soggiorno a Leningrado genereranno un legame sempre più stretto tra le due adolescenti che dovranno confrontarsi con dolorose perdite, con la violenza, col più gretto antisemitismo, con i pregiudizi, con porte chiuse in faccia, con la cattiveria, con la povertà e con la faccia più dura e repressiva del regime. Ma conosceranno anche la generosità, l'accoglienza, l'amicizia, l'affetto più sincero, il calore umano che libera il cuore dal gelo più profondo, con l'amore che si manifesta dove meno lo aspetteresi.
E molto, molto ancora che potrete scoprire leggendo questo bellissimo racconto, ispirato da una storia vera, che vi farà conoscere personaggi indimenticabili, che commuove e nutre l'anima.
Non ho capito se questo Blackbird sia considerato un libro per ragazzi; indubbiamente promuove una serie di valori importanti, ma senza essere minimamente banale e rivelandosi al contrario decisamente profondo.
Vale senz'altro di leggere in appendice la Nota dell'autrice ed anche i ringraziamenti.
Lo consiglio caldamente senza alcuna remora.
Blackbird
by Anne Blankman
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Condominio Freud
-- Forse un pelo di spoiler? Nel caso molto meno del riassunto ufficiale --

Un romanzo molto particolare questo "Tre piani": apparentemente le tre storie contenute sono solo riferite agli abitanti dei tre piani di una palazzina nei sobborghi di Tel Aviv, ed in effetti sono intitolati "Primo piano", "Secondo piano", e "Terzo piano". La realtà è però un pò più complessa.
Nel racconto di apertura, una situazione assolutamente normale si sviluppa in modo imprevedibile avvolgendo come spire di un letale serpente il giovane protagonista, che seguendo i propri istinti si trova imprigionato in situazioni sempre più compromettenti dalle quali diventa impossibile uscire indenne.
Il secondo piano ci rivela una giovane donna madre di due bambini; il marito è costantemente fuori casa per lavoro e lei, frustrata e sull'orlo della paranoia, si trova a vivere una vicenda che la espone a forti rischi e la coinvolge passionalmente. Neppure lei però è certa se ciò che l'ha coinvolta è realmente accaduto o frutto della sua fantasia.
Ed infine il racconto del terzo piano: decisamente il più bello e delicato, in grado di commuovere e coinvolgere emotivamente il lettore: una donna che ha esercitato la professione del giudice ma è ormai in pensione mentre si trova a dover elaborare il lutto del marito appena defunto accetta di mettere la sua professionalità al servizio di una causa nuova. Dovrà anche fare i conti con il traumatico distacco del figlio verso il quale le incomprensioni, causate in special modo per il carattere autoritario del marito, hanno scavato non un solco ma un vero e proprio canyon.
E' proprio quest'ultimo racconto a dare un senso all'intero libro; non solo perché ci svela "en passant" che le vicende dell'uomo del primo piano l'hanno condotto al patatrac e che la storia vissuta dalla donna del secondo piano è effettivamente reale, ma soprattutto rivela che i tre piani non sono solo quelli della palazzina ma anche e soprattutto quelli in cui secondo Freud è divisa l'anima: l'ES, dove risiedono passioni ed istinti (che hanno inguaiato l'uomo del primo piano);
l'IO, che cerca di conciliare desideri e realtà (il conflitto tra reale ed immaginato della donna del secondo piano);
il Super-IO, che ci richiama con severità a valutare l'effetto delle nostre azioni sul prossimo. Anche qui è palese il riferimento al terzo racconto nel mettere in discussione il ruoli di genitori della protagonista e del suo defunto marito.
Un libro non proprio facile perché letto con superficialità lascia inespresse molte delle sue potenzialità.
Tre piani
by Eshkol Nevo
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La pelle viva continua a bruciare.
9 Ottobre 1963: un'enorme frana si stacca dal monte Toc e precipita nell'invaso artificiale del Vajont: l'onda che si genera investe la diga, che resiste all'impatto ma viene scavalcata da un'immensa massa d'acqua che si abbatte come un maglio sul sottostante paese di Longarone, che viene letteralmente spazzato via. Anche sul lato a monte dell'invaso l'onda provoca morti: complessivamente saranno più di duemila. Fatalità? Assolutamente no. Tutto ampiamente previsto, rappresentato, denunciato a più riprese a tutti gli organismi partecipi. Quei morti hanno pesato su coscienze ben definite e precise.
Tutte queste vite sono state immolate sull'altare del denaro, dell'interesse, del potere che si mantiene e prospera con le complicità politiche, con la corruzione, con l'intimidazione.
Invito chi fosse portato a pensare che certi episodi sono potuti accadere in epoche in cui la consapevolezza della gente, la circolazione delle notizie, i mezzi tecnici erano imparagonabili rispetto a quelli attuali, a ricordare il crollo del ponte Morandi di Genova, il 14 agosto del 2018: non sono forse i medesimi ingranaggi che si sono messi in movimento anche in quell'occasione, nonostante i 55 anni trascorsi?
Per favore, non mettiamo a raffronto la gravità degli episodi in base al numero dei morti, che a Genova è stato di cinquanta volte inferiore: se c'è una cosa priva di senso è quella di voler fare la hit parade di disgrazie e iniquità. Ciò su cui c'è da riflettere è il disprezzo delle vite perpetrato tacendo quando si dovrebbe parlare, anzi, urlare; il compiacere i potenti di turno sminuendo o addirittura negando il pericolo incombente, nascondendo, falsificando, aggiustando....
Una considerazione che mi viene da fare è quella che chi ha avuto la parte dell'assassino, il Monte Toc da una parte, il Ponte dall'altra, abbia in realtà fatto l'impossibile per evitare o mitigare la tragedia: il monte emettendo sordi boati, vibrazioni, frane sin da molti giorni prima del tracollo, il ponte resistendo stoicamente al carico di colonne di mezzi fermi su tutte le sue corsie solo un paio di giorni prima del crollo: lo posso dire perché era poche centinaia di metri sotto le mie finestre e se fosse crollato allora il bilancio delle vittime sarebbe stato enormemente più pesante.
Quanto al libro va valutato sotto due aspetti: la documentazione e la cognizione dell'autrice è assoluta: ogni affermazione è avvolorata da documenti ed atti puntualmente menzionati nelle numerosissime note: meriterebbe il massimo dei voti. La leggibilità logicamente risente negativamente di questa puntigliosità. La media sono le quattro stelle.
Sulla pelle viva
by Tina Merlin
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Resto qui
by Marco Balzano
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Bolle di sapone
by Marco Malvaldi
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