Buio come una cantina chiusa
by Enrico Luceri
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Nell’anniversario della morte di suo padre, Alfredo Zardi ha deciso di riaprire per un restauro la villa di famiglia, chiusa dai tempi del luttuoso evento. Una decisione non facile, sofferta, perché all’origine di quella perdita non c’è una causa naturale, ma un apparente suicidio. Per questo è tanto

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Giogio53Giogio53 wrote a review
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Molta Napoli, e poco altro - 01 dic 13
Avevo letto il primo sforzo letterario di Luceri, interessante anche se non pienamente riuscito. Anche perché aveva vinto (credo meritatamente) nel 2008 il Premio Tedeschi, un premio dedicato dalla casa editrice Mondadori a gialli italiani inediti. Ripetendo quindi quanto i miei tramatori sanno a memoria, visto che esce un nuovo giallo italiano, e visto che l’autore è anche noto, vado subito all'acquisto. Non subito alla lettura (colpita del solito algoritmo), ma una volta letto devo, purtroppo, alzare il tiro e sparare a zero. L’unica cosa decente del libro “Giallo Mondadori n.3082” è il catalogo dei Gialli Mondadori usciti dal n.1 antico in poi (il primo giallo è, infatti, del 1926, contraddistinto dalla sigla 1A ed è il favoloso caso del signor Benson di S.S. Van Dine; e nella lista scopro che nel 1931, con il numero 21A esce anche il primo giallo italiano di Alessandro Varaldo: mitico!). Il romanzo invece scorre via senza prendere, senza incuriosire, facendo immaginare dalle prime pagine cosa succederà, chi sarà e cosa farà. Il peggio (per me) è un po’ di presupponenza che fa della scrittura il tentativo (solito) di dire e non dire, di alludere, di far vedere senza mostrare. Invece… La storia è presto descritta: Alfredo torna nella casa paterna ad un anno dalla morte (suicidio?) del padre. Deve riaprila, vuole rimetterla a nuovo. Ben presto però c’è qualche elemento che stride. La casa sembra abitata, micro incidenti si succedono. Come se il padre fosse lì. Oppure, ma che facile contromossa, se qualcuno sapesse quale ossessione fosse per Alfredo il padre Giacomo. Da quando, giocando a palla da solo in giardino, con una pallonata recide un fiore amato dal padre. Che per punirlo lo chiude a lungo nella cantina, buia ovviamente. La moglie Veronica sembra solidale con le angosce del marito, anche se si mantiene fredda e distante. Il commissario Viani, che sente puzza di bruciato, mette una bella ispettrice sulle orme di Alfredo e della storia. Anche perché il commissario indaga sulla strana scomparsa di un barbone, ex colto personaggio nonché violinista. Senza neanche farci perdere non dico il sonno, ma neanche un tremolio di occhi, scopriamo la presenza del cognato di Alfredo nonché fratello di Veronica, che compare e scompare misteriosamente. Ma chi, se non Veronica, conosce proprio i problemi infantili del marito? E visto che Alfredo sembra proprio non poterne più della bella di turno, Veronica, panicata di perdere tutto, fa l’impossibile per innervosire Alfredo, farlo agire sconclusionatamente, eventualmente cercandone l’interdizione di modo che possa approfittarne lei ed il fetente fratello. Inconsapevolmente, tuttavia, queste messe in scena, certo innervosiscono Alfredo, ma in modo diverso da come si aspetta Vero. In modo traverso, Alfredo fa in modo che la polizia scopra il tristo ordito della coppia e se ne sbarazza. Ma Viani persiste ed insiste. Fino a quando scopre, o meglio lo scopre la bella Claudia, tutto il retroscena. Cioè che Giacomo è proprio morto, così come il finto sosia barbone violinista. Il tutto collegato con quel roseto infantile. Non sembra un po’ labile la traccia per il filo degli anni? O forse quello fu solo l’iceberg di una vessazione che per decenni portava Giacomo ad angariare l’inutile figlio Alfredo. Ma non ti sembrano troppe 146 pagine per dire tante cose banali, che dopo la terza pagina sono già ipotizzabili. Non trovo neanche la scrittura solida, come qualcuno afferma. Né la trama degna dei migliori film thriller. Al massimo degna di qualche giallo di serie B degli anni ’70. Da dimenticare in fretta.