Chiuso per Kindle
by Massimiliano Timpano, Pier Francesco Leofreddi
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Insidiato dai negozi online e dai supermercati, minacciato dall'e-book e dalla crisi, il libraio resiste come un soldato cbe crede molto, moltissimo, nella sua missione: presentare ogni giorno ai lettori storie e idee in forma di libro, scegliendo con esperienza e passione tra le migliaia di proposte che affollano i cataloghi degli editori. Tra gli scaffali, Don Chisciotte e Maigret, libri di ricette e casi letterari nelle varie sfumature si spartiscono l'attenzione degli acquirenti senza risparmiarsi colpi bassi. Loro, i lettori, si difendono come possono, confortati dall'inserto del giornale di fiducia e da una sana diffidenza. "Chiuso per Kindle" è un viaggio nella vita quotidiana di una libreria, un'irresistibile galleria di clienti raccontata da chi lavora dietro la cassa, la cronaca senza omissioni delle cattive abitudini dell'editoria nell'era del best seller a tutti i costi. Ma è anche, e soprattutto, un atto d'orgoglio nei confronti di un mestiere insostituibile, che nessun tablet potrà sconfiggere. Massimiliano Timpano e Pier Francesco Leofreddi sono due librai, vivono e lavorano a Roma.

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OuessantOuessant wrote a review
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Jane AustenJane Austen wrote a review
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e sono fin troppo generosa
AsclepiadeAsclepiade wrote a review
1713
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Ne sutor ultra crepidam
A volte io provo un'incoercibile attrazione verso l'orrido: così, vista qui su Anobii una gustosa stroncatura di questo libello, mi è venuta una gran voglia di leggerlo; trovatane una copia scontata (con gran disdoro di Timpano e Leofreddi, i quali detestano chi cerca i libri a prezzo scontato), mi sono dedicato a scorrerlo, ricavandone man mano un misto di noia e di sconforto sempre più acuto. Noia perché si tratta d'una satira caotica e scritta in tono estremamamente antipatico e letterariamente imperito, non ostanti le evidenti pretese; sconforto perché è inutile prendersela con la mezza cultura odierna, tutta motti pubblicitarî, frasi a effetto, proclami e mancanza di logica e di argomenti, e poi trovarsi tutti codesti difetti proprio in un'opera che vorrebbe porsi quale argine all'abbrutimento del lettore superficiale di libercoli.
Premetto che io non posseggo Kindle o dispositivi consimili, e che non m'interessa un fico secco d'improvvisarmi loro paladino. Però, se qualcuno scrive un libro contro tali strumenti di lettura, dovrebbe perlomeno spiegare al suo lettore, il quale dopotutto spende i soldi per informarsi, per quale motivo leggere su Kindle è svantaggioso o dannoso, e perché leggere su carta è meglio. Se mi si risponde che il libro di carta è poetico e i librai in carne ed ossa sono eroici, colti ed eruditi compagni del lettore mentre le librerie in rete risultano meri accozzi di titoli ammonticchiati da incompetenti, di fatto s'è compiuta un'operazione di mera propaganda speculare a quella di chi esalta le magnifiche sorti e progressive del Kindle che è bello e vincente perché è nuovo; propaganda cui ognuno può opporre la contraria esperienza sua: per esempio quella di chi, trovandosi a vivere in epoca pre-internet, doveva fare ottanta chilometri per trovare un libro, perché la libraia (forse eroica, colta ed erudita, ma certamente anche monopolista) del suo natio borgo di provincia, quando non aveva voglia di prenotare un volume assente in magazzino, cioè molto spesso, si limitava a raccontare che era esaurito.
Questa propaganda, poi, gli autori del volumetto la fanno con una serie di prose divaganti che vorrebbero essere ironiche o fantasiose, e invece risultano solo supponenti e maldestre, e con una galleria di ritratti di avventori tipici delle librerie: una serqua di mostriciattoli e caricature capaci soltanto di esibire ignoranza, presunzione, goffaggine. Non dubito che quadretti analoghi, ma chi sa quanto più saporosi, già inventasse, magari, lo stesso Aldo Manuzio, quando gli entravano nella bottega gondolieri o arsenalotti che invece della princeps d'Isocrate gli domandavano un bel libro sui paladini di Francia; però Aldo, a quel che ne so, non ne faceva un libro satirico con l’ambizione recondita di emulare Orazio.
E soprattutto confesso di non aver afferrato il filo logico del discorso di Timpano e Leofreddi: se pullulano i clienti sgarbati, molesti e tardi di comprendonio, che c'entrano i Kindle? Anzi, non dovrebbero piuttosto gioire i due irritati librai, che tutta cotesta marmaglia di lettori occasionali pasticcioni e stolidi veleggi verso i nuovi ritrovati tecnologici? Almeno se li toglierebbero di torno. Ma dico io, nella libreria di Timpano e Leofreddi un cliente normale, educato, colto (anche più di loro), che compri un bel po' di libri, non entra mai? E se entra, lo riconoscono o partono dal principio che i clienti di libreria siano un unico armento di mentecatti?
Quel che mi ha impressionato in modo più negativo, tuttavia, è la farragine di prose accumulate qui senz'ordine e senza coerenza: pare la forma cartacea di un blog dove ogni giorno, secondo l'estro, lo scrivente butta giù un racconto pazzerello, un pezzo sarcastico, un frammento elegiaco: c’è il quadretto col Narrenschiff dei clienti, c’è il capitolo contro i libri erotici odierni (la cui morale suona: il libraio serve, altrimenti il compratore, che è un cretino, deliziatosi con le Cinquanta sfumature pesca dal medesimo scaffale un libro di Georges Bataille e poi, appena lo legge, ci resta malissimo), c’è il capitolo contro gli scrittori esordienti, che non si capisce che cosa c’entri coi Kindle, ci sono parti di velleitario sperimentalismo che tediano e basta. E poi c’è quel misto di comicità sforzata, d’ironia buttata lì a palate, commista con olezzi di martirio (i librai sono soldati in trincea) e con manifesto sprezzo verso lettori, scrittori, editori. “Che noia, che barba!”, direbbe la Mondaini buonanima. Infatti è forse triste ammetterlo, ma per sapere scrivere libri non basta essere bravi a venderli.
CristinaCristina wrote a review
03
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Insopportabile libretto scritto con acrimonia, superficiale già dal titolo.

