Quattro personaggi. Un medico, un maestro elementare, un maggiordomo, un pittore. Quattro ebrei emigrati che in tempi e paesi diversi vivono l'esperienza del distacco e della non appartenenza e recidono il filo che li separa dalla loro finale destina ...Continua
Gli emigrati fuggono dal proprio destino ma non riescono a trovare nulla che li possa far sentire a casa nel luogo dove si sono rifugiati. Sfuggono ma non da sé e allora l'estremo gesto diventa significativo e liberatorio, questo sì. Quattro storie r...Continua
newlife
Wrote 10/15/17
Non posso commentare questo libro, il mio primo di Sebald, senza fare riferimento alla felice intuizione di Bouvard, che vede nella difficoltà da parte degli ebrei di “cancellare” il proprio passato il contraltare della “facilità” con cui i tedeschi,...Continua
Figure già scomparse, persone dimenticabili o di secondo piano già quando erano in vita, recuperano piena dignità letteraria attraverso una fotografia, un dettaglio narrato dagli ultimi vivi che ancora ricordano, un biglietto ferroviario. L'autore, u...Continua
Dragoval
Wrote 12/8/16
Nel segno di Wittgenstein
«La sofferta relazione di Wittgenstein con i propri antenati (ebrei), […] e soprattutto il suo rapporto traumatico con la memoria, lo connettono psicologicamente al senso di scissione, isolamento e inautenticità che Sebald rievoca nella creazione di...Continua
fiamma
Wrote 5/8/15
quattro storie di uomini che, per sfuggire alle persecuzioni o alla fame, sono andati via dal proprio paese di origine. quattro storie ondivaghe, di infelicità e ricordi, di passato che pian piano prende forma- attraverso frammenti, vecchie foto, dia...Continua

Lineagotica
Wrote Nov 21, 2014, 09:58
Ho spesso l’impressione che il ricordo sia una forma di stoltezza. Ci rende la testa pesante, ci dà le vertigini, come se non si stesse guardando all’indietro attraverso le fughe del tempo, bensì giù verso la terra da grandi altitudini, da una di que...Continua
Pag. 157
pessima
Wrote May 25, 2007, 19:15
Narrazione avvolgente. Il secondo racconto, quello sul maestro Paul Bereyter, è una delle cose più belle che ho letto negli ultimi anni.
Pag. 1

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