Amy e Isabelle
by Elizabeth Strout
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È la storia, questa, di una cittadina anonima della provincia americana. Di un’estate straordinariamente torrida. Di un microcosmo di donne, impiegate presso gli uffici di una fabbrica locale. Tra queste c’è Isabelle, ancora giovane, che tenta di celare il proprio misterioso passato dietro una facciata di decoro e perbenismo; e c’è la figlia Amy, una timida adolescente con un segreto che non riesce a tenere nascosto. Il rapporto tra le due è teso, intessuto di cose non dette e di una reciproca incomprensione che si trasforma in aperta ostilità quando la madre scopre nella figlia l’esuberanza e la voglia di vivere che un tempo erano state le sue, il suo stesso desiderio di darsi a un altro e di essere amata. Il mondo di Amy e Isabelle crollerà violentemente all’improvviso, e dopo un toccante, impietoso confronto durante una drammatica notte niente sarà più come prima. Lieve e spietato, impreziosito da una scrittura cristallina, Amy e Isabelle è un indimenticabile romanzo sui legami affettivi e la paura di amare.

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Nood-LesseNood-Lesse wrote a review
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«L’unico modo per mangiare un elefante è un boccone per volta»

Ecco un romanzo scritto dannatamente bene da una scrittrice capace di fare letteratura. In tutta la prima parte ci sono aggressività e senso di colpa sottaciute che generano un’elettricità simile a quella che precede un temporale. Il montaggio è particolarmente riuscito, da subito alcune allusioni ad un avvenimento del passato recente di Isabelle e Amy, madre e figlia che vivono in affitto in una piccola casa di Shirley Falls, preparano il lettore al punto di svolta. Occorrerà arrivare alla metà del libro perché esso sia ricostruito precisamente e se ne percepisca tutta l’importanza ai fini narrativi.
Questo è un libro di quasi sole donne, la presenza degli uomini è marginale. Si fa un po’ di fatica con lo stile femminile vero che non è come quello femminile ricreato dalle penne maschili. Credo di avere una predilezione per le donne partorite dagli uomini; quelle vere che scrivono hanno una predisposizione per il dettaglio superfluo (maschilmente superfluo). Esse indugiano dove gli uomini neppure sospettano vi sia materia. Le donne spettegolano, gli uomini smargiassano. Sono categorie grossolane, le sto usando invece di parlare della trama del libro perché è opportuno che chiunque non la conosca legga la storia di queste due donne sorprendendosi del rapporto che intercorre fra loro e soprattutto di ciò che a monte lo ha influenzato una volta per tutte. Potrete provare sorpresa o immedesimazione a seconda del fatto che siate smargiassi o pettegole.
Non voglio fare uno spoiler imperdonabile come quello che Elizabeth Strout ha fatto di Madame Bovary mentre lo faceva leggere a Isabelle. Qualora non abbiate letto quel libro, saltate a piè pari i brani in cui appare il nome “Emma”, se poi come me avete già letto Flaubert e non siete riusciti ad apprezzarlo, chissà che non valutiate l’opportunità di rileggerlo.
In “Amy e Isabelle” ci sono almeno due scene descritte in modo magistrale e coinvolgente, esse nobilitano un impianto ottimo. Eppure, nonostante ciò, non mi è venuto da pensare: “accidenti non vorrei finisse!” Nell’ultima parte soprattutto, in mezzo al convivio delle donne solidali di mezz’età, ho avuto il desiderio di telefonare a Renton e a Franco (a proposito di smargiassi) per un paio di birre che mi togliessero il libro di torno
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La quinta stella rappresenta il mio senso di gratitudine strettamente legato alla possibilità di immedesimazione offerta dalla storia.
Un valore aggiunto, la gratitudine. Un valore aggiunto anche la possibilità di identificarsi in una trama che senti tua anche se non è la tua negli stessi termini. Ci sei tu in quelle pagine e, ancora più toccante, sei la madre e sei la figlia allo stesso modo. Sei la madre di Amy, e sei Amy, la figlia che sei stata e che, attraverso le pagine della Strout, interagisce con quella che sei oggi, con la madre che sei.
