Alabama
by Alessandro Barbero
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Alcuni anni fa, nei suoi percorsi e studi da storico, Barbero ha incontrato una storia che non poteva essere racchiusa in un saggio. Ed è quella di Alabama, che pur non essendo nato come reazione alla storia recente ne anticipa i motivi profondi, scandagliandone l'oscurità delle viscere. È la vicenda di un eccidio di neri, di «negri», durante la Guerra di Secessione, la prima grande lacerazione nazionale che divide il paese tra chi vuole bandire la schiavitù e chi non ne ha nessuna intenzione. Ed è la storia di bianchi pulciosi e affamati che vanno in guerra per pochi spiccioli e che sentono il diritto naturale di fare dei negri quello che vogliono. Tutto questo diventa il racconto fluviale, trascinante, inarrestabile, dell'unico testimone sopravvissuto, Dick Stanton, soldato dell'esercito del Sud, stanato e pungolato in fin di vita da una giovane studentessa che vuole ricostruire la verità. Verità storica e romanzesca, perché Barbero inventa una voce indimenticabile, comica e inaffidabile, logorroica e irritante, dolente e angosciosa, che trascina il lettore in quegli abissi che ancora una volta si sono riaperti. Il nuovo romanzo di Barbero va davvero a toccare i tratti del carattere americano che sono deflagrati negli eventi dell'ultimo anno e degli ultimi mesi: la questione del suprematismo bianco, il razzismo profondo che innerva persino le istituzioni, la mentalità paranoica, l'orgoglio e la presunzione di farsi giustizia da sé, la violenza che scaturisce dalla povertà, dalla rabbia, da ciò che si vive come ingiusto sulla propria pelle e che si rovescia su chi è ancora più debole.

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Larmob69Larmob69 wrote a review
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Trenette65Trenette65 wrote a review
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CalandrinoCalandrino wrote a review
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Venero Barbero storico e divulgatore ma questo suo Alabama, non è stato completamente all'altezza delle mie aspettative.

Di fatto non c'è un vero sviluppo narrativo, sono tutte microstorie giustapposte che se da un lato hanno il grande merito di descrivere l'ambiente e il modo di ragionare dei confederati che sono andati a combattere per difendere il loro modello di società, agricolo e schiavista (do per scontata l'accuratezza storica per ovvi motivi), dall'altro indeboliscono l'efficacia del racconto globale e impediscono di creare grandi personaggi che lascino il segno. Anche l'episodio finale del massacro dei "negri", per il quale si creano grandi aspettative nel corso di tutta la storia, viene alla fine liquidato in modo sbrigativo e con pochissimo pathos e, a parte la funzione tecnica che ha, cioè a detta dello stesso Barbero, quella di tenere avvinto il lettore fino all'ultima pagina, risuta abbastanza incolore.

Dal punto di vista dello stile è indubbio che Barbero abbia lavorato molto sul linguaggio con cui si esprime il narratore, un flusso di coscienza volgare e sgrammaticato in cui i fatti si sovrappongono e si intrecciano così come vengono alla mente del vecchio reduce. Alla lunga però anche questo espediente, a cui il lettore si abitua e del quale riconosce la tecnica, finisce per stancare.

Alabama è il primo romanzo di Barbero che ho letto e mi ha leggermente deluso rispetto ai saggi dedicati a grandi fatti storici. Ne leggerò altri e spero di cambiare opinione.