Asce di guerra
by Vitaliano Ravagli, Wu Ming
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C'erano anche italiani a combattere i guerriglieri Meo, nel fango enell'orrore della giungla indocinese. Uscito in prima edizione nel 2000 pressoTropea, viene riproposto il romanzo corale, avventuroso e documentario in cuigli autori raccolti sotto il nome collettivo di Wu Ming e Vitagliano Ravaglifa... More

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Chiara WhiteChiara White wrote a review
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A volte è dura ammetterlo, ma mi succede di essere superficiale nell’acquisto di un libro: quando ho comprato questo, ho visto che era di Wu Ming, ho letto il titolo Asce di guerra ed ho subito pensato che si trattasse di un altro volume vicino a Manituana e l’ho preso così, a scatola chiusa, senza pensare. Convinta, tra l’altro, che in copertina ci fosse un indiano. Invece lo prendo in mano, lo osservo e mi accorgo che è la foto di una donna quella che campeggia davanti. Anzi, no, non è una donna, è una partigiana. E qui, già mi rendo conto che si tratterà di qualcosa di molto doloroso da leggere… La prefazione del 2005 spiega la genesi del romanzo, nato nel 2000, e gli errori di stesura e avvisa, proprio per inquadrarlo temporalmente, in che contesto sia stato scritto. Bhè, vi assicuro che quella prefazione sembra stata scritta oggi: crisi di valori e di comprensione di cosa sia stata la resistenza, avvisaglie che fascisti e partigiani si sono comportati alla stessa maniera (!), paura dei “comunisti” e rigetto della sinistra verso i propri ideali, proprio in virtù di questi timori. Qui non è doloroso, è da brividi! E le cose non sono che peggiorate…
E’ un viaggio nel tempo e nella storia, come sempre,quello che propongono quelli del gruppo, ma stavolta alla loro “immaginazione” si è unita la voce vera di Vitaliano Ravagli, comunista, ma soprattutto combattente in Laos (sì, in Laos!), con le sue rocambolesche e devastanti avventure in Indocina. Il partigiano romagnolo.
Un libro imperfetto, ma che ti apre letteralmente mondi e che RICORDA, sì, perché si deve ricordare quello che è stato per andare avanti e non dimenticare e fingere che tutti sono uguali e quel che è fatto è fatto. NO, non quando sono state fatte delle atrocità, non quando ci si è comportati come bestie. La resistenza è un capitolo fondamentale della nostra storia e se non la conosciamo, non sappiamo chi siamo oggi.
Mi ha intristito pensare che i 18 anni che sono passati dalla stesura di questo oggetto letterario non sono tanto devastanti nell’invecchiamento del libro, quanto invece lo sono di quelle voci che via via si stanno spegnendo e non ci possono più ricordare quello che è stato.
“Scavare nel cuore oscuro di vicende dimenticate o mai raccontate è un oltraggio al presente. Un atto spregiudicato e volontario. Le storie non sono che asce di guerra da disseppelire.”
it.wikipedia.org/wiki/Vitaliano_Ravagli
youtube.com/watch?v=14JU1uE-vHI
musicamusamusicamusa wrote a review
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« Scrivo ai miei futuri nipoti: se un giorno vi parlerò bene degli anni Ottanta, provate a farmi delle domande diverse. Se insisto, avvertite la mamma che il nonno si è rincoglionito. »
« Certi uomini sono quello che i tempi richiedono. Si battono, a volte muoiono, per cose che prima di tutto riguardano loro stessi. Compiono scelte che il senno degli altri e il senno di poi stringono nella morsa tra diffamazione ed epica di stato. Scelte estreme, fatte a volte senza un chiaro perché, per il senso dell'ingiustizia provata sulla pelle, per elementare e sacrosanta volontà di riscatto.
La retorica degli alzabandiera e la mitologia istituzionale offrono una versione postuma e lineare della storia. Ma la linearità e l'agiografia non servono a capire le cose.
Le frasi fatte e le formule ripetute dai plachi, come dai pulpiti, coprono la rabbia, lo sporco e la dinamite, consegnando al presente quello che chiede.
Scavare nel cuore oscuro di vicende dimenticate o mai raccontate è un oltraggio al presente.
Un atto spregiudicato e violento.
Le storie non sono che asce di guerra da disseppellire. »

« Alla domanda: come ha potuto vincere il popolo vietnamita?, l'unica risposta esatta è: il popolo vietnamita ha vinto perché la sua guerra di liberazione era una guerra di popolo. »

« A volte, nelle serate terse, guardo verso sud, la linea blu degli Appennini che degrada sull'orizzonte. Penso alle battaglie della Trentaseiesima. Penso ai cinque continenti, sterminate distese di terra, moltitudini di uomini e donne in marcia. Ricordo, come se li avessi vissuti tutti, secoli di lotte e di sangue. Mi sento parte di una comunità universale che supera i confini e congiunge le epoche, la comunità di coloro che prendono d'assalto il cielo. E penso al vecchio Bob, che non poté diventare vecchio. Un giorno qualcuno s'impadronirà di quel futuro che i miei eroi non poterono conquistare. Sì, penso a Bob, al comandante Bob che urla "All'attacco, Garibaldi, dio boia!"
E mi ritrovo a mormorare tra me e me: "Sì, dio boia, avanti!".»

« Si presentiva già la débacle elettorale verso cui la sinistra correva a testa bassa. Grazie a un processo suicida di rimozione della propria storia e a scelte tanto scriteriate quanto liberticide, si spianava la strada all'avvento di una destra di governo che avrebbe riproposto con mezzi moderni antiche sciagure. Mentre nel mondo nasceva un movimento d'opposizione di massa al neoliberismo, la sinistra istituzionale si rendeva sempre più succube di quell'ideologia, finendo per perdere la propria ragion d'essere. »