Afrodite bacia tutti
by Stefania Signorelli
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Miti greci sonnecchiano, ma non troppo, in corpi contemporanei. Perché gli dèi non solo non sono morti, ma godono di ottima salute. Abitano in questi tredici racconti "caleidoscopio" Mida, che non è un re ma ha il vizio dell'oro e teme di condividerlo con gli sbarcati; Narciso, che ama solo se stesso e i selfie che lo ritraggono; Ercole, manovale malinconico con ex moglie molto a carico; Penelope, fedele a una città perduta; la bella Elena, che perde, alla lettera, la propria testa per Paride; Achille, responsabile aziendale delle risorse umane più che annoiato dalla mediocrità che lo circonda; Afrodite, sospirata da tutti (marito Efesto compreso); Pandora, che ha per vaso la propria mente e tenta invano di nasconderci ogni paura; Persefone, in crisi matrimoniale; Arianna, che ha perduto sia Teseo che il filo. E se Anchise è parcheggiato in casa di riposo, ovviamente Megera non può che essere un'ex fidanzata vendicativa quanto machiavellica.

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MaqrollMaqroll wrote a review
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Habemus Stefania Munro
Si parte sempre un po’ prevenuti con i giovani scrittori. Sapete: scrivere è facile. Il difficile è trovare qualcuno che ti legga e che provi piacere, divertimento e ne ricavi spunti di riflessione. Stefania Signorelli ce l’ha fatta: ha vissuto abbastanza per permettersi di giocare con le storie degli altri e – forse – anche con la propria. E lo ha fatto con un tocco di grazia: utilizzando dei e semidei greci e trasportandoli ai tempi nostri.
Ma, badate bene – e qui sta la forza – governandoli con le loro proverbiali caratteristiche. Perciò avremo Narciso che vive in simbiosi col proprio computer. Lui è bellissimo, le donne stravedono, ma Narciso ama solo se stesso. E sarebbe disposto ad amare un suo fratello gemello, se lo avesse. Ne pagherà le conseguenze la psicologa, dottoressa Eco/Francesca che trasgredirà i confini dell’etica professionale, rovinandosi carriera e reputazione.
In un altro racconto abbiamo la mitologica Megera che organizza una tresca per punire l’uomo che l’ha lasciata per sposare la sua migliore amica. Tutto condito in puro stile Alfred Hitchcook.
E poi Teseo, sessantenne, che viene invitato a cena dal suo vecchio amore Arianna. E si ritroverà in una casa senza porte, - e, perché no? Tanti specchi - una specie di labirinto che il buon Borges apprezzerebbe assai.
C’è poi Ercole, re Mida, Penelope, Afrodite, Elena, Achille, Phobos, Persefone, Enea, Pandora, tutti rivisti ai nostri giorni. Stefania Signorelli è abile a vestire sia i panni femminili che quelli maschili e lo fa con grazia, arguzia e competenza. Dosa con perizia gli aggettivi, e coniuga frasi brevi ed incisive come schioppettate. Spero di non offendere nessuno se dico che in alcuni momenti mi ha ricordato il buon Erri De Luca. Amen.
Carlo MenzingerCarlo Menzinger wrote a review
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LA GRECIA ANTICA AI GIORNI NOSTRI, CON LIEVE PROFONDITÀ
“Afrodite bacia tutti” di Stefania Signorelli è una raccolta di racconti che, in via molto generale e diverso, realizza lo stesso intento del mio “Il sogno del ragno” ovvero traslare il mondo greco antico ai giorni d’oggi. “Afrodite bacia tutti” però non è un’ucronia e il mondo contemporaneo che descrive è proprio il nostro, solo che popolato da personaggi saltati fuori dalle opere omeriche o dalla mitologia greca.
Troviamo così una bambina estremamente bella, di nome Afrodite, che cresce facendo innamorare di sé ogni uomo, ma sposando il più brutto di loro, lo storpio Efesto, che, modernamente e rassegnatamente troviamo a cancellare i filmati degli amplessi della moglie con altri da… youporn. C’è Ercole che, abbandonato da Megara, vive in un monolocale. C’è la psicologa Eco perdutamente innamorata del suo bellissimo paziente diciasettenne Narciso, malato di hikikomori, che non esce più dalla sua camera dove passa il tempo al PC. C’è un’Elena surreale, che letteralmente perde la testa per Paride. C’è un capo ufficio dall’ira achillea. C’è uno strano, tirchio Mida. C’è una Penelope che aspetta con rabbia e amore il suo perduto Ulisse, incerta se mandargli un SMS. C’è una vendicativa Megera cui è stato rubato il fidanzato dalla miglior amica. C’è uno strano incontro di una cliente con il seduttivo fioraio Phobos. C’è Teseo che si perde nella casa di Arianna, cui è tornato dopo un abbandono di quarant’anni. C’è un Anchise che vive in una casa di riposo. C’è persino Pandora con il suo vaso.
Sono racconti vivaci e frizzanti, arricchiti da una scrittura lineare e scorrevole ma intermezzata da piccole frasi a sorpresa come “lei sembrava una rosa inzuppata nella panna”, “leggera come una farfalla. Di più che una farfalla. Una ragnatela”, “piccoli, aguzzi, beffardi. I denti di ghiaccio sono solo canini”, “la luce cade dritta dall’alba, perfettamente perpendicolare ai pensieri”, “faccia da gabbia in cerca di un canarino”, “il sole è pallido come una tettoia d’amianto”, “l’amico è ora un pesce rosso che si dibatte sul selciato”.
A queste frasi, che mi paiono la vera ricchezza di queste storie, se ne aggiungono altre di riflessione come “ora che comprendeva bene chi era, voleva non esserlo” o “la vita non sarà un granché caro mio, ma ho proprio paura sia tutto quello che abbiamo”, che danno una certa profondità a questi racconti volutamente lievi, quasi aerei.
Mauro MarconiMauro Marconi wrote a review
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Si discute da tempo immemorabile – e non è ozioso passatempo da filosofi – se gli esseri umani siano “angeli decaduti” o “scimmioni glorificati”. Chi scruta il cielo per cercare di capire da dove veniamo, e non sono pochi quelli che propendono per una genealogia delle celesti ascendenze, finisce però per restare sconcertato. Gli dei, con le loro passioni alte o meschine, ci gridano in faccia come siamo fatti – e comprensibilmente ci inquietano. Creati a immagine e somiglianza del genere umano, i tutt’altro che imperturbabili abitanti dell’Olimpo esibiscono con sfrontatezza vizi e virtù dei nostri simili – parenti, amici, conoscenti, a volte amanti. Leggendo questi deliziosi racconti ci sentiamo un po’ sotto assedio: chiunque potrebbe tradirci, spaventarci, addirittura spingerci a commettere un delitto. Si può perdere l’orientamento di fronte a scelte di vita sbagliate; ci si può rinchiudere in se stessi per risparmiare agli altri il doloroso spettacolo della follia; si può aver paura dei propri sentimenti, anche quando urgono fino a farci sanguinare; si può perfino giocare con la morte per tenerla lontana pur avendola accanto, silenziosa e implacabile. Eppure non c’è nulla di antropofobico in questa originale esplorazione narrativa nei territori della nostra complessa natura. Nessun manicheismo di basso profilo (bene e male non sono mai categorie assolute), nessuna concessione ai finali consolatori: qui emerge la più cristallina e onesta rappresentazione di ciò che siamo diventati dopo duecentomila anni di inesorabile quanto imprevedibile evoluzione culturale della specie. Un chiaro invito a guardarci allo specchio e a ricercare quelle “celesti ascendenze” nella nostra psichica animalità.