Amori e disamori di Nathaniel P.
by Adelle Waldman
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Dopo anni di faticoso equilibrismo, tra un articolo e un lavoretto, Nathaniel Piven ce l'ha fatta. Ha appena firmato un contratto per pubblicare il suo primo romanzo, ma soprattutto ha scoperto che quelle qualità che l'avevano condannato a un'adolescenza di scatenate letture e altrettanto scatenate sessioni di autoerotismo, oggi l'hanno trasformato in un desiderabile trentenne sul mercato sentimentale della scena letteraria di New York. Ragazze che non l'avrebbero degnato di uno sguardo al liceo, ragazze colte, raffinate, «che leggono Svevo in metropolitana» e che potevi incontrare alle feste dell'editoria, adesso lo trovano interessante, e le occhiate di cui si scopre oggetto mentre è a cena in un ristorantino di Brooklyn, o al mercatino a chilometro zero, si moltiplicano. Ma Nate è «il prodotto di un'infanzia post-femminista negli anni Ottanta e di un'istruzione universitaria politicamente corretta negli anni Novanta», e la sua ipersensibile, iperattiva, iperprogressista coscienza sa come si tratta una donna, come non ci si approfitta dei privilegi che una società ingiusta ancora concede agli uomini. O almeno così crede lui. L'incontro con Hannah, anche lei aspirante scrittrice, una ragazza intelligente, autonoma, metterà Nate di fronte a una persona che non è disposta a lasciarsi incasellare. O almeno così crede lei. Adelle Waldman ha scritto una commedia sentimentale modernissima (da più parti è stata accostata per atmosfere e freschezza alla serie Girls di Lena Dunham) che ha l'acutezza psicologica del romanzo ottocentesco, a cominciare dallo sguardo ironico e fustigatore di Jane Austen. Un romanzo sullo «stato dell'amore» e delle relazioni sentimentali nelle metropoli di oggi, ma anche una sottile riflessione sul potere e sulle strategie che adottiamo per conservarlo mantenendo la coscienza pulita.

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FrancescaFrancesca wrote a review
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Stefano AielloStefano Aiello wrote a review
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Spoiler Alert
Come sarebbe bello se la fiducia fosse un valore impossibile da mettere in discussione, se fosse possibile credere ciecamente nelle e alle persone. Se così fosse, tutti presteremmo tutto a chiunque, nessuno sarebbe in difficoltà perché si potrebbe contare sull’altro che ci promette un aiuto, e voi leggereste “Amori e disamori di Nathaniel P.” di Adelle Waldman solo perché ve lo consiglio io.
Le cose purtroppo non stanno in questo modo. Se di mascalzoni ne è pieno il mondo, mi rendo conto che non è necessario essere una persona malvagia per destare sospetti. In fondo, questo è un libro come tanti, un romanzo a caso adocchiato nella vetrina di una libreria del centro un pomeriggio d’estate, quando camminando di fretta i miei occhi si poggiarono senza volerlo sull’immagine di questa copertina, e da allora fu amore a prima vista.
Cercherò allora di convincere più gente possibile spiegando il motivo per cui questo libro andrebbe letto.
Anzitutto, contestualizziamo il libro e la storia. Siamo in un treno Torino-Genova (io) e a New York (Nate, il protagonista del romanzo). Io sto raggiungendo un amico, dal quale trascorrerò un bellissimo weekend in questa città così diversa dalla mia, così malinconica, così suggestiva, caratteristica, Nate invece, figlio di genitori rumeni, nella Grande Mela vive e scrive.
Se però nel treno io alterno momenti di sonno a momenti di lettura (preciso: di questo libro), Nate incontra a inizio romanzo Juliet, una ragazza con cui è stato e che sì, insomma, ha messo incinta, ma poi lei ha abortito, all’inizio lui è stato amorevolmente vicino a lei, uomo comprensivo e tutto d’un pezzo, e poi se l’è filata. Il classico ragazzo stronzo-bastardo-da-prendere-a-pugni del ventunesimo secolo. Arriva da Harvard, non è certo uno scemo. Anzi. Sta scrivendo un saggio importantissimo sulla coscienza e sulle classi sociali – roba seria, insomma. Inoltre, dopo diversi tentativi, è riuscito a scrivere un libro, che a breve verrà pubblicato. Va da sé che da ragazzo che non riscuote successo con le donne – e che al massimo ne diventa amico-confidente - diventa uno che nella vita ce l’ha fatta, è un trentenne desiderabile e interessante, affascinante e ambito. Mentre su questo treno Torino-Genova ci siamo fatti un’idea di come sia Nate, ecco che facciamo la conoscenza di Hannah, una conoscente della ex fidanzata di Nate, Elisa, che insieme a lui è stata invitata a cena. I due parlano, si sorridono, dibattono su temi importanti, tipici di chi sa fare a meno della tv spazzatura e delle superficialità newyorkesi, e…beh, iniziano a piacersi. È Hannah che gli scrive per prima. Nate risponde, lei risponde alla risposta di Nate, Nate continua, e mentre la discussione su Charles Dickens e marxismo si fa interessante, Nate pensa: la incontro o non la incontro?
