A ciascuno il suo
by Leonardo Sciascia
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Pubblicato nel 1966, e oggi tradotto in tutto il mondo, questo romanzo dell’oscura, crudele Sicilia è universalmente considerato una delle maggiori imprese narrative di Sciascia. Sobrio, amaro, sottilmente sarcastico, e insieme netto e preciso nei contorni, racconta la storia di un farmacista che «viveva tranquillo, non aveva mai avuto questioni, non faceva politica», e un giorno riceve una lettera anonima che lo minaccia di morte. Da questo punto in avanti tutta la realtà comincia a traballare, e il sospetto, l’insinuazione e il sangue dominano la realtà del paese, nell’entroterra siciliano. Tutta l’arte di Sciascia sta nell’aggrovigliare e dipanare, volta a volta, questa matassa. Nulla sfugge al groviglio, e alla fine vi rimarrà soffocata proprio la figura dell’investigatore disinteressato, dell’osservatore lucido, il quale, quanto più indagava, tanto più «nell’equivoco, nell’ambiguità, moralmente e sensualmente si sentiva coinvolto».

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ikkokuikkoku wrote a review
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Nessuno sa ma tutti sanno
E' un viaggio nella Sicilia più reale e, al contempo, un viaggio estremamente letterario l'opera di Sciascia. Un addentrarsi nelle pieghe più intime di una regione perennemente 
impegnata nel suo immobile movimento, così come perfettamente descritto da Tomasi di Lampedusa nel suo "Il Gattopardo".

Sicilia dunque, con tutta la sua esplosione di vita ma, al contempo, le sue zone d'ombra, i suoi occhi che tutto vedono ed umanità che tutto sanno ma che, in una sorta di 
volontà di sostenere e rinforzare quell'immobile ed accogliente tranquillità che la protegge, lasciano tutto scorrere.

Sono nodi familiari quelli che il professor Laurana tenta di sbrogliare e, come lui anche il lettore, mano a mano che sembra avvicinarsi il completamento dell'opera, si accorge che sempre nuovi ostacoli, piccoli ma tenaci, si pongono davanti alla soluzione. Una soluzione che, come i protagonisti che si affacciano sulla vicenda, sembra piano piano, ma inesorabilmente, sprofondare in quella mescolanza di omertà, clientelismo ed interessi reciproci che guidano la narrazione verso lidi che tanto si vorrebbero evitare ma che, al contrario, paiono l'unica destinazione praticabile.

Ricca e dotta l'opera di Sciascia, traboccante di riferimenti letterari od artistici che la rendono un buon punto di partenza per approfondire temi differenti. Una scrittura
che sa essere, allo stesso tempo, estremamente popolare e reale, tratteggiando accuratamente un tessuto sociale ed un'estesa ragnatela di relazioni umane più o meno positive.

Una buona lettura, che non riesce a nascondere completamente il suo retrogusto scolastico, ma che regala scorci di vita vera, con tutte le sue contraddizioni, le sue speranze, i suoi slanci e le sue cadute.
Enrico ScebbaEnrico Scebba wrote a review
03
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Un giallo di denuncia sociale
Questo breve romanzo, uno dei suoi pregi è appunto la brevità, mi ha un po' destabilizzato, non perché io immaginassi un giallo classico, ma perché credevo fosse in grado di prendermi di più.

Purtroppo non è stato così, ma rimane comunque un romanzo che consiglio per la capacità dell'autore di sfruttare un caso di duplice omicidio, e le relative indagini, per tirar fuori una denuncia sociale appartenente, ovviamente, agli anni in cui Sciascia lo ha scritto.

L'ambientazione è quella di un paesino siciliano. Il protagonista, il professor Laurana, amico di uno dei due morti ammazzati, il dottor Rascio, sarà l'unico in grado di sbrogliare la matassa, appunto perché amico di colui che, malauguratamente, si è trovato al posto sbagliato al momento sbagliato. Infatti, Rascio aveva avuto soltanto la colpa di accompagnare Manno, un farmacista che aveva ricevuto una lettera contenente minacce di morte, ma a cui non aveva dato peso, ritenendosi un uomo che non aveva mai fatto del male nessuno, e concludendo che quella lettera fosse soltanto un brutto scherzo.

