Appunti di meccanica celeste
by Domenico Dara
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Sono passati gli anni, e a Girifalco le vite seguitano a orbitare come corpi celesti, traiettorie che s'intersecano e si allontanano rispondendo alle misteriose leggi dell'universo. Tutte le vite tranne alcune, a cui un fato beffardo sembra aver sottratto il movimento e le illusioni.
Lulù il pazzo

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DinoDino wrote a review
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BlimundaBlimunda wrote a review
05
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Attilio FacchiniAttilio Facchini wrote a review
03
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Bello. anzi, molto bello.
L'inizio è disorientante. La scrittura di Dara è molto particolare, una commistione di italiano e dialetto calabrese, di aulico e popolare, di sacro e profano. Lo smarrimento, però, dura poco, perché, contrariamente a quanto possa sembrare, la lettura è molto agevole, soprattutto se si evita di incaponirsi su ogni singolo termine e ci si lascia trasportare dalla musicalità delle frasi e dall'incedere della narrazione.
La prima parte è un piccolo capolavoro. Vengono presentati i sette personaggi principali attraverso sette brevi racconti che sono dei gioielli. Un modo inusitato di introdurre un romanzo, ancora una volta spiazzante. Ma, pagina dopo pagina, tutto acquista un senso, poetico e al tempo stesso fortemente drammatico.
Il vero difetto del libro, secondo me, risiede nella lunghezza eccessiva perché per molte pagine si trascina in modo un po' ripetitivo, senza che l'azione riesca veramente a trarne vantaggio e a procedere.
Si tratta di un romanzo corale, con un numero incredibile di personaggi. A tratti il libro può spiazzare perché è complicato stare dietro a tutte le vicende narrate e spesso ci si domanda se fosse davvero necessario raccontarle proprio tutte.
Ma, alla fine, la risposta è sì, era necessario, perché quei personaggi rappresentano un campione completo di umanità, di sentimenti e di emozioni, che ti arrivano dentro, attecchiscono e sedimentano, fino a renderli indispensabili.
C'è chi ha accostato il libro a Cent'anni di solitudine, Girifalco a Macondo, e, per quanto può valere la mia opinione, non è blasfemo pensarlo. Quotidianità e senso magico si intrecciano in continuazione, lasciando al lettore una specie di capogiro, come se si trovasse su una giostra celeste.
zumurrudduzumurruddu wrote a review
414
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Spoiler Alert
Esercizi svolti di dinamica (e statica) dei destini umani
Due stelle e mezza. È che mi dispiace perché la partenza era buona, e anche la scrittura, e poi, per esempio, a me piace il sud, che il solo parlare di sole e di caldo mi rimette al mondo - e qui siamo in Calabria, come l’uso del dialetto non manca di rimarcare.
E poi la storia precedente di Dara, quella del postino e delle lettere d’amore, m’era tanto piaciuta...
Però l’ho trovato veramente troppo lento e ripetitivo. L’idea della similitudine tra il destino degli uomini e il moto dei corpi celesti è poetica, ma ripetuta sempre uguale (pur con qualche variazione sul tema principale) rischia di diventare stucchevole, tanto più che per un buon tratto del romanzo non succede veramente niente e i personaggi le cui storie esemplificano la metafora continuano a dedicarsi alle stesse identiche ininfluenti attività quotidiane - ora è vero che anche le orbite dei pianeti sono sempre uguali, però insomma…
Il lieto fine zuccheroso per tutti appare per giunta un po’ forzato - c’è poi una storia che mi ha stupito per la sua pochezza: una donna lancia maledizioni per tutta la vita alla sua rivale in amore, poi quest’ultima muore, e la storia si conclude lasciando sottintedere una dolce intesa tra la iettatrice e il marito della morta… ma che razza di storia è??
Sarà poi anche che questo modo di raccontare il sud risulta ormai un po’ inflazionato, per la somiglianza, nell’uso del dialetto e nelle tematiche, con i numerosi romanzi di un altro celebre autore; è vero che Dara ha comunque un suo stile e una sua poetica, ma stavolta secondo me non si è impegnato abbastanza.
Comunque voi non fidatevi del mio parere, che magari è solo che non era il momento giusto per leggere questo libro.
“Di quello che succedeva sulla terra, le stelle e il cielo non sapevano niente. Ed era questo non tener conto delle faccende umane che lo consolava, che l’indifferenza universale scandita da leggi matematiche e moti regolari era meno pericolosa delle corse umane verso l’irrealizzabile. I tempi precipitavano, le verità si trasformavano, le idee morivano, i fratelli sparivano ma Cassiopea e il Gran Carro erano al loro posto da sempre e per sempre, immutabili e muti.”
Cento_bookCento_book wrote a review
03
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Il libro di Domenico Dara non è semplice. La lettura procede lentamente, e il dialetto girifalchese è po’ come una breccia che rende il percorso più impervio, ma non per questo impraticabile. Una citazione per me è la degna rappresentazione di questo libro:

Che certe volte è meglio vivere come i ricci o i pipistrelli o come i vovolàci che estivano sotterra o come i nemertini che s’incistano ìddi stessi col loro muco disseccato o che, più semplicemente, ai cristiani fosse concesso il miracolo della dormienza e dell’anabiòsi, scegliere di non vivere affatto metà della propria vita, la più fredda, la più dolorosa, la più fetente, astutàrsi la testa e sognare per uno svernamento lungo sei mesi, e arribbigghiàrsi e ritrovare la vita come l’abbiamo lasciata, la stagione come l’abbiamo abbandonata, illudersi che nulla di nuovo possa accadere quando il nuovo ha sempre il sapore fielico della sconfitta, della disillusione, della pigghiàta p’o culu. […] Pensò a tutto in quel momento di confusione, anche che la Terra avesse smesso di girare, a tutto prima di giungere a quelle due conclusioni che aveva lasciato per ultime, che l’ambiguità di alcuni eventi reca in sé l’intero campionario dei sentimenti umani, compresi i loro opposti, che lo stesso evento può essere gioia o dolore, speranza o disillusione, vita o morte […].

Se nella prima parte ci regala una caratterizzazione e un’introspezione dei personaggi (che viaggiano a coppia) unica. Nella seconda il ritmo tende un po’ a calare, e personalmente avrei preferito uno sviluppo più dinamico e disteso per permettere al lettore di prendere ossigeno affaticato dall’idioma dialettale. Il finale ci sta, e non lo avrei immaginato diverso.
L’autore in Appunti di meccanica celeste riesce su carta a raccontare le passioni e i sentimenti di questi uomini e donne in combutta col mondo. Dara pone una lente di ingrandimento sul microcosmo di Girifalco e attraverso la meccanica del mondo, – che ci lega l’uno con l’altro e con le entità del creato –, riuscendo a narrare di meccaniche individuali che non dovrebbero mai fermarsi. Mai arrendersi. Mai interrompere la loro traiettoria, anche quando l’ultimo gemito è quello di una speranza ritrovata o di una sventura subita.