Aspettando Godot
by Samuel Beckett
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Nuvola in viaggioNuvola in viaggio wrote a review
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Ho faticato ad entrare nella storia. Ho faticato perché sin da subito si é affacciata una resistenza che mi accompagna sempre quando affronto la lettura di testi teatrali. In questi casi, infatti, desidero essere un'ignara spettatrice che scopre testi nuovi attraverso l'interpretazione di registi, attori e scenografi, piuttosto che lettrice. Questa volta la resistenza ha assunto una densità maggiore, perché mi manca davvero molto la possibilità di andare a teatro.
Quando sono riuscita a mettere da parte la resistenza, sono arrivate le immagini che mi hanno aiutato a conoscere e ri-conoscere i personaggi e a sintonizzarmi con la storia.
Vivian Mercier, in un articolo apparso sull’Irish Times nel 1956 disse: “Aspettando Godot è una commedia in cui non accade nulla, per due volte“, riferendosi ai due atti in cui si svolge quest'opera di Samuel Beckett, scritta verso la fine degli anni quaranta, pubblicata in lingua francese nel 1952 e rappresentata per la prima volta a Parigi al Theatre de Babylone il 5 gennaio 1953.
Non succede nulla eppure si incontra molto, a partire dai simboli che animano la scena: l'albero, le scarpe, i cappelli, il crepuscolo, la corda.
Poi ci sono le domande, spesso senza risposta, e soprattutto il tempo che scorre comunque e spinge tutti avanti, nel vuoto dell'attesa.
Ad un certo punto, nel primo atto, Estragone chiede a Vladimiro: "Qual é la nostra parte in tutto questo?" E riceve come risposta un'altra domanda: "La nostra parte?". Un'ulteriore domanda che svela l'impotenza, l'incapacità di cambiare il corso delle cose e quindi la rinuncia. Il senso di rinuncia si rafforza con la risposta di Estragone, che aggiunge, rispondendo a se stesso: "Non aver fretta".
Più avanti un altro personaggio, Pozzo, si chiede, riferendosi ad Estragone e Vladimiro che hanno palesato l'attesa di Godot: "Cosa potrei fare per aiutarli a passare il tempo?" Poi, ripassando velocemente le azioni che ha messo in campo, si chiede ancora: "Può bastare, é questo che mi angustia, può bastare?"
Aspettando Godot é una tragicommedia in cui l'esistenza viene raccontata come un'inutile attesa di tempi migliori che condanna all'immobilità, mentre tutt'intorno le "voci morte" cercano, bisbigliando, di farsi sentire. Quell'immobilità risulta però solo apparente, perché le stagioni intanto passano, comunque, e i protagonisti, nel loro faticoso brancolare, perdono qualcosa: la memoria, la vista o l'orientamento. Ad un certo punto trova spazio un momento di consapevolezza, in un dialogo, che lascia presagire la possibilità dell'azione: "Non c'è da far altro che ricominciare". "Giusto, la cosa non mi sembra poi tanto difficile." "E' solo la partenza che é difficile"." Possiamo partire da qualsiasi cosa". "Si, ma bisogna decidersi" ."Giusto". Ma si tratta solo di un'istante che presto svanisce e i due protagonisti sono "di nuovo soli nel cuore delle solitudini", dove "l'abitudine é una grande sordina".
Mentre la storia si svolge, qua e là Beckett, ci svela "come vanno (prese) le cose su questa sporca terra". "Le lacrime del mondo sono immutabili. Non appena qualcuno si mette a piangere, un altro, chi sa dove, smette. E così per il riso. Non diciamo troppo male, perciò, della nostra epoca;non è più disgraziata delle precedenti. Ma non diciamone neanche troppo bene. Non parliamone affatto. E' vero, però, che la popolazione è aumentata".
Forse il senso di vivere restando ad aspettare tempi migliori può rintracciarsi nell'abbraccio tra Vladimiro e Estragone che arriva nel secondo atto a sanare uno dei tanti momenti di smarrimento che li coglie, nell'immobilità indotta dall'attesa. L'abbraccio arriva quando Estragone esclama a Vladimiro: " Non mi toccare! Non domandarmi niente! Non dirmi niente! Resta con me!"
PartigianociacciPartigianociacci wrote a review
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EleanorEleanor wrote a review
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ZarathustraZarathustra wrote a review
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sandro'ssandro's wrote a review
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Come citato da altre parti, il miglior commento è proprio quello già riportato: “una commedia dove non accade nulla, per due volte”
Sembra incredibile come un'opera così scarna e che si legge anche in mezza giornata possa avere avuto un successo tanto strepitoso da assurgere a icona della letteratura di tutti i tempi. Al punto che il lettore-base non sa neppure cosa aggiungere ai fiumi di parole già spese, se non semplicemente ciò che esce più spontaneo e immediato una volta chiuso il libro.
La mia umile impressione è che Godot sia semplicemente un “divertissement” voluto da Beckett. Peraltro non è nuovo in lui questo atteggiamento con i personaggi che crea: Molly, Murphy, Malone, Watt Beckett ci gioca pure con i nomi: brevi, fulminei, scarni appunto, come pure Godot.
Visto molto spesso sotto l'accezione negativa di inazione, Godot in realtà è il destino di tutti gli uomini, costretti ad aspettare, ad attendere eventi che spesso non dipendono da loro.
Per quante vite umane, se non aspettassero Godot, tutto sarebbe perfettamente inutile ? Godot riempie le vite di tanti. L'assenza di Godot e l'attesa di Godot riempie la vita di uomini che non hanno altro che aspettare e attendere.
Tutti uomini stupiti di avere a che fare con un qualcosa che accade a tutti: il tempo. L'attesa è il tempo che c'è, che esiste, non quello “che passa”.
Nel tempo “che passa” l'uomo avverte l'ineluttabilità della fine, e non può permettersi di “perdere tempo” (ci fate caso che spesso i due termini viaggiano insieme ?). Nel tempo che c'è si può permettere pure l'attesa; attendo il tempo che c'è e lo attendo come un compagno, come un qualcosa che è lì per noi. Anche se non c'è.
L'attesa nel tempo ricorda la ricerca dei desideri, quella filosofia di Lacan dove “vivere secondo i desideri non vi renderà felici”. Lacan sosteneva che i desideri non devono mai realizzarsi, perchè nel momento in cui realizziamo un desiderio, ne cerchiamo sempre un altro. Per questo il desiderio deve sempre intendersi utopistico, irrealizzabile. L’attesa di Godot si nutre dello stesso pensiero: Godot che non arriva, consente all'uomo di avere il tempo come compagnia, di vedere gli uomini che circondano la sua vita, di allacciare i rapporti con i suoi simili. E infatti nell'opera di Beckett, i due protagonisti pur stando fermi e fissi nella scena riescono a interloquire con una mole di personaggi che gravitano intorno, perfettamente stabili e pure integri. Godot diventa così irrealizzabile come i desideri di Lacan, e produce gli stessi effetti di quella teoria.
E nel frattempo che noi interagiamo con gli altri uomini ?
Aspettiamo.
Chi ?
Godot, naturalmente
Ah già, Godot.....
“C’impiccheremo domani, allora. A meno che Godot non venga”