Grazie a Laurana però, il mistero viene svelato, e grazie a esso l'autore fotografa la società, soprattutto siciliana, ma non solo. Il lettore si trova così a leggere una storia di un caso all'apparenza banale, ma che fa riflettere molto per ciò che scaturisce dai dialoghi e dalla narrazione.

Un estratto spiegherà meglio di me il concetto: "«Certe cose, certi fatti, è meglio lasciarli nell'oscurità in cui stanno... Proverbio, regola: il morto è morto, diamo aiuto al vivo. Se lei dice questo proverbio a uno del Nord, gli fa immaginare la scena di un incidente in cui c'è un morto e c'è un ferito: ed è ragionevole lasciare lì il morto e preoccuparsi di salvare il ferito. Un siciliano vede invece il morto ammazzato e l'assassino: e il vivo da aiutare è appunto l'assassino."
Manuela MazziManuela Mazzi wrote a review
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Spoiler Alert
Un affresco di Sicilia alla Scianna

Era da anni che pensavo di leggermi un libro suo, ma poi, tra volontà e fattualità, ci si infilava sempre qualche altro titolo, e così ho rimandato fino a oggi. Ma che goduria è stato leggere “A ciascuno il suo” di Leonardo Sciascia.


Ho scoperto che era anche giallista, e da dove proviene il nome della casa editrice che mi ha pubblicato il “Breve trattato” (Laurana è pure il nome del professore protagonista), e mi è diventato evidente ciò che accumuna lui al fotografo Federico Scianna, del quale ho visto una mostra a Venezia un paio di anni fa, dove si trovava un’immagine che mi pare di aver ritrovata nel libro, così la Sicilia di questi due grandi autori. Che il primo desiderava fotografare come scriveva il secondo e il secondo, scrivere come fotografava il primo.


LA TRAMA

Posto a caso un paese siciliano, con il farmacista, il prete, il professore, l’avvocato e tutta l’altra gente che sa e finge di non sapere, al narratore è bastato architettare un evento delittuoso per scombussolarne la quotidianità: una minaccia di morte presa per scherzo, e un paio di cadaveri pochi giorni dopo, a cui pure il cane hanno ammazzato, durante una battuta di caccia. Storie di presunte corna, depistaggi, omertà, poteri vari. Tracce evidenti, motivazioni taciute, suggerimenti scontati: meglio lasciar perdere, a volte. E invece no, il Laurana vuol vederci chiaro, ma alla fine pur avendo buona vista, chiuderanno gli occhi anche a lui.


OLTRELATRAMA

Immagini nitidissime. In bianco e nero. Per forza. Alla Scianna, appunto. La scena più bella forse è la chiacchierata tra Laurana e Don Luigi Corvaia, parroco del paese, che ne dice di ogni, ma proprio tante. Ecco, se posso muovere una critica narrativamente parlando mi sono chiesta: ma davvero in Sicilia - dove, pecco forse di una visione elvetica, mi pare che di crimini e omicidi se ne siano visti - dicevo, davvero si potrebbe prendere per scherzo una minaccia di morte? Là, dove credo che certe cose si facevano sul serio? Così mi sono chiesta pure, possibile che tutto il paese pare aver idea di quel che sia accaduto tranne il professore, che in quanto professore ci si aspetta che qualche nesso logico in più sia in grado di farlo? Forse mi sono persa caratteristiche sue, magari veniva da fuori... ma non mi pare.


Resta, come avranno detto in migliaia, l’affresco di un paese, si dirà della Sicilia, ma ho l’impressione che così funzionava anche dalle mie parti, nei villaggi di montagna. Senza morti, forse, ma con stesse omertà e medesimi intrallazzi, brogli e altre storie.

CrisCris wrote a review
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mlercolemlercole wrote a review
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SaverioSaverio wrote a review
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graziagrazia wrote a review
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Claudio cinque siClaudio cinque si wrote a review
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