Alabama
by Alessandro Barbero
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Alcuni anni fa, nei suoi percorsi e studi da storico, Barbero ha incontrato una storia che non poteva essere racchiusa in un saggio. Ed è quella di Alabama, che pur non essendo nato come reazione alla storia recente ne anticipa i motivi profondi, scandagliandone l'oscurità delle viscere. È la vicenda di un eccidio di neri, di «negri», durante la Guerra di Secessione, la prima grande lacerazione nazionale che divide il paese tra chi vuole bandire la schiavitù e chi non ne ha nessuna intenzione. Ed è la storia di bianchi pulciosi e affamati che vanno in guerra per pochi spiccioli e che sentono il diritto naturale di fare dei negri quello che vogliono. Tutto questo diventa il racconto fluviale, trascinante, inarrestabile, dell'unico testimone sopravvissuto, Dick Stanton, soldato dell'esercito del Sud, stanato e pungolato in fin di vita da una giovane studentessa che vuole ricostruire la verità. Verità storica e romanzesca, perché Barbero inventa una voce indimenticabile, comica e inaffidabile, logorroica e irritante, dolente e angosciosa, che trascina il lettore in quegli abissi che ancora una volta si sono riaperti. Il nuovo romanzo di Barbero va davvero a toccare i tratti del carattere americano che sono deflagrati negli eventi dell'ultimo anno e degli ultimi mesi: la questione del suprematismo bianco, il razzismo profondo che innerva persino le istituzioni, la mentalità paranoica, l'orgoglio e la presunzione di farsi giustizia da sé, la violenza che scaturisce dalla povertà, dalla rabbia, da ciò che si vive come ingiusto sulla propria pelle e che si rovescia su chi è ancora più debole.

Andrea F.'s Review

Andrea F.Andrea F. wrote a review
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Un faticoso esercizio di stile

Alabama è soprattutto un esercizio di stile. Barbero va ben oltre il suo ruolo di storico, e perfino quello di romanziere storico, per diventare prima di tutto scrittore, letterato. L'intera opera è il lungo monologo di un vecchio ex combattente sudista, scritto cercando di ricostruire nel modo più credibile la narrazione orale di un contadino. La tecnica utilizzata, che prevede periodi lunghissimi infarciti di intercalare, digressioni, innumerevoli "fa", "dice" "e insomma", all'inizio è interessante e divertente, ma diventa ben presto terribilmente noiosa. Lo scopo - quello di raccontare "dall'interno" la cultura sudista - è egregiamente raggiunto, ma il prezzo da pagare per il lettore è davvero troppo alto. L'immersione nella vita rurale degli stati confederati, con il suo razzismo profondo e radicato, è indubbiamente notevole e, vista la caratura storica dell'autore, non si può dubitare della sua accuratezza. Ma l'esperimento letterario, nella sua scelta formale, è decisamente eccessivo. Sarebbe potuto essere un bellissimo racconto, è diventato un pesantissimo romanzo.