Bolle di sapone
by Marco Malvaldi
(*)(*)(*)(*)( )(237)
Protagonisti della fortunata serie TV Sky «I delitti del BarLume», attesissimi, finalmente di nuovo in azione i vecchietti e il barrista Massimo con un intrigo dai risvolti inattesi. Marco Malvaldi non delude i suoi lettori abituati alla formula che unisce umorismo e suspense. Eppure sorprende con questo romanzo che tocca assai da vicino i temi drammatici del momento, dalla pandemia ai risvolti socioeconomici che hanno travolto le vite degli italiani. Tanto che dopo essersi gustati il ben congegnato giallo comico la commozione subentra inaspettata.

All Reviews

34
danimerolonedanimerolone wrote a review
00
(*)(*)(*)(*)( )
Giogio53Giogio53 wrote a review
00
(*)(*)(*)( )( )
Selleriana - 26 dic 21
Questa volta non ho saputo proprio resistere. Ho visto che è uscito un nuovo episodio dei miei cari vecchietti, e non solo l’ho comperato, cosa sana ed auspicabile. Ma l’ho anche letto d’un fiato. Risultando alla fine una lettura oltremodo gradevole, seppur con alcune scelte dell’autore che non mi sento di condividere. Motivi però che non dico e che vi lascio intuire dalla lettura.
Intanto, plaudo all’idea di contemporaneità che ci comunica Malvaldi: siamo in tempo di Covid, e proprio all’inizio della pandemia il nostro colloca il racconto. Così che Alice, la bella e futura (si spera) sposa del nostro Massimo, il “barrista” del BarLume, si trova bloccata in quel di Calabria, dove teneva un corso proprio il 9 marzo 2020 all’Università di Rende.
Tutto il romanzo è pervaso dalla duplicità: c’è voglia di stare, di fare, di dire, e c’è l’impossibilità di farlo, che si deve prima stare a casa, poi stare distanziati, poi mascherati. Il romanzo copre un non lunghissimo lasso di tempo, per cui non arriviamo ancora alle campagne vaccinali, ma non dispero che Malvaldi ne sappia approfittare con qualche futuro scritto.
Anche nonno Ampelio è bloccato, che una caduta anodino lo costringe in Ospedale. Ed è bloccata anche mamma Gigina, di cui finalmente si trova traccia non solo in parole, ma in presenza. Di passaggio verso la Malesia, l’ingegnere dei ponti si trova anch’essa bloccata in Pineta. Con il padre in ospedale, e con la madre che “se non è fritto, non è buono da mangiare”.
Bloccati in vario modo anche gli altri vecchietti: Aldo che non riesce a fare il pensionato, il Remediotti ed il Del Tacca che si arrabattano prima con code alimentari, poi ripiegando anche sulla spesa online. E vai con Amazon.
Tutto ciò dà modo al nostro di imbastire un racconto giallo inverso: invece di avere il delitto nella camera chiusa, abbiamo gli investigatori costretti ad indagare dalla camera chiusa per un delitto avvenuto, invece, molto all’aria aperta. Certo, voi direte, era un meccanismo insito in molte vicende gialle, prima ed eponima fra tutte la saga di Nero Wolfe. Ma lì c’era sempre la possibilità che Archie Goodwin andasse sul campo, o che lo stesso Wolfe facesse una sortita fuori della serra delle sue orchidee. Qui, no!
Qui, abbiamo un ristoratore, che sta mettendo su una catena di pizzeria, prima in Calabria, poi in tutto il Sud. Che viene fulminato da una fucilata mentre è in fila al supermercato la mattina del 9 marzo, in Calabria, ovvio. Facendo finta di poco, Alice da remoto, distilla pezzi di informazione, sia a Massimo che ai nostri vecchietti. Così che partono le indagini da Pineta verso Rende, senza muoversi di pezza.
Due giorni dopo il pizzaiolo, muore la moglie apparentemente per un botulino malizioso. Ma ben presto, grazie ad Aldo ed Ampelio, scoprendosi derivare da una fiala di botulino per chirurgia estetica. Probabilmente fatta ingerire alla donna non accidentalmente.
I sospetti si appuntano allora sul figlio della coppia, erede delle catene pizzaiolesche, ma forse non proprio esente da buchi economici paurosi nelle finanze di famiglia. Peccato che il rampollo abbia un alibi di ferro, che neanche Massimo riesce a smontare.
La svolta psicologica avviene scoprendo che i due morti avevano una cospicua assicurazione sulla vita, anche in caso di morte violenta. Che entrambi avevano modo di uccidere l’altro per una serie di circostanze che non sto qui a narrare. Che tutto potrebbe filare liscio a meno che non si potesse dimostrare che le morti incrociate siano state concordemente decise (dolo verso l’assicurazione) e non casualmente avvenute.
Non vi dico il prosieguo ed il finale delle indagini, ma se siete detective vi ho dato l’indizio chiave, che serve a far filare tutto il ragionamento. Tra l’altro è lo stesso indizio che disvela ad un certo punto Malvaldi. Ma si sa, gli indizi troppo palesi sono come la lettera rubata: per ignorarli basta metterli in bella evidenza. Ha un senso tutto ciò, forse maggiore di quello che io abbia pensato in un primo momento. E però non mi è piaciuto, così che fiorettato il voto con qualche sfilza di meno.
Prima di dare appuntamento a Malvaldi alla prossima lettura, vorrei tornare solo a pagina 108, dove mamma Gigina spiega al giovane Massimo come fa a ricordarsi i numeri di telefono. Praticamente, associandoli metamorficamente a delle lettere. Questo mi fa venire in mente i miei modi di ritenere i numeri. Che io invece associo ai numeri primi. Così che il mio numero di telefono lo ricordo perché è composto da due numeri primi di tre cifre superiori a trecento e da due numeri vicini a 86. Ricordo questo, ed il resto è storia.
“I genitori … sono dei talenti naturali quando si tratta di irritare i figli. Alle capacità spontanee, che evidentemente si acquisiscono alla nascita della prole, si uniscono delle tecniche sopraffine, tipo ricordare loro degli episodi particolarmente imbarazzanti dell’infanzia.” (173)
“A … anni o stai male o stai peggio. Oramai alla mi’ età conta che stia bene quell’artri.” (224)
AngelaAngela wrote a review
00
SPIDYSPIDY wrote a review
01
(*)(*)(*)( )( )