A volte ritornano
by Stephen King
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"Nei miei racconti incontrerete esseri notturni di ogni genere: vampiri, amanti dei demoni, una cosa che vive nell'armadio, ogni sorta di altri terrori. Nessuno di essi è reale. L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a t... More

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Vince461Vince461 wrote a review
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Questo piccolo , grande capolavoro, dell'horror quotidiano.
A volte ritornano è stata la prima raccolta di racconti di Stephen King anno di uscita 1978.Il re si prende la libertà di dare libero sfogo a ogni singola idea che aveva avuto, e che non aveva avuto il tempo o l’occasione di trasformare in un romanzo. Si percepisce in ogni racconto , le vite apparentemente tranquille, giornate apparentemente serene, ma poco dopo si intuisce che dietro si nasconde qualcosa di sinistro, qualcosa di macabro, qualcosa che non sta andando nel verso giusto. In a volte ritornano sono presenti
i nostri incubi le nostre paure,i mostri immaginari (ma anche quelli veri che sono i più spaventosi, cioè gli uomini, e le loro nefandezze) assassini , vampiri, qui due racconti su Salem Lot che aggiungono un tocco di classe ad un capolavoro perchè di questo si tratta un capolavoro della paura. Dopo tutti i libri letti di Stephen King ancora penso che ci possa essere una via di fuga ma non esiste. A volte ritornano è piu macabro e oscuro di Scheletri solo per citarne uno dei più famosi raccolta di racconti, che è stato pubblicato nel 1985 è ritengo comunque Scheletri qualcosa da leggere assolutamente.Questo solo per darvi l'idea di quanto possa essere angosciante e macabra la fantasia o la capacità di King nel trascinare il lettore in un altro mondo. Sicuramente sarete d'accordo con me ,che in una gara letteraria di racconti King (non perchè sono un suo fan lo penso veramente) vincerebbe a mani basse.
A volte ritornano è una di quelle raccolte di racconti con le situazioni più disparate, i personaggi più improbabili, ambientazioni spazialmente e temporalmente agli antipodi. Le atmosfere cambiano istante dopo istante mai un racconto in a volte ritornano che mi abbia annoiato ,tutti raccontano sempre qualcosa di diverso , voi potreste chiedermi : ma sinceramente sono tutti racconti horror?. non tutti sono sincero, ma onestamente faccendo una percentuale dei racconti il 90% si e Horror. il 10% può appartenere al genere delle paure , la paura che si presentano con forme diverse. Ci sono dunque storie che sanno toccare corde profonde, facendo crescere la tensione poco a poco. Altre, invece, in cui il lettore è tenuto perennemente sul filo del dubbio, non sapendo mai se dover fidarsi del narratore o del protagonista che sragiona. In altre occasioni, la brutalità bestiale di cose e persone colpisce la pagina, insanguinandola. Oppure, si riesce a percepire il limite a cui può approdare l'essere umano, contro ogni morale e senso di colpa.
Se dovessi scegliere anche solo tre titoli di volte ritornano farei davvero fatica.Posso darvi un consiglio se amate il genere Horror(legato alla paura ) e avete già letto come ho già citato prima scheletri, a volte ritornano e un prequel ma più macabro, quel qualcosa di guasto(in questo caso il termine e positivo perche l'horror e sinonimo di guasto di qualcosa andato male ), che non può mancare nella vostra libreria. Se non avete ancora letto nessuno di questi due libri di racconti, fatevi un regalo, comprateli tutte e due poi capirete leggendo qual'e quello che vi terrorizza o vi spaventa di più.
CristyGrangerCristyGranger wrote a review
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SaveriopablitoSaveriopablito wrote a review
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zombie49zombie49 wrote a review
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La ribellione delle macchine
Prima raccolta di racconti, pubblicata nel 1978, riunisce venti storie brevi edite su varie riviste fra il 1970 e il 1976, da un King non ancora trentenne. Alcuni contenuti furono poi sviluppati in romanzi, ed è intrigante identificarli. Non mancano riferimenti autobiografici, poiché King ha veramente lavorato, da studente, in una filanda e in una lavanderia. Questo libro è diventato un cult della letteratura horror, e il titolo italiano, “A volte ritornano”, è diventato un modo di dire comune. Colpisce l’altissima qualità di tutti i racconti, e a mio avviso questa raccolta, dedicata alle mutazioni da incubo e alla ribellione delle macchine, è, con “Scheletri” e “Al crepuscolo”, la migliore di King. Alcuni racconti sono capolavori assoluti del terrore, da 5/5. In “Secondo turno di notte” una squadra di operai s’imbatte in mostruosi topi mutanti; è un racconto sulla paura atavica per le creature da incubo. “Il compressore” è la pressa di una lavanderia industriale, posseduta da un demone casualmente evocato. E’ un thriller angosciante sulle macchine dotate di volontà propria. “La falciatrice” è un altro racconto su una macchina infernale, guidata da un mostruoso giardiniere, che falcia un prato, e non solo. “I figli del grano” sono ragazzi di uno sperduto villaggio del Nebraska, adepti di un dio pagano e assassino. “Campo di battaglia” è un capolavoro di suspense surreale: un plotone di soldatini giocattolo si anima e, come il bambolotto ligneo del racconto “La preda” di Matheson, obbliga l’essere umano a combattere x la sopravvivenza.“Il bicchiere della staffa” è una classica storia di vampiri, ovviamente a Jerusalem’s Lot. “La donna nella stanza” è un racconto non horror, ma forse proprio perché realistico, ancora più da brivido, poiché mette di fronte alla situazione più sgradevole e sconvolgente della vita: la morte delle persone care. Alcuni racconti hanno un finale in sospeso: ciò che non si conosce fa più paura di ciò che si descrive.
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Non è un segreto per chi mi conosce che io non nutra tutto questo amore per Stephen King. Eppure mi sono ritrovata nel corso del tempo a leggere molti dei suoi romanzi e raccolte di racconti, colpevoli le mie conoscenze innamorate del maestro dell’orrore che continuano a rifilarmi e consigliarmi volume su volume in cerca del libro che “amerò sicuramente” (finora ci hanno imbroccato due volte, con Carrie e Misery). Ed è per questo che mi sono ritrovata tra le mani questa raccolta di racconti, a quanto mi dicono la prima del maestro, risalente nientemeno al 1978.
Spoiler: A volte ritornano non mi è piaciuto.

