Bartleby lo scrivano
by Herman Melville
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Fusioni di musica e letteratura, narrazioni parallele offerte da grandi talenti, capaci di restituire non solo il senso e il significato, ma anche l'anima dei racconti più belli. Controverso, inquietante, enigmatico e per questo affascinante. Dopo Moby Dick, Melville crea uno dei personaggi più misteriosi della storia della letteratura: lo scrivano Bartleby. Dietro il suo mite ma irremovibile Preferirei di no c'è un uomo che vuole mantenere inaccessibile agli altri una parte di sé, diventando il simbolo stesso dell'inconciliabilità tra istinti individuali e regole sociali. Nel libro i testi in italiano e in inglese.

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Alex-NoirAlex-Noir wrote a review
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TizyTizy wrote a review
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skateskate wrote a review
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Giuro che volevo scrivere un commento in cui annotare le mie impressioni di Bartleby come Gesù all'inverso, o come un Gesù senza discepoli, o come un Gesù meno logorroico e senza creatività e di come soltanto i personaggi Gesù proattivi sono quelli glorificati dalla massa mentre quelli passivi sono per la nicchia e questo lo trovo interessante, ma oltre al fatto che certamente il ventesimo secolo è pieno di libri e saggi che dicono proprio questo, c'è una cosa che è successa ieri che ho voluto raccontare di più e che nessun saggio e libro del ventesimo secolo può aver raccontato proprio allo stesso modo.

E insomma ieri questa nuova assunta all'agenzia pubblicitaria è venuta nel mio ufficio dicendo sto facendo un piccolo sondaggio, sorrideva, era carina, coi capelli neri legati a cipolla, tu sei felice? mi ha chiesto, e io me la sono guardata come se avessi di fronte qualcosa di magico come non lo so un'aspirapolvere parlante per esempio, e dopo che sono riuscito a scacciarmi dalla testa questa faccenda dell'aspirapolvere le ho detto certo che no, e lei, ma come no? la vita è meravigliosa, io sono felice, e buon per te le ho risposto io, ma mi sembra una domanda molto maleducata. E non riporto la conversazione intera perché questo non è uno scritto per il teatro e poi perché quella diciamo insisteva sul suo punto e voglio lasciare spazio all'immaginazione. Diciamo però che a un certo punto cominciavo a innervosirmi e non è successo qualcosa di brutto soltanto perché da dietro ho visto la mia amica di Londra quella che mi ha portato qui e lei senza farsi notare, indicando la nuova assunta, mi ha fatto il cenno del pompino, quello con una mano chiusa a pugno come se stringesse un pene che si muove in sincrono con la lingua che gonfia la guancia, per mimare il pene in bocca, allora ecco da quel gesto io ho capito tante cose, e molte mi hanno fatto sorridere, la nuova assunta mi fa vedi? adesso ridi, quindi va bene e ho svolto il mio campito, e ha chiuso la porta. Ma ora per colpa della mia amica di Londra ho davvero una cosa soltanto in mente e non posso più lavorare.
_chiarapanda__chiarapanda_ wrote a review
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Cosa abbia letto resta per me ancora un mistero. Scopro infatti soltanto a fine lettura di aver avuto tra le mani uno dei racconti più controversi e discussi della letteratura americana. 

Questo racconto breve è davvero fuori da ogni schema; ci parla della vita di un uomo eccentrico – Bartleby – assunto come copista in uno studio di avvocatura. Bartleby è un uomo bizzarro, per alcuni versi sfrontato, ma allo stesso tempo docile e mansueto. È una persona unica nel suo genere, dai toni pacati e tranquilli, è quello che oggi definiremmo uno stramboide. Un uomo che pare sia fatto di cera, non mangia, non fa pause, perfettamente a suo agio nel suo angolino lì dov’è relegata la sua scrivania, completamente assorbito dal suo lavoro di copista a cui si dedica con grande zelo e dedizione. Copista nel senso stretto del termine: egli copia e basta, per il resto non risponde ad altra attività, anche se esplicitamente richiesta. Agisce senza malvagità alcuna, con una sfrontatezza decorosa, in maniera fastidiosamente apatica, e ignaro del disagio che trasmette a tutti quelli che purtroppo hanno a che fare con lui. 

