Ah l'amore l'amore
by Antonio Manzini
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Rocco Schiavone, vicequestore ad Aosta, è ricoverato in ospedale. Un proiettile lo ha colpito in un conflitto a fuoco, ha perso un rene ma non per questo è meno ansioso di muoversi, meno inquieto. Negli stessi giorni, durante un intervento chirurgico analogo a quello da lui subito, un altro paziente ha perso la vita: Roberto Sirchia, un ricco imprenditore che si è fatto da sé. Un errore imperdonabile, uno scandalo clamoroso. La vedova e il figlio di Sirchia, lei una scialba arricchita, lui, molto ambizioso, ma del tutto privo della energia del padre, puntano il dito contro la malasanità. Ma, una sacca da trasfusione con il gruppo sanguigno sbagliato, agli occhi di Rocco che si annoia e non può reprimere il suo istinto di sbirro, è una disattenzione troppo grossolana. Sente inoltre una profonda gratitudine verso chi sarebbe il responsabile numero uno dell’errore, cioè il primario dottor Negri; gli sembra una brava persona, un uomo malinconico e disincantato come lui. Nello stile brusco e dissacrante che è parte della sua identità, il vicequestore comincia a guidare l’indagine dai corridoi dell’ospedale che clandestinamente riempie di fumo di vario tipo.
Se si tratta di delitto, deve esserci un movente, e va ricercato fuori dall’ospedale, nelle pieghe della vita della vittima.
Dentro i riti ospedalieri, gli odori, il cibo immangiabile, i vicini molesti, Schiavone si sente come un leone in gabbia. Ma è un leone ferito: risulta faticoso raccogliere gli indizi, difficile dirigere a distanza i suoi uomini, non può che affidarsi all’intuito, alle impressioni sulle persone, ai dati sul funzionamento della macchina sanitaria. E l’autore concede molto spazio alla psicologia e alle atmosfere. Rocco Schiavone ha quasi cinquant’anni, certe durezze si attenuano, forse un amore si affaccia. Sullo sfondo prendono più rilievo le vicende private della squadra.E immancabilmente un’ombra, di quell’oscurità che mai lo lascia, osserva da un angolo della strada lì fuori.

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DarioGallettiDarioGalletti wrote a review
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Giogio53Giogio53 wrote a review
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Italo-selleriana - 30 mag 21
Ed eccoci, con una velocità inaspettata, a leggere dell’ultima avventura di Rocco Schiavone. Con una buona dose di rimpianti. Perché se è sempre piacevole leggere delle avventure del nostro amato vicequestore (non commissario, per carità), rimane il rimpianto di una storia poco avvincente, quasi di congiunzione verso nuovi aspetti della vita valdostana.
Purtroppo, Manzini è rimasto troppo invischiato (anche se giustamente) dalla trasposizione televisiva di Rocco e dalla interpretazione di Galliani. Quindi anche qui, più che alla storia gialla in sé, sebbene presente, sembra costruire una scenografia per la prossima trasposizione in immagini del suo scritto.
Intanto, come tutti i buoni seriali, ci si collega alla precedente puntata, terminata con il ferimento del nostro, e con il dubbio che instillavo: c’è lo spazio per far morire Rocco e finirla qui, oppure per riprendere e continuare le vicende. Manzini sceglie (e gliene siamo grati) la seconda strada. Dove si scioglie uno degli interrogativi sospesi alla fine del precedente, ma ne sorgono altri.
Comunque, sia che Rocco essendo ferito sta in ospedale, sia che l’ospedale è sulla cresta dell’onda di questi tempi, ecco che buona parte della vicenda proprio lì si svolge. Sia la parte “nera” sia la parte rosa (o almeno parte della parte). Il lato “noir” della vicenda si incista sulla morte sul tavolo operatorio di tal Roberto Serchia (notate RS…) per uno scambio di sangue durante una nefrectomia. Colpa dei medici? Incuria? La soluzione viene già dalla seconda pagina (o almeno io lì avevo puntato il dito su… e di certo mica ve lo dico se ho indovinato). Tutto quello che fa Manzini è intorbidire le acque. Si scava sul passato del morto, sulle relazioni familiari (moglie freddina, figlio rampante, ex-amante agiata, figlio segreto, e via complicando). Questo dà modo di sviluppare i soliti temi di riflessione, pedinamento, scioglimento del mistero. È tuttavia la parte che coinvolge meno, purtroppo.
