Cattedrale
by Raymond Carver
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"Non era solo il fatto di passare intere serate svegli fino a tardi, o di esserci trovati più volte in situazioni curiose, a fare di noi una coppia di amici. Erano le storie. Le storie e il fatto di raccontarcele. Ray mi incoraggiava calorosamente ad andare avanti con la mia scrittura, e da parte mia ricordo con che emozione lo ascoltai una volta leggermi alcuni dei suoi racconti. Fui immediatamente convinto che erano qualcosa di nuovo e al tempo stesso destinato a durare nel tempo: una novità che sarebbe rimasta tale per sempre. Per quanto i precedenti racconti di Carver fossero belli, questi erano persino migliori, più luminosi, più misteriosi, ti colpivano diritti al cuore." (Tobias Wolff)

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gliese581gliese581 wrote a review
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"... Era come se non fossi dentro a niente..."


"... Era come se non fossi dentro a niente..."

Una serie di racconti brevi, narrati in prima persona, al centro vite fragili, equilibri Instabili e precarietà esistenziale, un ' America diversa dall'immagine patinata della pubblicità, l'America dei poveri e dei disperati.

 Sono racconti brevi che si soffermano solo su un attimo della vita di queste persone, sono inconclusi e quindi aperti alle possibilità future, sono dei flash.

Una lettura che lascia un po' interdetti, perché magari si vorrebbe capire di più, ma l'intento dell'autore è proprio questo, quello di dare solo dei flash, di prendere delle situazioni e farle diventare momenti di svolta.

Robert Altman nel film "America oggi" si è ispirato ai racconti di Carver.

Siamo di fronte ad una umanità dolente,sospesa in attimi, in piccoli gesti, in frammenti di immagini, spesso persone incattivite da una vita triste e solitaria vissuta in luoghi squallidi.

A volte sembrano i disperati o i derelitti dell'America di Faulkner. L'autore dà voce alla sofferenza della gente qualsiasi, ai loro drammi quotidiani, a quella umanità anonima , rappresentata con essenzialità e realismo senza retorica e sentimentalismo, sulla quale all'improvviso scende un raggio di luce ad illuminare le loro oscure esistenze. La poesia nasce dalla realtà, dai piccoli gesti ,come quello del panettiere che spezza il pane e lo offre alle persone che ha offeso, un gesto ordinario e quotidiano che illumina una realtà di sofferenza e porta ad una sorta di riconciliazione con la vita.

Luca StringaraLuca Stringara wrote a review
01
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AK-47AK-47 wrote a review
316
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racconti che colgono il significato profondo di storie apparentemente banali
Poco più di duecento pagine, dodici racconti tratti dalla vita quotidiana di persone comuni: donne e uomini non benestanti, che si trovano ad affrontare piccoli e grandi problemi dell'esistenza, reagendo in modi diversi. Molti hanno l'impressione che in questi racconti non capiti nulla di significativo: ma, come chiarisce la bella prefazione all'edizione Einaudi, è proprio in quello che precede o che segue un evento significativo nella vita dei personaggi che l'autore vuole focalizzare l'attenzione, convinto che in un momento apparentemente insignificante si possa cogliere, in un gesto, uno sguardo, una parola detta o una frase non pronunciata, il germe di una decisione futura o, se l'evento è alle spalle (morte di un congiunto, licenziamento, fine di un matrimonio), si possa cogliere il momento, interiore, poco appariscente, della svolta verso una fase successiva della vita. Ecco che così, ad esempio, nel primo testo, "Penne", si racconta del momento esatto in cui, una coppia giovane e, fino a quel momento tutta concentrata sulle proprie individualità, nel corso di una visita a una coppia di amici, più poveri e con un figlio brutto, inizia a maturare la decisione di avere un figlio; o ancora, nel drammatico "una piccola cosa buona", non è tanto la drammatica morte del bambino il centro della narrazione, ma il rapporto dei genitori con il pasticcere, il quale, dapprima continua a importunarli per farsi pagare la torta che gli era stata commissionata per il compleanno imminente del bambino, poi, quando la coppia si reca da lui, il giorno del funerale del bimbo con l'idea di dirgli a muso duro che cosa pensa di lui, inaspettatamente, la vicenda prende tutt'altra piega, l'uomo confessa che era ignaro della tragedia,si scusa tantissimo, e l'incontro diviene un modo per cui le loro tre solitudini (anche l'uomo è stato piantato dalla moglie e non ha figli) si iniziano a consolare, a dare reciprocamente del calore umano e della comprensione, nel corso di una lunga notte trascorsa a parlare e mangiare i dolci appena sfornati.
Lo stile è apparentemente semplice, in realtà molto ben delineato, in modo che non una frase, non una parola risulti di troppo nell'economia del racconto. Il libro, uscito alla fine degli anni Ottanta è l'ultimo pubblicato dall'autore in vita e rappresenta il punto culminante del suo percorso come scrittore, oltre che di un percorso, peculiare della narrativa breve statunitense, che, partendo dai 49 racconti di Hemingway ha iniziato a spostare il focus della narrazione dai grandi fatti (morte, guerra, malattia, amore, ecc.) ai momenti "marginali", apparentemente insignificanti della vita delle persone, momenti che in realtà segnano una maturazione interiore dei protagonisti.
Mendel85Mendel85 wrote a review
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Less is more
Se Carver fosse un genere musicale sarebbe un malinconico blues. E Cattedrale sarebbe lo spartito. Un libro che raccoglie 12 racconti dove le donne, gli uomini,il bere e la vita in tutto il suo bellissimo squallore sono i protagonisti. Carver scrive 12 pillole amare da buttare giù tutte d’un fiato con un sorso di whisky. Da Penne a Cattedrale, lo scrittore americano ci mostra il realismo sporco della vita fatta di sconfitte, solitudine, con qualche sprazzo di felicità di tanto in tanto. Carver conduce il lettore attraverso una grigia, banale quotidianità - che è poi la nostra- per svelargli, d'improvviso, solo per un attimo, quel poco di verità e autenticità che resta nelle vite descritte.
Dodici racconti - ognuno di poche, essenziali, travolgenti, spietate pagine - per raccontare gli esseri umani nelle loro più inconfessabili deviazioni e perversioni, nelle loro meravigliose bellezze, nei loro imprevedibili abissi, in tutte le loro inarrestabili derive, in tutto il loro inevitabile perdersi, mentire, fallire, risorgere, odiare, vendicarsi, uccidere, fuggire, ricordare e dimenticare, amare, morire. Non c’è essere umano che non sia patetico, ridicolo, prevedibile, mediocre, meschino, mostruoso e bellissimo. L’infelicità è più difficile accettarla, che riconoscerla. Vite raccontate nelle loro ferite. Alcune devastanti, definitive, totali e senza ritorno. Altre piccole, sul momento non troppo evidenti e all'apparenza risolvibili, ma che invece sappiamo daranno la direzione agli anni che arrivano dopo. Carver ci fa sentire - non capire, sentire come una frustata - che ogni vita ne ha una di ferita, e che nessuno si può salvare da questa possibilità di deriva, che a volte è senza ritorno.