Marco Cecchini's Reviews13

Marco CecchiniMarco Cecchini wrote a review
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Teresa Ciabatti scrive (almeno questo "romanzo", al momento l'unico suo che abbia letto) con uno stile che definirei quasi fastidioso. Non direi che si tratta di un romanzo, sembra piuttosto una sorta di scomposta confessione, disordinatamente costruita con frammenti di ricordi, adolescenti illusioni, autoinganni, scoperte e disillusioni. All'inizio del libro dice che si tratta di fatti e persone reali. Mi è sembrato che, il raccontarli, sia stato assecondare l'esigenza di confessare, più che l'evento in sé, tutte le insicurezze, gli stati d'animo, gli errori, i fraintendimenti, gli abusi subiti e fatti nel corso della vita. L'accozzaglia, spesso confusa e poco chiara, di eventi raccontati, potrebbe forse rappresentare la confusione che tutti abbiamo nella testa (suppongo, almeno per me è così) quando cerchiamo di reinterpretare la nostra vita, di darle un senso. A volte non si sa più se ciò che ricordiamo lo abbiamo vissuto realmente o lo abbiamo sognato, se ciò che crediamo di aver vissuto sia solo una nostra interpretazione della realtà, mentre per gli altri, quello stesso evento, abbia avuto un significato totalmente diverso. Non sono del tutto convinto che questo stile sia meditato e voluto, ma la storia, alla fine, è ben ricostruita. Fornisce spunti di riflessione su ciò che passa nella testa degli adolescenti, e degli adulti. È un racconto schietto, sincero, privo di inibizioni, una sorta di esame di coscienza. La protagonista, spietata con tutti, non ne esce molto bene. Non sembra neanche realmente condannare se stessa. D'altra parte i torti si subiscono e si fanno. Essere onesti con se stessi è il primo passo per riuscire a perdonarsi e a perdonare gli altri. Forse dovremmo farlo tutti. Sarebbe meglio iniziare prima dell'età della protagonista, così da fare meno danni in giro. Effettivamente però è difficile. La vita richiede molto tempo per essere compresa: la viviamo nell'incoscienza e solo alla fine, avendone l'esperienza, la possiamo capire. E non è neanche detto che ci si riesca. In fin dei conti, credo che valga la pena leggerlo.

Sembrava bellezza
by Teresa Ciabatti
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Marco CecchiniMarco Cecchini wrote a review
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L'Aleph
by Jorge Luis Borges
(*)(*)(*)(*)(*)(5,290)
Marco CecchiniMarco Cecchini wrote a review
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Travolgente. Imperdibile. Trama articolata, che mantiene suspense e mistero fino alla fine.

289 pagine che mantengono costantemente in moto il nostro cervello e ci stimolano a pensare a quanto pesano le nostre azioni su chi ci è vicino, a quanto siamo in grado di accogliere e di accettare, a quanto sia importante conoscere la verità, dirsi tutto.

I personaggi hanno tutti una grande forza e perseveranza; gli esseri umani possono essere così. La storia è ispirata da persone reali e da eventi realmente accaduti.

Bisogna leggere con attenzione l'inizio, un po' confuso, per capire i rapporti tra i personaggi. La narratrice è Ghili, la figlia di Nina e Rafael, la nipote di Vera e Milos, ma si tratta di una famiglia sorta dalle seconde nozze di Tuvia, padre di Rafael, con Vera, madre di Nina, ed i rapporti tra loro sono quindi intricati. Sono rapporti complicati da un dramma, da una dittatura, quella di Tito, nella ex Iugoslavia. La vicenda comincia e finisce però in Israele ed attraversa l'arco di tempo della vita di tre generazioni. Grossman racconta di grandi amori, in particolare di due, quello di Vera per il suo primo marito, Milos, e quello di Rafael per Nina, ma anche degli amori leali e sinceri, come quello di Tuvia, che permettono a Vera di ricominciare a vivere dopo la detenzione nel campo di "rieducazione" di Goli Otok. L'amore è il protagonista di tutto il racconto, ma non è solo quello di coppia, c'è di più, è quello tra madri e figlie, è quello che si può creare all'interno di una famiglia. Anche se una grande ingiustizia, anche se la pazzia di un dittatore può sconquassare la vita di più generazioni, la volontà di capire e l'opportunità di esprimere ciò che abbiamo chiuso in noi, che ci può essere offerta da chi ci ama, possono riaprire le porte alla speranza.

