A Babbo morto
by Zerocalcare
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Natale… i regali, il cenone, i parenti… ma ci avete mai pensato alle condizioni di lavoro dei folletti nella fabbrica di Babbo Natale? Zerocalcare sì, e vi racconta per la prima volta la scabrosa verità dietro al business della consegna dei regali. Bonus! Le anziane rider della Befana scioperano insieme ai minatori sardi (le cui miniere di carbone vengono chiuse perché nelle calze i bambini preferiscono trovare gli orsetti gommosi), per ottenere migliori condizioni di lavoro!
Un libro a metà tra favola (cinica) illustrata e fumetto, magistralmente colorato da Alberto Madrigal. Quando finirete di leggerlo vi ripeterete ad alta voce che Babbo Natale non esiste per sentirvi meno tristi!

All Reviews

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Mauro Torquati57Mauro Torquati57 wrote a review
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Storione SaggioStorione Saggio wrote a review
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Natale: tempo di gioia, di serenità, di generosità; e, soprattutto, una festa di bambini (o di adulti ritornati bambini).
Ma questo solo finchè un signore con la barba e un vestito rosso si mette su una slitta a mezzanotte. Quando non sembrava più Babbo Natale, ma “Babbo Natale che s’era mangiato Babbo Natale”, la rottura di un femore è stata fatale per il Presidente storico della Klauss Inc.; e con la sua morte, sono usciti fuori gli altarini: scandali in famiglia, sfruttamento dei lavoratori, ristrutturazioni aziendali, con immancabili licenziamenti degli elfi domestici, terrorismo, combattuto da crumiri non migliori di loro, esodi di massa, razzismo becero.
Zerocalcare, acclamato autore proveniente dai centri sociali, ribalta tutti i clichè del Natale e delle feste in generale, per mettere alla berlina non il Natale, ma la società moderna, capitalistica, mass-mediatica ma non proprio “civile”; e lo fa con una serie di gags eleganti, che fanno ridere, tra una frase in romanesco ed uno stile di disegno decisamente underground, e fanno riflettere, viste il lavoro documentario dietro e il continuo aggancio a tematiche tipicamente moderne.
Siamo al limite del fumetto: la maggior parte delle pagine sono, infatti, una unica immagine a colori, inghirlardata, con nell’altra pagina una presunta data ed un titolo giornalistico che la illustra, con in aggiunta note a margine e mini fumetti che forniscono informazioni aggiuntive e gags, rispetto ad una storia molto seriosa; di tanto in tanto, una sequenza di vignette a doppia pagina e in bianco e nero, ove intravedo il professionalismo di questo fumettista, capace di variare inquadrature e prospettive in maniera accorta.
Interessante la presenza di elementi minori che si richiamano a distanza di molte pagine, che rendono l’opera unitaria e non frammentaria come la struttura del volume suggerirebbe.
Forse non adatta per un bambino, che recepirebbe molto meno del dovuto; ma comunque un’opera spensierata e natalizia, con un importante contenuto dietro, però, presentato con leggerezza come solo un grande autore riesce a fare. Mio primo fumetto di questo autore, l’ennesimo da aggiungere in mancolista …
Andriolomarco22Andriolomarco22 wrote a review
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Non la sua migliore opera
Comunque sempre tanto originale
Giogio53Giogio53 wrote a review
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Italiani non trascurabili - 14 mar 21
Continuo a seguire Michele Rech in molte sue presenze, visive, scritte, disegnate. Personalmente trovo infatti Zerocalcare un esempio (abbastanza) coerente di espressività e di sintesi. Inoltre, e mi scuso del pippone iniziale, sono sempre contento di ricevere in regalo un libro. Uno purchessia. Anche se poi non mi piace il contenuto, è comunque una sfida: sfida di regalo, sfida di cervello, sfida di voglia di non fare finta.
Data la mia profonda sincerità, quindi, concludo l’intro dicendo che sono stato contento di questo regalo, sono sempre contento di leggere un libro a fumetti, ed in particolare quelli di Zerocalcare, e tuttavia posso affermare onestamente che questo libro non mi è piaciuto.
