Alla casa del gatto che gioca a palla
by Honoré de Balzac
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Scritto da Balzac nel 1829, La Maison du chat-qui-pelote (qui tradotto come Alla casa del Gatto che gioca a palla) è unanimemente considerato uno dei capolavori giovanili di Balzac, da annoverare senz'altro fra i racconti più riusciti della Comédie humaine. Il titolo ricorda l'insegna di una vecchissima azienda commerciale nella Parigi del Primo Impero. È la storia dell'amore “impossibile” tra la giovanissima Augustine, figlia dell'austero e gretto commerciante Guillaume, e Théodore de Sommervieux, giovane pittore dal brillante e focoso ingegno – un amore che, pur riuscendo ad approdare al matrimonio, non riuscirà a vincere le incomprensioni generate dalla diversa estrazione sociale e dalla differente educazione… La tragica vicenda è tratteggiata dal giovane Balzac con stile vigoroso, con la chiaroveggenza psicologica, il vivo colorito e l'energia del tratto che lo renderanno in seguito famoso. Giustamente celebre la splendida, minuziosa e suggestiva descrizione iniziale della bottega e della casa del vecchio Guillaume, degna delle migliori pagine di Eugénie Grandet e Le père Goriot.

Suni's Review

SuniSuni wrote a review
24
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Tra le prime opere di Balzac, "Alla casa del gatto che gioca a palla" (in originale "La Maison du chat-qui-pelote") è una storia abbastanza breve che, all'interno della "Comédie umaine", si colloca tra le "Scene della vita privata".
La vicenda narrata è semplice e non troppo originale: nella Parigi del Primo Impero (inizio '800) una ragazza di solida ma non raffinata famiglia borghese sposa un pittore di nobili natali. L'amore di lui è travolgente e inebriante (nonché un'assoluta novità per la fanciulla), ma dura poco. Dopo qualche anno lei non sa più dove sbattere la testa per riconquistarlo. Morale: bisogna sposarsi tra pari.
Eppure è stata una lettura gradevolissima, a tratti quasi esaltante, perché Balzac ha un modo di descrivere le cose che catapulta il lettore dentro la scena, per non parlare della caratterizzazione dei personaggi, che rivela una raffinata conoscenza della natura umana. E la ciliegina sulla torta è la punta di ironia con cui l'autore racconta delle abitudini, delle fissazioni, delle ottusità e infine dei vizi della porzione di umanità posta sotto la sua lente di ingrandimento.

Madame Guillaume, figlia di Monsieur Chevrel, se ne stava così dritta dietro il banco del negozio che sembrava l’avessero impalata lì, come più di una volta qualche burlone aveva detto. Il suo viso magro e lungo rivelava una devozione eccessiva: priva di ogni grazia e di modi gentili, anche ora che andava per la sessantina si ornava il capo con una cuffia dalla foggia invariabile, guarnita di frange come quella di una vedova. Tutto il vicinato la chiamava "la suora portinaia". Parlava poco, e nei gesti aveva qualcosa dei movimenti a scatto del telegrafo. L’occhio, scialbo come quello dei gatti, sembrava voler incolpare tutti della sua bruttezza.

(Giusto per dare un'idea.)
4 stelline perché è breve e dopotutto devo lasciare margine per quando leggerò i capolavori.
SuniSuni wrote a review
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Tra le prime opere di Balzac, "Alla casa del gatto che gioca a palla" (in originale "La Maison du chat-qui-pelote") è una storia abbastanza breve che, all'interno della "Comédie umaine", si colloca tra le "Scene della vita privata".
La vicenda narrata è semplice e non troppo originale: nella Parigi del Primo Impero (inizio '800) una ragazza di solida ma non raffinata famiglia borghese sposa un pittore di nobili natali. L'amore di lui è travolgente e inebriante (nonché un'assoluta novità per la fanciulla), ma dura poco. Dopo qualche anno lei non sa più dove sbattere la testa per riconquistarlo. Morale: bisogna sposarsi tra pari.
Eppure è stata una lettura gradevolissima, a tratti quasi esaltante, perché Balzac ha un modo di descrivere le cose che catapulta il lettore dentro la scena, per non parlare della caratterizzazione dei personaggi, che rivela una raffinata conoscenza della natura umana. E la ciliegina sulla torta è la punta di ironia con cui l'autore racconta delle abitudini, delle fissazioni, delle ottusità e infine dei vizi della porzione di umanità posta sotto la sua lente di ingrandimento.

Madame Guillaume, figlia di Monsieur Chevrel, se ne stava così dritta dietro il banco del negozio che sembrava l’avessero impalata lì, come più di una volta qualche burlone aveva detto. Il suo viso magro e lungo rivelava una devozione eccessiva: priva di ogni grazia e di modi gentili, anche ora che andava per la sessantina si ornava il capo con una cuffia dalla foggia invariabile, guarnita di frange come quella di una vedova. Tutto il vicinato la chiamava "la suora portinaia". Parlava poco, e nei gesti aveva qualcosa dei movimenti a scatto del telegrafo. L’occhio, scialbo come quello dei gatti, sembrava voler incolpare tutti della sua bruttezza.

(Giusto per dare un'idea.)
4 stelline perché è breve e dopotutto devo lasciare margine per quando leggerò i capolavori.

Comments

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e poi i margini vanno sempre lasciati, è giusto.
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e poi i margini vanno sempre lasciati, è giusto.
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@roberten73 infatti! Io mi faccio prendere dall'entusiasmo quando leggo un libro che mi piace che a volte sparo 5 stelline con troppa disinvoltura, ma ora cerco di pensare in prospettiva. :D
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@roberten73 infatti! Io mi faccio prendere dall'entusiasmo quando leggo un libro che mi piace che a volte sparo 5 stelline con troppa disinvoltura, ma ora cerco di pensare in prospettiva. :D