Canto della pianura
by Kent Haruf
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Stampa 2017

Con Canto della pianura si torna a Holt, dove Tom Guthrie insegna storia al liceo e da solo si occupa dei due figli piccoli, mentre la moglie passa le sue giornate al buio, chiusa in una stanza. Intanto Victoria Roubideaux a sedici anni scopre di essere incinta. Quando la madre la caccia di casa, la ragazza chiede aiuto a un’insegnante della scuola, Maggie Jones, e la sua storia si lega a quella dei vecchi fratelli McPheron, che da sempre vivono in solitudine dedicandosi all’allevamento di mucche e giumente. Come in Benedizione, le vite dei personaggi di Holt si intrecciano le une alle altre in un racconto corale di dignità, di rimpianti e d’amore. In particolare, in questo libro Kent Haruf rivolge la sua parola attenta e misurata al cominciare della vita. E ce la consegna come una gemma, pietra dura sfaccettata e preziosa, ma anche delicato germoglio. Questo libro è per chi ama spostarsi solo con il pensiero, meglio se in poltrona e sotto una coperta a scacchi rossi e blu, per chi riesce a sentirsi a casa anche solo con una finestra aperta sul cielo, per chi cerca su google maps i luoghi dei libri, meglio se immaginari, e per chi ha deciso di affidarsi al tempo, nella convinzione che lo spazio possa sempre tradirlo.

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ikkokuikkoku wrote a review
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Un lento incedere tra la quotidianità
Era da tempo che sentivo parlare di questa trilogia, dell’opera di Haruf come di un calarsi nella realtà della contea di Holt e di un restare inesorabilmente imprigionati tra le esistenze delle persone che la popolano.

Di certo, fin dalle prime righe, ci si ritrova davvero immersi in ogni respiro delle vite dei vari protagonisti che, di volta in volta, si impadroniscono della scena. Li si scopre, pagina dopo pagina, fino a percepirli persone vive, pulsanti, con le loro paure, i loro momenti di gioia, gli alti ed i bassi che muovono un qualsiasi essere umano.

Haruf mi ha molto colpito con questa capacità di instillare la scintilla della vita nei cittadini di Holt, così come nella descrizione e nel rapporto, quasi religioso, traboccante di un estasiante rispetto, con la natura ed i suoi svariati eventi.

Di certo l’avanzare nel testo è lento, volto a cogliere la più minima sfumatura, il più infinitesimale dettaglio, a tratti (personalmente) eccessivamente statico, quasi immobile. Nonostante ciò, non posso non considerare tale lentezza come il reale respiro di Holt, e di tutti i luoghi che la penna di Haruf ci ha permesso di visitare.

Una lettura piacevole, traboccante di vita vissuta, ma che non mi sento, in questa sua prima incarnazione, di elevare a qualcosa che debba essere assolutamente letto. Come indicato da alcune note, si potrebbero anche scovare tratti che riportano alla mente scritti di Hemingway o Faulkner, magari Steinbeck, ma, personalmente, mi risulta difficile trovare reali somiglianze tra il buon “Canto della pianura” e la gran parte dei capolavori dei suddetti pilastri della letteratura americana.

Da rivedere, con la speranza che le restanti parti della trilogia possano elevare un'opera che, in questa sua prima incarnazione, mi ha lasciato molte zone d'ombra.
Giovanna BrottoGiovanna Brotto wrote a review
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