Anatomia di un istante
by Javier Cercas
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Giogio53's Review

Giogio53Giogio53 wrote a review
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I Duemila di Repubblica - 14 giu 20
Di certo il 1981 fu un vero “Annus mirabilis” (anche se forse anche uno dei tanti “Annus horribilis” come l’attuale). E prima di addentrarci in questo magistrale libro di Javier Cercas, vi ricordo che in quell’anno, a gennaio comincia l’era di Ronald Reagan, poco dopo, in Polonia viene nominato capo del governo il generale Jaruzelski, in maggio muore Bobby Sands e Giovanni Paolo II subisce il famoso attentato di Piazza San Pietro, a giugno c’è il primo caso conclamato di AIDS, e l’anno finisce con l’attentato in cui muore il presidente egiziano Sadat. Questo, tanto per rimanere nella politica, che molto altro c’è, ma esula da questo viaggio. Un viaggio in cui il nostro brillante autore impiega 500 pagine per descrivere quanto accade in circa 30 minuti di registrazione video. Di Cercas avevo letto dieci anni fa il bellissimo “Soldati di Salamina” (che vi invito a riprendere), poi era rimasto nell’ombra e nel buio. Tanto che nella testa mi si confondeva con Javier Marias, per poi scoprire (ovvio) che sono ben diversi e ben distanti (Marias è un settantenne madrileno, Cercas un sessantenne catalano, di cultura se non di nascita). Qui, il nostro Javier (tra l’altro giornalista a “El Pais”, e si nota per i rimandi e lo spigliato scrivere) più o meno 35 anni dopo di un momento fondamentale della vita spagnola, prova a ripercorrerlo, con un tentativo di romanzo, se non con un saggio storico. Ciò gli permette di attraversare gli eventi con l’interesse di uno storico e di fare collegamenti ed ipotesi forse giusti, ma essendo non provati, con la leggerezza di un romanzo. Alla fine, per me che ben ricordo quell’anno, denso di lavoro, denso di studi, denso di altre cose che sbocceranno da lì a non molto (ma questi sono fatti personali), un tuffo in un nodo di quell’epoca che, per una serie di motivazioni, conoscevo ma non avevo mai approfondito. I fatti: il 23 febbraio 1981 alle 18:22 un comando della Guardia Civile spagnola irrompe nel Parlamento spagnolo al comando del tenente colonnello Antonio Tejero cercando di dare inizio ad un colpo di Stato, che avrebbe permesso (a grandi linee) ai militari ed alla destra di riprendere le redini del potere cinque anni dopo la morte di Francisco Franco, mentre la Spagna cercava di uscire dal “franchismo” con riforme e democrazia. Il fermo immagine, sul quale Cercas ritorna spesso, e che dilata a molto prima e poco dopo il 23 febbraio, avviene attraverso una telecamera che stava riprendendo il dibattito parlamentare per l’incarico al nuovo capo del governo spagnolo Leopoldo Calvo-Sotelo. Cercas ci mostra e noi vediamo con lui Tejero pistola in pugno nell’emiciclo, i deputati a terra, e 3 figure, in piedi che si ergono a simbolo della Spagna democratica: Adolfo Suárez, capo del Governo uscente ed artefice della transizione al dopo-Franco, il capo dell’Esercito e più alto militare in grado presente, Manuel Gutiérrez Mellado, ed il segretario del Partito Comunista Santiago Carrillo. L’abilità di Cercas come giornalista si estrinseca nello sviluppare una descrizione di questi personaggi, collegandoli alla storia spagnola, ed a tutte le altre anime che rappresentavano la reazione fascista o la resistenza democratica. Mentre di Carillo qualcosa sapevo e ricordavo, non ultimo il tentativo fatto insieme a Berlinguer di far sorgere un Eurocomunismo svincolato a Mosca, non molto avevo presente degli altri. Soprattutto della figura di Adolfo Suarez, del suo percorso da giovane imbonitore delle folle di provincia, a galoppino del franchismo, segretario del Movimento (il nome ufficiale del fascismo spagnolo), presidente della TVE (la Television de España), sodale del re Juan Carlos, nonché primo presidente della Spagna post-franchista. Una figura complessa, che assurge agli onori per cavalcare l’onda del nuovo mondo ispanico, ma che verrà travolto dagli avvenimenti