La vita gioca con me
by David Grossman
(*)(*)(*)(*)(*)(206)
Marco CecchiniMarco Cecchini wrote a review
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Si! La montagna incantata. Thomas Mann. Hm. E chi sono io per poter dire qualcosa.

La verità è che mi aspettavo, qualcosa di decisamente più entusiasmante.

Si tratta di due volumi corposi e scritti fitti, per circa 800 pagine. Ambientato in un sanatorio per malati di TBC, all'inizio del secolo ventesimo.


Il primo volume racconta l'ambientamento di Giovanni Castorp nel sanatorio, dove si reca per andare a trovare il cugino e poi resta perché si scopre anche lui malato. I personaggi rilevanti sono pochi. Tra questi c'è Settembrini, illuminista che si prende a cura l'educazione di Castorp. Le uniche pagine interessanti sono quelle in cui dialogano. C'è un amore che nasce, per madame Claudia Chauchat, ma non si sviluppa fino alla fine del primo volume e quando avviene, se non sapete bene il francese, vi perdete pure le pagine più interessanti, perché Mann ha scritto l'unico dialogo d'amore nella lingua franca dell'epoca, il francese appunto. Almeno nella mia edizione, le frasi che nel testo originale erano in lingue diverse dal tedesco sono state riportate non tradotte; per le frasi in italiano non ci sono ovviamente problemi, ma per il francese è diverso: se non l'avessi saputo mi sarei incazzato un pochino. Arrivare alla fine del primo volume è il lavoro più impegnativo, non so come ho fatto, la storia non va mai avanti e Mann si perde in descrizioni puntigliose di episodi e fatti del tutto marginali, ai quali non manca di fare riferimento nel corso del testo e che sarebbe quindi utile ricordarsi, ma proprio non ce la si fa. Per mantenere vivo l'interesse e non addormentarsi si deve cercare di apprezzare il valore "storico", le descrizioni dei personaggi e le riflessioni sull'animo umano, sulla malattia,... Ma sono poche pagine che bisogna aver la pazienza di scovare tra tutte le altre.


Preso da pazzia, dopo il bocconcino piccante (il dialogo con la Chauchat) piazzato alla fine del primo volume, mi sono coraggiosamente tuffato anche nel secondo volume aspettandomi una travolgente storia d'amore che mi ripagasse degli sforzi fino a lì fatti. Effetivamente il secondo volume è un po' diverso dal primo. Diciamo così, che prende "vita", ahahah. Sembra diventare più filosofico e i personaggi aumentano, viene introdotto Nafta che serve da contraltare per Settembrini e la contrapposizione tra cultura conservatrice ed illumista genera interessanti dibattiti, ma anche qui sono poche le pagine che vale la pena leggere. La bella russa torna nel sanatorio, ma in compagnia, e quindi l'amore continua a non svilupparsi. Il compagno di Claudia, Peeperkorn, è un personaggio veramente particolare che affascina tutti per la sua personalità (e per i soldi che spende), ma può anche sembrare un mezzo pazzo e questo è ciò che pensa appunto Settembrini. Castorp invece coglie aspetti profondi dell'animo umano e in alcune parti, per alcuni aspetti, il libro dà effettivamente qualche arricchimento. Non voglio assolutamente sminuire l'opera di un gigante come Mann, ma che fatica andare avanti, per gente come me, che tende a distrarsi, e che vorrebbe una maggiore densità di emozioni.

Morto lui, Peeperkorn, lei, Claudia, sparisce e il povero Castorp rimane lì, come un babbeo. Cosa posso aggiungere, Il cugino va via per seguire la sua passione militare, torna più malato di prima e muore, Settembrini e Nafta litigano e fanno un duello, Nafta muore ma non vi dico come. Mi è rimasto un briciolo di rispetto per i pazzi che vorranno comunque intraprendere questa odissea. L'ultima parte del libro se ne va tra sedute spiritiche, solitari con le carte e l'arrivo della guerra.


È a questo punto chiaro che la mia recensione è una vendetta nei confronti dell'autore, per l'impegno che ho messo nella lettura e che non è stato adeguatamente ripagato dall'intima soddisfazione che sono abituato a provare alla fine di libri così famosi; vendetta per il tempo che ho perso mantenendo l'illusione di poter scovare qualcosa che in realtà non arriva mai: sentite cosa dice il narratore nell'ultima pagina del libro: "Addio Giovanni Castorp, onesto beniamino della vita! La tua storia è giunta al termine. L'abbiamo narrata fino in fondo: essa non fu né lunga né breve, fu una storia ERMETICA."


La montagna incantata
by Thomas Mann
(*)(*)(*)(*)(*)(2,715)