Angeli dell'universo
by Einar Már Guðmundsson
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Páll nasce a Reykjavik il 30 marzo 1949. Come in un'antica saga islandese, la sua nascita è accompagnata da due avvenimenti che segnano il suo destino. La madre Gudrun ha un sogno premonitore sulla diversità del figlio. L'Islanda vive le difficoltà della sua adesione alla NATO. Un giorno segnato da ... More

Pipaluk63's Review

Pipaluk63Pipaluk63 wrote a review
510
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E' un tratto sottile, quello della follia. Un tratto di penna che disegna una cosmogonia distorta, un paesaggio mosso da ombre che, lentamente, oscurano le lame di sole, le zone chiare. Una rete parallela o sghemba di segni che altrove conducono, a profili deformati, ad itinerari contorti, spesso al nulla. Gudmundsson si pone con straordinaria umiltà ed un tocco particolare a dipingere questa storia. Quella di Palli, un ragazzino in cui è annidata la fragilità dell' equilibrio della ragione e del quale un sogno dette inquietante segno, mitologica previsione, alla madre. E' Reykjavik che cambia, è una nazione che si modifica, la storia che avanza. Con una narrazione del tutto propria di questo autore si procede tra i momenti della giovinezza, dell'infanzia e quelli oscuri, la fasi di buio, le speranze e le passioni del dopo. Attorno i compagni, i ragazzini amici, il pittore che dipinge sempre l'Ospedale di Kleppur, lo yacht dei sogni infantili, i giochi, le zattere dell'incoscienza. Ma poi le fratture, il disgregarsi dei progetti, i nuovi compagni. E la storia, quella intima ed umana, accoglie quindi gli altri, i compagni di deriva, Olli il Beatle che canticchia le melodie di Liverpool in "realtà" da lui composte; Viktor e la sua vicenda, dal pontile con le luci scintillanti ove si perde inseguendo il ritorno impossibile del padre morto. E Petur, in attesa del suo diploma di dottorato dalla Cina, l'Imperatore dell'Aurora Boreale… Attorno ancora i bassifondi di una piccola città, un piccolo mondo, dove anche i falliti ed i vagabondi vivono come in una intercapedine della vita quotidiana. Tutto ricuce ora Palli, ora che non è più. Ricuce la sua trama che è un tessuto senza scopo e senza un perché. E la narrazione dall'apice di questa morte riesce a definire le gamme tonali delle vicende che si intersecano, le sfumature dei volti e dei pensieri. Come in Orme nel cielo, dove la tradizione epica ed arcaica viene riassunta nella articolata famiglia in una Islanda attraverso gli anni, una sorta di sigillo onirico ed immaginifico apre il libro: i quattro cavalli di cui uno dai movimenti incongrui e predestinato; nel successivo Orme nel cielo sarà la la famiglia afflitta che si allontana con il carretto, un immagine di desolazione e tristezza.
Gudmunsson ha quindi nelle sue mani la sinergia di visioni artistiche e di una radicata consapevolezza epica, la delicatezza di stemperare i toni, di scivolare sopra e tra i suoi personaggi facendo apparire la texture del contesto, la stessa società con le sue contraddizioni ed amarezze , con le aspirazioni spesso disattese.
Ho trovato, infine, un incontro con Stefansson nella interpolazione di poesie e nel sospendersi lirico del tempo di narrazione.
Spero che Iperborea voglia essere generosa ed offrirci la possibilità di ascoltare ancora questa altra ottima voce islandese.