Perché questo romanzo racconta la difficoltà di conoscersi e dialogare per una madre e una figlia, i sentimenti estremi e opposti che rendono il legame di un amore viscerale, teso, immerso in un crescendo di ribellione e di sofferenza reciproca ma essenziali alla sua evoluzione e alla sua rigenerazione. Amy e Isabelle sono l’una l’immagine dell’altra riflessa all’infinito nel gioco degli specchi. Essere indotte, per le madri, a guardarsi attraverso quel tunnel di icone riverberate che riportano alla luce il passato e lo uniscono alle immagini del presente, porta a una consapevolezza di sé e a un cambiamento delle proprie prospettive. Quelle prospettive che nei secoli ci si é negate per una sorta di amara tradizione che si tramanda. Non esistono formule nel rapporto tra madri e figlie ma esiste l’esempio che rappresentiamo per loro e che é il vero incoraggiamento alla conoscenza di sé e all’autodeterminazione, alla partenza. Un viatico prezioso che apre alla libertà rafforzando la profondità di un legame che sarà sempre accogliente.
Forse il finale, rispetto alle 474 pagine, prende un po’ troppa velocità, ma non è poi così grave. In quest’ottima narrativa, ciò che ho apprezzato di più è stata la sensazione di essere un passo avanti rispetto alle parole che scorrevano sotto gli occhi: fermarsi e voltarsi e verificare che la storia arriva proprio dove tu la stai aspettando e che, in qualche modo, sai che ti appartiene. Una lettura intensa per questa e molte altre ragioni che il racconto svelerà. Ragioni non secondarie ma complementari, come ogni irrinunciabile personaggio che popola queste pagine.
MauriziaMaurizia wrote a review
17
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“Il fiume divideva la città in due. Nella parte orientale Main Street era ampia e graziosa, e superava, curvando, l'ufficio postale e il municipio, fino a toccare un punto dove il fiume era largo solo quattrocento metri. Lì, la strada diventava un ponte con un largo marciapiede su entrambi i lati. L’altra sponda del fiume, conosciuta come Oister Point, era quella dove vivevano i pochi dottori, dentisti e avvocati di Shirley Falls…. Ai margini di Oster Point, sotto le colline boscose e i campi lungo la statale 22, Isabella aveva portato a vivere la sua bambina Amy”. Questa bella descrizione ci cala subito nella realtà delle nostre città, dove ancora nulla è cambiato, da una parte vivono le famiglie più abbienti dall’altra chi lavora in fabbrica e svolge lavori più umili ed abita in piccole case “umide, fredde d’inverno e calde d’estate”. I figli frequentano la stessa scuola ed ogni incontro, ogni visita da una parte o dall’altra ne sottolinea le profonde differenze sociali, negli arredi, nel modo di comportarsi. Era quella una realtà che ogni tanto si tingeva di giallo e di macabro, qualche ragazzina scompariva e si attendeva con ansia qualche buona notizia dalla TV mentre l’insicurezza e la paura iniziavano a permeare la vita degli abitanti della città. Intanto, ognuno cercava a suo modo una causa per la scomparsa della ragazza che, chissà, deliberatamente si era allontanata o fosse stata vittima della malvagità altrui, era difficile da stabilire. Intanto se ne ragionava ed ognuno imparava, così, ad apprezzare ciò che aveva ed anche Isabelle ad essere contenta del ritorno di Amy a casa:”Dio se sono felice di vederti! Avevo paura che qualcuno ti sparasse”. Eppure Isabelle non piaceva a sua figlia, non aveva una vita sociale come le donne di Oster Point. Eppure Isabelle, ancora giovane, è una donna che vuole apparire diversa dalle altre e tenta di celare il proprio misterioso passato dietro una facciata di decoro e perbenismo; solo alla fine svelerà alla timida Amy un segreto ormai inutile da nascondere. Il rapporto tra le due diventa teso ed ostile proprio quando Isabelle reagirà con violenza, tagliandole i capelli e schiaffeggiandola, quando scoprirà in lei l’esuberanza che già era stata sua. Sarà il suo capoufficio, colui dal quale Isabelle pensava di sentirsi visibilmente attratta, che le comunicherà di aver vista la ragazza sola con un uomo in macchina, era il professor Robertson, arrivato come supplente nella classe di Amy. Il mondo di Amy e Isabelle crollerà violentemente all'improvviso, e dopo un toccante, impietoso confronto durante una drammatica notte tutto cambierà! La notte in cui Isabelle si aprirà alle sue compagne di lavoro, lascerà il suo passato alle spalle, supererà i pregiudizi in cui era vissuta svelando la verità a sua figlia. E allora? Bisogna tramontare per rinascere, non nascondersi nulla, mantenere la consapevolezza delle scelte e guardare ogni cosa con gli occhi dell’amore.
ii wrote a review
08
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Capita a volte di aprire il cruscotto della macchina e trovarci dentro qualcosa di cui ci eravamo dimenticati.
