A volte ritorno
by John Niven
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Dopo una settimana di vacanza che sarebbero cinque secoli di tempo terrestre, Dio torna in ufficio, ancora col cappello di paglia e la camicia a quadri. Era andato in vacanza, a pescare, in pieno Rinascimento, quando i terrestri scoprivano un continente alla settimana, e sembrava andasse tutto a gonfie vele. Al suo ritorno però, il quadro che gli fanno i suoi ha del catastrofico: il pianeta ridotto a un immondezzaio, genocidi come se piovesse, preti che molestano i bambini... Dio non è solo ultradepresso. Anche molto incazzato. L'unica soluzione, pensa, è rispedire sulla Terra quello strafatto di suo figlio. - Sei sicuro sia una buona idea? - gli chiede Gesú. - Non ti ricordi cosa è successo l'altra volta? - Ma Dio è irremovibile. Cosí Gesú Cristo piomba a New York, tra sballoni e drop out di ogni tipo. E cerca, come può, di dare una mano agli sfigati della terra. Il ragazzo non sa fare niente, eccetto suonare la chitarra. E riesce a finire in un programma di talenti alla tv. Un gran bel modo per fare arrivare il suo messaggio a un sacco di gente. Ma, come già in passato, anche oggi chi sta dalla parte dei marginali non è propriamente ben visto dalle autorità. Quand'è che le cose hanno cominciato ad andare a puttane? Colpa di Mosè, forse. Quel falsario. Uno dei primi a cedere al protagonismo. Quando era arrivato in cima al Sinai e aveva messo gli occhi su quell'unica tavola perfettamente cesellata - le parole «FATE I BRAVI» incise nell'elegante corsivo inglese di Dio - aveva dato fuori di matto. Tutto quel can can e lui doveva, cosa?, scendere e dire: «Ehi ragazzi, fate i bravi! Be', non c'è altro. In bocca al lupo per tutto»? Col cazzo. E cosí quel figlio di mignotta si era messo sotto con lo scalpello. Quaranta sudati giorni di lavoro su quella sequela di minchiate. Quella stronzata del «Non desiderare la donna d'altri»? Tipico di Mosè. (Quante pedate nel culo s'era beccato quand'era arrivato qui? Dio gli aveva assestato la prima appena quel coglione aveva varcato la soglia, e aveva smesso solo nei Secoli Bui: almeno un centinaio d'anni. Alla fine ci aveva le chiappe che sembravano due barbabietole bollite). Poi di male in peggio. L'interpretazione. La fiera del «Io-credo-di-sapere-cosa-voleva-dire- Dio». Sbadabum: un millennio dopo qualche sciroccato taglia la gola ai neonati e se li getta alle spalle perché crede di avere Dio dalla sua parte. Cosa cazzo c'era da interpretare in «FATE I BRAVI»? La stessa, identica domanda che Dio aveva ripetuto per secoli, mentre prendeva a pedate Mosè. In ogni caso, ormai la frittata è fatta, pensa Dio con un sospiro, mentre si rende conto della piega che stanno prendendo i Suoi pensieri. Qualcuno avrebbe dovuto rispiegare al genere umano cosa significa «FATE I BRAVI».

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GiansaGiansa wrote a review
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Andrea EndriuAndrea Endriu wrote a review
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Simpatico.
Questo libro mi fu regalato in occasione del mio compleanno. Capii che si trattava di un libro dal modo in cui era stato impacchettato ed io già stavo pregustando la sorpresa.
Effettivamente sarebbe potuta essere anche una cravatta od una sciarpa accuratamente inscatolate, e probabilmente in quel caso sarei rimasto ancora più sorpreso, ma no. Si rivelò essere un libro.
Se mi si vuole fare felice mi si regali un libro, sarà sempre bene accetto. A meno che non si tratti di un libro sulle cravatte. Resterei sorpreso sì, ma deluso.
Spacchettai il regalo con tutta la delicatezza possibile, ovvero distrussi completamente la carta e strappai via il nastro. Con mio stupore mi trovai davanti agli occhi Gesù che mi fissava.
Mi sentii subito in colpa. Va bene, il regalo era stato impacchettato con cura appositamente per me, ma scomodare il Messia per questo mi pareva eccessivo.
L'autrice del pensiero non ebbe nemmeno bisogno ch'io aprissi bocca, la mia espressione era eloquente: "Sì, so che sei ateo e so come la pensi in fatto di religione, ma credimi. Questo libro ti piacerà".
"Ma..",
"Ma niente ma! Fidati!"
"Agli ordini!"
Mi fidai. E feci bene, direi.
È bello concedersi una vacanza di tanto in tanto, nevvero? Tutti ne abbiamo bisogno. Ci si rilassa, ci si gode il tempo libero, si sorseggia un drink nel proprio luogo di villeggiatura favorito. Quando dico che ne abbiamo bisogno tutti, intendo proprio TUTTI.
Persino LUI.
No, non quel lui.
Lui Dio!
Ebbene sì, Dio è partito per una vacanza di una settimana, per i comuni mortali equivalente a cinque secoli, e torna felice e beato nel proprio ufficio.
Chiama al proprio cospetto la segretaria, ascolta i messaggi, si fa consegnare le scartoffie, controlla le pratiche e ORRORE: il mondo sta andando a rotoli.
Omicidi, sterminii, pestilenze, inquinamento, deforestazione, estinzioni e problemi abbastanza seri persino nella Chiesa.
"È mai possibile che io non possa concedermi una vacanza che tutto vada a catafascio? Fai venire qui mio figlio e digli di muoversi!"
Chiamate Gesù! Gesù? Sicuramente si tratta di un Gesù un po' particolare. Un Gesù scherzoso, alla mano, un vero simpaticone e forse anche un po' ingenuo, viene spedito tra gli esseri umani letteralmente a calci nel fondoschiena dal Supremo con un imperativo: "È meglio che al tuo ritorno tu abbia risolto ogni singolo problema".
Come farà? Cosa si inventerà per riuscirci? Ammesso che ci riesca. Gli esseri umani sanno essere cocciuti. E poi gli crederanno? Chissà!
Marzia RussoMarzia Russo wrote a review
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Attilio FacchiniAttilio Facchini wrote a review
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A VOLTE RITORNO

