Anna Karénina
by Lev Nikolaevič Tolstoj
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"Penetrato così profondamente nel corpo dei suoi personaggi, Tolstoj serprende la loro esistenza indefinita e oscura. I pensieri inconsci che passano a volo nella mente, le parole dette per caso, i rapporti tra i sentimenti lontani, i particolari invisibili, casuali e quasi assurdi della realtà, - questa polvere minuziosa di minuti, di parole e di sensazioni è il luogo dove preferisce abitare. Egli sa che questa polvere forma la sostanza stessa della realtà: la sostanza preziosa che lui solo conosce. Senza fatica manifesta, la evoca dall'ombra conla sua penna innaturalmente chiara e luminosa. Ora i particolari che ci sembrerebbero più tediosi nella vita quotidiana, brillano e scintillano, e noi ci innamoriamo di loro, come Lévin se ne innamora. Tutto ciò che accade nel libro ci sembra vero e naturale, e diciamo: "ecco, non poteva andare che così, quel tale doveva comportarsi in questo modo, in quel punto della tela doveva splendere questo colore..." Ma, al tempo stesso, ogni cosa ci sembra strana e sconvolgente, come se soltanto Tolstoj la vedesse. Ci meravigliamo del volo di una beccaccia, di un pranzo al ristorante o di una dichiarazione d'amore, molto più che se ci raccontasse le avventure dell'Ippogrifo." Pietro Citati

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_Honey_ (!)_Honey_ (!) wrote a review
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CristianaCristiana wrote a review
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Renato FiancoRenato Fianco wrote a review
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Famiglie infelici e felici
Incipit:


Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo. In casa Oblonski tutto era sossopra. La moglie aveva scoperto una relazione amorosa del marito con una francese che era stata istitutrice in casa loro, qualche tempo prima, e gli aveva dichiarato che non poteva più vivere con lui sotto lo stesso tetto. Questa situazione durava da due giorni e si faceva sentire in modo penoso, tanto dai due coniugi quanto dagli altri membri della famiglia e sinanche dal personale di servizio. Tutti provavano l'impressione che la loro vita in comune non avesse più senso e che l'unione della famiglia e dei familiari di casa Oblonski fosse più effimera di quella delle persone che si trovavano casualmente riunite in qualsiasi albergo. La moglie non usciva dalle sue stanze; il marito era sempre fuori; i bambini correvano per la casa abbandonati a se stessi; l'istitutrice inglese aveva litigato con la governante e aveva scritto a un'amica pregandole di trovarle un altro posto; la sguattera e il cocchiere si erano licenziati.


In fondo Anna Karenina è la storia di tante famiglie ed inizia con la scoperta di un tradimento e di una crisi coniugale, che sarà superata grazie all'intervento pacificatore di Anna nei confronti della moglie del fratello fedifrago. Proprio Anna, venuta a Mosca in visita al fratello, si troverà travolta da una storia d'amore, intensa e piena di passione, con il bel ufficiale Vronskij, iniziata proprio in occasione di quella visita, nel corso del ballo a casa degli Oblonsky. Sarà la famiglia di Anna a diventare "infelice" ed i rapporti con il marito saranno sempre più conflittuali, fino alla rottura. Ma anche la nuova famiglia di Anna con Vronski, il sogno romantico di un nuovo amore, è destinata a finire con una conclusione tragica: il suicidio di Anna con la scena del treno che si riallaccia a quella, all'inizio del romanzo, quando Anna, arrivata alla stazione di Mosca, assiste alla morte di una persona sotto le ruote del treno,

Quindi, "famiglia infelice" quella di Stepan Oblosnsy (fratello di Anna) e marito di Dolly, anche se si tratta di una infelicità fatalisticamente accettata, grazie alla rassegnazione della moglie; "famiglia infelice" quella di Anna e del marito Karenin, con il figlio che, di fatto, Anna abbandona; "famiglia infelice", tranne il periodo di iniziale passione, quella "nuova" di Anna e di Vronsky, con qualche parentesi di serenità vissuta lontano dalla Russia.

C'è, tuttavia, una famiglia felice: quella di Levin e di Kitty, che, alla fine, coroneranno il loro sogno d'amore. Ma non è una felicità sdolcinata, passionale e scontata: è una felicità legata alla semplicità della vita in campagna, a continue meditazioni, ai confronti con le difficoltà e, anche, alla volontà di Levin (Tolstoj) di diventare migliore, di mettersi sempre in discussione e di autocriticarsi.

Nel romanzo, i protagonisti sono due: Anna, che si macera nella sua insoddisfazione, eroina tragica di una vita irrisolta e Levin, l'eroe positivo con le sue debolezze e nei suoi dubbi.


Personaggi:

Stepan (Stiva) Arkadic Oblonsky, ufficiale civile, marito di Darja (Dolly) Alexandrovna, fratello di Anna Karenina

Darja (Dolly) Aleksandrovna, moglie di Stepan (Stiva) Arkadic Oblonsky, sorella di Katerina (Kitty) Aleksandrovna-Scerbackaja


Konstantin Dimitric Levin, innamorato e poi marito di Katerina (Kitty) Aleksandrovna-Scerbackaja

Katerina (Kitty) Aleksandrovna-Scerbackaja, sorella di Darja (Dolly) Aleksandrovna