"Ora che la fine si avvicina, i muri crollano e il sipario cala, lo dico chiaro e tondo: io sono vissuto sotto la luna piena, ho attraversato la volta del cielo e gli abissi del mare. Ho amato, ho riso, ho pianto, e ora che le lacrime scorrono e tutto è così divertente dico: l'ho fatto a modo mio. No, questa tomba non è sufficientemente profonda per accogliere i sentimenti di tutti noi. Voi, uomini e donne che siete sprofondati nell'abisso. Voi, giorni umidi di pioggia che avete pianto contro i vetri delle finestre. Ah, com'è fredda questa via dolorosa, tanto poco ne resta, e tanto poco vi si trova. Eterna è la notte del silenzio."
Pipaluk63Pipaluk63 wrote a review
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E' un tratto sottile, quello della follia. Un tratto di penna che disegna una cosmogonia distorta, un paesaggio mosso da ombre che, lentamente, oscurano le lame di sole, le zone chiare. Una rete parallela o sghemba di segni che altrove conducono, a profili deformati, ad itinerari contorti, spesso al nulla. Gudmundsson si pone con straordinaria umiltà ed un tocco particolare a dipingere questa storia. Quella di Palli, un ragazzino in cui è annidata la fragilità dell' equilibrio della ragione e del quale un sogno dette inquietante segno, mitologica previsione, alla madre. E' Reykjavik che cambia, è una nazione che si modifica, la storia che avanza. Con una narrazione del tutto propria di questo autore si procede tra i momenti della giovinezza, dell'infanzia e quelli oscuri, la fasi di buio, le speranze e le passioni del dopo. Attorno i compagni, i ragazzini amici, il pittore che dipinge sempre l'Ospedale di Kleppur, lo yacht dei sogni infantili, i giochi, le zattere dell'incoscienza. Ma poi le fratture, il disgregarsi dei progetti, i nuovi compagni. E la storia, quella intima ed umana, accoglie quindi gli altri, i compagni di deriva, Olli il Beatle che canticchia le melodie di Liverpool in "realtà" da lui composte; Viktor e la sua vicenda, dal pontile con le luci scintillanti ove si perde inseguendo il ritorno impossibile del padre morto. E Petur, in attesa del suo diploma di dottorato dalla Cina, l'Imperatore dell'Aurora Boreale… Attorno ancora i bassifondi di una piccola città, un piccolo mondo, dove anche i falliti ed i vagabondi vivono come in una intercapedine della vita quotidiana. Tutto ricuce ora Palli, ora che non è più. Ricuce la sua trama che è un tessuto senza scopo e senza un perché. E la narrazione dall'apice di questa morte riesce a definire le gamme tonali delle vicende che si intersecano, le sfumature dei volti e dei pensieri. Come in Orme nel cielo, dove la tradizione epica ed arcaica viene riassunta nella articolata famiglia in una Islanda attraverso gli anni, una sorta di sigillo onirico ed immaginifico apre il libro: i quattro cavalli di cui uno dai movimenti incongrui e predestinato; nel successivo Orme nel cielo sarà la la famiglia afflitta che si allontana con il carretto, un immagine di desolazione e tristezza.
Gudmunsson ha quindi nelle sue mani la sinergia di visioni artistiche e di una radicata consapevolezza epica, la delicatezza di stemperare i toni, di scivolare sopra e tra i suoi personaggi facendo apparire la texture del contesto, la stessa società con le sue contraddizioni ed amarezze , con le aspirazioni spesso disattese.
Ho trovato, infine, un incontro con Stefansson nella interpolazione di poesie e nel sospendersi lirico del tempo di narrazione.
Spero che Iperborea voglia essere generosa ed offrirci la possibilità di ascoltare ancora questa altra ottima voce islandese.

"Ora che la fine si avvicina, i muri crollano e il sipario cala, lo dico chiaro e tondo: io sono vissuto sotto la luna piena, ho attraversato la volta del cielo e gli abissi del mare. Ho amato, ho riso, ho pianto, e ora che le lacrime scorrono e tutto è così divertente dico: l'ho fatto a modo mio. No, questa tomba non è sufficientemente profonda per accogliere i sentimenti di tutti noi. Voi, uomini e donne che siete sprofondati nell'abisso. Voi, giorni umidi di pioggia che avete pianto contro i vetri delle finestre. Ah, com'è fredda questa via dolorosa, tanto poco ne resta, e tanto poco vi si trova. Eterna è la notte del silenzio."

Comments

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Molto bello il tuo commento.
E molto bello il libro di Gudmundsson.
Ah, questi nordici! :-)
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Molto bello il tuo commento.
E molto bello il libro di Gudmundsson.
Ah, questi nordici! :-)
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mi state facendo venire voglia di leggere qualcosa della letteratura islandese. Chissà che posto, con quel clima la...potrebbe essere un altro pianeta.
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mi state facendo venire voglia di leggere qualcosa della letteratura islandese. Chissà che posto, con quel clima la...potrebbe essere un altro pianeta.
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Che bel commento. Se volevi invogliare qualcuno alla lettura ci sei riuscito
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Che bel commento. Se volevi invogliare qualcuno alla lettura ci sei riuscito
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..sempre un incanto leggerti :)
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..sempre un incanto leggerti :)
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Sono reduce da due libri di Jon Kalman e sento in qualche modo il parallelismo che tu stesso indichi. Bellissimo il tono del tuo commento, una storia dal ritmo dolce e avvincente.
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Sono reduce da due libri di Jon Kalman e sento in qualche modo il parallelismo che tu stesso indichi. Bellissimo il tono del tuo commento, una storia dal ritmo dolce e avvincente.