10 buoni motivi per essere cattolici
by Giulio Mozzi, Valter Binaghi
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La religione più sconosciuta, oggi in Italia, è la religione cattolica. Si pubblicano un sacco di libri che attaccano le prese di posizione della Chiesa o che le difendono a spada tratta. La gerarchia ecclesiastica si pronuncia sulle decisioni del governo e l'opinione pubblica si spacca su quelle che vengono considerate ingerenze. La gente ne discute. Ma cosa sia davvero il cattolicesimo, non lo si sa più. Questo libro serve a raccontarci da capo una storia che ci siamo dimenticati e che ci riguarda. Una grande storia d'amore, difficile e contrastata come tutte le storie d'amore, tra il Creatore e le sue creature. Un Creatore che ama a tal punto di voler sperimentare il mistero della morte. Né con la gerarchia né contro la gerarchia, focalizzandosi su immaginario e liturgia, Mozzi e Binaghi ci mostrano come essere cristiani oggi, in Italia, sia la scelta di più radicale diversità che si può fare.

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Manuela MazziManuela Mazzi wrote a review
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DaredDared wrote a review
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Punto primo: praticamente sono due libri e così andrebbero valutati, quindi le tre stelline sono una media tra le due che avrei dato alla parte scritta da Mozzi e le quattro per quella scritta da Binaghi.
In dettaglio: Mozzi non mi è piaciuto per lo stile che cerca di essere un po' troppo accattivante (in alcuni momenti l'ho trovato davvero simile ad alcuni libri di Curtaz), per l'idea di raccontare la Fede in modo necessariamente originale o provocatoria; nel far questo dopo un po' annoia e mi sembra che prenda degli scivoloni teologici non da poco (nelll'idea di un Dio Narcisista che poi cambia o nelle ipotizzate altre annunciazioni a altre donne che non fossero Maria e che potrebbero aver rinunciato) che possono essere letti come espedienti narrativi ma a mio avviso non convincono e letti come sono scritti portano davvero fuori strada. Inoltre in alcuni capitoli (per esempio quello sulla profezia, il meno riuscito anche nella parte di Binaghi) non affonda...non dà motivazioni reali per l'appartenenza alla Chiesa o alla fede in Cristo.
Le parti curate da Binaghi invece sono molto più mordenti, vanno al punto e beccano davvero alcuni nodi fondamentali dell'essere cristiano e cattolico che nel comune sentire e parlare vengono bellamente ignorati (finalità dichiarata del libro). Il suo stile mi piace molto, asciutto e diretto senza sbavature.
Mi resta la curiosità (ma non era nell'idea di questo libro) di capire quali sono le posizioni della Chiesa gerarchica con cui Binaghi sembra avere difficoltà che non affronta nel libro lasciandole solo intuire, ma questa è curiosità non sana.
Ultimo appunto: mi chiedo come sia possibile scegliere una copertina così brutta e inadatta al contenuto di un libro, credo che sia nella mia pole position degli orrori, qualcuno dica qualcosa all'editore
SerenaSerena wrote a review
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Avevo scritto una lunga recensione, ma evidentemente non l'ho registrata perché a oggi il libro risultava ancora in lettura. Mi tocca riscriverla ed in genere quando riscrivo un pensiero lo peggioro. Che pizza!
Allora, ricostruiamo quello che ho scritto ieri.
Innanzitutto avevo scritto che Mozzi cita male la Bibbia e ho fatto l'esempio delle mogli dei figli di Noè. Mozzi si chiede da dove fossero uscite. Dall'arca, rispondevo io, citando Gn 6,18 e Gn 7,7.
Poi non mi era piaciuto, sempre di Mozzi, il suo definire Dio narcisista e paranoico senza poi spiegarci perché non lo è, ma ammettendo che PRIMA Dio era così, POI si è dato una regolata ed è nato Gesù (a pagina 90 ci ritorna ancora, quindi lo crede proprio). Ovviamente non è così. La teologia biblica è una materia molto difficile. Se poi teniamo conto che il libro è stato scritto per gente che la teologia biblica neanche sa che esista...
Detto ciò riferivo che invece le parti di Binaghi mi erano piaciute di più. Le avevo trovate più in sintonia con il modo in cui vivo il cattolicesimo, cosa che invece non mi accade con Mozzi.
Certo, è una recensione molto limitata ad alcuni particolari che non tiene conto di tutto il libro e dei suoi scopi, ma, anche tenendo conto di molti fattori positivi (tutto sommato il libro espone correttamente il punto di vista cattolico) a me non ha convinto. "la Chiesa Cattolica. Dove tutte le verità si danno appuntamento" di Chesteron è un'altra cosa.
Ieri, convinta di aver salvato e pubblicato questo mio determinante scritto ho letto anche l'altra (unica fino ad oggi) recensione su Anobii. Anche lì il giudizio era negativo ma per il motivo che noi (a questo punto mi ci metto anch'io) cattolici siamo convinti di avere la verità in tasca e insomma chi ci crediamo di essere. Purtroppo per tutti quelli a cui da fastidio, non sei cattolico se non credi con tutto il cuore di aver raggiunto e toccato e gustato la Verità tutta intera. Se non credi che Gesù sia l'alfa e l'omega, non sei cristiano (non dico cattolico perché vale pure per ortodossi e protestanti). Noi, vasi fatti di terra, custodiamo il tesoro più prezioso di tutto l'universo: la spiegazione vera e definitiva della nostra origine e del nostro fine e il modo per entrare in questa storia (che è una storia d'amore, ha ragione Mozzi una volta tanto). Questo è lo scandalo della Chiesa.
Provo a pubblicare (però stavolta ho salvato una copia begli appunti)

P.S. anche il capitolo 4 - sezione Mozzi - non mi trova d'accordo. L'argomento in ballo è il
rapporto tra il Dio etnico e il Dio Creatore e Salvatore universale. Per come la dice Mozzi sembra che Dio prima si occupi solo degli ebrei e poi, con Gesù, di tutti. Invece per come l'ho studiata io quello che è cambiato non è Dio, ma la percezione che gli ebrei hanno avuto di Lui. Infatti i primi capitoli della Genesi (1-11) sarebbero, nella loro redazione finale, di epoca esilica o post. Quindi lo sviluppo sarebbe stato questo:
dal Dio del clan, creduto all'epoca di Abramo, fino all'idea del Redentore universale adombrata da Isaia (vedi Is 2 e 25, 6-9), fino all'apertura totale con Gesù.
Per spiegare questo sviluppo io mi sono inventata questo esempio. E' come un imperatore che ha un figlio. Questo bambino non capisce chi sia suo padre in realtà, per lui è solo il genitore. Man mano che il bambino cresce impara a capire qual è l'importanza del padre e quale ruolo riveste e poi capisce qual è anche il suo ruolo in quanto figlio dell'imperatore.
Ad Abramo non serviva sapere che il Dio che seguiva fosse il Creatore ed il Salvatore, gli bastava che fosse in grado di adempiere alla sua promessa. Agli ebrei che uscivano dall'Egitto non importava che Dio fosse il Creatore, gli bastava che fosse il Salvatore e che realizzasse la promessa della Terra, al popolo in Esilio importava che Dio fosse anche il Creatore perché solo Uno che ha in mano tutta la Terra e tutti i popoli può comandarne uno per farne lo strumento della sua punizione e poi comandarne un altro per farne lo strumento del suo perdono. Altrimenti bastava la spiegazione dei Babilonesi: voi siete stati deportati perché Marduk ha sconfitto Javhè perché è più forte di lui, punto.