Идиот
by Достоевский
(*)(*)(*)(*)(*)(6,865)
"Идиот" (1868) - роман, в котором Достоевский впервые с подлинной страстью, ярко и полно изобразил положительного героя, каким его представлял. В князе Мышкине соединились черты образа Христа и, одновременно, ребенка, умиротворенность, граничащая с беспечностью, и невозможность пройти мимо беды ближ... More

All Reviews

22 + 649 in other languages
Maurizio A. R.Maurizio A. R. wrote a review
211
(*)(*)(*)(*)(*)
A cospetto di un landmark della letteratura mondiale è doveroso spendere due parole preliminari su quel che si è letto (ascoltato, in questo caso, su Audible): la fruibilità non può prescindere dal medium, che è la traduzione di Gianroberto Pacini.
Viene voglia di definirla sciatta: una maggiore accuratezza avrebbe evitato di ripetere cinque volte in un paragrafo l’aggettivo “straordinario”, o di tradurre il verbo commentare con “osservare”, che non sempre rende l’idea.
Allo stesso modo, l’interpretazione di Valerio Sacco sarebbe ottima, se una regia e una preparazione più attente avessero evitato di contraddire persino il testo. Cosi`, se Dostoevskij scrive che una frase fu urlata, si dovrebbe evitare di sussurrarla, sempre col tono implorante che diventa caricaturale alla fine di oltre venti ore di lettura.
Sul libro in quanto tale, poco da dire: un capolavoro assoluto, di modernità` sconcertante.
L’analisi della società russa, le cui contraddizioni interne provocheranno la (tragica) implosione del 1917, è perfetta e quasi profetica (Dosto morirà quarant’anni prima della rivoluzione); così quella dei tic dei nobili, dell’impossibile inseguimento di una maggior equità in una struttura così sclerotizzata eppure attraversata da aliti purificatori, da una tensione morale altissima (niente a che vedere con la capricciosa e riccioluta nobiltà` francese spazzata dalla prima rivoluzione).
E l’amore? Quello assoluto, totale di Natascia Filipovna o quello fresco e viscerale di Aglaia Epancina? Il contrappasso maschile non regge il confronto. Myskin e`, appunto un idiota: cioè un uomo di assoluta bontà che Dosto paragona a Gesù Cristo, ma del tutto incapace di cogliere la complessità umana, mentre quello di Evgenij è condizionato dalle strettezze economiche e quello cupo, gotico di Rogozin è piuttosto riscatto personale .
Chi prevarrà fra le prime e i secondi? Niente spoiler: leggetelo.
Una lettura difficile – con incisi di discussione morale che risulteranno ostici al lettore distratto – in una struttura diacronica e perfetta : l’unità di luogo e d’azione, abbandonata dalla narrativa moderna in favore della destrutturazione e del flashback, si spiega con sinuosità` ed eleganza meravigliose, mentre il roccioso substrato morale e spirituale trova compimento nell’esito.
Il romanzo per eccellenza.
ValentinaValentina wrote a review
01
(*)(*)(*)( )( )
Veidt1Veidt1 wrote a review
01
(*)(*)( )( )( )
Il piccolo principe idiota
C'e' solo una cosa che ho apprezzato in questo libro, e cioe' i purtroppo rari momenti in cui il principe con i suoi ragionamenti "apparentemente" semplici riusciva a mettere in scacco un po' tutti gli ascoltatori.
Ma appunto sono momenti che capitano di rado, e non sempre funzionano.
Sono pochissimi infatti quelli che risultano verosimili, e forse anche per questo verso la fine alcuni di questi ragionamenti vengono praticamente saltati descivendone solo l'effetto e non le cause che sarebbero risultate piu' interessanti.
Insomma sembra di incontrare un piccolo principe in versione adulta, che anche per questo sconfina spesso nell'idiota.

