Antologia di autori italiani

Uscita prevista: agosto 2009

All Reviews

10
TheutTheut wrote a review
00
(*)(*)(*)( )( )
EduEdu wrote a review
00
(*)(*)(*)(*)( )
Matteo PoropatMatteo Poropat wrote a review
00
(*)(*)(*)(*)( )
Recensione
Bad Prisma è il nuovo volume della collana Epix della Mondadori, arrivata alla quinta uscita. Difficile scrivere la recensione di questa antologia. Finita di leggere da qualche giorno, la sfoglio e giro e rigiro attorno alle idee che ho e a quanto mi ha lasciato la conoscenza di Melissa.
Mi sono imbattuto per caso nella genesi del personaggio, andando a caccia di fantasy italiano, nella collana Draghi, maghi e guerrieri della Delos. Lì ho scoperto Pazuzu, di Danilo Arona, un bel libro che lascia il lettore con numerosi interrogativi, incentrati sulla figura della Madre dell'Oscurità, la misteriosa incarnazione Hassilhem e sull'influenza che questa entità avrà sul futuro del mondo.

Quanto segue, sinossi a parte, è un'impressione generale sul libro, che conterrà anche qualche spoiler, necessario per spiegare cosa e perché mi è, o meno, piaciuto.

Chi è Hassilhem? Che cosa rappresenta questa malefica entità proteiforme? Quale arcano la tiene confinata in un prisma di tenebra? Quale enigma celano le sue continue apparizioni nei tempi più terribili della Terra? Quale suo potere demoniaco riesce a scatenare la furia omicida dell’uomo? Dalla decadenza del Giappone imperiale alla Vienna inquietante di Sigmund Freud, dalla tetra provincia del Ventennio nero alle strade maledette della mafia, da un esperimento comportamentale suggellato dalla sterminio ai feroci campi di fuoco del Medio Oriente fino all’ultimo, disperato giorno dell’umanità ecco la saga senza tempo dell’imperatrice del Male Assoluto.

Con un breve riassunto dei fatti già narrati in Pazuzu tutto ha inizio, in un alternarsi di racconti decisamente di buon livello. Leggendone alcuni mi son trovato a invidiarne la capacità di relazione storica, dal momento che molti si riferiscono a fatti avvenuti nel dopoguerra e riescono a calare il lettore in quel periodo, attraverso piccoli particolari e suggerimenti inseriti a dovere.

Per realizzare questa antologia Arona ha riunito un nutrito gruppo di autori, lasciando che scrivessero di questo personaggio, Melissa, che dovrebbe incarnare il Male Assoluto, una sorta di divinità, un essere potente che dapprima è stato imprigionato in un cristallo piovuto dallo spazio (il Prisma del titolo) per poi fondersi con una sciamana cieca, incarnandosi in un essere ancora diverso.
Dov'è l'imperatrice del Male Assoluto in quei racconti?
Non c'è o almeno io non l'ho proprio trovata.
Il problema più grosso che ho trovato, invece, nel rapportarmi con questa antologia, è dovuto proprio alle anticipazioni, all'antefatto, ai dettagli spaziali-esoterici, all'immagine di questa creatura semi divina, al suo prisma metafisico, all'involucro di carne che ora la conduce nel mondo, all'attesa che i racconti riprendessero questi elementi, espandendoli, raccontandoli, ampliando il mito dell'entità e non della sua incarnazione umana.

Invece, racconto dopo racconto, ho capito che l'essere conosciuto come Melissa è un'anima persa, imprigionata in un limbo dal quale non riesce a uscire, se non a brevi tratti, per vendicarsi dei torti subiti. Questo essere/divinità/donna incarna il principio dell'innocenza distrutta, ciclicamente protagonista di un ruolo destinato a essere interrotto in maniera violenta, quindi vittima prima di vendicatrice, tristemente predestinata prima che "malefica".
Questo non è un male, anzi, ma mi ha costretto a rivedere le aspettative, nate leggendo Pazuzu e la sinossi di Bad Prisma, adattandomi a qualcosa di molto diverso da quanto mi aspettavo.

