Alice nel paese delle meraviglie
by Lewis Carroll
(*)(*)(*)(*)(*)(8,771)
Alice è una bambina che, per seguire un coniglio bianco, cade in un pozzoprofondissimo sul fondo del quale si aprono le porte di un mondo fantastico.Personaggi irreali e avventure incredibili le fanno trascorrere momenti felici fino all'immancabile risveglio.Definito universalmente un capolavoro, il romanzo ha segnato una svolta nellaletteratura per l'infanzia dato che, contrariamente all'uso, non ha nessunfine edificante, ma si snoda sul filo del puro divertimento, parodiando lavita quotidiana e le assurde regole che governano la vita dei bambininell'Ottocento.

All Reviews

693 + 125 in other languages
Massimo BaldiMassimo Baldi wrote a review
00
(*)(*)(*)( )( )
lunatica "minoritaria"lunatica "minoritaria" wrote a review
00
(*)(*)(*)(*)( )
Tommaso ReinaTommaso Reina wrote a review
01
(*)( )( )( )( )
Gabriele CrescenziGabriele Crescenzi wrote a review
02
(*)(*)(*)(*)( )
“Per quanto tempo è per sempre?”
“A volte, solo un secondo”

A volte le favole servono, e non solo ai bambini. A volte, inoltre, le favole non sono semplicemente "favole" , ma nascondono delle tematiche importanti, che diverrebbero aride sviscerandole a mo' di trattato moralistico o edificante.
"Alice nel paese delle meraviglie" ("Alice's Adventures in Wonderland", 1865) di Lewis Carroll, sinonimo del matematico e scrittore Charles Lutwidge Dodgson, è l'esempio di questa tipologia di opere che, sebbene siano indirizzate ad un determinato pubblico, travalicano i limiti di età e divengono emblemi culturali e letterari perpetuamente validi.
La storia no-sense di Alice che, in un caldo pomeriggio, annoiandosi di stare con sua sorella sull'argine di un fiume, segue uno strano coniglio bianco, venendo trasportata in un mondo folle, popolato da animali parlanti, da persone bislacche, da esseri amorfi, in cui le leggi che lo regolano sembrano essere anch'esse plastiche e mutevoli, oltre a rappresentare un "divertissement" per l'infanzia, in quanto storia animata esclusivamente dal piacere del narrare, costituita com'è da tante scene staccate (sebbene legate da un labile "fil rouge") e fantasiose, veicola un messaggio importante e che è profondamente esemplificato dalla vita dello stesso autore: l'importanza dell'infanzia e il brusco e spesso traumatico passaggio dall'età delle piacevoli illusioni a quella della concretezza, l'età adulta.
Un'opera del genere poteva essere creata solamente da Charles Lutwidge Dodgson che, nonostante fosse divenuto un docente di matematica ad Oxford, conservò sempre un'indole infantile, forse frutto della giovinezza spensierata che gli era stata negata dalla rigida educazione paterna. Questo suo lato puerile si manifestò sia nei suoi scritti, sia nei suoi rapporti sociali: infatti solo in compagnia di bambine piccole (tra cui figura Alice Liddell, ispiratrice del suo capolavoro) si sentiva a suo agio, mentre rifuggiva e disprezzava il mondo degli adulti, che non sentiva proprio.
"Alice nel paese delle meraviglie", letto in quest'ottica, si rivela un quadro di questo conflitto interiore, in cui la protagonista non è che un alter ego dello scrittore che, all'improvviso, si trova proiettata in un mondo straniante, spesso brutale (si pensi alla Regina di Cuori e alla sua mania delle decapitazioni, all'indifferenza scocciata del Brucaliffo, alla violenza verbale gratuita della Duchessa) e cerca di comprenderlo facendo uso degli unici mezzi che ha a disposizione: la fantasia e l'ingenuità tipica di quell'età.
L'universo in cui Alice si immerge è folle in quanto tale appare alla mente della piccola e sagace bambina, la quale riesce a comprendere molte delle falle nel sistema degli adulti, di cui i personaggi sono l'incarnazione dei diversi tipi: il Bianconiglio è l'uomo costantemente impegnato e meticoloso, sempre in ansia di non farcela, come testimonia la sua costante preoccupazione di arrivare in ritardo; il Brucaliffo è l'adulto saggio, arrivato al culmine del sapere, che si irrita di fronte alle domande di chi, come Alice, di quel mondo ancora non ha ancora compreso le complicate, e spesso insensate, regole sociali e civili; il Cappellaio Matto invece sembra l'adulto ozioso, che non riesce a portare a compimento nulla e che si trova dunque in una dimensione atemporale in cui è sempre l'ora del tè; la Regina di Cuori è l'emblema della rabbia spesso ingiustificata del cupo mondo dei grandi.
Insomma, il Paese delle Meraviglie è tale soprattutto per la neofita Alice, che vi si immerge con un misto di curiosità, arguzia, ma allo stesso tempo di timore e sospetto, scaturiti soprattutto dalla constatazione delle assurdità delle sue convenzioni.
L'opera è in tutti i suoi lati rappresentazione della diatriba interna dell'autore (ma anche di ogni lettore) tra la volontà di conservare l'eterna giovinezza rappresentata dal gioco, dal divertimento fine a se stesso e la necessità ineluttabile di divenire adulti, una necessità fatta di costrizioni, di misura, ma non meno matta delle costruzioni fittizie dell'infanzia, se osservata attentamente. Così si spiega la coesistenza tra le righe di poesiole e tematiche matematiche, giochi di parole e sensi filosofici-esistenziali e il costante cambiamento di Alice, a volte piccola, a volte gigantesca: è il flusso del nostro ego che lotta tra i due poli della nostra vita, entrambi folli, ma nel contempo antitetici.


