Addio fantasmi
by Nadia Terranova
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Gauss74Gauss74 wrote a review
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Il primo libro dell'anno è anche il primo che ritorno a commentare dopo un lunghissimo periodo in cui davvero mi sono sentito svuotato. Più che un commento è un rabbioso rifiuto a rassegnarsi alla depressione, scusate ed abbiate pazienza.

"Addio fantasmi" è la storia di un ritorno, sia nello spazio (la casa paterna) che nel tempo (un'infanzia tradita). E' la storia del faticoso rappacificarsi col proprio passato: ciò che presto o tardi ciascuno di noi deve affrontare, solo moltiplicato all'ennesima potenza dal dramma della tragedia, del senso di colpa. La tragedia di una donna oramai adulta, che ha dovuto elaborare l'abbandono di un padre troppo debole (forse vigliacco?). Il risentimento, l'ingiusto ma inevitabile senso di colpa, anche la tentazione di piangersi addosso in eterno. La protagonista Ida ne uscirà quando imparerà a conoscere e rispettare il dolore degli altri, ed anche la colpa degli altri. Guardando in faccia il ricordo vero del padre, quello fatto di sensazioni, imparerà a perdonarsi e col perdono finisce la storia.

Buona l'idea, bellissima l' ambientazione messinese, degna davvero di nota la familiarità di Nadia Terranova con quei sentimenti, quelle sensazioni, quelle ferite lasciate aperte che ciascuno di noi si porta dietro. Bellissimo il personaggio di Ida, profondo e ben reso: più di una volta mi sono sorpreso a pensare cosa avrebbe fatto la protagonista nella tale o talaltra situazione, e questo è quasi sempre segno di una scrittura di qualità. Nota di merito la totale assenza dell'effetto Veronica Castro, ovvero la ricerca di effetti facili ma pacchiani, alla maniera delle telenovelas sudamericane. Vivaddio in un romanzo introspettivo non spunta fuori la solita relazione extraconiugale, la solita omosessualità un tanto al chilo, il solito pestaggio a caso. A merito imperituro dell'autrice l'aver dimostrato che la realtà non ne ha nessun bisogno, contiene già tanto bene e tanto male da sola.

Un libro profondamente umano, purtroppo non mi è piaciuto il modo di scrivere, che ama molto la parola e molto poco l'immagine. Troppe, troppe parole infilate l'una dopo l'altra in una bellissima ghirlanda con una maestria assoluta (ritmo, gestione delle pause, richiami tra un periodo e l'altro sono davvero una cosa preziosa), ma che alla fine racconta poco. Non manca una certa saccenteria di fondo, una specie di compiacimento. Metafore ed analogie arditissime date per scontate che costringono chi legge a fermarsi a riflettere interdetto, e non è detto che ce ne sia sempre la voglia.

Riconosciuta la qualità della scrittura supremamente superiore alla media, preferisco stili più legati ai sensi. Alle immagini, ai rumori, una scrittura fatta di sensazioni. E sì che l'ambientazione lancia una sfida di quelle rare, e Nadia Terranova sembra rendersene conto. Messina. Un lembo di Sicilia del quale quassù nelle nebbie padane si parla poco, e che invece nasconde parole e figure tra le più antiche del nostro mondo. Scilla e Cariddi, mostri millenari sospesi in quel lembo di acque che unisce due mari, che sembrano ancora oggi aleggiare minacciosi su quella città, e dei quali le pagine che si aprono sullo stretto parlano troppo poco. E ce ne sarebbe, sono bastate due delle troppo poche righe che parlano di quel mare in questo libro per farmene rendere conto. Anche solo capire che lo stretto di Messina corre da nord a sud, e che quindi quando Scilla è illuminata dal Sole, Cariddi sprofonda nelle tenebre, e vice versa. Due demoni o forse due angeli destinati a non potersi vedere mai l'un l'altro. Sembra scontato, e invece bisogna raccontarlo, insieme a chissà quante altre cose che invece qui, come nell ' "Uomo che veniva da Messina" di Luciana la Spina, come nel "Molto rumore per nulla" di Shakespeare viene nascosto. Come se ci fosse paura a far vedere il volto arcano della città e dello stretto che unisce il Tirreno con lo Jonio. Viene in mente il sorriso enigmatico e compiaciuto dell' ignoto marinaio di Antonello da Messina.

Non si può ambientare un romanzo in Sicilia senza parlare della Sicilia. E' una terra troppo antica, troppo dannata, troppo bella, con un potere troppo grande. E' una terra troppo tutto. Tornerò in Sicilia un giorno, nel frattempo chiudo l'ultima pagina di questo libro e comincio a pensare a quale potrebbe essere il prossimo romanzo che mi riporti su queste acque.
Daniele L.Daniele L. wrote a review
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Senza infamia e senza lode

Senza infamia e senza lode

RaffaRaffa wrote a review
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MedeaMedea wrote a review
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Spoiler Alert
Ossessione e assenza
Primo romanzo letto dell'autrice.
Ho apprezzato la scrittura, precisa, a tratti puntigliosa, ricercata ma mai prolissa o sostenuta.
La storia di un'ossessione, la storia di storie costruite su un'assenza. Quella del padre depresso, assente ben prima di abbandonare la famiglia, e quella di una madre che gira attorno alle cose, alle ferite, senza mai centrarle. E l'assenza della protagonista, il suo sacrificare il presente e il futuro sull'altare del passato. Il senso di colpa che invade lo spazio dell'impotenza perché più accettabile, perché dà un'illusione di controllo. Una vita vissuta in perenne avvitamento su sé stessi, mantenendo aperta una ferita con cui si finisce per identificarsi, finché la necessità non porta a rispolverare il passato, a rendersi conto che "i ricordi non esistono, esistono solo le ossessioni", che "le usiamo per tenere la crepa aperta" finché ci accorgiamo che "il tempo le ha rese più vere di noi" .
L'incontro con l'altro temuto ed evitato per 36 anni, uno sviluppo emotivo bloccato a un giorno e a un'ora, nel tempo fermo e ciclico di una sveglia ferma e di una pendola che nessuno si è mai preso la briga di attivare, nell'incapacità di accettare la trasformazione, la morte come la maternità.
Il percorso di riappropriazione del passato attraverso il nome, il corpo, la voce, per scoprire che la memoria inganna, che siamo tutti sopravvissuti, che aprirci al dolore degli altri non elimina il nostro ma ci permette di vederlo senza continuare a girarci attorno o a sprofondare in esso, perché "ciò che non può estendersi si inabissa senza fine, e i miti sono lì a ricordarlo".
Per me è stato catartico.
Lo consiglio.
Arianna CurciArianna Curci wrote a review
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