2001: Odissea nello spazio
by Arthur C. Clarke
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Una delle imprese più affascinanti e fantastiche nella storia del cinema.
Finalmente il romanzo che scioglie gli interrogativi e i dubbi lasciati dal film all'intuizione dello spettatore.

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ManiscalchipaoloManiscalchipaolo wrote a review
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nerineri wrote a review
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Il romanzo “2001 Odissea nello Spazio” ha poco da invidiare all’omonimo film, anzi direi che in alcune parti riesce anche a superarlo, e penso che laddove la pellicola si discosta dal libro sia soltanto per brevità e per l’impossibilità all’epoca di poter riprodurre con effetti speciali certe scene così ben descritte dall’autore.
“The Sentinel” il breve racconto scritto da Clarke nel 1948 fu l’embrione di “2001 Odissea nello Spazio”, ma il romanzo risentì molto anche dell’influenza di Kubrick, sceneggiatura e romanzo vennero infatti sviluppati assieme e questo lavoro duró quasi 4 anni di confronti tra Clarke e Kubrick.
In effetti Clarke sperava di far uscire il romanzo molto prima del film, come accadeva di consueto, quegli anni di full immersion dietro alle stravaganze di Kubrick non gli avevano permesso di lavorare ad altro e le sue risorse finanziarie erano ridotte al minimo.
Il regista invece temporeggiava, essendo “coautore” non accreditato del libro, si arrogava il diritto di rivedere le bozze prima di pubblicarlo, ma, diceva lui, che la lavorazione del film non glielo permetteva, per cui l’uscita del libro veniva procrastinata periodicamente esasperando così il povero Clarke.
In realtà Kubrick voleva far uscire prima il film nelle sale per non rovinare l’effetto sorpresa al pubblico, ma questo si era ben guardato di dirlo a Clarke.
Alla fine andó come voleva Kubrick, il libro venne pubblicato 3 mesi dopo l’uscita del film e vendette anche un enorme numero di copie, in soli cinque mesi un milione di copie soltanto negli USA.

zombie49zombie49 wrote a review
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Un classico sorprendente
Gli uomini scimmia preistorici trovano un gigantesco monolito: è alto più di tre metri, ma sottile, trasparente, emana luci e suoni ammalianti, ipnotici. Il cristallo manipola gli ominidi inducendoli a evolversi. Millenni dopo, nel 2001, lo scienziato Heywood Floyd è inviato in missione sulla luna. Un monolito, vecchio di tre milioni di anni, è stato scoperto sepolto in un cratere lunare, lasciato da creature molto più progredite degli umani, ed emette un segnale. L’astronave “Discovery” è diretta verso Saturno con i suoi tre esploratori ibernati, guidata dai piloti Bowman e Poole e dal perfezionato computer pensante Hal 9000. Sfiora la cangiante atmosfera di Giove e i suoi satelliti. Il computer segnala un guasto, ma il problema si rivela inesistente. Hal pensa e parla come un umano, interagisce da collega con gli astronauti, ma è impazzito, si è ammutinato e ora elabora pensieri omicidi. Arthur Clarke scrisse il libro nel 1968, alla vigilia dello sbarco sulla luna, ambientandolo nel 2001, in futuro non molto lontano. Nello stesso anno Stanley Kubrick ne trasse un film di grande successo, di cui ricordo gli effetti psichedelici finali. Come Jules Verne nei suoi libri visionari, Clarke cerca di dare attendibilità scientifica alla storia, senza scostarsi troppo dalla realtà. Ci sono particolari curiosi e stupefacenti, considerando l’epoca del racconto, antecedente l’informatica. E’ interessante e accurata, anche dal punto di vista tecnico, la descrizione dello sbarco sulla luna e del viaggio spaziale in una fantasmagoria di colori. Clarke descrive in modo magistrale il fascino e la sensazione di angosciosa solitudine nello spazio esterno inesplorato. Il suo messaggio è evidente: si possono creare macchine intelligenti, ma un’intelligenza artificiale non può superare quella dell’uomo e dipenderne può portare al disastro. Il finale inaspettato è affascinante, caotico, sorprendente, aperto a molte interpretazioni.