O di mettere a posto la dispensa e trovare, scivolata in fondo, dietro al tonno in scatola e ai fagioli borlotti, una confezione, l’ultima, la sopravvissuta, di un pregiatissimo caffé colombiano.
La.
Gioia.

Coi libri può capitare lo stesso. Convinta (e dispiaciuta) di aver già letto tutto quello che la Strout ha scritto ed è stato tradotto in Italia, scopro casualmente che Amy e Isabelle mi mancava. In libreria da anni. Ma mi era sfuggito.
La.
Gioia.

Non attendo oltre e mi ci precipito perché riaccada l’incanto misterioso della lettura, della totale immedesimazione con un personaggio o un luogo in cui, nascosto tra le pieghe della storia, l’autrice (o l’autore) é riuscito a “nascondere qualcosa di sé, perché venga poi trovato” (semicit.).

Ed accade, come mi aspettavo. Con la Strout accade sempre.
E mi ritrovo a provare tutto lo strazio di un’adolescenza inquieta, tutta l’angoscia dei desideri irrealizzati o irrealizzabili, tutto il grumo di pensieri che si affastellano e si ingarbugliano nella sterminata e desolata provincia americana, accanto a un fiume torbido e schiumoso in un’estate che sembra interminabile, arida e ingestibile come solo l’estate torrida può essere: malevola, ostile, fastidiosa.
Ma poi passa. Anche l’estate peggiore passa.
Ed è l’autunno che, per quelli come me, per quelli come Isabelle o Amy, rappresenta la vera primavera. Tornare a respirare, a vivere, a guardare il fiume meno nemico, nel periodo dell’anno in cui le cose iniziano a morire.
Tra personaggi indimenticabili, che mi diventano amici, conoscenti, parenti.Terribile e bellissimo.
GresiGresi wrote a review
01
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Sono attratta dalle storie drammatiche? Fino ad oggi non me lo sono mai chiesta, ma adesso che Elisabeth Strout era entrata anche nel mio salotto virtuale, di leggere il primo romanzo che la rese celebre e di accarezzare la sua anima semplice ma appassionata, comincio adesso a fare più attenzione a lei e ai suoi figli di carta, soprattutto perché desiderosa di conoscerla meglio, vale a dire leggere ogni romanzo pubblicato, che ha visto un manipolo discreto di lettori attorniarsi al suo cerchio senza aver mai nutrito alcun interesse. Ma adesso comincio a pensarci, a pensarla, a ricordare ciò che i miei occhi hanno visto durante il corso di questa lettura, e nessuna di queste ipotetiche scene mi suscitò diniego, piuttosto un forte senso di rivalsa, perché se i romanzi dell'autrice sono tutti così allora sono contenta di accoglierli, il prima possibile. Al di là di ogni dubbio, rancore, fatto sta che mi sono trovata inconsapevolmente fra le braccia di due donne, Amy e Isabelle, non nutrendo moti di compassione o diniego, riempiendomi di pensiero su ciò che mi avrebbero riservato le sue pagine.
Eppure questo genere di lettura, questi squarci dell'anima, sono il mio pane quotidiano, e anche adesso che si è tutto concluso che ha toccato corde sensibili dell'anima mai avrei creduto potesse riempirmi di desiderio, amore. È stato meraviglioso tutto questo, e della Strout credo che mi ciberó presto di qualcos'altro. E quando penso alle sue disgraziate figure, discostando il velo di ciò che è celato pur di fare trapelare sentimenti contrastanti, forti, mentalmente li ho confrontati con altri romanzi che ho letto in passato e tutto sommato reclamano quelli di un altra autrice a me cara: Elizabeth Jane Howard.
Ma forse è troppo presto, troppo esagerato scrivere tutto questo, forse sbaglio nel dire tutto questo, poiché sarebbe più saggio considerare le varie forme di amore, odio che procura uno sfogo emotivo fra madre e figlia con un guazzabuglio di sentimenti altalenanti, forti, uomini che vanno con ragazzine come semplici prostitute, sesso, lacrime e sudore come pretesti per mascherare i bisogni oscuri, incontrollabili nella libidine bestiale, e se sprofondi in un pozzo oscuro e profondo e non scorgi nemmeno un bagliore di speranza, cosa importava il modo in cui sarebbero sfuggiti da certi "limiti"?