Svolgimento (doveroso, dal momento che il fan di King medio, giustamente, ma in generale chiunque si ritrovi a leggere una recensione su questo sito, non si accontenta di un “King mi fa cagare”, ma vorrebbe anche una qualche motivazione in più):

1) Uno dei miei problemi con King riguarda la caratterizzazione dei suoi personaggi: l’impressione è che essi pensino, parlino, ragionino, usino le stesse metafore e similitudini (che coincidono guarda il caso con lo stile di King) e presentino quasi lo stesso identico bagaglio culturale in qualsiasi epoca o luogo si trovino.
Non a caso in genere King cerca di ovviare a quello che SECONDO ME è un limite tecnico dello scrittore ambientando praticamente tutte le sue storie nello stato che gli ha dato i natali, il Maine, e concentrando la propria narrativa su una sola classe sociale spesso dimenticata dalla Hollywood patinata, per dirla con Manzoni “le genti meccaniche e di piccolo affare”, vale a dire il proletariato delle province. E’ una mossa intelligente ed efficace, che conferisce alle sue storie un taglio non dico unico ma comunque diverso dal solito e anche interessante.

Con questi racconti però questo limite mi viene sbattuto in faccia come una randellata, complice anche il racconto che si è deciso dovesse aprire questa raccolta, Jerusalem’s Lot: credo voglia essere una sorta di anello di congiunzione tra l’horror classico ottocentesco e l’horror di King dal momento che ritroviamo tutti gli stilemi del racconto di villa abitata da oscure presenze, narrataci attraverso l’uso della forma epistolare.
Siamo intorno al 1850 e il protagonista appartiene a una famiglia non capisco fino a che punto nobile ma sicuramente benestante: l’impressione è che parli come uno scrittore del XX secolo dello stato del Maine, e che nella scena in cui si ritrova a parlare con una donna del luogo, una vecchia domestica del maniero di famiglia, anch’essa si ritrovi a ragionare, parlare, interagire come uno scrittore del XX secolo del Maine. C’è una cosa che per me è molto importante, la variazione del registro linguistico. Il linguaggio concorre a dare forma alla persona, la caratterizza, e entro certi limiti dettati dalla condivisione di una cultura scolastica obbligatoria di base, un ragazzo non parlerà come un professore, e di sicuro un nobile dell’ottocento non parlerà né tantomeno ragionerà come una domestica (che si distingue dal suo interlocutore solo per un sentimento religioso abbastanza clichè). Questo è un errore ignobile che fa anche Gualtiero Cannarsi nei suoi penosi adattamenti dei film dello Studio Ghibli, a livelli ben peggior rispetto a King, beninteso, ma è per far capire il concetto.

