Asimmetria
by Lisa Halliday
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Un nuovo sorprendente capitolo del “Grande romanzo americano” e la nascita di un’autrice stellare. Asimmetria è un romanzo come non ne avete mai letti. Esplora con originalità e intelligenza, umorismo ed eleganza le relazioni asimmetriche della vita contemporanea. Ineguaglianze di età, potere, talento, ricchezza, celebrità, fortuna, geografia e giustizia. Alice ha venticinque anni, vive a New York e lavora per una casa editrice. Una domenica, mentre legge seduta su una panchina di Central Park, incontra un uomo divertente e affascinante, che riconosce subito come Ezra Blazer, il leggendario premio Pulitzer per la letteratura universalmente ammirato. Fra i due, a dispetto dei quarant’anni che separano i loro dati anagrafici, nasce una tenera storia d’amore. Amar è un economista iracheno-americano che fa scalo a Heathrow sulla via per l’Iraq, dove sta andando a trovare il fratello. Trattenuto suo malgrado dalla polizia di frontiera, passa il weekend in custodia all’aeroporto e ripensa alla sua vita. Gioventù e vecchiaia, Occidente e Medioriente, equità e ingiustizia, fortuna e talento, il personale e il politico, Lisa Halliday riesce a tenere tutto insieme e a dirci in maniera meravigliosa qualcosa di illuminante sugli strani tempi che viviamo.

All Reviews

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MariaLuisaMariaLuisa wrote a review
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Non è un romanzo, sono tre racconti

Come questa opera sia potuta diventare uno dei "libri più belli del 2018" è un mistero. Non è possibile definire “romanzo” tre racconti brevi che nulla hanno a che fare l’uno con l’altro, tranne il personaggio di Ezra che compare nel primo e nel terzo. Non basta intitolare il libro “Asimmetria” per giustificare questa incongruenza.

Il primo racconto, il più irritante, è smaccatamente autobiografico, in cui la giovane autrice sembra solo volersi sfogare riguardo la sua storia con il già anziano scrittore Philip Roth. Una storia poco lusinghiera e un po’ squallida (la narratrice ammette anche di ricevere soldi da lui!), in cui la protagonista si trascina, passiva, da lui costantemente umiliata, senza emozioni, con la parola amore pronunciata solo nel finale.

La protagonista però si adopera a fare da infermiera all’anziano, con tutti i sintomi e gli acciacchi descritti in modo così sgradevolmente minuzioso, quasi morboso, che leggendo mi era venuto il sospetto che l’autrice volesse bearsi di essere laureata in medicina (non la è). 

Il secondo racconto è una serie di ricordi d’infanzia e di vita di un iracheno bloccato in aeroporto per ragioni burocratiche dovute all’antiterrorismo. Non mi è piaciuto, l’ho trovato noioso, anche per lo stupore che non ci fosse nessun collegamento, neanche metaforico, con il primo.

Nel terzo ricompare Ezra che rilascia un’intervista radiofonica, ove appare molto diverso da come era nel primo racconto. E ove si potrebbe dedurre che alla sua giovane amante aveva in qualche modo mentito (se capisco bene, se interpreto bene).

Forse catartico per la scrittrice che lo ha scritto, irritante e inconcludente nella mia opinione di lettrice.

