Appunti di meccanica celeste
by Domenico Dara
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PappecePappece wrote a review
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Un libro prezioso
Bisognerebbe amare questo libro anche solo perché parla di una Calabria senza mafia e senza magistrati, senza faide e senza uomini di rispetto, senza coppole e senza vestiti neri.
La Calabria per quello che è: una parte infinitesimale dell'immenso universo in cui viviamo tutti noi, con le nostre parabole esistenziali. Con i nostri dolori e le nostre effimere gioie, con le nostre vittorie e le nostre sconfitte.
Ancora meglio: la Calabria - anzi, un paese: Girifalco - come un microuniverso popolato e attraversato da pianeti che si incrociano, si sfiorano, si condizionano a vicenda come fa la Luna con le maree terrestri, si scontrano, si pentono dello scontro e cercano di tornare indietro.
E quei pianeti siamo noi, perchè Girifalco, pur essendo viva, vera e reale, è come Macondo. Esiste in ogni luogo del mondo: visti dall'alto cosa siamo noi, infatti, se non corpi celesti impegnati ed affannati nei propri moti di rivoluzione e rotazione? Cosa siamo noi, visti da dentro, se non un unico, costante pensiero (uno scopo, un sogno, un obiettivo, una paura, un ricordo), che segna tutta la nostra vita facendosi traiettoria, percorso, cammino?
Il dramma della maternità mancata di Concetta la secca; la delusione amorosa di Malarosa e l'odio che ne genera - un sentimento così potente che si cristallizza, si incarna e si fa vero e proprio personaggio tragico di grandezza sublime, quest'ultimo; la scomparsa misteriosa del fratello di Archidemo; la triste esuberanza sessuale di don Venanzio; il dolore per il vuoto di un padre di Angeliaddu; la follia ingenua ed innocente di Lulù ed il suono delle foglie che egli impara a suonare, sono tanti fili di un gomitolo che si dipana pagina dopo pagina e si fa mappa, cartina, astrolabio.
Uomini e storie in movimento, da un certo punto della narrazione in poi attratti da un polo inaspettato, magnetico e misterioso: un circo. Già, semplicemente un circo.
Su tutto e tutti, la lingua della terra calabrese.
Un suono familiare, per chi vive in queste lande, ma che a saperlo ascoltare - per come è magistralmente usato, come il sale nelle pietanze migliori: senza esagerare, ma senza neppure essere troppo tirati per paura di esagerare - sa di ulivi, di sole, di pale di fichidindia, di legna bagnata, di ragù messo sul fuoco a bollire, di pietre arse dalla calura.
Un libro che riesce ad essere universale rimanendoti così vicino, anche e soprattutto per come è scritto, è un libro prezioso: perché ci insegna che l'universale, in fondo, siamo noi.