Casa di campagna
by Jose Donoso
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Romanzo scritto, secondo la critica, «con mano da maestro e testa di genio», Casa di campagna è uno dei libri fondamentali dell’opera di José Donoso e della letteratura sudamericana. La storia narra dei fatti avvenuti durante un periodo di pochi giorni in una grande Casa signorile. L’assenza temporanea

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Vincap2002Vincap2002 wrote a review
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al ballo mascherato la marchesa uscì alle cinque
le mosche volano dal qui al là scacciate da una mano impotente per tornare verso la gravitazione del nulla: è la metafora della retorica del se stesso. attira la mosca poiché cerca il centro sul quale appoggiarsi. è un romanzo di tradizione labirintica poiché il testo è basata sul luogo, sulle tavole del teatro dove si svolge la narrazione, nei cunicoli inesplorati che la casa di campagna offre. ubicazione e ubiquità dell'essere: noi siamo e le mosche sono il pensiero metadonico del vivere. nel luogo dell'essere esiste una mente che vola e giuseppe donoso accompagna carontescamente sul ponte che conduce all'uscita del labirinto… scavalca i cunicoli e le porte serrate e le piante che ostruiscono i passaggi con un metodo di magia sudamericana: la maschera o la possibilità di essere ciò che non si è. il ballo non è più la festa, ma come il grottesco buñeliano dell'angelo sterminatore donosiamente offre la soluzione all'incapacità di liberarsi dal mondo mascherato pur vedendo l'uscita. la tradizione cunicolare nel dedalo delle intenzioni del se stesso cerca una via verso l'esterno dopo aver giustiziato il minotauro, ma (un grosso ma) qui è un viaggio all'incontrario verso il centro della casa: il gravitazionale sta nel mezzo. la mosca/maschera ricerca il suo padrone.
marulanda è il luogo dove sorge la casa di campagna, reggia faraonica dell'impossibilità dei desideri, protetta da una natura maligna di graminacee e i suoi pappi che rendono irrespirabile l'aria. è un eden circondato dall'inferno. è una residenza estiva contraria alle altre stagioni. i pappi delle graminacee macchiano di bianco i vestiti. marulanda è anche il mito dell'eldorado, del potere luccicante, dei nativi antropofagi (le mosche) che estraggono l'oro dalle miniere (o le api che producono il miele) e il benessere maschera la realtà.
marulanda è un luogo di bambini cugini che si confondono come gli anni di cristo, figli di un dio politeistico, assegnati ad un gioco infantile: far muovere la maschera, giustificare la menzogna, far vivere la marchesa che determina la storia del bello e del brutto o dell'essere e l'apparire, o del bianco ed il nero. come nelle favole danesi: spaventano più i vestiti del bene che le trasparenze adamitiche del male… è la rappresentazione la chiave che apre le porte: sono le mosche che levano il sorriso.
è metabolico: donoso è cileno fragilitato dal pinochet (che non è un vino), marulandato nella moneda presidenziale o, per dirla nei termini mitopoietici, assorto nell'akropolis ateniese e negli spettri catenocavernosi di platone, nell'ombra solonica del sapere, delle scuole irregolari, dei disegni imperfetti nell'allusione. rende la parola in termini zootecnici, si muove come fosse già passato (o attraversato). il gioco dei bambini finisce con le briciole di patatine sul tappeto o le macchie di coca-cola sui muri… come la storia, come la politica, come il dover essere scarpette di cenerentola. la marchesa uscì alle cinque è nello stesso rintocco della mezzanotte.
certo, il signore delle mosche disse meglio sull'apologia del potere, rispetta il disegno anarchico della volontà, distrugge il bene come segno distintivo del creato, ma in quei cunicoli come catacombe i suoi eroi si rifugiano per ricrearsi più veri, come quelli che levano la corrente al salone illuminato.

la verità uscì alle cinque perdendo il suo abito.

due canzoni e 18 libri che mi hanno accompagnato (alice guarda le mosche nel mondo delle meraviglie, finocchio, uly ioiss, chafca metà forico e metà morfico, la domestica delle mosche, nella vecchia fattoria degli animali, sodoma orfana della camorra, giulio il verme ed/ad libitum) e cinque (alle) stagioni che hanno suonato.

youtube.com/watch?v=Sxsf_rhj2KE
a mio padre che ha affidato ad una vestaglia il suo ultimo ruolo

youtube.com/watch?v=Mnfbod8uQu8
a mia madre medea che a pasqua prendendomi tra le parentesi per la gola diventa erotica

questo cile sede dell'akropolis al di sopra dell'agorà sembra in primo luogo terra (metà di essa mare e l'altra vento ardente) e per quanto tu possa camminare, e neppure percorrendo intera la via, mai potresti trovare i confini dell'anima...
GiangiacomoGiangiacomo wrote a review
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A mio parere, insieme a "Cent'anni di solitudine" (e a pochi altri romanzi di Vargas Llosa, di Onetti e dello stesso Donoso), questo libro dello scrittore cileno José Donoso, "Casa de campo" (letteralmente 'casa di campagna'), è uno degli esiti più alti della narrativa sudamericana di secondo Novecento. Il tema del romanzo può forse ricordare "Il signore delle mosche" di Golding: anche qui infatti troviamo un gruppo di bambini abbandonati dagli adulti, non in un'isola deserta questa volta, ma in un grande e lussuoso palazzo di campagna, lontano dalla civiltà e attorniato da mille oscure presenze minacciose; e anche qui la storia si dipana come un incubo sempre più insostenibile. Ma mentre il capolavoro di Golding procede con la secchezza e la rapidità di una gelida dimostrazione scientifica, qui tutto è più vago e misterioso: l'azione si sviluppa lentamente, a volte sembra ristagnare, a volte sdoppiarsi o moltiplicarsi in linee narrative secondarie o in fitte e complesse descrizioni barocche. Alla precisione dell'allegoria di Golding Donoso sostituisce l'indeterminatezza oscura e inquietante del simbolo. E il romanzo in effetti si rivela alla fine - come ad esempio il "Castello" di Kafka o pochi altri capolavori assoluti dello scorso secolo - un'arcana raffigurazione simbolica non soltanto della tragica situazione sociale dell'America latina (e del Cile in particolare), ma anche più in generale della condizione umana. C'è solo da rammaricarsi che l'edizione italiana di "Casa de campo" (intitolata, un po' discutibilmente, "Marulanda") sia adesso quasi fuori commercio e risulti praticamente introvabile. Davvero Feltrinelli dovrebbe pensare seriamente ad una sua ristampa.
PyrronPyrron wrote a review
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