Angeli dell'universo
by Einar Már Guðmundsson
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Páll nasce a Reykjavik il 30 marzo 1949. Come in un'antica saga islandese, la sua nascita è accompagnata da due avvenimenti che segnano il suo destino. La madre Gudrun ha un sogno premonitore sulla diversità del figlio. L'Islanda vive le difficoltà della sua adesione alla NATO. Un giorno segnato da ... More

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E tuttavia non so perché a me non è riuscito di raggiungere un più saldo equilibrio sulla strada scivolosa che chiamiamo vita; perché alcuni attraversano la vita per una via diritta mentre altri vagano all’infinito per vicoli oscuri.
“La vita è solo un’ombra che cammina”, diceva Macbeth, “un misero attore che si pavoneggia e si agita per la sua ora sulla scena, e di cui poi non si parla più: una storia raccontata da un idiota, piena di rumore e furia, che non significa nulla.”

“Non sai curare una mente malata, strapparle dalla memoria un tormento che vi si è radicato, cancellare le pene scritte nel cervello…?” Cito ancora il Macbeth, quante volte infatti ho posto domande come questa dopo essere sgusciato fuori, folle, dal mio rifugio, correndo a piedi nudi sul marciapiede, via da casa?

Continua a leggere qui: liberolibro.it/mar-gudmundsson-einar-angeli-delluniverso
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E tuttavia non so perché a me non è riuscito di raggiungere un più saldo equilibrio sulla strada scivolosa che chiamiamo vita; perché alcuni attraversano la vita per una via diritta mentre altri vagano all’infinito per vicoli oscuri.
“La vita è solo un’ombra che cammina”, diceva Macbeth, “un misero
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E tuttavia non so perché a me non è riuscito di raggiungere un più saldo equilibrio sulla strada scivolosa che chiamiamo vita; perché alcuni attraversano la vita per una via diritta mentre altri vagano all’infinito per vicoli oscuri.
“La vita è solo un’ombra che cammina”, diceva Macbeth, “un misero attore che si pavoneggia e si agita per la sua ora sulla scena, e di cui poi non si parla più: una storia raccontata da un idiota, piena di rumore e furia, che non significa nulla.”

“Non sai curare una mente malata, strapparle dalla memoria un tormento che vi si è radicato, cancellare le pene scritte nel cervello…?” Cito ancora il Macbeth, quante volte infatti ho posto domande come questa dopo essere sgusciato fuori, folle, dal mio rifugio, correndo a piedi nudi sul marciapiede, via da casa?