Iniziamo da cosa secondo me non va.
Nonostante il livello dei racconti, in media, sia decisamente superiore a quanto letto in altre pubblicazioni antologiche, non tutti riescono a brillare, per idee e realizzazione.
Un po' troppe storie "autostradali", che riecheggiano gli stessi concetti e, alla lunga, fanno scemare la tensione che la presenza della "imperatrice del Male Assoluto" dovrebbe far provare.
Non ho digerito proprio il pezzo di Alan D. Altieri, dialogo serrato di guerriglieri futuristici, che speravo si dedicasse più a lasciar trapelare le sensazioni e la visione del mondo distrutto dalla guerra, piuttosto che concentrarsi tanto sui vari insulti tra comilitoni e pacche sulle spalle tra chi ha il fucile più grosso.
Allo stesso modo non ho trovato essenziali le altre parti "fantascientifiche", come l'entrata nel cyberspazio e la missione spaziale verso Marte, dove Melissa sembra cacciata a forza, elemento estraneo e non necessario.

E veniamo quindi a cosa funziona.
I capitoli della storia che ho preferito sono quelli che, pur facendo parte del continuum di fondo, chiudono quanto aprono, permettendo un'occhiata affascinante e cupa a ciò che Melissa potrebbe essere e a quanto si lascia alle spalle.
Tra i vari capitoli mi sono rimasti veramente impressi il caso della Vienna che stilla acqua marcia di Alessandro Defilippi, della riuscitissima e agghiacciante gita sulle dolomiti di Andrea G. Colombo (tra l'altro leggere l'antologia a qualche chilometro dal paese dove inizia la sua storia, Moso, sortiva una certa inquietudine) e del regno sotterraneo e dimenticato, dove si erge un trono fatto di ossa e rifiuti, di Gian Maria Panizza.

In conclusione
Qualcuno ha parlato di pietra miliare nell'horror italiano, antologia epica di narrativa meta gotica e altro ancora. Non entro nel merito di tali affermazioni, in quanto sicuramente non ne ho le basi, e sinceramente nemmeno capisco bene che cosa vogliano dire (meta gotica proprio non so cosa sia, magari segnalatemi qualche altro libro meta gotico, le pietre miliari, a mio avviso, si vedono sulla distanza, quando ci si è sopra è difficile valutarne oggettivamente le dimensioni e l'utilità).
Quello che posso dire io è che questo è sicuramente un libro da avere, per un pasto (finalmente) saporito, che non è horror, se non in alcuni bocconi ma ha (e secondo me per fortuna) il sapore malinconico delle storie delle valli, dei segreti nascosti nelle cantine umide, e delle forme più strane che assumono le nostre colpe.
Come una ragazzina che passeggia sulla strada, bionda, sola, i vestiti gocciolanti acqua e sangue, il cui sguardo vuoto è capace di gelare ogni anima.

Il post originale qua:
shamanic-journey.blogspot.com/2009/08/bad-prisma-di-aavv.html
Iguana JoIguana Jo wrote a review
34
(*)( )( )( )( )
Bad Prisma poteva essere l'Occasione per rompere il muro. Non è forse vero, fantasy a parte, che la letteratura di genere in Italia ha vita difficilissima? Che i pochi coraggiosi autori che si dilettano a creare storie e personaggi più o meno spaventosi hanno vita grama quasi quanto quelli che insistono a scrivere fantascienza? Che gli sbocchi editoriali si contano sulla dita di una mano mozza?
E invece ecco Bad Prisma. Un'antologia pubblicata da un Grande Editore distribuita in migliaia di copie in tutta la penisola. Un libro per il Grande Pubblico, finalmente in grado di apprezzare l'arte altrimenti sotterranea di questa schiera di grandi Autori nostrani.

