Mario Inisi's Reviews569

Mario InisiMario Inisi wrote a review
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Il romanzo è molto bello e ci a entrare nella vita di una famiglia nigeriana agiata, padre imprenditore nonché responsabile dell'unico giornale che si permette di dire la verità in un paese dove i colpi di stato sono all'ordine del giorno e chi dice la verità rischia la vita. In effetti il racconto si svolge in un momento politico in cui l'ennesimo dittatore ha preso il potere e nessuno osa alzare la voce contro di lui a parte Eugene. Eugene oltre che ricchissimo è anche cattolico. L'educazione cattolica impartita dai missionari è qualcosa di simile alla presenza dell'uomo bianco in Nigeria. Qualcosa che non porta pace e amore e nemmeno libertà, tutt'altro. A questo punto viene da chiedersi se c'è qualcosa di sottinteso nel romanzo. Come mai in un paese dove tanti sembrano morire di fame e non avere l'essenziale, un uomo possa arricchirsi vendendo biscotti e pessime bibite. Se dietro al giornale locale e alla sua voce così libera non ci sia lo zampino dell'uomo bianco. Da dove venga a Eugene il suo coraggio e se si sente in parte le spalle protette. Eugene è come figura contrapposto a padre Amadi, prete nero che va a riportare la religione cristiana in Europa. Il suo cristianesimo è molto più colorito e vivo, rinfrescato dalla promiscuità con la religione africana pagana, i suoi canti e la sua umanità. Padre Amadi è in grado di comunicare calore umano e amore, non solo regole rigide e castranti. La figura del padre padrone è molto ben costruita, accostata alla moglie fedele fino in fondo o quasi. La cosa del libro che mi ha un pochino deluso è il finale, secondo me poco coerente con la psicologia di tutti i personaggi. E' stato molto interessante sedersi alla tavola nigeriana assaggiando il cibo locale.
Mario InisiMario Inisi wrote a review
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Il mio anno di riposo e oblio tratta di un anno di abuso di psicofarmaci da parte della protagonista, una giovane donna ricca, magra, più bella di Sharon Stono a cui a prima vista non manca nulla, solo che le sono morti entrambi i genitori, ha un'unica amica che non può soffrire e un fidanzato Trevor con cui ha un rapporto affettivo appiccicoso, fatto solo di sesso, poco soddisfacente sotto qualsiasi punto di vista. Ora l'idea dell'anno di oblio non è del tutto peregrina, in quanto anni fa il sonno veniva usato come estrema ratio per la cura delle malattie psichiatriche nella speranza che il riposo prolungato facesse recuperare al paziente le sue scorte di neurotrasmettitori ormai sbilanciate. La psichiatra che ha in cura la protagonista è però peggiore e di molto dell'analista di Sara Gamberini (Maestoso è l'abbandono). Per cui prima di arrivare a un maestoso e necessario abbandono della psichiatra la protagonista passerà per cocktail di psicofarmaci di tutti i tipi in un delirio chimico. Oltre ad abbandonare la psichiatra, la protagonista necessita di lasciarsi alle spalle il pessimo fidanzato Trevor e forse Reva, l'amica che non sopporta, che ha lei pure un legame pessimo con il suo superiore, naturalmente sposato. Purtroppo a tagliare i rapporti con Reva ci penserà qualcosa d' altro. Il libro è ben scritto, cinico, senza tracce di empatia umana. Forse per questo la lettura risulta a tratti pesante. Il finale è particolare e interessante. E' un bel libro cui manca qualcosa, ma che con quel qualcosa avrebbe potuto essere bellissimo. Il finale quasi lo è.

Il mio anno di riposo e oblio
by Ottessa Moshfegh
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Mario InisiMario Inisi wrote a review
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Questo libro, un memoir, è bellissimo. Leggendolo capisco perché altre letture mi sono sembrate così sciape e scialbe. Le pagine brillano di vita e di affetto, è scritto da una persona con un cuore oltre che con un bella testa. Forse davvero ci vuole verità per fare arte o forse è vero che l’arte nasce dalla sofferenza.

