Bianco
by Bret Easton Ellis
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Sintesi di autobiografia e satira sociale, "Bianco" è una critica tanto affilata quanto spassosa di alcune delle piaghe che affliggono il nuovo secolo: l'ipocrisia elevata a galateo, il moralismo che sostituisce il giudizio estetico, la paura di esprimere un'opinione perché si finirebbe impallinati dai «giustizieri» dei social. E se quelle di Ellis non fossero solo provocazioni (o il cahier de doléances di un «maschio bianco» inconsapevole dei suoi privilegi), ma un invito a essere più sinceri, più autentici, a pensare con la propria testa senza preoccuparsi costantemente dell'opinione degli altri? Ellis non si accontenta di interpretazioni superficiali solo perché politically correct: "Bianco" è un'indagine senza sconti nel rimosso dello spirito del tempo.

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Veidt1Veidt1 wrote a review
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Come (Vera) Nabokov
Che si tratti di un libro molto paraculo lo si capisce da subito, quando critica alcuni attori anni 80-90 intervistati di recente per una sua rubrica di podcast.
La critica e' sulla loro reticenza a citare, nelle interviste, alcuni pettegolezzi (tra l'altro ben noti) su altri colleghi attori.
Nell'atto di criticarli su tale reticenza, l'autore ovviamente la mette in chiaro nella narrazione, di fatto non rispettando le intenzioni degli intervistati.
Quando pero' subito dopo tocca a lui raccontare di quando durante i casting per il film tratto dal suo primo libro, si fece abbindolare da diversi attori che per avere la parte andarono a letto con lui, ecco che non ne fa i nomi.
Quando, dopo la parte passata, arriva al presente, sebbene abbia ragione sulla deriva di certa sinistra (sia essa americana o meno) e sul politically correct, il pippone su Trump non sta ne' in cielno ne' in terra.
Si spera solo il libro sia uscito prima dell'indecorosa uscita di scena del tipo con in testa il gatto isidoro.
Comunque qualcosa di interessante c'e' nel libro.
Per esempio si ha la certezza di quanto autobiografico sia "Less then zero".
Oppure si intuisce che fine avrebbe fatto il protagonista di "American Psycho" ai giorni nostri, e questo non tanto quando e' lui stesso a chiederselo e a tentare di dare diverse risposte.
Piuttosto si intuisce il Patrick Bateman proprio dallo stile di vita attuale dell'autore, cosi' condizionato dai social come per ovvie ragioni il "mostro" di "American Psycho non poteva esserlo.
Si perche' leggendo tra le righe si capisce che l'autore condivide anche con il protagonista di quest'altro romanzo molte passioni anche se non cosi' all'estremo.
Un po come quando, proprio negli anni 80-90, quando era rarissimo un coming out, si comprendeva lo stesso l'orientamento sessuale di chi stava dietro la telecamera.
Oppure mi sbaglio io, e allora e' anche vero che l'incipit di Lolita e' stato scritto in maniera cosi' sublime solo perche' Nabokov amava le farfalle, o era affascinato dalla scoperta della scrittura in lingua inglese.
PastoPasto wrote a review
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Maurizio A. R.Maurizio A. R. wrote a review
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Due livelli di narrazione, e di interesse.
Da un lato la cronologia della crescita professionale dell’autore, per dire cosi, cioè della carriera di scrittore di BEE, condita con aneddoti e cenni biografici a tratti esilaranti, anche su molti protagonisti e comprimari della scena intellettuale americana dagli anni ‘80 a ieri.
Dall’altro una analisi storica e sociologica, molto interessante, ben articolata e sviluppata, circa i mutamenti di linguaggio, di moventi e, più in generale, dello scenario culturale globale.
Dalle grandi mutazioni che corrispondevano a pulsioni rivoluzionarie - col loro carico distruttivo e autodistruttivo – al ripiegamento nel nuovo conformismo, alla rinuncia ad ogni diversità e, in definitiva, al dialogo.
La genesi del pensiero unico e dei suoi ufficiali e gendarmi vissuta in parallelo con il passaggio dall’impero americano al post impero, da Reagan a Trump, e alla nevrosi che il successo elettorale di quest’ultimo ha scatenato nella legione di coloro per i quali il mondo non potrebbe che essere quello nel quale trovano rifugio per la loro irresolutezza. In questo mondo pacificato, senza tensioni, senza scossoni, senza emozioni se non quelle patinate della equità e solidarietà, in questo mondo finto dunque, capita che appena apri la porta di casa al mattino accumuli sconfitte – dal caldo al freddo al traffico all’inquinamento e via dicendo, cioe` il mondo reale – sicché, non potendo rinnegare la weltanschauung che hai considerato unica e imprescindibile, devi trovare un pretesto, un nemico, un colpevole.
Così sono nate la nevrosi Trump, la nevrosi green, la scristianizzazione new age senza doveri.
Ovviamente BEE offre un proprio punto di vista, non minaccia sanzioni, epurazioni, ostracismo, dannazione. E questo è chiaramente troppo, non è tollerabile. Questo libro è stato quindi massacrato in nome del retropensiero secondo il quale chissà perché lo ha scritto, vendendosi a chissà chi, per chissà quale osceno movente (talento appannato, soldi finiti, il pubblico ti sta abbandonando?)
Il target ha quindi risposto come atteso e come previsto.
Per questo, e per la lettura piacevole e intrigante (persino per me che conosco poco la cultura pop americana degli ’80), anche con gossip gustoso e una dissacrazione totale e senza riguardi che è la cifra narrativa di Ellis.
Consigliatissimo.
RobertoRoberto wrote a review
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