Beh… dopo averla letto fino all'ultima pagina mi chiedo se le colpe della scarsa considerazione di cui gode la scena horror / fantascientifica italiana siano solo degli editori. O se non sia invece cosa buona e giusta stendere un velo pietoso sulle capacità di comporre narrativa non dico memorabile, ma almeno interessante, di questi virgulti del gotico nazionale.

Ancor prima di accennare ai racconti sarà il caso di sottolineare che a mio parere Bad Prisma è indecente (sì sì, ho scritto proprio indecente) soprattutto in quanto prodotto editoriale nel suo complesso. Dalla lettura del volume non ho ben capito chi sia il responsabile ultimo dell'operazione. Chi ha scelto i racconti, chi li ha letti, chi li ha controllati. Il nome di Danilo Arona è speso abbondantemente, ma non sono sicuro che sia lui l'unico responsabile dello sfacelo. In ogni caso, chiunque sia stato a occuparsene, vorrei che sapesse che dal punto di vista della cura editoriale credo che questa sia la peggiore antologia mi sia mai capitato di leggere.

Pensate che sia troppo drastico? Che qualche oscuro preconcetto abbia offuscato il mio giudizio? Allora vediamo di entrare nel cuore di questo prisma molto molto cattivo. Parliamo dei racconti. La qualità generale è davvero bassa. Di racconti buoni ce ne sono due: Berggasse 19 di Alessandro Defilippi e Il tratto nero di Giacomo Cacciatore. Un altro si salva per il notevole capovolgimento finale (l'autore è Gianfranco Nerozzi, che evidentemente non è l'ultimo arrivato), ma la maggior parte dei partecipanti si accontenta del compitino più o meno dignitoso, più o meno - solitamente molto meno - originale.
La caratteristica di Bad Prisma che però mi ha davvero indisposto nei confronti del volume è la sequela incredibile di errori grossolani, ignoranza spicciola, pressapochismo dilagante e incuria che caratterizza la maggior parte dei racconti.
Abbiamo personaggi che nel giro di un paio d'anni raddoppiano la loro età, un settantenne che da bambino - negli anni 40/50 del secolo scorso - indossa t-shirt dell'Uomo Ragno mentre assiste il padre rimasto vittima di un incidente sulla A13 (già…), racconti che passano con noncuranza dalla prima alla terza persona e ritorno. In altri racconti, peraltro interessanti (penso a la La forcella del diavolo) si dimostrano conoscenze per lo meno approssimative di storia e geografia. In un altro, Melissa Project, probabilmente il racconto peggiore dell'intero volume (e non era facile!), il cumulo di illogicità, la crassa ignoranza della materia narrata e la pura e semplice incapacità compositiva raggiunge l'acme con una storia di fantascienza che solo a ripensarci c'ho i conati.
Poi c'è il grande nome, ovvero Alan D. Altieri, con un racconto che spacca il culo ai passeri you blooda muthafucka (cioè, ok… era per adeguarmi al suo stile) ma che insomma mi ha lasciato un paio di dubbi: perché i suoi personaggi passano con tanta disinvoltura dall'italiano all'americano? A 'sto punto non era meglio lasciare tutti i dialoghi in lingua?. E poi per quale motivo in un racconto il cui fulcro è il pessimismo apocalittico di una realtà devastata dall'intervento armato dell'uomo si presentano armi e tecnologie belliche con tanto declamatorio entusiasmo? Sono l'unico che avverte una qualche morbosa contraddizione?

Di esempi altrettanto edificanti sul valore medio dei racconti di Bad Prisma ce ne sarebbero ancora a pacchi, ve li risparmio (e me ne risparmio la rilettura, che ho già dato). La cosa più sconvolgente, a dimostrazione di una mancanza di professionalità fuori misura, è che la maggior parte di questi, chiamiamoli passi falsi, in cui si incappa nel corso della lettura è immediatamente percepibile. Com'è possibile che un progetto programmaticamente ambizioso come questo venga mandato alle stampe e distribuito in queste condizioni?

Ma lì in Mondadori non avete proprio nessuna vergogna?

iguana blog:
iguanajo.blogspot.com/2009/09/bad-bad-prisma.html