Auschwitz, ero il numero 220543
by Denis Avey
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SensationDariaSensationDaria added a quotation
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Si sente spesso parlare di quanto sia disumano l'uomo verso i suoi simili, ma là non si trattava nemmeno più di questo: era bestiale e basta. l'amore e l'odio non avevano alcun significato. Il sentimento dominante era l'indifferenza. A ogni omicidio gratuito al quale assistevo mi sentivo sempre più impotente. Vivevo una vita terribile.
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Si sente spesso parlare di quanto sia disumano l'uomo verso i suoi simili, ma là non si trattava nemmeno più di questo: era bestiale e basta. l'amore e l'odio non avevano alcun significato. Il sentimento dominante era l'indifferenza. A ogni omicidio gratuito al quale assistevo mi sentivo sempre più ... More
MaryanneMaryanne added a quotation
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Il poeta Lovelace ha scritto che non bastano muri di pietra e sbarre per imprigionare lo spirito umano. avevo letto quella poesia da piccolo, e ne avevo fatto il mio motto. Sapevo che non potevano tenere in gabbia la mia mente. Fintanto che riuscivo a pensare, ero ancora libero.
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Il poeta Lovelace ha scritto che non bastano muri di pietra e sbarre per imprigionare lo spirito umano. avevo letto quella poesia da piccolo, e ne avevo fatto il mio motto. Sapevo che non potevano tenere in gabbia la mia mente. Fintanto che riuscivo a pensare, ero ancora libero.
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La gente ritiene che una cosa del genere non possa accadere mai più, e soprattutto che non potrebbe succedere anche qui. Non credeteci: basta poco.
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La gente ritiene che una cosa del genere non possa accadere mai più, e soprattutto che non potrebbe succedere anche qui. Non credeteci: basta poco.
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Era l'inferno in terra. Non ci sono altre parole per definirlo. Niente erba, niente vegetazione da nessuna parte, solo fango d'inverno e polvere d'estate. La natura - per non parlare del suo Grande Architetto - aveva abbandonato a se stesso quel luogo.
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Era l'inferno in terra. Non ci sono altre parole per definirlo. Niente erba, niente vegetazione da nessuna parte, solo fango d'inverno e polvere d'estate. La natura - per non parlare del suo Grande Architetto - aveva abbandonato a se stesso quel luogo.
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Dovunque guardassi, vedevo muoversi lentamente strane figure: centinaia, no, migliaia. Indossavano tutti camicie e pantaloni logori, a righe, più simili a pigiami che ad abiti da lavoro. I loro volti erano terrei, le teste rozzamente rasate, appena coperte da minuscoli copricapi. Si aggiravano come ombre vaghe e indistinte, parevano destinati a dissolversi nel nulla da un momento all'altro. Non riuscivo a capire chi, o cosa, fossero. I miei compagni li chiamavano "uomini a righe". Mi dissero che in tedesco la cittadina polacca di Oświęcim aveva un altro nome: Auschwitz.
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Dovunque guardassi, vedevo muoversi lentamente strane figure: centinaia, no, migliaia. Indossavano tutti camicie e pantaloni logori, a righe, più simili a pigiami che ad abiti da lavoro. I loro volti erano terrei, le teste rozzamente rasate, appena coperte da minuscoli copricapi. Si aggiravano come ... More