Brevi interviste con uomini schifosi
by David Foster Wallace
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Con questa raccolta, uscita nella prima volta negli Stati Uniti nel 1999, Wallace fa ancora un passo avanti estremizzando ulteriormente la sua cifra stilistica. Qui le tecniche d'avanguardia sono messe al servizio di una visione crudele almeno quanto assurda della realtà che mostrano. La scelta della formula "intervista" non potrebbe essere più sarcastica. Come una creatura posseduta Wallace sente le voci e, da autentico sciamano, per esorcizzarle le risputa, ciascuna con il suo timbro inconfondibile, sulla pagina.
Sono le voci di un'America allucinata, che per non crepare si vomita addosso tutto il veleno possibile. Questi uomini "schifosi" sono iene che - vittime o carnefici - divorano il proprio fianco lacerato. Percorriamo così una galleria di tipi intimamente odiosi, laidi. Dal focomelico che si serve del proprio moncherino come arma di ricatto per portarsi a letto le donne, al depresso che riesce a far suicidare l'analista, fino al ragazzo che sta per tuffarsi in piscina, immobile in fondo al trampolino, un fermo immagine dell'irrealtà o dell'iperrealtà che ci costringe in una morsa. Tutto il non-tempo che intercorre tra il "tuffatore" del mosaico etrusco e A Bigger Splash di David Hockey riassunto nel brivido agghiacciato di un adolescente americano.

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pinnegiallepinnegialle wrote a review
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BRIEF INTERVIEWS
Non mi fa "paura" andare contro un giudizio universale e che vuole questa opera di David Foster Wallace come una delle più significative della letteratura americana contemporanea. Le capacità dell'autore sono indubbie ed è variegato il suo stile, carico di brio e di inventiva anche in termini di linguaggio. Peraltro vi è grande varietà e che porta a uno stile che se non è unico è comunque nuovo, un modello per una generazione di nuovi autori. Il tema è interessante, parlerebbe secondo i più di "misoginia", ma il vero contenuto sono i rapporti sociali, a partire da quelle che si definiscono come convenzioni. Lo fa con queste brevi "interviste", in verità tutti più o meno brevi testi redatti in prosa e in format differenti, che sono per lo più riflessioni di carattere psicologico. Implicazioni cerebrali che vengono a volte portate avanti per pagine e pagine. Tutto molto interessante. Eppure a un certo punto ti viene proprio voglia di mollarlo. Quello che c'è dentro non dà fastidio, ma non è interessante, non è nuovo, non dice cose banali, ma non spinge verso considerazioni nuove. È un testo che rimane lì e parla a differenza che nello stile, al passato. Restano momenti brillanti, il confronto tra il "porco" e il "grande amatore"; la "dote"; "Non significa niente". Ma si perdono in un grande nulla che poi è più un esercizio di stile provocatorio fine a se stesso che espressione di contenuti autentici. Persino retorico in fondo e dove manca quella comunicazione di reale che sarebbe necessaria o che forse si nega come per scandalizzare di più il lettore, ma non mi convince. Peccato, le mie aspettative erano molto alte.
inertiatic85inertiatic85 wrote a review
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Ridere, pensare, schifarsi, scioccarsi, commuoversi, innamorarsi
Veniamo prima alle cose per me negative, in modo da finire col dolce. La discontinuità, è questo forse il grosso problema della raccolta. Ovvero la differente qualità dei racconti - o quello che sono, David Foster Wallace a volte può trascendere da semplici generi. L'inizio infatti è in salita, perché i brani La morte non è la fine e Per sempre lassù sono piuttosto pesanti nonostante la brevità, ricchi di un eccesso descrittivo portato agli estremi. Altri, come Ottetto, sono un lungo esercizio stilistico e di scrittura che può risultare poco significativo per il lettore; la seconda parte di Mondo adulto spezza in maniera troppo dirompente con la prima, variando completamente lo stile, e confondendo il lettore, più che affascinarlo (v. tra l'altro i propositi di Ottetto); e poi ci sono anche dei racconti, mi vengono in mente Datum Centurio (irritante), Chiesa fatta senza le mani e Non significa niente, in cui non è chiaro dove si vuole andare a parare, ma d'altronde il titolo dell'ultimo ce lo dichiara.
In tutto ciò spiccano dei capolavori meravigliosi: La persona depressa ti toglie il fiato, ti lascia immergere in un resoconto ubriacante di egoismo estremo e si legge con un solo grande respiro; Tri-Stan: per i soldi ho dato Sissee Nar a Ecko in cui siamo in un mondo in pieno stile Infinite Jest, dove tutto ruota attorno all'influsso potente della televisione e piomba in una girandola senza senso; Sul letto di morte, stringendoti la mano, il padre del nuovo giovane commediografo Off-Broadway di successo, implora una cortesia: una potente invettiva di un padre verso il figlio, che ti fa sentire uno schifo perché a volte gli dai ragione a quel padre sul letto di morte, nella sua follia antifiliale; e infine non dimentichiamo i vari brani delle Brevi interviste con uomini schifosi, che danno il titolo alla raccolta, e che si inframmezzano agli altri racconti e ci fanno ridere, pensare, schifare, scioccare, commuovere e innamorare, perché ditemi chi non si è innamorato della ragazza della breve intervista n. 20, che va a - quasi - chiudere il libro in maniera perfetta. Perché il finale è meglio dell'inizio. Dovrebbe essere sempre così.