Il suo capo è, dal canto suo, una persona poco incline alla rabbia, timorosa di scontrarsi con chicchessia, e perciò sempre spinto a somatizzare la frustrazione, che lascia assopita sperando che passi. Un datore di lavoro privo di polso e di qualsivoglia senso del comando, mosso più da compassione che da senso degli affari. Il suo è un lavoro da equilibrista tra le manie e le stramberie dei suoi dipendenti, è una persona passiva e priva di qualsivoglia verve o spina dorsale. Non capisco se il suo aiutare Bartleby a tutti i costi sia più dovuto a pura pietà e buonismo, o se dalla sua incapacità nel gestire le situazioni; il confine è davvero sottile. 

Bartleby vivrà nella sua staticità fino alla fine, ma non sapremo mai nulla di lui: non sapremo mai le ragioni che lo spingono a comportarsi così o gli eventi che lo hanno portato a noi. Questo racconto disarma sia nei personaggi che nel finale: è tutto un perché a cui non sai dare risposta. 

Diverse sono state le analisi e le interpretazioni fatte su questo racconto: sono stati scomodati i grandi della filosofia, molti hanno visto in Bartleby un grande atteggiamento di ribellione pacata, un voler scendere dalla giostra per non sottostare alle leggi che l’uomo si è autoimposto nel tempo e vivere reagendo senza di fatto reagire. È un racconto apparentemente semplice ma di una complessità che non ti aspetti. Ciò che ti aspetti è certamente una conclusione, ma che non arriverà, e quella sensazione addosso di essere stati un po’ presi in giro sin dalla prima pagina. 
EurosiaEurosia wrote a review
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Bartleby lo scrivano è, sin dalle prime battute, un testo che si interroga sull’essenza della nuova società statunitense. Giovane, schivo e pallido, si presenta in uno studio legale per iniziare la carriera di copista. Quasi invisibile, con solerzia si avvicina alle pratiche, accanto ad altri impiegati che spiccano per eccentricità e che sembrano intrattenere con il superiore un particolare rapporto di accettazione e convivenza che sfiora a tratti i moti tipici dell’amicizia. Il narratore, a capo dell’ufficio, personaggio stranamente disponibile e accomodante, diventa testimone involontario del declino della carriera e, di conseguenza, anche della vita del nuovo assunto. In un inspiegabile guizzo di intraprendenza (o forse sarebbe meglio dire di negazione del proprio ruolo), Bartleby decide di sottrarsi e di annullarsi: prima in quanto impiegato, e poi, in maniera più definitiva, in quanto uomo. Ripetendo come una preghiera la frase che lo renderà celebre nella letteratura – «I would prefer not to» –, il giovane decide coscientemente di non adempiere più agli ordini; ma, ancora vincolato ad un ruolo dal quale sembra non poter sfuggire, non abbandona il campo di battaglia e rimane inevitabilmente invischiato in un luogo che si trasforma in non-luogo, un ufficio che perde tutto il carattere di spazio lavorativo e le funzioni stesse del suo essere, per divenire invece uno spazio in cui rinchiudersi per non uscirne più.

“Nulla esaspera una persona seria quanto la resistenza passiva”.

“E’ così vero, e anche così terribile, che fino a un certo punto il pensiero o la vista dell'infelicità impegnano i nostri migliori sentimenti, ma, in certi casi speciali, oltre
a un certo punto, non succede più. Sbagliano quanti asseriscono che invariabilmente ciò deriva dall'innato egoismo del
cuore umano. Discende piuttosto da una certa impotenza a porre rimedio a un male estremo e organico”.
“Per un essere sensibile la pietà non di rado è sofferenza. E quando alla fine si intuisce che tale pietà non si traduce in un efficace soccorso, il senso comune impone all'animo di sbarazzarsene”.