più grandi di lui quando avrebbe avuto bisogno di una base politica alle sue spalle. Ma lui, un po’ come qualche leghista di casa nostra, si vantava di non leggere libri. Tuttalpiù, si faceva proiettare film in notturna nella sua residenza governativa. Cercas tenta (e noi non possiamo che dargli atto di una possibile verosimiglianza) di collegare tutti i puntini del golpe e di quanto lo aveva prodotto: malcontento generalizzato (tipo clima cileno di dieci anni prima), militari scontenti del ruolo dimensionato che stavano avendo dopo la morte di Franco, riforme “dure e pure” per riequilibrare l’economia spagnola assolutamente in dissesto, nonché il riconoscimento del Partito Comunista, uno dei più grandi affronti che si poteva fare alla destra del tempo. Ci sono tante figure descritte nel corso del libro, su cui invito a tornare, anche se qui non ho tempo o spazio per analizzarle tutte. Ma soprattutto c’è la figura del re, quel Juan Carlos I, il cui “NO”, alto e puro ai militari golpisti contribuì a mettere fine in modo tombale alla rivolta. Ci sono, ed è ovvio, tanti se e tanti ma, c’è un’analisi interessante del momento spagnolo che percorre i cinque anni di governo Suarez, ma qui stiamo parlando di un romanzo. E come romanzo, il libro tiene, almeno per la mia lettura. In particolare, per l’abilità dell’autore di non lasciar mai cadere la tensione. E per il finale, in cui introduce un parallelismo tra le vicende spagnole ed il bellissimo film di Rossellini, “Il generale Della Rovere”. Ripeto, non è un libro facile perché sommamente intriso di vita spagnola che non sempre sappiamo (e spesso non sappiamo neanche di quella italiana), ma è un bel libro. Un libro di eroi minori, che con un gesto possono rivoltare la loro vita, come il famoso Emilio Bardone del film (che non sapeva, ma ho scoperto ora, essere nato da una sceneggiatura di Indro Montanelli). Non tutto è ben calibrato, e le note, in questa edizione di Repubblica, non son ben sincronizzate con il testo, ma, e mi ripeto, è stata un’ottima lettura per il primo fine settimana di coronavirus (e qui mi fermo).
Giogio53Giogio53 wrote a review
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I Duemila di Repubblica - 14 giu 20
Di certo il 1981 fu un vero “Annus mirabilis” (anche se forse anche uno dei tanti “Annus horribilis” come l’attuale). E prima di addentrarci in questo magistrale libro di Javier Cercas, vi ricordo che in quell’anno, a gennaio comincia l’era di Ronald Reagan, poco dopo, in Polonia viene nominato capo del governo il generale Jaruzelski, in maggio muore Bobby Sands e Giovanni Paolo II subisce il famoso attentato di Piazza San Pietro, a giugno c’è il primo caso conclamato di AIDS, e l’anno finisce con l’attentato in cui muore il presidente egiziano Sadat. Questo, tanto per rimanere nella politica, che molto altro c’è, ma esula da questo viaggio. Un viaggio in cui il nostro brillante autore impiega 500 pagine per descrivere quanto accade in circa 30 minuti di registrazione video. Di Cercas avevo letto dieci anni fa il bellissimo “Soldati di Salamina” (che vi invito a riprendere), poi era rimasto nell’ombra e nel buio. Tanto che nella testa mi si confondeva con Javier Marias, per poi scoprire (ovvio) che sono ben diversi e ben distanti (Marias è un settantenne madrileno, Cercas un sessantenne catalano, di cultura se non di nascita). Qui, il nostro Javier (tra l’altro giornalista a “El Pais”, e si nota per i rimandi e lo spigliato scrivere) più o meno 35 anni dopo di un momento fondamentale della vita spagnola, prova a ripercorrerlo, con un tentativo di romanzo, se non con un saggio storico. Ciò gli permette di attraversare gli eventi con l’interesse di uno storico e di fare collegamenti ed ipotesi forse giusti, ma essendo non provati, con la leggerezza di un romanzo. Alla fine, per me che ben ricordo quell’anno, denso di lavoro, denso di studi, denso di altre cose che sbocceranno da lì a non molto (ma questi sono fatti personali), un tuffo in un nodo di quell’epoca che, per una serie di motivazioni, conoscevo ma non avevo mai approfondito. I