Roberten73Roberten73 wrote a review
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Una sorpresa piacevolissima questa di Lisa Halliday, pescata da qualche parte fra i “consigli dei dipendenti”di un posto in centro a Firenze.
Si tratta di due racconti lunghi e uno breve; nel primo una giovane donna appena laureata incontra per caso un famoso, ricco scrittore, un ex playboy con qualche problema fisico che le fa da mentore, le fa conoscere cibi prelibati, le paga i debiti universitari, le fa trascorrere splendide giornate nel lusso di appartamenti newyorchesi o in campagna, le consiglia libri e ogni tanto la scopa e lei se ne innamora febbrilmente di quell'amore che anche chi ha letto Freud per corrispondenza non fatica a rintracciare archetipi e riferimenti familiari.
Nel secondo un uomo dal doppio passaporto americano- iracheno è bloccato nelle maglie della paranoia antiterroristica di un aeroporto e mentre attende che il suo profilo sia vagliato e ritenuto sicuro dalla polizia, fra un colloquio informale con vari agenti doganali e l'altro, ci racconta la sua vita fra il Paese di origine dei suoi genitori e gli USA.
Nel terzo, ritorna il protagonista del primo racconto, il ricco e noto scrittore Ezra Blazer intervistato in un programma radio dove parla della sua vita, i suoi amori, la sua passione per la musica classica in un duetto brillante e pieno di ironia e arguzia con la conduttrice del programma.
Al di là della presenza di Ezra Blazer in due dei tre atti nel quale è suddiviso il libro di Halliday, le tre storie non hanno niente in comune e forse proprio questa asimmetria che compare nel titolo, donano all'opera una leggerezza diagonale particolare. La lingua dell'autrice è molto viva, sa scorrere sicura fra lirismo e colpi fuori dall'ordinario, fra sentimento e capacità di analisi. Mischia pure più linguaggi e più riferimenti, ma lo fa molto bene. Una bella presa, per niente scontata o facilmente classificabile, decisamente consigliabile come ha fatto, appunto, la(o il – non ricordo con precisione, ma mi sembrava un nome di donna – ) dipendente sconosciuto, thanks.
Sara AdamiSara Adami wrote a review
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Giogio53Giogio53 wrote a review
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Senza spendere euro - 08 dic 20
Come spesso negli ultimi anni, la congrega dei Floridi omaggia il mio compleanno con un buon aperto presso qualche libreria. Così che io rimpiango la “scarsa” disponibilità di lettura della mia libreria (ah! Ah! Ah!). Ci sono quindi libri che aspetto, libri che hanno una buona riuscita e libri che mi attirano per qualche motivo, e che poi mi deludono.
Avete già capito dove si colloca la scrittrice poco più che quarantenne. Americana, ma che come principale mestiere fa editor in un gruppo editoriale, e dalla natia Massachusetts da anni vive a Milano. Non è un caso quindi che, quando l’ho scoperto, mi si è disvelato il mistero di alcune citazioni. Perché passi Venezia, che conoscono tutti, passi Parma ed il suo prosciutto, che sei ti piace mangiare ne avrai sentito parlare. Ma domandarsi a che ora tramonta il sole a Poggibonsi? Ho poi anche scoperto che Lisa era l’allieva prediletta di Philip Roth, di cui per un periodo è sta anche l’amante. Si è quindi svelato anche chi si nasconde dietro il personaggio di Ezra Blazer, ed acquista una luce di contesto diverso tutta la prima parte del libro. Per poi riflettersi anche obliquamente sulla seconda, dove, a parte i rimandi all’asserto del titolo, esce fuori una delle metodologie di Roth, quando infarcisce i suoi libri di agganci con il reale.
Per venire al testo, di certo è un romanzo particolare, che, sinceramente, non mi è piaciuto gran che. Ci sono spunti, momenti, frasi, situazioni, interessanti ed anche da approfondire, ma alla fine non mi ha convinto l’impianto generale, la tesi forse che l’autrice tende a svolgere in tutto il romanzo. Alcuni dicono che sembra composto da due storie diverse e da un’appendice. Io dico non sembra, è. Abbiamo le due storie che, questo è vero, descrivono relazioni e momenti di vita asimmetrici. Ma l’appendice che dovrebbe riunificare e dare un senso al tutto, non mi ha portato elementi di giudizio a supporto positivo.
Nella prima parte (“Follia”) attraverso la storia di Alice ed Ezra si ripercorre in traslato la storia stessa di Lisa e Philip. In modo casuale (nel libro) nasce il rapporto tra la venticinquenne Alice ed il settantenne scrittore, sempre in odore di Nobel, senza che questo arrivi. Apprezziamo la freschezza di Alice nelle situazioni quotidiane, ma anche imbarazzi e reticenze in quelle pubbliche. La delicatezza con cui si approccia al vecchio scrittore, fornendogli momenti liberatori, e consentendogli di intervenire positivamente sulla sua vita. Vediamo il disappunto, anno dopo anno, quando il Nobel viene assegnato a Imre Kerstz o a Elfriede Jelinek. Vediamo l’anziano soffrire, ricoverarsi in ospedale, ed altre “anzianità”, come le cento cose da fare prima di andare a letto.
Poi a metà libro, ecco la seconda parte (“Pazzia”) dove assistiamo ad una scena lunga ma assai reale. Nel posto nine-eleven, un cittadino con la doppia nazionalità americana e irachena, nel suo viaggio da Los Angeles a Baghdad per incontrare il fratello decide di fare uno stop over a Londra, per salutare il suo amico Alistair. Ma viene fermato alla dogana inglese. E lì, Amar ci racconta il muro di incomprensione sui suoi motivi di andare a Londra. Non riuscirà a convincere gli ottusi doganieri, ma avrà tempo e modo di narrarci la sua vita, la fuga dall’Iraq, la vita americana, il rapporto difficile con il fratello molto più grande di lui, che decide ad un certo punto di tornare in patria e di fare il medico. I complicati momenti da immigrato, seppur regolare, durante le guerre in Medio Oriente. Ci sono parti assolutamente condivisibili di denuncia delle ottusità burocratiche e non solo, a Londra, in America, ma anche in Iraq ed in Giordania. È di certo un altro esempio di asimmetria.
Come quella tra Alice ed Ezra, rapporto tra un autore affermato ed una giovane affascinata dal suo talento, anche qui c’è asimmetria tra Amar ed il mondo gestito da chi possiede il denaro. Il romanzo finisce con una lunga ed inventata intervista radiofonica di Ezra, che al contrario di Roth riceverà il Nobel. Nelle parole di un’intervista Lisa sostiene questa parte esplicitare le connessioni tra le prime due. Io non l’ho trovata, o non l’ho capita. Così che mi rimangono tre racconti, più o meno decenti, che però non fanno un libro.
L’unico accenno di unificabilità, mi veniva invece da una frase a pagina 79 quando Alice si interroga se una donna americana potesse essere in grado di descrivere la coscienza di un mussulmano. Lisa cerca di farlo nella seconda parte. Ma confermo, non mi sembra in grado.
Prima della fine qualche piccolo inciso di ringraziamento. Uno alla traduttrice. Nella prima parte, Alice usa spesso l’intercalare “Ammazza la mosca col Flit!”, tipico riff del Carosello italiano, che però deriva da un vecchio riff americano, che pare risalga al 1899, che reclamizzava un barbiere con la mini-melodia di “Save and a Haircut, two bits”, che significa “Barba e Capelli, 25 cents” (two bits è appunto uno slang per un quarto di dollaro). Un sentito ringraziamento per lo sforzo fatto da Federica Aceto. Un altro al personaggio Amar che mi ha ricordato il mio lungo viaggio in auto da Amman a Baghdad, ormai venticinque anni fa. Un ricordo indelebile di un momento particolare del mio lavoro. Ma il libro alla fine non mi lascia nessuno sprone a spingere perché anche voi lo leggiate.
“Non ti preoccupare di cosa è importante e cosa no. Tutto è importante se è ben fatto.” (79)
“Secondo te a me piace … essere vecchio e paralizzato dal dolore e dipendere dagli altri?” (101)
“Per aver superato i sessanta … era un gran camminatore.” [ah, ah] (229)