Quanto al resto, ci metto una pietra sopra. Gli altri personaggi sembrano delle caricature.
E non solo l'ubriaco, l'avaro, l'usuraio, il parculo, figure di contorno insomma, ma anche i vari altri protagonisti.
Anche le fanciulle fonte di cosi' tanta passione sembrano avere lo spessore della carta velina, e poi e' passione quella che muove i protagonisti?
Sembra davvero di vedere in azione i personaggi grotteschi di "Amore e guerra" ma li' non ci si prendeva sul serio o sbaglio?

E' vero che ogni tanto ci sono digressioni dell'autore con il lettore sul lavoro fatto sui personaggi, ma insomma ragazzi siamo nel 1860 piu' o meno, il romanzo moderno e' davvero dietro l'angolo e cose cosi' si trovano gia' presenti nella letteratura da tempo (chi ha detto Cervantes?).
Per anni ho ignorato cosa fosse la letteratura russa, credo che se davvero questa e' una delle sue massime espressioni
allora Dasvidania!


P.s. La stella in meno rispetto a "il giocatore" e' solo perche' mi avevano detto che l'idiota era decisamente migliore, quindi per me e' stato piu' deludente.
P.p.s. Ho sempre detestato memorizzare i nomi dei personaggi di un libro, anche perche' in genere con il procedere della lettura si impara a conoscerli piu' per la loro personalita' che per come si chiamano.
Qui, dove a personalita' siamo molto carenti, il colpo di grazia viene dal triplo nome russo per ogni personaggio, che rende la lettura a tratti insopportabile.
Stefano PagliucaStefano Pagliuca wrote a review
02
(*)(*)(*)(*)( )
Pregate
per quelli come lui, perchè difficile è vivere ad occhi chiusi, credere ad occhi chiusi. Che sia stata una autobiografia involontaria del suo drammatico malessere alienante, non perciò si riduce il tutto all'esegesi di una cartella clinica: è forse semmai il prologo alla grandiosa leggenda dell'inquisitore di Ivan Karamazov, perchè qui succede proprio quello che accade nella Spagna inquisitoria, arriva il Cristo. Scende nel mondo, ma in un mondo che evidentemente sa non appartenergli, al punto tale da inventarsene ogni volta una faccia migliore, in ogni caso diversa. E' difficile vedere ad occhi chiusi ma non è questo il peccato principale del protagonista (come potrebbe poi dirsi peccato in Lui?), semmai l'unguento della malattia è il vero siero immunizzante da ogni dolore o falsa doxa, vero male autoimmunizzante e perciò peccato e peccatore. E' peccato anche se inconsapevole, quel suo non-vedere - perchè solo Cristo, il vero Cristo, può avere cieca fiducia nell'uomo come accordata dall'elezione paterna; e d'altronde il Figlio stesso non è Logos incarnato nella più alta opera del Dio Padre? Ma non c'è perfezione, piuttosto perfettibilità, ed ecco il peccato della 'idiozia': la diffusione della luce divina 'da' ogni uomo, un perfetto connubio di hybris e demenza, cieca fiducia e narcisismo in zone franche labilmente separate. Come nel dramma degli Angeli che rinunciarono all'ubi che muove 'il sole e l'altre stelle' così la malattia del principe Lev sceglie la visione mistica 'in vita' attraverso il sembiante fragile e settembrino di una foglia antropomorfa: fragile come il nostro eroe. Questo eroe...ma non potrebbe essere Lui il nostro messianico adveniens? Il nostro secondo Cristo? Deriso come il primo Figlio, vilipeso, incompreso e di una totale ed illimitata propensione al perdono; quanto potrebbe commuoverci, ad-tenderci, e quanto potrebbe invece farci paura? Il segreto è ancora nel corpo della dissoluta Nastassia velato come solo la più grande e potente Verità (a/letheia) nella latenza della sua giustezza, dovremmo aspettarci un altro principe per ri-velarci il thaumatico essere del Bene? Nell'orrore dell'attesa, un senso di solitudine dall'ultima pagina al retro di copertina, per un romanzo che si lascia finire troppo in fretta. Divino.
TurpentineTurpentine wrote a review
03
(*)(*)(*)(*)( )
TurirubinoTurirubino wrote a review
00
(*)(*)(*)(*)(*)