fatti: il 23 febbraio 1981 alle 18:22 un comando della Guardia Civile spagnola irrompe nel Parlamento spagnolo al comando del tenente colonnello Antonio Tejero cercando di dare inizio ad un colpo di Stato, che avrebbe permesso (a grandi linee) ai militari ed alla destra di riprendere le redini del potere cinque anni dopo la morte di Francisco Franco, mentre la Spagna cercava di uscire dal “franchismo” con riforme e democrazia. Il fermo immagine, sul quale Cercas ritorna spesso, e che dilata a molto prima e poco dopo il 23 febbraio, avviene attraverso una telecamera che stava riprendendo il dibattito parlamentare per l’incarico al nuovo capo del governo spagnolo Leopoldo Calvo-Sotelo. Cercas ci mostra e noi vediamo con lui Tejero pistola in pugno nell’emiciclo, i deputati a terra, e 3 figure, in piedi che si ergono a simbolo della Spagna democratica: Adolfo Suárez, capo del Governo uscente ed artefice della transizione al dopo-Franco, il capo dell’Esercito e più alto militare in grado presente, Manuel Gutiérrez Mellado, ed il segretario del Partito Comunista Santiago Carrillo. L’abilità di Cercas come giornalista si estrinseca nello sviluppare una descrizione di questi personaggi, collegandoli alla storia spagnola, ed a tutte le altre anime che rappresentavano la reazione fascista o la resistenza democratica. Mentre di Carillo qualcosa sapevo e ricordavo, non ultimo il tentativo fatto insieme a Berlinguer di far sorgere un Eurocomunismo svincolato a Mosca, non molto avevo presente degli altri. Soprattutto della figura di Adolfo Suarez, del suo percorso da giovane imbonitore delle folle di provincia, a galoppino del franchismo, segretario del Movimento (il nome ufficiale del fascismo spagnolo), presidente della TVE (la Television de España), sodale del re Juan Carlos, nonché primo presidente della Spagna post-franchista. Una figura complessa, che assurge agli onori per cavalcare l’onda del nuovo mondo ispanico, ma che verrà travolto dagli avvenimenti più grandi di lui quando avrebbe avuto bisogno di una base politica alle sue spalle. Ma lui, un po’ come qualche leghista di casa nostra, si vantava di non leggere libri. Tuttalpiù, si faceva proiettare film in notturna nella sua residenza governativa. Cercas tenta (e noi non possiamo che dargli atto di una possibile verosimiglianza) di collegare tutti i puntini del golpe e di quanto lo aveva prodotto: malcontento generalizzato (tipo clima cileno di dieci anni prima), militari scontenti del ruolo dimensionato che stavano avendo dopo la morte di Franco, riforme “dure e pure” per riequilibrare l’economia spagnola assolutamente in dissesto, nonché il riconoscimento del Partito Comunista, uno dei più grandi affronti che si poteva fare alla destra del tempo. Ci sono tante figure descritte nel corso del libro, su cui invito a tornare, anche se qui non ho tempo o spazio per analizzarle tutte. Ma soprattutto c’è la figura del re, quel Juan Carlos I, il cui “NO”, alto e puro ai militari golpisti contribuì a mettere fine in modo tombale alla rivolta. Ci sono, ed è ovvio, tanti se e tanti ma, c’è un’analisi interessante del momento spagnolo che percorre i cinque anni di governo Suarez, ma qui stiamo parlando di un romanzo. E come romanzo, il libro tiene, almeno per la mia lettura. In particolare, per l’abilità dell’autore di non lasciar mai cadere la tensione. E per il finale, in cui introduce un parallelismo tra le vicende spagnole ed il bellissimo film di Rossellini, “Il generale Della Rovere”. Ripeto, non è un libro facile perché sommamente intriso di vita spagnola che non sempre sappiamo (e spesso non sappiamo neanche di quella italiana), ma è un bel libro. Un libro di eroi minori, che con un gesto possono rivoltare la loro vita, come il famoso Emilio Bardone del film (che non sapeva, ma ho scoperto ora, essere nato da una sceneggiatura di Indro Montanelli). Non tutto è ben calibrato, e le note, in questa edizione di Repubblica, non son ben sincronizzate con il testo, ma, e mi ripeto, è stata un’ottima lettura per il primo fine settimana di coronavirus (e qui mi fermo).