Jesmyn racconta la sua vita nel Missisipi, una vita povera, tradita- il padre se n’è andato di casa con una ragazzina, la madre si è ammazzata di lavoro per sfamare i figli. Eppure la sua vita è stata meravigliosa, piena di affetti veri, di calore, di fratelli, di amici, di gente che per motivi culturali oltre che caratteriali ha a cuore gli altri, apre la casa agli altri, un mondo in cui c’è chi ha 14 figli e chi ne cresce qualcuno come se fosse suo. Le  cose più false nella vita di Jesmyn sono le sue relazioni con amici bianchi e ricchi. Una vita così bella e calda che Jesmyn non riesce a staccarsene per andare a fare carriera a New York. Una vita dove la persona a lei più vicina e a lei più cara è il fratello Josh. Stranamente, il distacco dalla famiglia, l’emancipazione culturale, porta Jesmyn a riavvicinarsi alla famiglia, a capire che sua madre che si è sacrificata e ha rinunciato alle sue aspirazioni che ha passato la vita a pulire cessi e pavimenti, rappresenta l’esempio più fulgido e il più grande insegnamento ricevuto nella sua intera vita. Un esempio umano di resilienza, di sacrificio e di bontà necessari a costruire qualcosa di buono per sé e per gli altri. Nonostante l’ingiustizia della povertà e della morte giovanissima del fratello,del  cugino e dell’amico, il dolore per la loro mancanza rappresenta paradossalmente il segno più evidente di una vita che ha lasciato il segno e che aveva un valore. Perciò è proprio attraverso l’annientamento dell’io, Io non sono niente, che si costruisce un noi così accogliente, tenero, appagante, inclusivo.  

E la grande oscurità che sembra incombere sulle vite dei neri del Missisipi è calda e luminosa come un sole d’agosto. 

Sotto la falce
by Jesmyn Ward
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Mario InisiMario Inisi wrote a review
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Questo saggio di Recalcati vuole fare chiarezza sul sacrificio distinguendo tra l’idea cristiana di accettazione della croce come base della salvezza e l’idea di DOVERE dare la vita per una causa che è alla base di ogni fondamentalismo religioso da quello islamico all’ideologia Hitleriana.

L’idea sana del sacrificio è quella di chi si getta nel fiume in piena per salvare chi ama. E’ l’amore che implica la piena identificazione con l’oggetto amato. il sacrificio (simbolico) serve all’inclusione nel contesto umano e non c’è nessun fantasma sacrificale, nessun amore mortifero per il gesto del sacrificio in sé.

Il sacrificio di parte del godimento pulsionale in questo caso è il prezzo da pagare per accedere alla dimensione umana della vita, cosa che manca in certe patologie psichiatriche. Il folle e il perverso rifiutano di rinunciare a questa parte del godimento e perciò rifiutano la dimensione umana dell’esistenza a favore di un godimento totale e non vincolato a leggi. Non distinguono cioè tra castrazione e dimensione simbolica del sacrificio.

Il cammello è l’animale simbolo di chi accetta di essere schiavo adorante di chi lo sfrutta, per paura della libertà.

Nel momento in cui Dio vieta ad Adamo di mangiare un frutto nasce l’angoscia del limite e la necessità di sacrificare l’innocenza a favore della libertà. Il cammello rinuncerebbe alla libertà per tornare all’innocenza.

L’uomo cammello è soggetto alla segreta tirannide di se stesso che fa del sacrificio una meta per paura della libertà. Ma il peccato più grande è il venire meno al proprio talento per paura. Nel fanatismo religioso non c’è il ritrovare Dio nell’uomo, ma il cancellare l’uomo nel nome di Dio. Il sacrificio ha un valore commerciale, e vorrebbe fare sentire in debito Dio e pagare l’accesso all’aldilà. Inoltre si crea dipendenza dall’altro a cui si sacrifica il proprio desiderio rinunciando alla libertà. Il sacrificio invece andrebbe vissuto come dono, non con calcolo. In questi soggetti “più calcolatori”  l’io si raddoppia e si sdoppia in un super io esterno alla coscienza che ingloba la legge e in un io che viene costantemente maltrattato dal super io. La legge della parola del Padre, serve a ridurre la potenza malefica del superio. Il soggetto melanconico vive nell’autoaccusa perpetua.

Il sacrificio rafforza la spinta del super io. All’opposto il sacrificio di Cristo è il sacrificio del sacrificio. Lui è venuto a completare la legge andando oltre la legge in direzione antisacrificale. La parabola più antisacrificale è quella del padrone che retribuisce allo stesso modo tutti i lavoratori indipendentemente dall’orario di lavoro.

Contro il sacrificio
by Massimo Recalcati
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