Elisabeth Strout scrisse questo primo libro da cui ne seguirono altri, che mi premurerò a leggere. La sua lettura mi ha lasciata col cuore immerso in una patina putrescente, appiccicosa, che lascia una vaga piattezza sospesa nell'aria, ma soprattutto forme di vita sbiadite e quasi prive di colore. Per sapere chi è la donna che ti mette al mondo, o, viceversa, la figlia che generi, perché è questo il fulcro dell'intero romanzo, è necessario scovare quelle forme "malate" che impediscano il suo lento processo. Intrappolato fra sogni, speranze di donne che sono ancora bambine che non hanno conosciuto in nessun altro momento della loro vita, calore e affetto, e siccome tale sentimento è più che naturale in un rapporto filiale questo romanzo è la rappresentazione di ciò ma nel modo sbagliato, specie quando si commettono errori e la fiducia evapora come fiati di vapore nell'atmosfera.
Mi chiedo ancora come ho potuto essere così cieca a non aver letto prima, se non adesso, i romanzi, anzi il romanzo di Elisabeth Strout. E la causa è sempre dovuta da me, dai miei dubbi, perplessità, che tuttavia non cerca in certe letture qualcosa di imprecisato, piuttosto raggiungere vette di inestimabile felicità. Tutto questo per dire, che a dispetto delle mie intuizioni, Amy e Isabelle mi ha ridotta a pezzi, con i suoi contorti meccanismi e ruoli che hanno avuto un'importanza tutta loro. Il labile confine fra possibile e impossibile, l'amore di una madre per una figlia, mi pose dinanzi all'ascolto del racconto forte e intenso delle protagoniste, frammenti forse della vita della stessa autrice, del suo concetto di amore fra genitori e figli. Questo romanzo è infatti un esame attento e dinamico, quasi una lunga riflessione e confessione fra queste due figure, questi concetti fino a divenire una quintessenza che si fonde e si disperde al punto tale che non esiste un'immagine perfetta, costante nel tempo ma solo una lunga serie di apparizioni, modi di sopravvivenza. Mediante alcuni segreti del cuore umano, è possibile scandagliare tutto questo, limarli nel miglior modo possibile, conformandosi alle regole universali della vita di coppia. Quasi una sventura che sia stata deplorata continuamente in forme di sventure, situazioni incresciose che, al principio, avrebbero potuto essere risolvibili, ma non più diversi di cosi.
Uno squarcio di vita che conferisce un'idea piuttosto chiara dei sentimenti intrinsechi che animano spesso l'animo in quanto si amalga perfettamente al presente, in un carosello di immagini ed episodi che si riversano sotto cieli grigi di rammarico, ricordi o memorie perdute. Così inaspettatamente bello ed intenso che mi ha atteso li, invisibile, maturando in queste pagine un processo catartico di cui la mente si aggrappa mediante l'oblio, l'arte imprescindibile delle parole, con il suo vasto corredo di illusioni, esortazioni, moti invisibili del cuore umano. La cosa che mi ha più stupita e conquistata è la forza dei sentimenti, così destabilizzanti, che coincisero col concetto di ingenuità e semplicità del fanciullo, impossibilitata a salvarsi da situazioni insostenibili, nonostante le innumerevoli battaglie di non poter mantenere intatta la propria identità.
Un romanzo drammatico, ma bellissimo che mi ha piacevolmente colpita. Teme nell'essere un anima dannata in mezzo a tante altre, con moti di profonda solitudine. Impossibilitata a non affezionarsi, a cogliere forme di particolare riflessione che mi hanno colta impreparata in quanto il loro sguardo è molto più di quel che sembra: non il ritratto di una semplice storia fra una madre e una figlia bensì l'impossibilità di vedere e sentire la realtà circostante al di là di ogni cosa, ogni forma o conseguenza.
LilliLilli wrote a review
04
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A Shirley Falls, nel New England, ci sono una scuola, una fabbrica, un fiume marrone, puzzolente, lento. C' è un Dio stanco ed elusivo.
Ci sono alcune case, quasi tutte nascondono dagli sguardi indiscreti persone comuni che vivono, come possono, la loro dose di paure, gioie, segreti, scoperte angoscianti. In tutti loro, un riverbero di gioia, l'eco di un desiderio che una volta aveva avuto risposta e adesso non più.