2) L’altro mio problema con King sono I finali: la maggior parte dei suoi finali mi lascia davanti al libro inebetita, con la voglia di pronunciare un’unica parola: EMBE’? Gli altri, spesso e volentieri, mi sembra si tronchino proprio quando cominciano a sembrare interessanti. Ora, intendiamoci, la maggior parte dei fan di King a questo punto sbotta sulla mia incapacità di capire la profonda filosofia del loro idolo sul male quotidiano, sull’orrore che si insinua dentro di noi o su presenze oscure che possono colpirci in qualunque momento, mentre siamo a scuola o mentre stiamo a cagare, e a queste persone una volta per tutte dico che io tutte queste cose le ho capite ma che avere una discreta filosofia di fondo non significa per forza saperla esporla bene e con forza fino al finale.
King ha bisogno di martellare sui concetti (una cosa che io non sopporto ma che ai suoi fan piace), ha bisogno di spazio e di tempo per creare l’atmosfera (non a caso i libri più osannati sono quelli più cicciotti, dove lo spazio per esprimersi non gli è mancato, oppure quelli che non sono cicciotti ma hanno comunque un tempo e uno spazio di narrazione molto molto ristretti), e già così la mia impressione è che tiri via i finali perché già pensa al prossimo libro da pubblicare. Figurarsi cosa può venir fuori da racconti di poche decine di pagine in cui spesso e volentieri non ci viene offerto né uno straccio di background né un indizio su cosa possa accadere in futuro, un barlume di speranza o anche di angoscia. E’ il problema di racconti come Secondo turno di notte, Camion, ma è soprattutto La falciatrice ad essere un delirio nonsense.
Menzione di merito invece per Il baubau.
Lì l’incompletezza, il mistero, il non detto, ci sta davvero tutto.

King dice di scrivere principalmente per sé stesso e, ahimè, si nota.
Sembra dare al lettore cose che per metà rimangono nella sua testa, che lui capisce benissimo ma che a noi non è dato sapere. Ma non è quel senso di mistero e non detto che contribuisce a creare l’atmosfera di orrore e angoscia di un buon libro nero, è proprio il senso di avere davanti un libro semplicemente fatto a metà. E il fatto di avere davanti con questa raccolta un King ancora acerbo contribuisce a spiattellarmi in faccia con più prepotenza i difetti tipici di questo scrittore che contribuiscono a non farmelo apprezzare come autore ma che solitamente sono più sfumati.

