Amrita
by Banana Yoshimoto
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La famiglia di Sakumi è piuttosto insolita: ne fanno parte la madre, con il suo compagno molto più giovane, il fratellastro undicenne Yoshio, una cugina e un'amica. Su questa famiglia "allargata" pesa il ricordo ancora vivo della tragedia di Mayu, la sorella minore di Sakumi morta in un incidente stradale. Con lei Sakumi intrattiene un muto dialogo, che costituisce uno dei molti fili della narrazione. A questo si affiancano e con questo si intrecciano tanti destini, che l'autrice scava, indagando percezioni del reale diverse da quelle usuali e sprofondando nei labirinti della mente - come nel caso di Sakumi che ha temporaneamente perso la memoria dopo un colpo preso alla testa - e nelle alterazioni della coscienza - come quelle di Yoshio, dotato di straordinari poteri psichici. Tale scoperta del mistero e della profondità consente a Banana Yoshimoto di illuminare in modo sottile la dimensione magica dell'esistenza e insieme di ampliare i confini delle sue tematiche abituali - amore, amicizia, morte, solitudine - senza perdere però la freschezza, la grazia e la leggerezza di uno stile che parla direttamente al cuore.

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OophiOophi wrote a review
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SensationDariaSensationDaria wrote a review
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Inaspettato
Non so bene come definirlo questo romanzo. E' un storia d'amore? Sì, la protagonista si innamora. E' una storia che richiama il paranormale? Più che altro il mondo degli spiriti, quindi in qualche modo possiamo dire di sì. E' un romanzo psicologico? Decisamente sì, Sakumi si racconta nel profondo, ripercorrendo le tappe più importanti della sua vita. E' un romanzo drammatico? Certamente, gli avvenimenti narrati sono in prevalenza tragici.
Ci troviamo allora davanti a una storia a tutto tondo, che abbraccia ciascuna di queste definizioni, che non ha una direzione precisa ma mette in scena una vita nella sua interezza. Come la stessa autrice scrive nella postfazione all'edizione italiana, è un libro scritto di getto, senza troppo pensarci su. Secondo alcuni non succede nulla in esso; secondo me succede tutto. Sakumi deve affrontare la perdita della sorella, la perdita della sua memoria (e quindi una sua rinascita... e successivamente il suo ritrovamento), una madre pseudo-assente, un fratellino dalla sensibilità sovraumana, una famiglia allargata fatta di cugine e amiche, un fidanzato viaggiatore e scrittore. Il significato di questa storia per me si cela tutto nel suo titolo (spiegato dalla stesso Ryuichiro a fine romanzo): Amrita significa immortale e simboleggia "l'acqua degli Dei", una sorta di ambrosia. Nonostante tutte le cose che ci possono succedere nella vita (e Sakumi di cose strane ne vede e subisce tante nella sua), essa continua a scorrere incessantemente, se ne frega dei momenti belli o di quelli più tristi, avanza inesorabile trascinandosi dietro ciascuna delle nostre esistenze.
Ci ho messo parecchio a leggere questo romanzo. Inizialmente pensavo fosse perchè mi sono ritrovata ad avere poca voglia di leggere in generale; invece ho realizzato che sono stata così lenta perchè avevo bisogno di assimilarlo bene, di farlo entrare, di elaborarlo. E mi è persino dispiaciuto staccarmene, avrei potuto andare avanti nella lettura per sempre... sarà stato l'effetto Amrita!
AsiaAsia wrote a review
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Vittoria PaoliVittoria Paoli wrote a review
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Rimettendo in ordine la libreria, mi è capitato in mano questo libro.
Pur sapendo di averlo letto al liceo, non riusciva a venirmi in mente niente su questa esperienza di lettura, neanche leggendo l'imbeccata della trama sul retro della copertina, così ho deciso di rileggerlo per curiosità.

Il libro è incentrato su Sakumi e sulla sua famiglia bizzarra e sfortunata, composta da lei, la madre, la migliore amica di lei, un fratellastro che va alle elementari e una cugina trasferitasi da loro per l'università, a cui bisogna aggiungere una sorella, Mayu, morta di un incidente che sembra un suicidio, il padre di Sakumi morto, il difficile divorzio della madre dal secondo marito e la storia d'amore di Sakumi con l'ex fidanzato di Mayu.
Questo nucleo famigliare improbabile fa da sfondo a una storia che, in realtà, non può proprio definirsi tale.
Ogni avvenimento arriva praticamente dal nulla e le sottotrame, che dovrebbero dare profondità alla storia, sono totalmente indistinguibili dalla trama principale, con il solo effetto di rendere tutto il libro piatto e confuso.
Gli eventi attraverso cui si snoda la trama appaiono totalmente slegati tra loro e sembrano non avere il minimo effetto sulla personalità dei personaggi, che rimangono irrimediabilmente uguali a loro stessi, nonostante vivano esperienze che farebbero sorgere riflessioni in qualunque essere umano funzionante.
Ed ecco il punto, questi non sono nemmeno esseri umani. Sono macchiette.
Nessuno sembra essere in grado di sviluppare un’emozione, avere una reazione di qualunque tipo. Ogni cosa scivola loro addosso come se non li riguardasse nemmeno e la loro vita scivola via a suon di scrollate di spalle e di ‘beh, si vede che doveva andare così’. Una passività e un’accettazione superficiale di qualunque cosa. Dopotutto c’è da mangiare in frigo e quindi chi se ne frega.
Tra tutti il personaggio più coerente –per quanto squinternato- pare essere Yoshio, il ragazzino.
La mancata organizzazione dell’intreccio è aggravata dal linguaggio della Yoshimoto.
Distaccato, didascalico e freddissimo.
Non ho problemi a riconoscere alcuni momenti di grande estetica, ma faccio una fatica enorme a disseppellirli da un’incrostazione di descrizioni vuote, digressioni inutili e soprattutto dalla totale mancanza di organizzazione del materiale narrativo.
Anche le interazioni tra i personaggi sono appiattite da dialoghi innaturali, al limite del robotico.
Tutto il potenziale del materiale narrativo viene mortificato da una trama sconclusionata e un linguaggio mai efficace.
Peccato.
FiomFiom wrote a review
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