A Shirley Falls è estate, la più calda, incolore, malsana delle estati. E molti di loro non se la toglieranno mai di dosso, quell'estate.
In una di queste case, vivono Isabelle e Amy Goodrow, una madre e una figlia, in un legame ingombrante come un terzo inquilino. Un legame intimo a dispetto di un quotidiano fatto di silenzi, incomprensioni, bugie, emozioni dissimulate, decoroso buon senso.
Ognuna delle due cerca di sfuggire al magnetismo di questo rapporto. Amy si rifugia nell'amicizia con Stacy, nelle sigarette fumate di nascosto tra gli alberi vicino la scuola, nella sua cascata di riccioli biondi, nella gentile ciarliera confusione delle impiegate della fabbrica, in certe giornate di sole luccicante, in cui riesce persino a sentirsi una persona normale insieme a sua madre, dentro un caffè, a mangiare ciambelle o passeggiare guardando vetrine. Amy è un uccellino timido che un nonnulla può far vacillare, ma in cui scorre una sorta di bramosia, di intenso desiderio di vita e gioia. La Strout ci regala, passo passo, la magia del suo giovane cuore che si apre, rivelando un'adolescente sensibile e riflessiva, commuovendoci con la dolce ingenuità del suo amore acerbo ma esplosivo.
E poi c'è Isabelle, una donna controllata, silenziosa, impeccabile, con una precisa idea di giusto e sbagliato. Un collo lungo, i capelli raccolti in uno chignon e un'espressione costante di esitante meraviglia. Strana, diversa, difficile da inquadrare. Una donna che ha costruito una trincea di regole per proteggere se e sua figlia dal mondo. Una donna chiusa, con dentro un segreto.
Il suo unico sollievo è un immaginario amore da fotoromanzo col suo capoufficio, un omuncolo rinsecchito, devoto credente, con cui, nella realtà, scambia solo qualche chiacchiera banale tra una lettera stenografata e l'altra.
Un microcosmo curioso, Amy e Isabelle, due particelle di una strana forma di solitudine, fatta di due persone.

“Ad Amy sembrava che una linea nera le tenesse collegate, una linea non più pesante di un tratto di matita, forse, ma una linea che era sempre presente”.

Quell'estate servirà loro a conoscersi l'un l'altra e, finalmente, accettarsi.
Amy e Isabelle scopriranno, ognuna a suo modo, di avere le risorse per poter volare in un cielo più alto di prima e che bisogna perdere qualcosa di vecchio per fare spazio alle sorprese. Smetteranno di desiderare una madre e una figlia diverse, abbandonando il gioco delle colpe reciproche e lasciando che il mondo entri e venga a chiedere il conto.
Scopriranno che la felicità è fatta di gratitudine e che un'elefante si può mangiare solo un boccone alla volta.
Con questo primo romanzo di Elisabeth Strout, assistiamo all'alba di una scrittrice di alto livello, che dimostra un clamoroso talento nell'innescare un meccanismo di empatia con personaggi comuni, che si incontrano nel quotidiano di tutti, anche attraverso una carrellata di figure secondarie che appaiono e scompaiono, in un montaggio dal sapore cinematografico.
Le descrizioni dal sapore antico, dense di una “saudade” per le occasioni non vissute, ricche di impressioni ma semplici nell'esposizione sono il taglio stilistico con cui la Strout riesce a creare un susseguirsi fluido di immagini emblematiche che tratteggiano, ogni volta, un nuovo chiaroscuro nel rapporto tra queste due donne.
La cura dei dettagli è tutta femminile: il manico del carrello caldo di chi ha lo ha spinto prima di te, prendere un braccio di filo per rifare l'orlo ad una gonna, togliere e mettere i capelli dietro le orecchie, come fossero un sipario sullo spettacolo del viso.
Eliabeth Strout ci racconta una storia comune con una scrittura raffinata, in una sbiadita provincia americana, a cavallo tra gli anni 60 e 70, quando nelle mente delle donne c'era già il germe della rivoluzione sessuale. Una storia sull'amicizia femminile, fatta di chiacchiere a raffica, mutui reciproci patti di protezione, che fiorisce solo quando si smette la commedia dell'apparire e si comincia a parlare col cuore.
E' il “Libro dell'estate”, da portare sotto l'ombrellone.