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E tuttavia non so perché a me non è riuscito di raggiungere un più saldo equilibrio sulla strada scivolosa che chiamiamo vita; perché alcuni attraversano la vita per una via diritta mentre altri vagano all’infinito per vicoli oscuri.
“La vita è solo un’ombra che cammina”, diceva Macbeth, “un misero
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"L'orologio batte le due. E tuttavia non so perchè a me non è riuscito di raggiungere un più saldo equilibrio sulla strada scivolosa che chiamiamo vita; perchè alcuni attraversano la vita per una via dritta mentre altri vagano all'infinito per vicoli oscuri".
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"L'orologio batte le due. E tuttavia non so perchè a me non è riuscito di raggiungere un più saldo equilibrio sulla strada scivolosa che chiamiamo vita; perchè alcuni attraversano la vita per una via dritta mentre altri vagano all'infinito per vicoli oscuri".
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Ora che la fine si avvicina, i muri crollano e il sipario cala, lo dico chiaro e tondo: io sono vissuto sotto la luna piena, ho attraversato la volta del cielo e gli abissi del mare.
Ho amato, ho riso, ho pianto e ora che le lacrime scorrono e tutto è così divertente dico: l'ho fatto a modo mio.
No, questa tomba non è sufficientemente profonda per accogliere i sentimenti di tutti noi.
Voi, uomini e donne che siete sprofondati nell'abisso.
Voi, giorni umidi di pioggia che avete pianto contro i vetri delle finestre.
Ah, com'è fredda questa via dolorosa, tanto poco ne resta e tanto poco vi si trova.
Eterna è la notte del silenzio.
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Ora che la fine si avvicina, i muri crollano e il sipario cala, lo dico chiaro e tondo: io sono vissuto sotto la luna piena, ho attraversato la volta del cielo e gli abissi del mare.
Ho amato, ho riso, ho pianto e ora che le lacrime scorrono e tutto è così divertente dico: l'ho fatto a modo mio.
No,
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Sono solo, assolutamente solo.
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Sono solo, assolutamente solo.
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La sera dopo ero lì. Erano le sette meno un quarto e Dagný non era ancora arrivata. In tasca avevo i biglietti del cinema, e se fossi un poeta e non un malato di mente chiederei senza dubbio: c'è solitudine maggiore di quella di un giovane solo, con due biglietti del cinema, nell'oscurità invernale di dicembre?
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La sera dopo ero lì. Erano le sette meno un quarto e Dagný non era ancora arrivata. In tasca avevo i biglietti del cinema, e se fossi un poeta e non un malato di mente chiederei senza dubbio: c'è solitudine maggiore di quella di un giovane solo, con due biglietti del cinema, nell'oscurità invernale ... More
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Mi inerpico sulla vetta e tocco le stelle con la punta delle dita. Prendo le nubi e me le avvolgo attorno al collo come una sciarpa. Volo insieme agli uccelli e m'inabisso come una balena nelle profondità del mare.
Cerco di capire i tratti di pennello: com'è disegnato il tempo, com'è colorata la vita, chi è l'autore di questo strano dipinto.
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Mi inerpico sulla vetta e tocco le stelle con la punta delle dita. Prendo le nubi e me le avvolgo attorno al collo come una sciarpa. Volo insieme agli uccelli e m'inabisso come una balena nelle profondità del mare.
Cerco di capire i tratti di pennello: com'è disegnato il tempo, com'è colorata la vi
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E' proprio questa l'intelligenza nella follia: se tutti sono cattivi con te, tu non hai nessuno con cui essere buono. Questo i malati lo capiscono. Il loro intelletto è confuso, ma in loro batte un cuore come in chiunque altro.
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E' proprio questa l'intelligenza nella follia: se tutti sono cattivi con te, tu non hai nessuno con cui essere buono. Questo i malati lo capiscono. Il loro intelletto è confuso, ma in loro batte un cuore come in chiunque altro.
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Capitava anche che dei malati sfuggissero alle grinfie dei guardiani, e si mettessero a correre per le strade, ossuti e sudati. Correvano, correvano come se il mondo avesse fine da qualche parte, o non avesse mai fine; o forse erano in fuga dal mondo per riuscire a farvi ritorno?
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Capitava anche che dei malati sfuggissero alle grinfie dei guardiani, e si mettessero a correre per le strade, ossuti e sudati. Correvano, correvano come se il mondo avesse fine da qualche parte, o non avesse mai fine; o forse erano in fuga dal mondo per riuscire a farvi ritorno?
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Quando ero piccolo la scienza era un insieme di intuizioni fatte in casa: la notte era un'onda che si stendeva sulla terra, i giorni alberi sradicati alla deriva sul mare, su tutti quei mari solitari che scorrevano nell'animo e fluivano nell'oscurità.
Quando guardavo fuori della finestra l'universo mi si stendeva dinnanzi, tutta quella magnificenza che nulla riusciva a mettere in ombra, tranne la luce del lampione.
Vedevo strani uomini balzare tra i corpi celesti, e bambini dondolarsi appesi a funi nello spazio.
Là è il cielo!
Ondeggia come un tappeto nero. Qualcuno soffia del fumo verde. Se tendo il braccio verso l'alto, le stelle precipitano a terra e brillano sulla strada.
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Quando ero piccolo la scienza era un insieme di intuizioni fatte in casa: la notte era un'onda che si stendeva sulla terra, i giorni alberi sradicati alla deriva sul mare, su tutti quei mari solitari che scorrevano nell'animo e fluivano nell'oscurità.
Quando guardavo fuori della finestra l'universo
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