Emme ErreEmme Erre wrote a review
00
神 wrote a review
00
(*)(*)(*)(*)(*)
L'opera di Carroll non necessita di presentazioni: è un capolavoro ed è una sorta di enciclopedia completa del sogno e della gioia infantili. Mi verrebbe da difendere il povero Carroll (uno degli uomini più amabili ed innocenti della storia della letteratura) leggendo i commenti di chi scopre solo ora la sua presunta pedofilia, frutto delle speculazioni e del maledettismo dei moderni, increduli se non trovano il marcio ovunque. Ma per quello basterebbe la difesa della stessa Alice Liddle e delle altre "amichette" dell'autore, una volta cresciute. L'introduzione di Gardner non prende le parti e mantiene il libidinoso dubbio. Lasciamo stare.
Queste edizioni BUR sono una delizia per gli occhi, a parte qualche difetto minore. Dalla traduzione all'ingombrante presenza del commento - serissimo - di Gardner, questa è un'edizione per adulti, perché com'è noto Alice ormai è un classico della letteratura inglese, con stuole di fan di tutte le età e numerosi club ufficiali. Le illustrazioni originali di Tenniel a quasi due secoli di distanza rimangono le migliori, però non sono certo le più accattivanti per un bambino di oggi, né il loro raffinato humor risulta tenero o simpatico (Alice appare un po' troppo altezzosa rispetto al testo).
Nota a parte riguardo al commento di Gardner: puntualissimo, esasperante saggio su Alice piuttosto che commento ad Alice. Notoriamente oggi l'humor di Carroll risulta in buona parte incomprensibile, perché non solo faceva riferimento alla società dell'epoca, ma era colmo di richiami rivolti ad una ristretta cerchia di amici, se non alla sola Alice Liddle, di cui l'intera opera costituisce una lettera d'amore (platonico, nel senso più originario del termine). La cosa, come sappiamo, non ha mai intaccato la godibilità dell'opera, e non solo in patria ma anche all'estero (capitale la sua importanza nella cultura pop giapponese, lingua nel quale il libro è, probabilmente, del tutto intraducibile). Gardner ad ogni modo sviscera ogni singolo dettaglio, lo fa con precisione da matematico (quale era) e lo fa scrivendo benissimo. Note e rimandi, insieme alle illustrazioni, soffocano l'impaginazione ed è difficile resistere all'impulso di leggerle per cogliere il segreto di tanti dettagli bizzarri e sconcertanti, al costo di spezzare la lettura e uccidere qualunque speranza di abbandono edonistico.
Ad ogni modo preferisco il sequel, attraverso lo specchio (incluso nel libro), all'originale. Piacerà meno ai bambini: è più oscuro, visionario, colmo di enigmi, sottilmente malinconico e crepuscolare. La mancanza di una narrazione sensata viene compensata dalla struttura del racconto, una partita a scacchi perfettamente strutturata, le cui mosse vengono seguite passo per passo da Gardner. Nel frattempo capita di ritrovarsi in situazioni vertiginose che sembrano anticipare le più tarde scoperte della fisica, della matematica speculativa, della meccanica quantistica, della relatività (vedere il capitolo della capra nel negozio, se non ci credete).
Ultima nota relativamente positiva è la presenza del testo originale di tutte le filastrocche, tipograficamente riportate in versi (senza le odiose barre /), ma in nota. Un testo a fronte sarebbe stato il massimo, ma probabilmente era troppo (e avrebbe reso enorme il volume). Le filastrocche hanno valore solo in originale e tradotte in italiano risultano solo un'inutile impedimento alla lettura, da saltare a pie pari.
Per completezza l'edizione riporta pure l'episodio tagliato della vespa, con tanto di doppia introduzione, filologica e interpretativa. Mera curiosità: l'episodio non è un granché, nonostante l'accanita difesa di Gardner.
Tiziana BTiziana B wrote a review
00
(*)(*)(*)(*)( )
Spoiler Alert