Babel 17
by Samuel R. Delany
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Per i lettori che certo ricorderanno la prima opera di Delany presentata da Galassia in Italia, La Ballata di Beta-2, questo romanzo costituirà una gradita sorpresa. Nel caso di Beta-2 si era accennato alle particolari strutture avventurose che costituivano alcune delle caratteristiche più tipiche di questo giovane scrittore americano, fra l'altro il primo scrittore negro di fantascienza. E per Babel-17 il discorso può allargarsi e scendere in profondità, perché ora ci troviamo di fronte ad un'opera che supera senza indecisioni alcune riserve ancora presenti nel romanzo precedente.
Babel-17 è il punto focale intorno al quale ruotano tutti i personaggi e le vicende del romanzo, ma cosa è Babel-17? Si tratta di una lingua, di un misterioso idioma che fa la sua comparsa in un delicato momento della guerra cosmica combattuta fra l'Alleanza terrestre e gli Invasori. Ma quel che più conta, e che più interessa la poetessa Rydra Wong, incaricata dall'Alleanza di scoprire il significato di questa lingua, è che non si tratta semplicemente di una nuova concatenazione semantica, ma di un vero e proprio nuovo modo di pensare, di un punto di partenza per un pericoloso viaggio nelle più remote oscurità dell'inconscio umano e dello spazio cosmico. Vediamo dunque come i consueti elementi di più pura 'space opera' rientrino anche questa volta nel sapiente gioco condotto da Delany; ma occorre tenere presente che la prosa di Delany si è evoluta, e che ora, fattasi più massiccia e corposa, tende a risultati difficilmente raggiunti prima da qualcun altro. Anche nei lunghi periodi descrittivi è facile notare... una certa disposizione alla diretta provocazione del lettore, un uso del tutto particolare di parole e di sintassi, intrecciate fra di loro in schemi che coinvolgono lentamente i processi mentali di chi legge. Il mondo fantastico di Delany è di una ricchezza e di una fecondità quasi incredibili, e non occorre molto tempo per rintracciarvi le lontane reminiscenze mitologiche e poetiche; ma la sua arma migliore è la lingua, la stessa protagonista di questo romanzo. Ci eravamo già accorti in Beta-2 della sua predilezione per materie come la poesia e la linguistica, ma solo in Babel-17 Delany sembra avere dato fondo a tutte le sue risorse nel campo. Egli ci mostra il lento incedere di Rydra Wong nello studio di Babel-17, e nel contempo ci offre gli strumenti adatti per seguirla nel suo viaggio e forse giungere prima di lei alla soluzione. Ma proprio per questo motivo, alcune parti del romanzo presentano una certa difficoltà, soprattutto di ordine linguistico. Sembra che Delany stesso si stia esercitando nella creazione di una nuova lingua. E quando questa nuova lingua, in un gioco delle parti. che assume lentamente un ritmo ossessivo da romanzo giallo, scandito dai colpi di un misterioso sabotatore a bordo della stessa nave di Rydra Wong, ci offre alcuni frammenti stupendi come la dichiarazione d'amore del Macellaio, teneramente assurda a causa del suo errore semantico, o ci mostra l'agghiacciante visita al museo personale del Barone Ver Dorco ai Cantieri di Guerra, si può senz'altro dire che ha raggiunto il suo scopo. Resta solo da aggiungere che le poesie di Marilyn Hacker, inserite dall'autore all'inizio delle varie parti, non sono mai apparse in Italia e sono state pubblicate dalla The Washington Square Review, per chi volesse approfittarne. In sede di traduzione, poi, vorremmo ringraziare il Prof. Vittorio Ghebbioni per il prezioso aiuto fornito nella traduzione dei versi di M. Hacker.

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AntonioAntonio wrote a review
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Bello ma
Libro molto bello... specie quando parla di Babel 17 ... molto affascinante... l'ipotesi che una lingua può alterare i costrutti cerebrali (e recentemente è notizia simile su wired: wired.it/scienza/lab/2015/04/29/cambiando-lingua-cambia-visione-mondo) ... o quando dice che con 3 sole parole si possono descrivere molte più cose di quello che si pensa, tutto sta in come sono costruite quelle parole. Bello pure il concetto che i linguaggi di programmazione, sono le uniche lingue senza il concetto di "IO" (e a pensarci bene, se si intende in senso lato, è proprio vero)
Per il resto a volte mi ci perdevo, non riuscivo a tenere traccia della trama, forse a volte non ben descritta ... a volte dava per scontato alcune affermazioni... per cui non me lo sono goduto al massimo... forse è da rileggere.
Gianni AbateGianni Abate wrote a review
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Spoiler Alert
In un futuro piuttosto remoto, L'alleanza è impegnata in un lunga guerra contro gli Invasori; per far fronte alla minaccia aliena, l'esercito è costretto a rivolgersi a Rydra Wong, rinomata poetessa, l'unica in grado di decifrare il codice Babel-17, utilizzato dal nemico in numerose missioni di sabotaggio. Rydra si accorge subito che il Babel-17 è ben più che un codice da decriptare, ma bensì è una lingua vera e propria; per svelarne i segreti, dovrà recarsi sul luogo del prossimo attentato, accompagnata da un improbabile e bizzarro equipaggio. "Babel-17" inizia seguendo tutti i canoni della space-opera più classica, ovvero astronavi, alieni invasori, un equipaggio a caccia di avventure, e per certi versi si porta dietro anche i difetti e le igenuità tipiche di questo genere. Ma il lettore è disposto più che volentieri a chiudere un occhio, perchè l'idea centrale è molto intrigante ben sviluppata. Il tema di base del romanzo riguarda la natura del linguaggio ed il modo in cui esso influenza il nostro modo di pensare. Premetto che sono totalmente a digiuno in fatto di linguistica, e questo romanzo mi ha permesso di considerare per la prima volta alcune interessanti questioni, riguardanti l'influenza che il linguaggio ha sulle nostre capacità di pensiero. Per rendere l'idea, vi racconto l'episodio in cui la protagonista si accorge che l'uomo che le sta di fronte non conosce le parole "Io" e "Tu"; è emblematica la domanda che Rydra si pone: "What could you say to a man who could not say 'I'?" (Cosa si può dire ad un uomo che non può dire "io"?). Questo è solo un esempio delle questioni che vengono sviscerate dal romanzo. Delany in questo romanzo mette in luce l'importanza di un problema troppo spesso liquidato con eccessiva facilità nel genere fantascientifico: le difficoltà di comunicazione tra individui che parlano lingue diverse. Tali difficoltà sono dovute alla struttura stessa della lingua, che tiene conto di differenze ambientali, culturali, nonchè nella stessa psicologia e negli schemi mentali della società che l'ha creato. Mi sono sempre risultate poco credibili quelle situazioni in cui il problema viene risolto con il magico "traduttore universale", in grado di interpretare una nuova lingua in pochi secondi. E' evidente fin dalle prime pagine che Delany non è certo uno scrittore improvvisato. Ha una padronanza linguistica tale da permettergli anche di giocare e sperimentare con la disposizione stessa delle parole sulla pagina (in una delle sequenze in cui la protagonista si ritrova a pensare in Babel-17). E quando si mette a disquisire sulla natura del linguaggio, lo fa di certo con cognizione di causa. In conclusione, si tratta di un romanzo molto interessante, mascherato dietro una facciata da space-opera. E' anche molto breve, solo 200 pagine, quindi fossi in voi non me lo lascerei scappare.