300. Nascita di un impero
by Andrea Frediani
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Leonida e i suoi 300 Spartani sono caduti alle Termopile ma il loro sacrificio non è stato vano: i Greci hanno avuto il tempo di costituire un esercito e di evacuare le zone minacciate dai Persiani del gran re Serse. E mentre Temistocle ed Euribiade, i due comandanti della flotta, attendono il nemic... More

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Recensione “300: Nascita di un impero – La battaglia di Salamina” di Andrea Frediani
Aveva lottato con determinazione per una causa destinata alla sconfitta. I greci erano stati sospinti da un impulso infinitamente più potente dell’obbedienza e dell’ambizione. Era stato il desiderio di poter decidere liberamente delle proprie vite a renderli invincibili: uno stimolo che nessun suddito dell’impero achemenide avrebbe mai avuto.

Con questo nuovo capitolo di “300”, Andrea Frediani ci riporta sullo scacchiere della seconda guerra persiana; dieci anni dopo la vittoria conseguita a Maratona contro l’esercito di Dario, il popolo greco si ritrova a dover affrontare il suo successore, Serse, disposto a tutto pur di conseguire la gloria di un’annessione della recalcitrante Ellade ai suoi domini, espandendo così ulteriormente il suo già immenso impero, e di lavare l’onta dell’ignominiosa sconfitta inflitta al suo predecessore.
Sono passati pochi giorni dall’eroico sacrificio del re Leonida, dei suoi 300 spartiati e degli opliti tebani e tespiesi rimasti al suo fianco per rallentare l’armata di terra persiana alla strettoia delle Termopili. L’imponente esercito persiano dilaga nell’Attica e, dopo pochi giorni di assedio, riesce a espugnare la città di Atene e la rocca dell’Acropoli. Corinto è l’ultimo baluardo tra il nemico e la via al Peloponneso, se anch’essa venisse catturata, la Grecia sarebbe perduta. Il piano del comandanti in capo, spartani, è chiaro: far convergere tutte le forze della lega ellenica sull’Istmo di Corinto, combinare l’azione delle forze di terra e di mare in un’ultima, disperata difesa della libertà del popolo greco.
Temistocle, stratego ateniese, capisce però che l’unica soluzione definitiva per la guerra la si può ottenere solo sul mare, vanificando la preponderanza numerica avversaria tendendo loro un’imboscata nel budello dello Stretto di Salamina. Riuscito a imporre la propria soluzione, riuscirà a riportare una vittoria schiacciante sulla flotta di Serse.
La storia è storia, e un romanzo storico puro non può giocare molto con i fatti. Ma nonostante ciò esso affascina, ci spinge a preferire un racconto sulle guerre persiane piuttosto che un capitolo del medesimo argomento in un manuale scolastico. E Frediani è certamente un maestro nel genere di sua competenza, un autore capace di tenere il lettore incollato alle pagine, a fargli rivivere colpo su colpo l’emozione e l’adrenalina di uno scontro tra falangi. Nessuno sa narrare gli eventi storici, e bellici in particolare, quanto lui; gli devo la mia passione per la tattica militare e tutti i 9 presi al ginnasio nelle interrogazioni di storia.
Perché una premessa tanto lunga? Beh, forse per indorare la pillola della delusione… e con Frediani è la prima volta che mi succede. Prima di continuare, vorrei sottolineare che non sono una storica né tantomeno un’esperta dei fatti narrati, perciò i commenti che farò, saranno inerenti unicamente a fattori soggettivi e al gusto personale.
Per prima cosa, ho riscontrato alcuni errori grossolani a livello di senso, quasi sicuramente non imputabili all’autore ma a un’eventuale revisione della bozza: frasi positive che, per logica narrativa, avrebbero dovuto essere negative, qualche “non” saltato. Poi, a differenza del solito, ho trovato difficile seguire la dinamica delle battaglie. Le descrizioni più confuse mi sono sembrate quelle della ritirata degli ateniesi sull’Acropoli e qualche passaggio negli scontri navali, nonché l’entrata in scena finale di uno dei protagonisti, Basilide, che ho riletto più volte nel vano tentativo di venirne a capo.
Passiamo ora ai personaggi principali che si muovono sullo sfondo del racconto, alcuni realmente esistiti, come Temistocle ed Euribiade, Serse e Artemisia di Alicarnasso, altri chiaramente di fantasia, ma che agiscono come forse qualcuno ha fatto davvero, solo che a noi non ne è mai giunto il ricordo: Basilide, Diceo e Labda.
Tra i più riusciti, svetta in testa Diceo. Un giovane uomo impaziente di misurarsi in battaglia, che voleva morire da eroe in difesa del suo paese, ma a cui incontrare Labda ha fatto capire che è ancora meglio combattere da eroe, sopravvivere, per poter poi ricominciare insieme.
Anche Basilide va inserito in questa categoria, anche se fin dall’inizio non ha riscosso la mia simpatia. E’ comunque un personaggio ben caratterizzato, lacerato tra l’onore che lo spinge a combattere per la libertà della Grecia e l’amore per Artemisia, alleata di Serse, la donna che ha abbandonato ma mai dimenticato.
Le protagoniste femminili, invece, non mi sono proprio piaciute, mi sono sembrate chi infantile e decisamente troppo ingenua e chi a tratti bipolare. Rispettivamente Labda e Artemisia.
Entrambe vengono presentate come donne dalla forte personalità, coraggiose e intraprendenti, ma questa caratterizzazione perde mordente quando entra in gioco eros. Labda ha amato Basilide per anni, in silenzio, segue l’uomo nella sua fuga da Alicarnasso, gli rivela i propri sentimenti, si espone in prima linea negli scontri per riuscire ad essere alla sua altezza, ma si fa trattare come un cagnolino e non riesce a vedere chi realmente prova qualcosa nei suoi confronti. Soltanto alla fine si deciderà ad aprire gli occhi. Artemisia, tiranna di Alicarnasso, è conosciuta come donna affascinante e spietata, una capace di governare da sola una piccola satrapia, parlare liberamente davanti a un consiglio di guerrieri più esperti di lei e farsi notare per la sua intelligenza dal gran re, non deve certo essere una mammoletta. Eppure, davanti ai ripetuti tradimenti di Basilide, reagisce come se cascasse dalle nuvole, sfogando poi la sua rabbia con chiunque altro si ritrovi sottomano. Colpa dell’amore? Probabilmente. Oppure, è semplicemente una donna, forte ed emancipata sì, ma per la quale, sul piatto della bilancia, l’amore peserà sempre di più dell’ambizione.
ManisanManisan wrote a review
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