Sergej Ivanovich Koznystev, fratellastro di Konstantin Dimitric Levin

Nikolajv, fratello di Konstantin Dimitric Levin e di Sergej Ivanovich Koznystev


Anna Karenina, sposata con Aleksei Aleksandrovic Karenin

Aleksei Aleksandrovic Karenin, marito di Anna

Sereza, figlio di Anna Karenina e di Aleksei Aleksandrovic Karenin



Aleksej Kirillovic Vronskij, amante di Anna Karenina

Anna, figlia di Anna Karenina e di Aleksej Kirillovic Vronskij

Elizaveta (Betsy), amica di Anna, cugina di Aleksej Kirillovic Vronskij




Lidija Ivanovna, amica di Aleksei Aleksandrovic Karenin


Temi

Ipocrisia: l'adulterio è permesso, anzi accettato, purchè rimanga nascosto
Gelosia: presente in tutte le relazioni (Dolly/Stepan; Kitty/Levin; Anna/Vlonskj), ma è nella coppia Anna/Vlonskij che assune aspetti distruttivi
Fede: al centro del personaggio di Levin, alter ego di Tolstoj
Fedeltà/Infedeltà: infedele e simpaticamente superficiale Stepan, infedele tragica, Anna Karenina
Famiglia: 3 famiglie principali
Matrimonio: unico felice quello tra Levin e Kitty
Società russa: pranzi, balli, feste, cose di cavalli, affari
Agricoltura: contadini e politica agraria, possidenti terrieri.
Viaggi: viaggio in Italia e terme
wolverinewolverine wrote a review
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SiannaSianna wrote a review
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Vra48Vra48 wrote a review
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impossibile commentare.si deve leggere e rileggere
GlòGlò wrote a review
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"Anna Karénina" di Lev Nikolàevic Tolstòj
Anna Karénina, un grande classico, di cui si è già detto probabilmente tutto, era nella mia "lista d'attesa" di lettura da molto tempo. Il romanzo è bellissimo, Tolstoj sempre grandissimo... ma quanto mi ha disturbato il personaggio di Anna stessa... -_- (e son sicura che proprio questo sentimento doveva, nell'ottica dello scrittore, suscitare!). La Karénina è una donna a me odiosa, senza carattere, schiava di se stessa prima che della passione o dell'amore. Terribilmente insoddisfatta di quello che consegue e di quello che possiede già, in termini affettivi, si trascina da sé verso il baratro. Non riesco a provare alcun sentimento nei suoi confronti... mi ha soltanto infastidito.
Anna non rappresenta una donna "moderna" (considerando quale significato tale termine possa avere in relazione al contesto storico cui si riferisce il romanzo) ma è assolutamente inserita nella convenzionalità della società privilegiata cui appartiene. Tolstoj senza mezzi termini scrive che molti aristocratici (donne e uomini) avevano storie extra-coniugali, l'adulterio era comunque largamente praticato e tollerato se nascosto in società.
Anna non chiede fermamente e direttamente il divorzio al marito (il quale da parte sua preferisce comportarsi da vile su tutta la linea), si sente colpevole ma nello stesso tempo ha ripugnanza di lui.
Anche nei confronti dei figli Anna è ambigua: quando inizia la relazione con Vronskj sa di mettere a rischio il suo rapporto col figlio, ma non decide... si fa sopraffare dalla passione e lascia che le cose vadano da sè...
Dopo la nascita della seconda figlia, avuta da Vronskj, Anna è costretta a lasciare la casa coniugale e quindi anche il primogenito: l'allontanamento la getta nella disperazione più totale ma per la bambina, che porta con sé, non prova affetto e nemmeno se ne occupa.
Il suicidio non ha nulla di spirituale, ma è la sola soluzione di fronte alle convenzioni sociali del tempo.
Il romanzo in questione ha due personaggi principali, co-protagonisti, anche se il titolo ne omaggia uno soltanto, che entrano in relazione tra di loro per una serie di circostanze pressoché fortuite (ovviamente predisposte da Tolstoj affinché ci appaiano tali): Anna e Lévin.
Attorno a queste due figure si dipana, direi per contrasto abbastanza netto, la linea narrativa del libro. Le occasioni di "incontro" tra di esse sembrano a prima vista luoghi tipicamente teatrali: un ballo, una cena, le corse ippiche, gli spettacoli all'opera...
Tolstoj però è magistrale e rende queste occasioni luoghi del verosimile, caratteristica principale di tutta la sua produzione letteraria.
L'altro co-protagonista è dunque Lévin, un aristocratico che si occupa dei suoi possedimenti in campagna e che fugge preferibilmente la vita mondana. Si occupa personalmente del raccolto, della semina, lavora accanto ai contadini che sono alle sue dipendenze. Da questo contatto con il lavoro, con la vita semplice e dura della campagna, Lévin trae una grande forza spirituale, che lo solleva, per così dire, rispetto ai suoi pari sociali.
Pur essendo un'opera principalmente descrittiva, un capolavoro del Realismo, Anna Karénina è - come del resto le altre opere di Tolstòj - pervasa da un qualche cosa di metafisico, di fuggevole. Il messaggio ultimo è sempre la ricerca del bene tra gli uomini, nonostante la vita terrena sia piena di ostacoli a tale conseguimento.
E Lévin, per gran parte del tempo della narrazione, cerca di capire perché gli altri credano in Dio, perché a lui non sia possibile credere e basta... Occorre un avvenimento fuori dall'ordinario (ma mica troppo in effetti ^_^), che non consiste nemmeno nella straziante morte dell'amato fratello Nicolaj, per trovare o ri-trovare la "fede".
Nelle ultime pagine Tolstoj accenna dunque più chiaramente all'elemento trascendente, e a me pare lo faccia anche in relazione alla guerra imminente contro i turchi: è, il suo, un punto di vista anti-interventista, che ben si inserisce nella prospettiva della non-violenza e della possibilità, o speranza, o utopia, di raggiungere il bene terreno.

lanostralibreria.blogspot.it/2014/01/impressioni-su-anna-karenina-di-lev.html