Nel trattare, apparentemente, di libri cartacei contro libri digitali (come se le due cose fossero in antitesi e non potessero tranquillamente convivere) in realtà i due autori ci fanno l'elogio acritico e probabilmente funebre della libreria, vista come luogo ideale della cultura, dimenticandosi che non sempre è così.

Quello che più di tutto mi ha irritato è il tono degli aneddoti, che dovrebbe essere ironico invece è insultante: agli autori pare non andare bene nessun cliente. Criticano quello occasionale per la sua ignoranza, ma non gli sta bene nemmeno il lettore forte perchè rompe le balle con la sua passione per i classici. Mah.

A leggere libri come questo e, in maniera minore anche altri tipo "Avete il gabbiano Johnatan Listerine" (pure molto più simpatico) mi viene il dubbio che in libreria non si entri più non per la concorrenza di Amazon, del supermercato o di chi cavolo si vuole, ma perchè si avverte la critica per i propri gusti (sia mai che voglia comprarmi famose trilogie) e per le proprie manie, oltre che per la paura di incorrere in uno strafalcione che sarà ovviamente annotato da qualche parte per diventare un post in un blog o una barzelletta.

Non ho dubbi che il libro resisterà al tempo. Ho un reader, che trovo comodissimo, ma anche la casa piena di libri e sfogliarli è un piacere. Sul futuro delle librerie, invece, non sono così sicura, ma prima di incolpare il lettore o meglio, l'acquirente, farei un poco di autocritica.