PaolaPaola wrote a review
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GalionsGalions wrote a review
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I primi racconti del Re
Prima antologia della carriera di King pubblicata nel 1978 che raccoglie racconti apparsi su periodici dell’epoca più quattro pezzi inediti.
Apre il volume un’introduzione a firma di John MacDonald, autore di moltissimi gialli, tra cui il più conosciuto ‘Il promontorio della paura’, che ci svela a suo parere in cosa consiste il talento del suo giovane collega agli albori, ma già degno di attenzione.
Poi un’introduzione a firma dello stesso King che si rivolge ai lettori con quel piacevole tono colloquiale a cui ci ha abituati, spiegando quale sia il suo pensiero più inquietante e quale sia la sua idea di ‘horror’.
I racconti dell’antologia sono:
JERUSALEM’S LOT
Antefatto ottocentesco de ‘Le notti di Salem’ con omaggio alla narrativa di Lovecraft laddove il protagonista ricordando i suoi avi dice di loro: ‘Sono convinto che già da tempo si fossero consacrati a ignoti poteri senza volto che esistono oltre i confini dell’universo; poteri che potrebbero esistere al di là del tessuto stesso del tempo’. Ottimo finale tutt’altro che consolatorio.
SECONDO TURNO DI NOTTE
Gusto dell’orrido e disgusto in una vecchia filanda dove il capo decide di sconfiggere una colonia di topi nel doppio seminterrato. La realtà supera le peggiori aspettative.
RISACCA NOTTURNA
Racconto embrionale di uno dei più noti romanzi dell’autore: ‘L’ombra dello scorpione’.
Un gruppo di ragazzi si ritrova in spiaggia, si corre, si ascolta la musica, ci scappa qualche bacio, ma si tratta di sopravvissuti. Un virus letale li assedia, mentre essi si illudono di essere immuni.
IO SONO LA PORTA
Un astronauta reduce dalla prima missione umana a breve distanza da Venere rimane storpio dopo l’incidente accaduto durante il rientro sulla Terra. Ma un prurito insopportabile lo assale, preludio ad una conseguenza più sorprendente e macabra di ogni ipotesi. Finale disperato.
IL COMPRESSORE
Classico tema horror quello della macchina senziente che si ribella contro l’uomo e comincia ad uccidere indiscriminatamente. Tutto precipita in pochissime pagine.
IL BAUBAU
Dopo aver perso tutti i suoi tre figli il signor Billings si rivolge ad uno psicoterapeuta, e raccontando
a costui le circostanze delle sue tragiche perdite scopre di essere caduto dalla padella nella brace.
MATERIA GRIGIA
Il tema horror della metamorfosi narrato magistralmente. Un uomo che ha bevuto per l’ennesima volta una birra di troppo, comincia a subire una terribile mutazione. Il figlio dovrà sopportare il peggio di una vita disperata ed impotente.
CAMPO DI BATTAGLIA
Come può vendicarsi un grossista di giocattoli contro un killer assoldato per ucciderlo? Regalandogli una scatola di soldatini armati fino ai denti, combattivi e determinati.
CAMION
I camion sono nostri alleati? Sono i docili trasportatori dei preziosi beni del consumismo? Non in questo racconto dove imprigionano gli avventori di una tavola calda sulla stada.
A VOLTE RITORNANO
Un insegnante che in gioventù ha perso il fratello per un agguato teppista, ritrova gli assassini nella sua aula. Egli medita la vendetta evocando un demone, ma liberarsi di quest’ultimo sarà davvero difficile.
PRIMAVERA DA FRAGOLE
La primavera del titolo è una stagione anomala dove il colpo di coda dell’inverno è dietro l’angolo.
In questo clima una scuola è funestata da una serie di omicidi, la polizia brancola nel buio, ma il finale ci fa intuire chi sia l’assassino.
IL CORNICIONE
King riesce a fare sentire il lettore stesso in bilico su un cornicione oltre il quarantesimo piano, anche se leggete questo racconto comodamente in poltrona.
LA FALCIATRICE
Ancora il tema della ribellione delle macchine, ma questo è il racconto meno riuscito dell’antologia.
QUITTERS INC.
Un elemento autobiografico dello stesso King: la dipendenza, trattata in un racconto vagamente macabro.
SO DI CHE COSA HAI BISOGNO
Che cosa si nasconde dietro un uomo che ha la pretesa di sapere sempre di cosa ha bisogno la sua compagna? La risposta in uno dei pezzi migliori dell’antologia.
I FIGLI DEL GRANO
Burt e Vicky dopo aver accidentalmente investito un ragazzino sbucato sulla strada giungono a Gatling nel Nebraska dove il tempo si è fermato.
Tutti i ragazzi del paese uccidono coloro che reputano ‘iniqui’, ovvero gli adulti, perché per un motivo o per l’altro finiscono tutti per diventare peccatori imperdonabili.
L’ULTIMO PIOLO
Struggente storia di una giovane donna, che dopo due divorzi cerca rifugio nel confortante sentimento di fiducia ed affetto che la lega al fratello dopo un incidente adolescenziale.
Ma il fratello è divenuto un uomo troppo impegnato per rispondere alla disperata richiesta di aiuto.
L’UOMO CHE AMAVA I FIORI
L’uomo che ama i fiori, una volta amava una donna persa da tempo, ma la sua disperazione diventa rabbia insaziabile che brama le vite di molte vittime.
IL BICCHIERE DELLA STAFFA
Un uomo perduto in una bufera di neve nel Maine lascia moglie e figlia in macchina presso il piccolo centro di Jerusalem’s Lot per cercare aiuto.
Ma se avete letto ‘Le notti di Salem’ sapete già che qualunque soccorso è irrimediabilmente tardivo, pericoloso e destinato al fallimento.
LA DONNA NELLA STANZA
Cupa tragedia silenziosa di un figlio che assiste la madre malata terminale in ospedale, e medita l’ultimo atto di tenero amore che può riservarle per esserle vicino anche nell’agonia.

Ho omesso i giudizi sui singoli racconti, tranne qualche cenno, perché dipendono moltissimo dai gusti personali, ma quest’antologia è come un cesto di ciliegie che si prendono senza sosta fino a che non torna visibile il fondo.
King è all’epoca un autore nemmeno trentenne, ma il suo talento più unico che raro è già capace di intrappolarvi nelle sue pagine come una tela di ragno. Buona lettura.