Sono stato indotto a leggere questo romanzo dalle recensioni scovate qua e là che lo definivano "sorprendente", "blasfemo", "straordinario", "anticonformista"

Incuriosito, l'ho letto.

...

Cioè, vi rendete conto che il Gesù Cristo di Niven non è altro che la versione tutta parolacce del Joan Lui di Adriano Celentano?!?

Ormai 40 anni fa il Molleggiato, in un impeto di indicibile e irripetibile megalomania, interpretava il Messia che faceva ritorno sulla Terra per tergere i grandi mali dell'uomo. E come lo faceva? A suon di rock and roll, ovviamente. E di sparate buoniste contro il razzismo, il denaro, la violenza sui minori, la guerra, eccetera, eccetera.

Quasi 30 anni dopo ("A volte ritorno" è stato edito nel 2011), Niven si inventa questo Gesù anticonformista, a metà tra Jimi Hendrix e Gandhi, che spara "caxxi" e "fanxuli" ogni due-tre battute, fumando marijuana a tutto spiano, come peraltro fa la totalità dei personaggi del romanzo.

Non che abbia qualcosa contro "caxxi" e "fanxuli", sia chiaro. Solo che, dopo la divertita sorpresa iniziale, hanno cominciato a stancarmi, anche e soprattutto perché sembrava che tutti i personaggi parlassero allo stesso modo.

Ma il problema principale di questo romanzo non sta nella forma (che pure non è riuscitissima, a mio parere), ma nella sostanza. Ho avuto l'impressione che l'autore abbia voluto concentrarsi sulle battute e sui dialoghi, ritenendo che in questo modo potesse affrontare in modo "originale" tematiche molto serie: aborto, religione, Dio, Satana, abusi sui minori, preti pedofili, guerra, pena di morte... E chi più ne ha, più ne metta! Tutto inserito in un unico calderone e mescolato fino a ridurlo a una poltiglia indigesta. Un altro aspetto trascurato riguarda i personaggi: in pratica sono tutti simili, buoni e cattivi. Molti di loro si perdono nel corso della storia, specie gli antagonisti che cambiano quasi per ogni parte in cui il libro è suddiviso.

Un discorso a parte andrebbe fatto sull'impostazione generale del romanzo. A prima vista, infatti, potrebbe sembrare un romanzo "rivoluzionario" (e probabilmente era questa l'intenzione dell'autore). Non si legge tutti i giorni di un Gesù che torna sulla Terra per darsi agli stravizi e contemporaneamente cercare di raddrizzare i torti del modo. Tuttavia, il modo in cui è stata poi sviluppata questa impostazione di base ha reso il romanzo, a mio parere, assolutamente "conformista", riboccante di stucchevole retorica e di concetti banali.

Ciononostante, il romanzo non è tutto da buttare, anzi. L'idea di base (di un Gesù hippie fatto di maria che predica a suon di rock and roll), in fondo, è ottima (anche se non originalissima, come abbiamo visto). La scena iniziale della sconclusionata riunione tra Dio e i suoi sottopostoli è molto divertente (il top è quando Giovanni (mi pare) snocciola a Dio tutte le religioni o pseudo tali in cui si è ramificato il cristianesimo. Un elenco infinito che mi ha fatto sbellicare dalle risate). Il finale ha il suo perché: per quanto scontato, è scritto bene, anche se, nella scena clou, improvvisamente Gesù cede il ruolo di protagonista a uno dei suoi "apostoli".

Insomma, alla fine della giostra, vale la pena leggerlo, se non altro per curiosità e per alcune scene divertenti.

Ma non venitemi a dire che questo è il Gesù più anticonformista, bohémien e sciroccato che sia mai esisto!

Adriano Celentano ha fatto le stesse cose qualche decennio prima...

KikyKiky wrote a review
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arman dofranciaarman dofrancia wrote a review
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