Galeotta fu Elisa, o la cena, o la letteratura. Ad ogni modo, i due si innamorano. Forse lei più di lui. Dopo diverse uscite fatte di chiacchierate culturali, baci e nottate passate insieme, Nate capisce che Hannah è affascinante e intelligente. Ma non basta. O almeno: questo non basta a farlo sentire totalmente appagato. In fondo, a guardarla bene, i jeans che indossa non le fanno un bel sedere, ha un braccio un po’ pendulo, è troppo coinvolta, troppo…innamorata. Fa domande su domande, le solite domande: ma che hai?, sicuro sia tutto ok?, devi forse dirmi qualcosa che dovrei sapere? Nate si sta stancando.
Con una storia del genere, nessuno capirebbe che diavolo ha in testa Nate. Insomma, tutto sembra procedere per il meglio, quindi perché lui si sente così, stanco e vinto da un’esasperante ragazza affascinante e intelligente e carismatica e divertente? La risposta “perché è uno stronzo” non vale, perché questo lo abbiamo appurato, e la verità sta dietro gli epiteti ed i rancori. La verità sta nel secolo in cui viviamo, nella società che ci circonda e nel mezzo della quale cresciamo, in una realtà che ci vuole competitivi e arrivisti, in una città che ci apre a milioni di possibilità e al contempo ci soffoca. L’autrice ci racconta cosa significhi essere uomo, avere trent’anni, vivere a New York e conoscere una donna come Hannah. Condisce una storia che potrebbe essere banale e alla portata dell’esperienza di ciascuno di noi con una analisi dettagliatissima della mentalità maschile. E ce la fa. Riesce a raccontare scomode realtà che appartengono non solo agli uomini, riesce a narrare gli aspetti più oscuri e superficiali del maschio e quelli più romantici della donna. Senza necessariamente schierarsi da qualche parte, dando vita alla solita, vecchia, stupida e infelice guerra uomini contro donne.
Adelle Waldman sta semplicemente dall’altra parte del libro a raccontare di noi e dell’amore, di come funzioniamo e di come, ahimé, non funzioniamo. Senza suggerirci cosa fare e cosa non fare per fare durare l’amore, senza dirci esattamente cosa succeda nella mente di un Nate qualunque. Anche perché alcune dinamiche relazionali, secondo me, sfuggono alla sociologia e alla comprensione. Ci sono cose che succedono e basta, lasciandoci l’amaro in bocca. E ammesso e concesso che una spiegazione ci sia, accettare la realtà, e magari farlo anche in modo immediato, non è cosa da poco. C’è anche chi non ce la fa. A quel punto forse possiamo farne anche a meno, delle spiegazioni e delle recriminazioni, delle analisi del passato e della decodificazione degli ultimi sms ricevuti. O perlomeno questo è il mio modestissimo parere sul messaggio che l’autrice ha voluto lanciare al lettore.
Come al solito ciascun libro può venire letto in profondità diverse. Lungi da me dire di aver letto in modo superficiale questo romanzo. Dico solo che non ho avuto bisogno di approfondire più di tanto la lettura, di leggere tra le righe, di riflettere su di me. Perché tutte queste azioni sono state compiute spontaneamente. E questo significa o possedere un’attitudine a mettersi in discussione con così tanta frequenza da risultare automatico o aver assistito ad un miracolo o aver conosciuto un’autrice formidabile che ha scritto un libro capace di così tanto.
Spero che la risposta mia sia anche la vostra.
StefanoStefano wrote a review
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volevoesserejomarchvolevoesserejomarch wrote a review
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Amori e disamori di Nathaniel P. della scrittrice Adelle Waldman, pubblicato da Einaudi nella traduzione di Vincenzo Latronico, fotografa la realtà dell’élite culturale di Brooklyn: i suoi personaggi sono giovani e carini, lavorano nell’editoria, s’incontrano nei bar e alle feste, allacciano relazioni, chiudono relazioni… Quello che interessa veramente a Waldman è mettere in luce come in un contesto così altamente civilizzato l’uomo resti un cavernicolo e la donna la sua preda. Nate, il protagonista del libro, è figlio di una coppia di immigrati romeni che l’hanno fatto studiare ad Harvard. A scuola non aveva un grosso successo con le ragazze, era piuttosto il loro confidente; ora che sta per pubblicare un libro e scrive su riviste importanti si ritrova a essere parecchio ambito. Dopo una panoramica sulla giovane che Nate ha messo incinta per sbaglio e ha accompagnato ad abortire e sulla fidanzata che ha lasciato, rimanendo impelagato in una fastidiosa amicizia, Waldman racconta di Nate e Hannah. È lei a mandargli una mail, dopo averlo conosciuto a casa della sua ex fidanzata; lui si tiene un po’ alla larga: la trova bella e intelligente, forse troppo. Poi la storia decolla e sono entrambi davvero felici. Le prime crepe: lui la vede troppo coinvolta, troppo incline ad assecondarlo; un giorno nota che i jeans non le stanno bene, un altro che ha un braccio un po’ pendulo. Lei resiste e prova a chiedergli cos’è che non va, il che lo esaspera oltre ogni dire. Waldman poteva scegliere il punto di vista di Hannah, una donna consapevole di sé e dei suoi desideri; ha osato puntando tutto sull’altalenante Nate e ha vinto la sua scommessa: altro che parità tra i sessi, dio ci scampi e liberi dal maschio civilizzato.