In primo luogo, è una storia spezzettata, dove non c’è la “graphic” continuativa dei soliti narrati di Zerocalcare, ma ci sono tavole in bianco e nero, con una loro intensità e drammaticità, intervallate da molte mono tavole con disegno a colori e lunga spiega, corredata, a volte, da un piccolo gioco di parole, o umorismo di fondo pagina. Il tutto spezzando i ritmi narrativi, e mostrando come l’idea di arrivare ad un concetto, ad una presa di posizione sia maggiore e preponderante sulla fluidità narrativa.
In secondo luogo, i tempi dell’azione. Ogni pagina a colori ha in testa una data (spesso anche andando su e giù nel tempo), ma tutte comprese tra il “marzo 19xx” e “giugno 20xx”. Ci sono tentativi per allargare la forbice (infondo xx può essere qualsiasi data, possono passare anni). Ma sembra quasi una storia pensata per svolgersi a cavallo del passaggio di secolo, e solo ora rielaborata, visto il successo che hanno le storie di Zerocalcare.
Come dicevo poi prima, è una graphic novel a tema, che l’autore vuole far passare alcuni messaggi politici, anche condivisibili, ma che non si collegano né all’immaginario globale del testo, né hanno una loro forza propulsiva autonoma.
L’idea di base è parlare della grande industria del Natale, attraverso le vicende dell’azienda di Babbo Natale (la Klauss), in crisi dopo la morte del fondatore, e poi assorbita da una ditta di logistica (Amazon?), che serve più che altro a portare a destinazione i regali fabbricati da altri.
Questa delocalizzazione porta ad una crisi dei folletti, che vengono licenziati a spron battuto, che si organizzano in scioperi “selvaggi” repressi dalle renne che gestiscono l’ordine pubblico. Per poi finire con le Befane extra comunitarie che rimpiazzano le vecchine anche loro in odore di rivendicazioni sindacali.
È una grande allegorie, con alcuni momenti espliciti di critica politica (“tutte le renne coinvolte nella gestione dell’ordine pubblico di quelle giornate sono state promosse”). Ed anche di critica sociale, laddove si narra delle difficoltà della Klauss di adattarsi alle esigenze dei bambini, passati dall’adorare il cavalluccio a dondolo (che ha richiesto mesi di lavorazione e diversi incidenti sul lavoro) al volere il Nintendo (anche qui, forse un po’ di tempo passato, visto che ora si parlerebbe più di PS4 o altre diavolerie più informatiche).
Certo, se voleva essere una storia grottesca, per come viene montata, dobbiamo purtroppo riconoscere che la realtà è andata molto avanti e con più cattiveria. Risultando alla fine un prodotto monco. Ci sono dettagli che sarebbe stato bene approfondire, laddove portano con sé critiche, seppur giuste, allo stato attuale delle cose. Magari i più politicizzati le seguono meglio. Ci si domanda allora se sia una voluta scelta di campo, in un momento che troppa pubblicità ha portato il nostro autore sulla scena.
Alla fine, il lavoro è sempre gradevole, anche se, rispetto a quanto ci ha abituato Zerocalcare è come una minestra con poco sale, un po’ sciapa. I suoi sostenitori acritici imputano il tutto alla velocità con cui vengono pubblicate le sue opere (due libri in un mese è uno sforzo improbo per chi sa l’impegno che richiede lo sviluppo grafico delle storie). Io continuo a ritenere che si tratti di un riciclaggio ben fatto, ma sempre qualcosa che già stava in qualche cassetto.
Per finire, due parole sul titolo. La locuzione “A babbo morto” indica dei crediti che verranno riscossi nel futuro (come le cambiali che accetta Totò in “Totò, Peppino e ... la dolce vita”, sia a babbo morto, che a zio morto, ed a chiunque abbia soldi in famiglia). Qui, il babbo è maiuscolo (si parla di Natale), e muore nella prima tavola. Poi abbiamo 79 pagine in cui dobbiamo stare attenti a quanti debiti ci ha lasciato.
Seppur gradisca sempre le sue tavole, questa volta non mi ha convinto.