Poi ci sono il mondo di Rocco e tutte le relazioni personali ed interpersonali che si sono andate costruendo ne tempo intorno alla vicenda. Fortunatamente c’è poco di Rocco e Marina, che quel legame (forte, indissolubile, e che non potrà né dovrà essere dimenticato) lega troppo anche i comportamenti del nostro. Che in realtà qui tenta di portare avanti altri momenti ed altre storie, in particolare con quella che più volitiva si era dimostrata nelle precedenti puntate. La giornalista Sandra, che a Rocco non dispiace, e con cui proverà una storia. Come finirà si vedrà, un po’ qui ed un po’ là. Per fortuna non va avanti il possibile intreccio con Cecilia, che sarebbe stato deleterio, per lui e per Gabriele. Ma sullo sfondo rimane sempre il mistero “Caterina”, che a Rocco credo proprio sia rimasta nel cuore per alcuni aspetti e nel cervello per quelli poco simpatici. Sullo stesso versante troviamo risolto il mistero di chi ha sparato a Rocco (e qui ho fatto un buco nell’acqua, pensavo proprio ad altro), mentre si infittisce il problema della vendetta del pentito. L’amico Seba è sulle sue tracce, e l’ex-pentito è sempre in giro. Anche qui, si dovrà aspettare altri momenti.
Inciso (e preveggenza): se fosse per me legherei il comportamento di Caterina a questi fatti, risolvendolo in maniera positiva. Che so, uno scudo che si voleva mettere a protezione di Rocco, per provare a smantellare una qualche rete di cattivi.
Poi abbiamo gli altri personaggi della rete di Rocco. C’è il suo vecchio numero due, Italo, che però vediamo scivolare verso altri lidi ludopatici, come se Manzini volesse in qualche modo trovarne una via d’uscita, non riuscendo a fare evolvere il personaggio. C’è Casella, che si strugge d’amore per la bella vicina, e non trova di meglio che coinvolgere il di lei figlio in ricerche informatiche, così da starle vicino. Riuscirà in qualche modo a vincere la timidezza, e fare un grande passo? Passo che ha fatto l’anatomopatologa Michela (quella brava professionalmente ma dai complotti strani in testa) che sembra ormai di gran carriera accompagnarsi con il medico delle autopsie (come direbbe una pessima battuta, Dio li fa e poi li accoppa).
La gag meglio riuscita è però quella del viceispettore Antonio Scipioni, ormai il vero numero due di Rocco, dopo aver passato gli esami. Che si accoppiava con ben tre signore. Peccato che quelle, pur se di stanza in quel di Senigallia, quindi lontano dal campo minato aostano, erano due sorelle ed una cugina. Peccato inoltre, che, per una serie di circostanze si trovano quasi a convergere verso Antonio, costringendolo a fare una scelta: inventare altre bugie o sciogliere dei nodi? Forse questa parte ironica è l’unica che salverei in toto dal romanzo. Magari non eccelsa, ma più convincente ed in linea con le prime schermaglie “manziniane”.
L’autore comincia a far uscire anche altri scritti senza Schiavone, ma per ora non ho interesse a perseguirli e rimango attaccato al mitico personaggio. Finalino: avrete certo capito, date le ultime righe della mia tramatura del perché di questo titolo amorevole…
Mariarita MarchettiMariarita Marchetti wrote a review
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Mariarita MarchettiMariarita Marchetti wrote a review
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NicoNico wrote a review
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Rene-Rocco
da IBS: Nell’ultima pagina di Rien ne va plus, Rocco Schiavone era ferito in un lago di sangue. Ora è in ospedale dopo l’intervento di nefroctomia che ha subito, la stessa operazione che ha portato alla morte uno dei ricoverati del reparto a quanto pare a causa di un errore di trasfusione. Così costretto all’immobilità, di malumore, Rocco comincia a interessarsi a quel decesso in sala operatoria che ha tutta l’aria di essere l’ennesimo episodio di malasanità. Ma fa presto a capire che non può trattarsi di un errore umano anche perché si è fatto spiegare bene dal primario Filippo Negri le procedure in casi del genere. Per andare a fondo della questione sguinzaglia dal suo letto tutta la squadra, e segue l’andamento delle indagini, a partire dalle informazioni sul morto, Renato Sirchia, un facoltoso imprenditore di salumi della zona. Dietro il lusso però si cela una realtà economica disastrosa, la fabbrica è piena di debiti e salta anche fuori una consistente assicurazione sulla vita. Rocco non riesce a stare a guardare e uscito di nascosto dall’ospedale incontra la moglie e il figlio di Sirchia, Lorenzo, fresco di studi aziendali e con idee di conduzione assai diverse da quelle del padre. Le cose però non sono così semplici come appaiono e Schiavone non si fa incantare dalla soluzione più facile. Attorno a lui, le luci del Natale, i neon del reparto, i panettoncini, unico cibo commestibile, gli infermieri comprensivi, il vicino di letto intollerabile e soprattutto i suoi che vanno e vengono incessantemente, lo coprono nelle sue fughe, lo assecondano e non aspettano altro che il vicequestore ritorni in servizio. Soprattutto Antonio Scipioni, che sta sostituendo Rocco ma che è alle prese con situazioni amorose da commedia degli equivoci, le tre donne con cui ha intrecciato relazioni amorose e che era riuscito a non fare mai incontrare, ora rischiano di ritrovarsi tutte e tre ad Aosta. L’unico a potergli dispensare dei consigli è proprio Schiavone.